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Sindrome del nido vuoto: cos’è e come affrontarla

31 Agosto 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini
Sindrome del nido vuoto: cos’è e come affrontarla

Dal rapporto di coppia a quello genitoriale: dei passaggi cruciali che vanno saputi affrontare sempre nel rispetto di se stessi.

Li hanno definiti “bamboccioni” o “Peter Pan”, ma in entrambi i casi con tali espressioni ci si intende sempre riferire ad uno specifico target di persone, vale a dire quello dei figli ormai grandi ma che, per un motivo o l’altro, non ne vogliono proprio sapere di staccarsi da casa. A farne le spese, in tutti i sensi, i genitori che si ritrovano a dividere le quattro pareti domestiche con figli belli grossi e vaccinati, ma non economicamente o personalmente autosufficienti. Ma se è vero che ogni medaglia ha il suo rovescio, esiste anche un’altra situazione: quella dei genitori che si ritrovano in una casa di famiglia rimasta ormai vuota, perché i figli hanno preso il volo, per cui la casa diventa un “fardello” troppo pesante da sopportare sia in quanto fonte di spese inutili, sia perché colma di ricordi dei bei tempi che furono.

Se, dunque, anche tu sei alle prese con questo vuoto esteriore ed interiore, o semplicemente vuoi solo saperne un po’ di più su questa fase naturale ma impegnativa della vita, sappi che qualcuno si è pure preso la briga di darle un nome. Se, d’ora in avanti, dovessi sentire parlare di “Sindrome del nido vuoto”, sarai consapevole di cosa si sta parlando. Ma tra il dire e il fare, come dice il detto, c’è di mezzo il mare. Sindrome del nido vuoto: cos’è e come affrontarla? In questo approfondimento, potresti trovare dei validi spunti per reagire in modo sano a dei cambiamenti fisiologici di vita. Se, infatti, le novità fanno spesso paura, è pur vero che opporsi ai mutamenti o restare attaccati ai ricordi, non solo non è di nessun aiuto, ma a lungo andare potrebbe rivelarsi pure nocivo. Quindi, basta con gli indugi e continua a seguirci!

Dalla coppia alla famiglia

Se, quindi, anche tu hai sperimentato cosa significa passare dalla vita a due al menage genitori e figli, saprai benissimo che la nascita di un figlio impone un cambio di passo e nuovi equilibri relazionali. Per cui, se nella logica di coppia esiste l’ “io-tu”, poi è inevitabile il passaggio alla dinamica “lui-lei-l’altro” dove l’altro non è l’amante ma un tipetto che va avanti per lo più a suon di carillon, ninne nanne e biberon. Una nuova realtà dunque che si riesce a fronteggiare con sufficiente apertura verso l’esterno; vale a dire mettendo da parte, almeno temporaneamente, se stessi, per andare incontro agli stimoli esterni che vengono spesso e volentieri da quella culla che è apparsa d’improvviso in camera matrimoniale. Quasi inutile dire infatti che i nuovi venuti al mondo sono sì piccoli in termini di peso, volume e statura, ma sanno benissimo come catalizzare l’attenzione di tutto il circondario sulle loro esigenze.

Dalla famiglia al nido vuoto

Col passare del tempo quel ritrovato equilibrio che ha fatto sì che la coppia di due individui si tramutasse in una coppia di genitori, è destinato però a cambiare nuovamente. Addirittura, con una vera e propria inversione di passo. Che vuol dire questo nella pratica? Semplicemente che quando i genitori saranno ormai diventati espertissimi nell’espandere se stessi per creare ponti di connessione e condivisione con i propri figli, saranno nuovamente chiamati a fare i conti con se stessi e con il proprio equilibrio di coppia.

Quando, infatti, i figli spiccheranno il volo fuori delle pareti di casa per realizzare i propri progetti di vita, i genitori dovranno fronteggiare lo “spettro” del nido vuoto. Quelle stanze da cui un tempo faceva capolino tanta confusione e da cui fuoriusciva musica a palla, ora tacciono prive di vita. E se questo nuovo status quo sulle prime potrebbe sembrare una sana “liberazione”, nel lungo periodo potrebbe anche riservare delle difficoltà, specie per quel coniuge che più si è identificato nel ruolo del genitore accudente e che ha finito per anteporre la crescita dei figli a se stesso.

