L’esperto | Articoli

Malattia invio certificato medico lavoratore: ultime sentenze

9 Giugno 2022
Malattia invio certificato medico lavoratore: ultime sentenze

Obbligo di comunicare al datore di lavoro l’inizio della malattia; falsificazione del certificato medico; superamento del periodo di comporto; giustificazione del ritardo nell’invio del certificato medico.

Nel caso di assenza del lavoratore per malattia, l’invio del certificato medico impedisce il licenziamento disciplinare per omessa comunicazione? Scoprilo nelle ultime sentenze.

Assenza per malattia del dipendente

In caso di assenza per malattia del dipendente, il datore di lavoro può contestare la correttezza formale e sostanziale, oltre che la congruità prognostica del certificato medico rilasciato al lavoratore: in particolare, per quanto riguarda la diagnosi, i certificati medici sono elementi di convincimento liberamente apprezzabili, con la conseguenza che, ai fini della valutazione della credibilità dei certificati del medico curante del lavoratore, occorre porre a confronto il loro contenuto diagnostica con le prognosi ivi formulale, nonché con gli esami diagnostici prescritti od omessi e con le terapie prescritte ed effettivamente praticate dal lavoratore.

Tribunale Reggio Emilia sez. lav., 30/06/2021, n.166

Tardivo invio del certificato medico e giorni di assenza ingiustificati

Devono qualificarsi in termini di assenza ingiustificata i giorni di assenza risultati solo a seguito del tardivo invio di certificazione medica riconducibili ad uno stato di malattia.

Cassazione civile sez. lav., 11/09/2020, n.18956

Riconoscimento della malattia professionale

La responsabilità dell’imprenditore per la mancata adozione delle misure idonee a tutelare l’integrità fisica del lavoratore discende o da norme specifiche o, nell’ipotesi in cui esse non siano rinvenibili, dalla disposizione di ordine generale di cui all’art. 2087 c.c., costituente norma di chiusura del sistema antinfortunistico estensibile a situazioni ed ipotesi non ancora espressamente considerate e valutate dal legislatore al momento della sua formulazione e che impone all’imprenditore l’obbligo di adottare nell’esercizio dell’impresa tutte le misure che, avuto riguardo alla particolarità del lavoro in concreto svolto dai dipendenti, siano necessarie a tutelare l’integrità psico-fisica dei lavoratori: responsabilità che, nella fattispecie, non appare sussistente, poiché, come, in più occasioni sottolineato da questa Suprema Corte, il riconoscimento della malattia professionale non comporta automaticamente anche il riconoscimento di responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell’art. 2087 c.c., poiché incombe sul lavoratore che lamenti di avere contratto quella malattia, l’onere di provare il fatto che costituisce l’inadempimento ed il nesso di causalità materiale tra l’inadempimento ed il danno; onere probatorio al quale il lavoratore non ha adempiuto, non potendosi considerare prova idonea a fondare un giudizio di responsabilità della datrice di lavoro il semplice riferimento ad un certificato medico del 26.5.1995, peraltro neppure prodotto, né trascritto, nel quale si asserisce che sia dato atto della dipendenza causale della patologia di cui si tratta dal lavoro svolto.

Cassazione civile sez. lav., 01/06/2020, n.10404

Richiesta di congedo con certificato medico falso

In tema di destituzione del lavoratore ai sensi dell’art. 45 dell’Allegato A) al R.D. 148/1931 (recante “Coordinamento delle norme sulla disciplina giuridica dei rapporti collettivi del lavoro con quelle sul trattamento giuridico-economico del personale delle ferrovie, tranvie e linee di navigazione interna in regime di concessione”), l’avvenuta produzione – da parte di un dipendente di ATAC s.p.a. – di un certificato medico falso al fine di giustificare la richiesta di congedo dal lavoro per malattia della propria figlia, per poter essere punibile con la destituzione, deve essere stata intenzionale, il che impone la dimostrazione in giudizio che egli abbia deliberatamente utilizzato un certificato medico conoscendolo come non veridico.

Corte appello Roma sez. IV, 13/03/2020, n.938

Indennità di malattia e onere di comunicazione del lavoratore

Ai sensi dell’art. 2, comma 2, d.l. n. 663/79, conv. in l. n. 33/80, il lavoratore ha l’onere di inviare il certificato medico, attestante la malattia, all’Inps (oltreché al datore di lavoro). La stessa normativa prevede altresì l’onere per il lavoratore di verificare che in detto certificato medico sia stato indicato e, in difetto di indicarvi egli stesso, il luogo del proprio domicilio durante la malattia, se diverso dal domicilio abituale. L’inosservanza di siffatto onere, in mancanza di norme sanzionatorie specifiche impedisce, alla stregua dei principi ispiratori della disciplina della particolare materia e di quelli di cooperazione fra cittadino e Amministrazione pubblica, l’insorgere del diritto del lavoratore all’indennità di malattia per l’intero periodo in cui l’Inps – a sua volta tenuto ad esperire le opportune indagini per integrare il documento – non sia stato in grado, usando l’ordinaria diligenza, di esercitare il potere dovere di controllo della denunciata malattia.

Tribunale Roma sez. lav., 15/01/2020, n.316

Licenziamento per superamento del periodo di comporto

In tema di licenziamento per superamento del periodo di comporto, devono essere inclusi nel calcolo del periodo, oltre ai giorni festivi, anche quelli di fatto non lavorati, che cadano durante il periodo di malattia indicato dal certificato medico, operando, in difetto di prova contraria (che è onere del lavoratore fornire), una presunzione di continuità, in quei giorni, dell’episodio morboso addotto dal lavoratore quale causa dell’assenza dal lavoro e del mancato adempimento della prestazione dovuta, con la precisazione che la prova idonea a smentire tale presunzione di continuità può essere costituita solo dalla dimostrazione dell’avvenuta ripresa dell’attività lavorativa.

Cassazione civile sez. lav., 13/09/2019, n.22928

Invio del certificato medico e licenziamento disciplinare

Ove il contratto collettivo preveda che il lavoratore che si assenta dal servizio per malattia abbia l’obbligo di comunicare al datore di lavoro l’inizio della malattia, la omessa comunicazione vale ad integrare un’infrazione suscettibile di sanzione disciplinare, restando irrilevante che il lavoratore abbia comunque inviato il certificato medico giustificativo dell’assenza.

Tribunale Sassari sez. lav., 06/02/2018, n.70

Certificato medico: è sufficiente a far ritenere legittima l’assenza?

Ritenuta presuntivamente acquisita – anche per la mancata prescrizione di una terapia ipotensiva e dell’assenza di ogni e qualsiasi accertamento diagnostico successivo – la prova dell’insussistenza della malattia posta a fondamento del certificato medico a giustificazione dell’assenza postferiale in quanto in questo senso depone il fatto che il lavoratore sia comunque partito dall’Italia senza avere un titolo di viaggio che ne assicurasse il rientro in data compatibile con la ripresa del lavoro, oltre a non aver avvisato il datore di lavoro del mancato rientro precludendo a quest’ultimo il controllo di cui all’art. 5 L. 300/1970, dal complesso delle considerazioni che precedono discende che deve ritenersi la legittimità del licenziamento per giusta causa intimato al dipendente.

Corte appello Bologna sez. lav., 07/03/2017, n.299

Assenza dal servizio per malattia

Ove il contratto collettivo preveda che il lavoratore che si assenta dal servizio per malattia abbia l’obbligo di comunicare al datore di lavoro l’inizio della malattia, l’omessa comunicazione vale a integrare un’infrazione suscettibile di sanzione disciplinare, restando irrilevante che il lavoratore abbia comunque inviato il certificato medico giustificativo dell’assenza.

(Fattispecie relativa a Ccnl dipendenti strutture sanitarie Aris Aiop, nella quale la Suprema corte ha ritenuto che “in considerazione della particolare funzione professionale degli assistenti educatori, la tempestività della comunicazione è strettamente correlata alla necessità di trovare valide alternative di servizio nel caso di improvvisa assenza degli addetti ai turni di assistenza”).

Cassazione civile sez. lav., 04/02/2015, n.2023

Periodo di malattia indicato nel certificato medico e detrazione dei giorni di ferie

In tema di licenziamento per superamento del periodo di comporto, ove la disciplina contrattuale non contenga esplicite previsioni di diverso tenore, devono essere inclusi nel calcolo anche i giorni festivi che cadano durante il periodo di malattia indicato dal certificato medico, operando, in difetto di prova contraria (che è onere del lavoratore fornire), una presunzione di continuità, in quei giorni, dell’episodio morboso addotto dal lavoratore quale causa dell’assenza dal lavoro e del mancato adempimento della prestazione dovuta, e la prova idonea a smentire la suddetta presunzione di continuità può essere costituita soltanto dalla dimostrazione dell’avvenuta ripresa dell’attività lavorativa, atteso che solo il ritorno in servizio rileva come causa di cessazione della sospensione del rapporto, con la conseguenza che i soli giorni che il lavoratore può legittimamente richiedere che non siano conteggiati nel periodo di comporto sono quelli successivi al suo rientro in servizio.

Né, ai fini del computo complessivo del periodo di assenza, possono essere detratti i giorni di ferie ove non sia stata avanzata un’espressa domanda da parte del lavoratore per la fruizione del periodo maturato e non goduto (nel caso di specie, il ricorrente ha affermato di avere richiesto le ferie, ma non ha fornito alcuna prova al riguardo).

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 03/03/2010, n.1276

Certificato medico retrodatato dal lavoratore

Il comportamento di una lavoratrice che falsifica un certificato medico retrodatandolo di due giorni, al fine di coprire i primi due giorni di una propria assenza per malattia, costituisce colpa di gravità sufficiente a giustificare il licenziamento disciplinare in tronco.

Corte appello Milano sez. lav., 27/09/2007

Onere gravante sull’assicurato di invio all’Inps del certificato medico

Il diritto del lavoratore all’indennità di malattia è condizionato all’adempimento dell’onere gravante sull’assicurato di invio all’Inps (a mezzo raccomandata con certificato di ritorno) del certificato medico entro il termine perentorio di due giorni dal suo rilascio e l’omesso o ritardato invio dà luogo a perdita dell’indennità in tutto o limitatamente ai giorni di ritardo, salvo la prova, a carico del lavoratore, di un serio e apprezzabile motivo di giustificazione del ritardo nell’invio del certificato medico.

Cassazione civile sez. lav., 08/08/2005, n.16627

Malattia: onere di comunicazione e di prova

Il diritto del lavoratore all’indennità di malattia è condizionato all’adempimento dell’onere gravante sull’assicurato di invio all’Inps (a mezzo raccomandata con certificato di ritorno) del certificato medico entro il termine perentorio di due giorni dal suo rilascio e l’omesso o ritardato invio dà luogo a perdita dell’indennità in tutto o limitatamente ai giorni di ritardo e gli interessi sono dovuti solo nel caso di pagamento ritardato rispetto alle scadenze normativamente previste; allorquando la prestazione sia pagata direttamente dall’Inps, gli interessi legali eventualmente dovuti decorrono dalla data di reiezione dell’istanza o dal centoventunesimo giorno dalla presentazione dell’istanza senza che l’Ente abbia provveduto su di essa.

Cassazione civile sez. lav., 17/04/2001, n.5620

L’incompatibilità tra il godimento delle ferie e la patologia

A norma dell’art. 2109 c.c., come inciso dalle sentenze costituzionali n. 616 del 1987 e 297 del 1990, la malattia insorta durante il periodo feriale ne sospende il decorso quando la patologia denunciata risulti incompatibile con la funzione di riposo, reintegrazione delle energie psicofisiche e ricreazione propria delle ferie; qualora il datore di lavoro contesti l’incompatibilità tra il godimento delle ferie e la patologia comunicata dal lavoratore con l’invio di certificato medico, provandone l’insussistenza, il giudice di merito deve valutare il sostanziale e apprezzabile pregiudizio, anche temporale, arrecato dallo stato morboso, in relazione alla sua natura ed entità, alle ferie e al beneficio che deve derivarne, senza poter presumere tale pregiudizio per il solo fatto che, inviando il certificato medico, il lavoratore possa essere sottoposto a visita di controllo, con relativo obbligo di reperibilità nelle fasce orarie prescritte e conseguente impedimento della facoltà di scelta del modo di fruizione delle ferie.

Cassazione civile sez. lav., 08/11/1999, n.12406

Certificato medico e normativa aziendale

La normativa aziendale che prevede che il lavoratore è tenuto a recapitare o trasmettere a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento al proprio impianto il certificato medico che giustifica la sua assenza per malattia risponde al solo ed evidente scopo di garantire allo stesso dipendente la possibilità di provare l’effettivo rispetto del termine posto a suo carico per l’inoltro del documento.

Ne consegue che nessuna rilevanza disciplinare si può attribuire al fatto che la spedizione del certificato sia stata effettuata con posta ordinaria – sempre che sia individuabile la data di spedizione e verificabile, quindi, il rispetto del termine – dal momento che la diversa forma di invio è inidonea a danneggiare il datore di lavoro.

Pretura Milano, 12/09/1998

Diritto all’indennità di malattia

Ai fini della maturazione del diritto all’indennità di malattia posta a carico dell’Inps, il lavoratore, nell’inviare a questo istituto il certificato medico, ha l’onere – in adempimento della prescrizione di cui all’art. 2 d.l. 30 dicembre 1979 n. 663, conv. con modificazioni nella l. 29 febbraio 1980 n. 33 – di verificare che sia stato in esso indicato il proprio indirizzo, affinché sia possibile procedere alla visita di controllo e, in difetto, di indicarvi egli stesso il luogo del proprio domicilio durante la malattia.

L’inosservanza di siffatto onere, peraltro, non è equiparabile al mancato invio del certificato, poiché è comunque idoneo ad attivare il procedimento amministrativo e a determinare, anche a norma dell’art. 6, lett. b), della l. n. 241 del 1990, l’obbligo dell’amministrazione di esperire le opportune indagini al fine di integrare i dati contenuti nel documento.

Ne consegue che il mancato assolvimento di tale onere da parte del lavoratore comporta la perdita del diritto all’indennità per il solo periodo in cui l’istituto previdenziale non è stato in grado, pur usando l’ordinaria diligenza, di esercitare il potere di controllo sulla esistenza del necessario stato di malattia, restando a carico dell’assicurato l’onere di provare che il mancato espletamento del controllo è correlato non all’omessa indicazione del recapito, ma a un comportamento negligente dell’istituto, che non può essere presunto in base a considerazioni astratte, avulse dalla specifica situazione.

(Nella specie la S.C. ha confermato la impugnata sentenza che aveva escluso il diritto del lavoratore all’indennità, non essendo stato provato che all’epoca dei fatti esistesse un sistema informatizzato di collegamento tra l’Inps e la locale anagrafe comunale, nè che, comunque, l’Inps fosse all’epoca in grado di ricavare aliunde il dato omesso).

Cassazione civile sez. lav., 23/08/1997, n.7909



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube