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Guida sul mantenimento

2 Settembre 2019
Guida sul mantenimento

L’assegno di mantenimento in favore del coniuge separato e dei figli: presupposti, quantificazione e revoca.

Tu e tua moglie avete deciso di separarvi e ti stai ponendo una serie di domande di carattere economico: dopo la separazione dovrai mantenerla? Dovrai versare un assegno per i tuoi figli? Chi ha diritto al mantenimento e a quanto ammonta l’assegno? Risponderemo a queste ed altre domande, in modo da fornirti una breve guida sul mantenimento.

Prima di affrontare le questioni pratiche e di vedere nello specifico cosa prevede la legge e cosa dice la giurisprudenza, dobbiamo porci una domanda: perché viene disposto il mantenimento? Qual è, cioè, la sua funzione? Il mantenimento reciproco tra coniugi ha il proprio espresso riferimento giuridico nel dovere di assistenza morale e materiale a carico di ciascuno degli sposi [1]: secondo quanto stabilito del nostro legislatore, quindi, ciascun coniuge ha il dovere di contribuire alle esigenze della famiglia e al sostentamento ed alla crescita dei figli.

Per quanto riguarda la prole, durante il matrimonio il mantenimento non è sottoposto a regole particolari, essendo rimesso alle rispettive possibilità economiche dei genitori; le cose cambiano radicalmente, però, se i coniugi decidono di separarsi: in questo caso, se i genitori non trovano un accordo, spetta al giudice adottare tutti quei provvedimenti che ritiene necessari per soddisfare gli interessi morali e materiali dei figli. Il giudice,in particolare, deve fare in modo che la prole non subisca troppo gli effetti della separazione, cercando di garantire la conservazione delle abitudini e dello stile di vita precedenti la crisi matrimoniale.

Ma come si realizza concretamente tale obiettivo? La modalità con cui vengono garantiti tali diritti ai figli minori è rappresentata proprio dall’assegno di mantenimento, la cui misura può essere decisa dal giudice (in caso di separazione giudiziale) o dalle parti in accordo tra di loro (in caso di separazione consensuale). Fatte queste importanti premesse, andiamo a vedere nello specifico come funzionano l’assegno di mantenimento per il coniuge e quello per i figli.

Il mantenimento per i figli

Come accennato nel paragrafo introduttivo, il dovere di mantenere i figli grava su entrambi i genitori: si tratta di un obbligo che la nostra Costituzione impone ai coniugi [2], ove statuisce che “E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”.

Il Codice civile si occupa, poi, di specificare in che modo i genitori devono adempiere a tale fondamentale dovere: il legislatore ha previsto che “I genitori devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo” [3]. Come sopra accennato, durante il matrimonio non esistono regole precise per regolare le modalità con cui i genitore devono provvedere al mantenimento della prole, ma le cose cambiano con la separazione, ove a decidere sarà un giudice.

Ma quali sono le forme tramite cui si provvede al mantenimento? Come viene quantificato? Quali sono i criteri che vengono utilizzati? La forma più comune per provvedere al mantenimento avviene con assegno periodico (di solito mensile) che il genitore non collocatario (che cioè non vive insieme ai figli) dovrà versare in favore dell’ex coniuge, in modo tale che quest’ultimo possa provvedere a soddisfare le esigenze della prole.

La Corte di Cassazione ha affermato che il giudice, nel determinare in che modo i genitori debbano contribuire al mantenimento dei figli, goda della più ampia discrezionalità, al fine di realizzare il preminente interesse morale e materiale della prole [4].

La Suprema Corte ha altresì precisato che, nella determinazione dell’assegno di mantenimento in favore del figlio, occorre tenere in considerazione la situazione economica dei genitori e le esigenze del minore attraverso una ricostruzione delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali delle parti [5].