Quale dei genitori è più a rischio?

Quasi inutile dire che chi nella coppia è più a rischio è la donna e mamma di famiglia che magari, come un’acrobata, è riuscita a barcamenarsi in modo encomiabile tra mille incombenze, facendo quadrare i conti dell’economia domestica, nel rispetto di una tabella di marcia che ha consentito di conciliare lavoro, famiglia, marito, figli e spesso anche anziani. Se dunque, di punto in bianco, questa “wonder woman” dei nostri giorni, addestrata a ritmi militareschi, si dovesse trovare con un’intera giornata davanti da riempire, senza però marce forzate, un piccolo crollo emotivo potrebbe anche verificarsi. Per cui, senza drammatizzare troppo, è bene sapere che l’uscita dei figli dalla casa di famiglia potrebbe rappresentare l’inizio di una fase tutt’altro che semplice per i genitori che si ritroveranno ad andare avanti a forza di pane, dolore e nostalgia.

Come riconoscere l’insorgenza della sindrome?

Se ti sei trovato spettatore dell’uscita dei tuoi figli da casa e giorno dopo giorno percepisci come sempre più “assordante” il silenzio della dimora, non più animata dai figli e dagli amici dei tuoi figli, fai bene attenzione a questi primi segnali di allarme. Se, infatti, contrariamente a prima, senti crescere dentro di te: malinconia, senso di vuoto, e stati d’animo depressivi, non sottovalutarli; è il tuo intimo che cerca di richiamare la tua attenzione. Se infatti ti sei identificato troppo nel ruolo genitoriale dimenticandoti di te stesso, in un primo momento potresti avvertire un senso di inutilità.

Perché la nostra società tende ad instillare l’errata convinzione che si vale qualcosa finché si ricoprono dei ruoli, per cui laddove l’allontanamento dei figli dovesse pure coincidere con il ritiro dal mondo del lavoro, si potrebbe andare incontro ad una sorta di crisi d’identità, causa spesso dell’insorgenza di sindromi depressive. Per cui, nonostante gli psicologi tentino di rincuorare i genitori affetti dalla sindrome, di cui in narrativa, dicendo che “se i figli hanno avuto la capacità di prendere il volo è perché i genitori sono stati molto bravi a farli volare”, è pur vero che le parole potrebbero non essere sufficienti.

Come reagire alla sindrome?

Arrivati a questo punto è bene sgomberare il campo dall’errata e semplicistica convinzione che sia sufficiente “cambiare abitudini”, per riprendere in mano le redini della propria vita. Si tratta infatti di agire ad un livello un po’ più profondo, e cioè sul proprio assetto identitario. Prima di essere genitori e parti di una coppia è fondamentale realizzare di essere dei singoli individui. Per cui, stando a quello che sostengono i professionisti che si trovano quotidianamente a fianco di persone che chiedono aiuto perché hanno perso la rotta della propria esistenza, proviamo ad individuare dei passaggi chiave per evitare che l’allontanamento dei figli da casa metta in moto dei meccanismi distruttivi per se stessi e per la coppia.

Accettare la situazione

Se il primo impulso che senti nascere dentro dovesse essere quello di remare contro gli eventi, meglio fare mente locale sul fatto che per superare il senso di vuoto un passo saggio è quello di elaborare in modo razionale e obiettivo, il cambiamento e cominciare ad accettare che i figli se ne sono andati.

Ritrovare se stessi

I ritmi serrati dell’esistenza potrebbero averti fatto dimenticare dei vecchi hobby, se questo corrisponde anche al tuo caso, niente paura, basterà riprendere in mano gli “attrezzi del mestiere” e i tuoi ingranaggi interni riprenderanno vita. Così se eri amante della pesca, riprendi in mano una canna, fai un giro di telefonate tra i tuoi amici e vedi chi potrebbe essere disposto a seguirti sul greto di un fiume. Potresti rimanere felicemente sorpreso della facilità con cui quelle vecchie passioni siano ancora lì ad attendere chi è ancora interessato a viverle e condividerle.

Dedicare tempo al partner e agli amici

I tempi più dilatati che hai a disposizione potrebbero poi essere impiegati anche per infondere nuova linfa vitale alla tua coppia. Per cui, se è tanto che state rimandando quel viaggio, perché non cominciate a farvi un giro in agenzia di viaggio? Non avendo più la responsabilità economica di dover provvedere ai figli, ci sarà sicuramente qualche risorsa finanziaria in più in giro per casa, se a questo poi si aggiungono i tempi più maturi, quel sogno rimasto da tempo nel cassetto potrebbe diventare presto realtà!

Fare ricorso alla tecnologia

Se la mancanza dei figli in circolazione per casa dovesse comunque rivelarsi non tollerabile, un escamotage da prendere in considerazione potrebbe essere quello di ricorrere ai mezzi tecnologici. Al giorno d’oggi, è infatti abbastanza banale ed economico rimanere regolarmente in contatto con i propri figli anche se ci si trova a grande distanza. Oltre al telefono, potrai ricorrere alle chat, programmare chiamate via Skype a cadenza più o meno regolare, inviare e ricevere messaggi audio così da verificare con le tue orecchie lo stato d’animo dei tuoi figli, perché se è vero che alla mamma non sfugge mai nulla, se oltre al video si ricorre al sonoro, non ci saranno quasi più segreti, nonostante i chilometri che ti distanziano dai tuoi figli.

Sondare nuove opportunità di vita e lavoro

Se poi, nonostante tutti i tentativi fatti, non dovessi proprio sopportare di vedere le camere dei tuoi figli disabitate, vuote e silenziose e non disdegni ripopolare un po’ la tua casa, una cosa che dovresti passare al vaglio sarebbe quella di tramutarti in un affittacamere. Se, infatti, la tua dimora di famiglia dovesse essere vicina ai poli universitari, sappi che per uno studente che è costretto a trasferirsi fuori sede lontano dalla propria casa, ritrovare una sorta di ambiente familiare vicario, potrebbe essere un toccasana. Se dunque dovessi disporre di spazio sufficiente per te e il tuo consorte, con disponibilità di servizi igienici ben distinti e magari anche ben distanti l’uno dall’altro, tanto da garantire a voi e ad eventuali ospiti, il rispetto di una sana privacy, pensa alle soluzioni che seguono.

Affittacamere

È una soluzione più easy, direbbero gli inglesi rispetto al canonico contratto di affitto, perchè ad essere concessi in locazione sono solo la camera da letto e il bagno, con eventuale uso saltuario di una cucina, ma non necessariamente. Un sistema che, in un sol colpo, ti consentirebbe di ridurre il senso di vuoto della casa e di far crescere le finanze. Per saperne di più, basta cliccare qui e ti apparirà un nostro precedente approfondimento.

Bed & Breakfast

Se, invece, oltre ad offrire la disponibilità di un posto letto, ti andasse anche di offrire ai tuoi nuovi ospiti una colazione all’italiana o se sei di più ampie vedute, una international breakfast, vale a dire una colazione che contempli sapori più trasversali oltre al nostro classico pane burro e marmellata, come french toast, uova e bacon, o muesli e yogurt in quantità, allora potresti pensare di dedicarti ad un bed & breakfast. Questa è una soluzione che può tornare utilissima per chi non è intenzionato a condividere i propri spazi con estranei in modo continuativo, ma solo saltuario.

Al contempo, il bed & breakfast può rivelarsi una opportunità salvifica in periodi di cosiddetto overbooking degli hotel, dove è cioè praticamente impossibile trovare da dormire. Nelle località limitrofe alle zone delle fiere o dei festival, se non fosse per l’ospitalità delle location private, si potrebbe davvero rischiare di passare la notte in macchina. Se quindi sei intenzionato a saperne di più qui potrai trovare le regole necessarie per aprire e gestire un Bed & Breakfast.

Se comunque non riuscissi a farti una ragione dell’uscita dei tuoi figli da casa, leggi cosa ha scritto Kahlil Gibran a proposito del rapporto genitori-figli: «I vostri figli non sono figli vostri… sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita. Nascono per mezzo di voi, ma non da voi. Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono. Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee. Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni. Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri. Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti. L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane. Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo»[1].


Di Maria Teresa Biscarini

note

[1] Il Profeta, Feltrinelli, 2011.


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