Lifestyle | Articoli

Home restaurant: cos’è e quando aprirlo

22 Agosto 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini
Home restaurant: cos’è e quando aprirlo

Una somministrazione di alimenti e bevande dall’anima social tra le pareti domestiche. Un trend in ascesa che necessita di regolamentazione.  

“Indovina chi viene a cena”. Un film cult di qualche anno fa che ha sdoganato una questione ai tempi attualissima: una relazione tra persone di etnie diverse. Un invito, quindi, con l’effetto sorpresa che renderà la cena ricca di colpi di scena, ma i colpi di scena si potrebbero verificare anche altrimenti. Poniamo ad esempio il caso che sia tu, in quanto proprietario e padrone di casa, ad invitare a casa, anziché al ristorante, delle persone che non conosci. Sì, hai capito bene! Un invito a mangiare rivolto a perfetti sconosciuti. In buona sostanza è proprio questo ciò che si potrebbe verificare se decidi di buttarti in un’attività che comincia a prendere piede pure in Italia. E quale sarebbe questa attività? Verrà spontaneo chiedersi. L’home restaurant è la risposta, cioè un’attività di ristorazione tra le quattro pareti domestiche, con tanto di coperti e ospiti paganti.

Se anche tu senti di non saperne abbastanza in materia, leggi il nostro approfondimento intitolato “Home restaurant: cos’è e quando aprirlo”. In un tempo, come questo, in cui sta diventando sempre più difficile arrivare alla fine del mese, senza essere in arretrato con qualche pagamento, potrebbe essere di aiuto pensare a delle possibilità di lavoro “alternative”, ma già collaudate al di fuori dei confini nazionali.

La tendenza dell’home restaurant sembra infatti che abbia avuto origine in Gran Bretagna, dove una fotografa londinese, all’anagrafe Kerstin Rodgers, decise ad un certo punto della sua vita di trasformare la sua casa in un ristorantino. Ma come si fa a trasformare una privata abitazione in un locale aperto al pubblico. Continua a seguirci e lo saprai!

“Ingredienti” per aprire un Home Restaurant

Per iniziare a lavorare come ristoratore di home restaurant non serve molto, ma qualcosa è assolutamente necessario e cioè all’atto pratico devi:

  • essere bravo/a ai fornelli;
  • avere una spiccata propensione per l’ospitalità;
  • essere predisposto/a alla convivialità;
  • disporre di spazi tali da poter accogliere qualche persona in più oltre la famiglia;
  • avere dimestichezza con i social network.

Ma cosa c’entrano i social network con la ristorazione? In un caso come questo sono molto importanti e lo capirai continuando a leggere.

Quale cucina proporre?

Le risposte a questa domanda possono essere varie ed eventuali. In prima battuta, se stai valutando la possibilità di trasformare parte della tua casa in un home restaurant, devi avere passione e capacità nel realizzare dei buoni piatti. Una volta appurato questo tramite iniziali e spassionati feed-back di persone di famiglia, parenti ed amici, il passo successivo è capire cosa proporre ai tuoi prossimi ospiti paganti. Tra le opzioni da vagliare, potresti considerare i piatti per i quali ti considerano una eccellenza; se ad esempio fossi imbattibile nel realizzare tortelli di zucca e amaretto, tipica specialità nel nord Italia, ma ti trovi a vivere al sud, potresti fregartene dei campanilismi e proporre lo stesso il piatto, sempre che il sapore dolciastro legato ad un primo piatto risponda ai gusti dei tuoi prossimi avventori.

In seconda battuta, se il rischio non fa per te, ovvero non te la senti di fare da apripista con piatti che al di fuori della loro zona di appartenenza potrebbero non essere compresi ed apprezzati, potresti invece dedicarti ai piatti che vanno per la maggiore nella zona dove deciderai di aprire il tuo home restaurant.

Se ti trovi in una località frequentata prevalentemente da giovani, sempre un po’ a corto di finanze, ma disposti a tirare tardi con gli amici dopo un passaggio in un locale a basso costo, potresti puntare a dei piatti facili da preparare. Insalate di riso, paste fredde e bruschette dai vari colori e sapori, andranno alla grande, magari con delle varianti tue personali che potrebbero servire a personalizzare le tue proposte e quindi anche ad uscire dall’iniziale anonimato.

Un suggerimento a tal fine potrebbe essere quello d’intitolare un piatto con il tuo nome.

Se ti chiami Gianna e hai inventato una nuova salsa per crostini, potresti inserire nel menù del tuo home restaurant, la voce “Crostini alla Gianna”.

Un’altra possibilità da vagliare potrebbe poi essere quella di reclamizzare le tue specialità, collegandole ai prodotti di una data filiera. Potresti puntare sugli alimenti a chilometro zero, piuttosto che sui prodotti bio certificati. Se invece senti di essere un po’ cittadino del mondo e te la cavi bene sia alle prese con il cous-cous di verdure, che con la paella di mare, ma anche con la frittura in tempura, non sarebbe una cattiva idea organizzare delle serate a tema con menu tipici.

Dalla serata agli “occhi a mandorla”, potresti virare a quella sulle note del flamenco, anche se è bene ricordare che spesso e volentieri chi decide di aprire un home restaurant lo fa proponendo piatti della cucina tipica locale, ma nessuno ti vieta di fare diversamente.

Quanto conta la “carta” social network?

Subito dopo le abilità culinarie, l’altro passaggio da cui non si può prescindere per far decollare il futuro home restaurant è la tua familiarità con i social network. Perché se tu sai come far gioire il palato, ma ignori come attirare i tuoi avventori e farti conoscere al grande pubblico, la tua piccola attività rischia di nascere già “morta”. Questo non vuol dire, però, che devi per forza essere un maniaco della rete o un “drogato” di social network, bensì basta che tu sappia farne uso a fini commerciali. Questo significa che dovrai pubblicizzare per tempo che nella serata a casa tua in località tal dei tali, si mangerà a base di pesce, piuttosto che vegetariano con una capienza massima di tot numero di coperti.

La gestione della “carta” social consentirà quindi non solo di fare da vetrina ai tuoi manicaretti con post magari di pietanze ben impiattate e fotografate, ma anche di portarsi avanti con le prenotazioni. Il tuo non è un ristorante professionale, ma una gestione familiare di un piccolo esercizio e quindi più potrai organizzarti in anticipo, meglio sarà per te. Un conto è, infatti, sapere di mettere a tavola per tre persone e un conto è riempire la tavolata.

Menù fisso o alla carta?

Qui la risposta è senza ombra di dubbio: menù fisso. Le circoscritte dimensioni della tua attività non consentono, di norma, tante varianti sul tema mangereccio. Per cui meglio orientarsi subito verso un limitato e ben assortito numero di piatti; questo ti consentirà non solo di fare tutto da te, senza personale extra rispetto alla famiglia, ma anche di continuare ad usufruire della tua cucina di sempre.

In altri termini, ti farai bastare sia il piano cottura che le celle frigorifere che hai già in casa. In caso contrario, allargando la scelta di pietanze da proporre, dovrai mettere in conto non solo acquisti superiori di scorte alimentari, ma anche una maggiore attrezzatura in cucina, con conseguente aggravio di costi iniziali per la tua attività. Quindi, come dice il detto, meglio pochi (piatti) ma buoni!

Anima “social”

Oltre alla facilità di gestione social degli eventi, anche tu e la tua famiglia dovrete essere “portatori sani” di socievolezza e convivialità. Se dunque fino ad ora senti di avere tutte le carte in regola per buttarti in questa avventura di un ristorantino in casa, ma sei di natura un musone incallito, o chi ti circola intorno non sopporta schiamazzi o gente in casa, forse questa attività non fa al caso tuo. Chi, infatti, decide di aprire le porte di casa ad ospiti a pagamento, non dovrà solo saper cucinare, ma offrire anche un’accoglienza tale da far sentire gli ospiti a casa.