I parametri di cui il giudice deve tenere conto nel determinare l’assegno di mantenimento sono, quindi, diversi e cioè:

  • le attuali esigenze del figlio;
  • il tenore di vita tenuto dal minore in costanza di matrimonio;
  • la permanenza presso ciascun genitore;
  • la situazione reddituale dei genitori.

E se i genitori non hanno mezzi sufficienti? In tal caso, gli altri ascendenti, in ordine di vicinanza di grado, sono tenuti a fornire ai genitori i mezzi necessari per adempiere ai loro obblighi nei confronti dei figli.

Al riguardo la Corte di Cassazione ha precisato che l’obbligo di mantenimento dei figli minori spetta primariamente e integralmente ai loro genitori: nel caso in cui uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l’altro, nel preminente interesse dei figli, dovrà far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro (naturalmente potrà chiamare in giudizio l’ex coniuge inadempiente); l’obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli deve essere inteso, quindi, come un dovere subordinato a quello dei genitori [6]. Ciò significa che non ci si può rivolgere ai nonni per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dà il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l’altro genitore è comunque in grado di mantenerli.

E se i figli sono maggiorenni? Bisogna corrispondere comunque l’assegno di mantenimento? La risposta è positiva: l’obbligo di provvedere a mantenere i figli non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età di questi ultimi, ma perdura fino a quando non sopraggiunga la completa indipendenza economica. Ma che significa? In pratica l’obbligo di assistenza materiale dei genitori si protrae oltre il raggiungimento della maggiore età e cessa solo quando il figlio sia in grado di occuparsi autonomamente del proprio sostentamento grazie ad un lavoro adeguato alle sue capacità e alle sue prospettive di crescita professionale.

L’assegno di mantenimento per il coniuge

Se tu e tua moglie vi separate, dovrai darle il mantenimento? Con il matrimonio, i coniugi acquistano i medesimi diritti ed assumono i medesimi doveri reciproci [7]; uno di questi è il dovere di assistenza morale e materiale.

Tale dovere non viene meno nel momento in cui la coppia entra in crisi: il giudice, quindi, in sede di separazione può stabilire a carico del coniuge economicamente più forte di corrispondere periodicamente una somma di denaro  – di norma tramite assegno mensile – per provvedere al mantenimento del coniuge economicamente più debole, privo di adeguati redditi propri.

Il classico caso della moglie che, nel corso del matrimonio, ha rinunciato alla propria attività lavorativa per provvedere alla cura della famiglia e della casa: la posizione di debolezza economica in cui versa quest’ultima è evidente.

L’assegno di mantenimento, dunque, ha lo scopo di “parificare” la condizione economica dei due ex coniugi, coprendo gli eventuali divari di reddito.

In quali casi, quindi, l’ex coniuge ha diritto al mantenimento?

  • nel caso in cui non gli è stata addebitata la separazione, ossia la colpa della fine del matrimonio. Se uno dei due coniugi non rispetta gli obblighi nascenti dal matrimonio (come quello di di fedeltà, di coabitazione, di collaborazione, di assistenza morale e materiale) e nel corso del giudizio viene data prova del fatto che la fine del matrimonio è stata causata da tale violazione, il giudice può addebitargli la separazione. Nel caso in cui chi ha posto in essere il comportamento che ha determinato la crisi coniugale è anche il coniuge economicamente più debole, allora perderà il diritto al mantenimento;
  • nel caso in cui non è titolare di adeguati redditi propri: per “adeguato” si intende quel reddito prodotto in maniera autonoma dall’individuo in grado di consentirgli di mantenere un tenore di vita analogo a quello di cui ha goduto durante il matrimonio;
  • nell’ipotesi in cui ha un reddito inferiore a quello del coniuge obbligato;
  • se non ha intrapreso un’altra convivenza con carattere di stabilità.

I criteri di determinazione dell’assegno di mantenimento

Come viene calcolato l’assegno di mantenimento? Per capire quali sono i criteri utilizzati bisogna innanzitutto differenziare il caso in cui la separazione è consensuale da quello in cui, invece, è giudiziale.

Nella prima ipotesi, i due coniugi – avvalendosi della consulenza di un avvocato – potranno accordarsi sull’ammontare dell’importo dovuto per l’assegno di mantenimento. Stipulato l’accordo, il giudice dovrà verificare che sia equo, soprattutto a tutela degli interessi di eventuali figli; effettuata tale verifica il tribunale procederà all’omologazione delle condizioni, determinando così la separazione legale.

Nel caso di separazione giudiziale, invece, poiché non esiste alcun accordo tra i coniugi (anzi, potrebbero esserci richieste di addebito), sarà direttamente il giudice a decidere l’importo dell’assegno e il coniuge che ne avrà diritto.

Come viene calcolato l’assegno?

Non esistono indicazioni precise da parte del legislatore, ma il giudice che decide sulla separazione dovrà valutare alcune circostanze, come ad esempio:

  • il reddito del coniuge che lo richiede, al fine di dimostrare la propria condizione economica svantaggiata e la propria impossibilità di contribuire;
  • il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio:ciò significa che l’importo sarà tanto più elevato quanto più benestante è il coniuge che lo deve versare;
  • le esigenze dei figli, come ad esempio quelle sociali, sportive e scolastiche;
  • l’attitudine a lavorare da parte del coniuge che richiede l’assegno: tale valutazione dovrà essere effettuata tenendo conto di una serie di aspetti, quali ad esempio le condizioni di salute e l’età, al fine di verificare se ha effettivamente la possibilità di svolgere attività lavorativa retribuita.

La modifica dell’assegno di mantenimento

Il giudice ha stabilito che mensilmente dovrai corrispondere alla tua ex una determinata somma a titolo di contributo di mantenimento per lei ed i tuoi due figli minori: tale importo resterà sempre uguale o potrà cambiare?

Le decisioni emesse dal giudice con la sentenza di separazione (che sia consensuale o giudiziale) possono essere sempre modificabili. Nel caso in cui vi siano giustificati motivi o un mutamento della situazione di fatto è possibile ottenere la revoca o la revisione dell’assegno di mantenimento.

La revisione o la revoca sono ammesse principalmente in due ipotesi:

  • quando vi sia stato un notevole incremento dei redditi di uno dei coniugi (ad esempio perché ha ricevuto in eredità un ingente patrimonio o ha ricevuto un sostanzioso aumento di stipendio);
  • quando vi sia stato un deterioramento della situazione economica di uno dei coniugi (si pensi alla perdita del lavoro).

E se uno dei due coniugi inizia una nuova relazione? Iniziando una convivenza stabile con un’altra persona, il coniuge obbligato a corrispondere l’assegno o il coniuge beneficiario danno vita ad una cosiddetta unione di fatto e, quindi, ad un nuovo nucleo familiare.

La Corte di Cassazione ha affermato che tale circostanza fa cessare definitivamente il legame con l’ex coniuge: se il rapporto matrimoniale viene meno, la conseguenza è che viene meno anche il diritto al mantenimento. [8] Ciò significa che se la tua ex moglie ha intrapreso una nuova relazione con un’altra persona insieme alla quale convive stabilmente, non ha più diritto a percepire il mantenimento.

Il coniuge che vuole chiedere la modifica dell’assegno di mantenimento dovrà essere in grado di fornire prove rilevanti in merito al mutamento delle circostanze come, ad esempio, un peggioramento delle sue condizioni di sostentamento o, al contrario, che ci sia stato un miglioramento nelle condizioni economiche dell’altro.


note

[1] Art. 143 cod. civ.

[2] Art. 30 Cost.

[3] Art. 316 cod. civ.

[4] Cass. civ. sent. n. 785 del 20.01.2012.

[5] Cass. civ. sent. n. 15556 del 14.07.2011.

[6] Cass. civ. sez. VI 02.05.2018, n.10419.

[7] Artt. 143 – 147 cod. civ.

[8] Cass. civ. sez. I n.16982 del 27.06.2018.


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