Diritto e Fisco | Editoriale

Il Tribunale di Milano: “la ’ndrangheta lede l’immagine dei nostri Comuni”

1 Dicembre 2011 | Autore:
Il Tribunale di Milano: “la ’ndrangheta lede l’immagine dei nostri Comuni”

Una notizia che ha dell’incredibile: due Comuni del nord Italia hanno chiesto e ottenuto il diritto al risarcimento per il danno all’immagine da essi subìto per via della presenza della ’ndrangheta sul loro territorio.

 

Speravo di aver letto male la sentenza. Invece, per quanto assurdo possa sembrare, il Tribunale di Milano – quando si dice “giocare in casa” – ha emesso un provvedimento che, per chi vive da sempre nelle zone criminose del sud, potrebbe suonare sperequativo.

In un bar di San Vittore Olona, un killer a volto scoperto aveva sparato a un esponente di spicco della ’ndrangheta. Nel processo per omicidio, si erano costituiti parte civile i comuni lombardi di Giussano e Seregno. A questi ultimi, il giudice ha riconosciuto un “danno all’immagine” (quantificato in diecimila euro di provvisionale per ciascuno). Il danno deriverebbe dalla operatività dell’associazione criminosa sul loro territorio e dall’inevitabile clamore mediatico che tale presenza ha suscitato.

Sostiene il tribunale: “Il fatto stesso che le comunità locali (…) possano essere associate alla presenza di organizzazioni criminali e al pericolo derivante dai reati da loro commessi e potenziali, costituisce un danno rilevantissimo, suscettibile di risarcimento”.

Come dire che, dopo questi fatti, nessuno potrebbe voler vivere più nei comuni di Giussano e Seregno, perché ritenuti a rischio. Essi, perciò, sarebbero stati lesi nella reputazione e il loro nome potrebbe essere accostato a pericolosi eventi di stampo mafioso.

Mi viene da sorridere perché penso a quale danno, allora dovrebbero chiedere comuni del meridione come San Luca, Rosarno, Gioia Tauro, Corleone, Partanna, Palermo, Reggio Calabria, da sempre associati a realtà di tipo mafioso o ’ndranghetistico.

Se davvero si può quantificare il danno da “pericolo mafioso” o da “perdita di chance turistiche”, allora, in questi casi, dovremmo conteggiare cifre da capogiro.

E penso anche al paradosso di un’eventuale richiesta di risarcimento avanzata dagli oltre duecento comuni, sempre del sud, sciolti per “mafia”. Il mafioso che chiede il risarcimento a causa di sé stesso…

Andando a spulciare tra i precedenti, mi accorgo poi che la pronuncia del Tribunale di Milano non è isolata. C’è stato un altro caso simile e che ha riguardato di nuovo una città del nord. Si tratta di Sanremo, cui la Cassazione [1] ha riconosciuto il risarcimento del danno per la presenza mafiosa nell’ambito dei procedimenti contro i componenti dell’organizzazione criminale che gestiva il casinò cittadino.

La Suprema corte, in quell’occasione, aveva stabilito che “doveva essere riconosciuta la sussistenza di un pregiudizio subito dal Comune di Sanremo per effetto della semplice costituzione di un’associazione di tipo mafioso (ma la considerazione vale anche per l’associazione per delinquere di tipo comune) operante dietro lo schermo lecito della …, quanto meno in relazione all’immagine della città, allo sviluppo turistico ed alle attività produttive ad esso collegate e in primo luogo alla casa da gioco, ed in considerazione dell’appetito dimostrato nei suoi confronti da parte della malavita organizzata”.

Un ultimo precedente riguarda il comune di Roma. La Cassazione [2] ha riconosciuto al sindaco capitolino il diritto a costituirsi parte civile per chiedere i danni derivanti da un delitto di abuso sessuale commesso sul proprio territorio.

Dal sorriso passo all’amarezza.

È facile pensare con quale riluttanza e improbabilità alcuni comuni, in cui la criminalità ha ormai affondato storicamente le proprie radici, potranno costituirsi parte civile nei processi contro i loro stessi cittadini (a volte titolari di cariche pubbliche) accusati di associazione mafiosa.

Piuttosto, ricordo i numerosi comunicati – senza troppa sfrontatezza resi anche pubblici – in cui le istituzioni esprimono solidarietà nei confronti degli accusati, perché ritenuti ingiustamente vittime di errori giudiziari.

Ma a noi che abbiamo fede che il tempo migliora le persone, piace pensare che le cose possano un giorno cambiare.

 



note

[1] Cass. sent. 10371/1995.

[2] Cass. sent. 38835/2008.


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2 Commenti

  1. Questa sentenza ha dell’incredibile? Può darsi……e se tutti i comuni d’Italia decidessero di agire in questo modo? ebbene mi chiedo: allo Stato non converrebbe combattere la mafia e la criminalità e non risarcire coloro che ne siano stati colpiti? Ma rispondo da sola a questo mio quesito e copio la frase dell’avv.Angelo Greco : “Ma a noi che abbiamo fede che il tempo migliora le persone, ci piace pensare che le cose possano un giorno cambiare.”

  2. Una precisazione: il risarcimento non si chiede allo Stato, ovviamente, ma all’imputato nel processo. E’ il senso della costituzione di parte civile. Il discorso però è il “coraggio” o la sfrontatezza che potrebbero avere certi comuni nel costituirsi parte civile e chiedere il risarcimento nei confronti di soggetti che sanno bene, da sempre, fare parte della criminalità organizzata. C’è un senso di ipocrisia in questo ed è forse per tale ragione che a nessun paese del meridione è mai venuto in mente di chiedere il danno all’immagine.
    Se poi vogliamo ironizzare, … per chiedere un risarcimento all’immagine, bisognerebbe, prima cosa di tutto, AVERLA un’immagine….

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