Il valore aggiunto che un home restaurant dovrebbe garantire rispetto al ristorante professionale è proprio quello di creare un’atmosfera più accogliente e informale, ma questo è un aspetto per il quale si deve essere tagliati.

Se ami la gente, non sei geloso dei tuoi spazi, e sei aperto alle novità che ogni nuova conoscenza porta con sé, hai tutte le carte in regola per cominciare a ragionare seriamente su questa nuova fonte di guadagni. Inoltre per far sì che la convivialità sia con la “c” maiuscola, dovrai anche disporre di spazi sufficientemente ampi, così che gli ospiti possano respirare un’atmosfera calda ma non soffocante; cosa che invece potrebbe verificarsi se i commensali dovessero stare gomito a gomito per mancanza di spazio.

Quale legge per l’home restaurant?

Per essere corretti dal punto di vista terminologico, più che di legge vera e propria, bisognerebbe parlare di disegni di legge che nel tempo si sono avvicendati, senza però ancora giungere ad un approdo definitivo.
Pertanto gli unici fari che possono gettare una luce su come regolamentare questa attività di micro-ristorazione sono quelli delle note e delle risoluzioni emanate dai ministeri competenti.

In un’apposita nota [1] il Mise (ministero Sviluppo Economico) in risposta al Comune di Urbania che chiedeva delucidazioni in merito all’avvio di un’attività di home restaurant, così si è espresso: “l’attività in discorso, anche se esercitata solo in alcuni giorni dedicati, e se i soggetti che usufruiscono delle prestazioni sono in numero limitato, quando è rivolta al pubblico indistinto, ad esempio mediante pubblicità su siti web, e quando non è del tutto occasionale, non può che essere classificata come un’attività di somministrazione di alimenti e bevande, in quanto anche se i prodotti vengono preparati e serviti in locali privati coincidenti con il domicilio del cuoco, tali locali rappresentano comunque locali attrezzati aperti alla clientela. Infatti, la fornitura di dette prestazioni comporta il pagamento di un corrispettivo e anche con tale modalità si tratta di un servizio organizzato e rivolto al pubblico”.

Data, dunque, per assodata la natura di attività di somministrazione di alimenti, gettiamo uno sguardo anche su eventuali requisiti necessari per aprire un home restaurant. A tale riguardo, è sempre il Mise ad asserire in una diversa risoluzione [2] che l’attività in questione, rientrando in quelle di somministrazione di alimenti e bevande, può essere esercitata solo da chi:

  • abbia i requisiti di onorabilità e professionalità;
  • abbia presentato una Scia/autorizzazione, citando per esteso il testo della richiamata nota sul punto di cui sopra “l’attività di home restaurant può essere esercitata previa presentazione di una Scia, qualora si svolga in zone non tutelate, o previa richiesta di autorizzazione, ove trattasi di attività svolta in zone tutelate”
Quanto poi all’attività di sorveglianza, resta inteso che l’attività di somministrazione di alimenti e bevande comporta, in linea di principio, la soggezione ai controlli e agli eventuali poteri sanzionatori e interdittivi dell’autorità di pubblica sicurezza comuni a tutti gli esercizi pubblici.

In attesa che il legislatore definisca ancora meglio il quadro normativo, tu aggiungi un posto a tavola che c’è un ospite in più!


Di Maria Teresa Biscarini

note

[1] Nota del ministero Sviluppo Economico n. 17890.

[2] Nota del ministero Sviluppo Economicon. 493338 del 6.11.2017.


1 Commento

  1. Al di la dei buoni intenti x incrementare la socializzazione e i rapporti umani, mi sembra l’ennesimo caso che consentirà un incremento di evasione fiscale, anche ai danni degli operatori della ristorazione ancora onesti

Rispondi a marco capretti Annulla risposta

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA