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Arresti domiciliari: ultime sentenze

22 Agosto 2019
Arresti domiciliari: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: arresti domiciliari e luoghi di esecuzione; misure cautelari; pericolosità dell’indagato; imputato agli arresti domiciliari con stato mentale bisognoso di cure; requisiti di concretezza e attualità; esigenze di prevenzione; gravità del reato; evasione dagli arresti domiciliari; ordinamento giudiziario.

Negligenza del pubblico ministero e custodia cautelare

Integra grave violazione di legge determinata da negligenza inescusabile – e, come tale, idonea a determinare la configurazione dell’illecito disciplinare sanzionato dal d.lg. n. 109 del 2006, art. 1, comma 1, e art. 2, comma 1, lett. g), – il comportamento del p.m. che abbia disposto la rimessione in libertà di un indagato sottoposto a misura custodiale con notevole ritardo (nel caso di specie, 65 giorni) rispetto al momento in cui erano decorsi i termini di custodia cautelare (anche se agli arresti domiciliari) relativi alla fase delle indagini preliminari, senza che possa assumere rilevanza, in termine di scusabilità della condotta, l’erronea indicazione della scadenza del termine di fase nel sistema informatico dell’ufficio GIP-GUP del Tribunale nella cartella condivisa Procura-Gip, successivamente riportata negli scadenzari informatico e cartaceo della Procura della Repubblica, posto che il P.M., titolare delle indagini, non può in alcun modo sottrarsi al dovere di controllare l’esatta scadenza del termine nonché, diuturnamente, di verificare la posizione dell’indagato in regime di custodia cautelare.

Cassazione civile sez. un., 25/07/2019, n.20182

Arresti domiciliari e luogo di cura

Va sostituita la misura inframuraria con quella degli arresti domiciliari da eseguire presso un luogo di cura, di assistenza o di accoglienza in presenza di disturbo di controllo negli impulsi, con la previsione di somministrazione di farmaci stabilizzanti dell’umore in quanto lo stato di mente dell’imputato appare tale da renderne necessaria la cura attraverso un adeguato percorso di assistenza psicologica e farmacologica, in difetto si avrebbe un vulnus al diritto alla salute cui ogni cittadino, ancorché detenuto, ha diritto per dettato costituzionale ex art. 32 Cost. ed Europeo (art. 3 CEDU).

Ufficio Indagini preliminari Bari, 14/06/2019

Arresti domiciliari e richiesta di autorizzazione a svolgere attività lavorativa

La richiesta di autorizzazione a svolgere attività lavorativa, ex art. 284 c.p.p., è in contrasto con la ratio degli arresti domiciliari, quando, considerando oltre i requisiti di “indispensabilità ed assolutezza” anche la specifica e “concreta compatibilità” di tale attività con le esigenze cautelari, questa comporti l’allontanamento dal luogo di esecuzione degli arresti domiciliari per considerevoli periodi della giornata vanificando in fatto ogni possibilità di sottoporre la persona ai controlli necessari ai fini cautelari (nella specie: l’attività lavorativa si doveva svolgere dal lunedì alla domenica dalle ore 16.00 alle ore 22.00).

Ufficio Indagini preliminari Bari, 13/06/2019

Richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere

In tema di misure cautelari personali, il giudice, investito della richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con altra misura meno afflittiva, è chiamato a valutare l’adeguatezza di quest’ultima rispetto alle esigenze di prevenzione di cui all’art. 274, comma 1, lett. c), c.p.p. anche in relazione alla prognosi di spontaneo adempimento degli obblighi e delle prescrizioni eventualmente ad essa collegati, avendo particolare riguardo alla pericolosità sociale dell’indagato. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che correttamente i giudici di merito avessero disatteso l’istanza di sostituzione della misura carceraria con quella degli arresti domiciliari avanzata da un soggetto accusato di riciclaggio in considerazione dell’evidente protrazione della condotta, svolta con stabilità e professionalità, e del collegamento del predetto con complici operanti in territorio estero). (Cfr., altresì, Sez. 2, n. 3944 del 1993, Rv. 195228-01).

Cassazione penale sez. II, 17/05/2019, n.27272

Misure cautelari personali e pericolo di reiterazione del reato

In tema di misure cautelari personali, ai fini della valutazione del pericolo di reiterazione del reato, è necessario che il requisito della concretezza si accompagni a quello dell’attualità, derivante dalla riconosciuta esistenza di occasioni prossime favorevoli alla commissione di nuovi reati, con l’ulteriore precisazione che le situazioni di attualità, unitamente a quelle della concretezza, non possono essere desunte esclusivamente dalla gravità del titolo di reato per cui si procede, va da sé che va sostituita la misura intramuraria con quella degli arresti domiciliari posto che quest’ultima, unitamente ai penetranti controlli da parte della Pg e alla coazione esercitata dal ripristino della misura inframuraria in caso di violazione delle prescrizioni connesse, è idonea a contenere le esigenze cautelari ancora sussistenti, tenuto conto altresì del tempo trascorso in regime inframurario (oltre due mesi) e dell’atteggiamento complessivamente considerato dell’indagato che intende definire il giudizio con le forme di cui all’art. 444 c.p.p., oltre alla ammissione degli addebiti., per cui deve ritenersi che il distacco temporale rispetto agli addebiti cautelari contestati unito al decorso in regime inframurario sofferto dallo stesso, sono elementi idonei ad attenuare le esigenze cautelari ancora in essere.

Ufficio Indagini preliminari Bari, 08/04/2019

Adeguatezza degli arresti domiciliari alle esigenze cautelari da soddisfare

Nel caso in cui venga richiesta la sostituzione della misura della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari, l’indagine volta ad accertare l’adeguatezza di quest’ultima presuppone la individuazione delle esigenze cautelari da soddisfare e la indicazione delle ragioni per le quali essa viene ritenuta, in ipotesi, idonea allo scopo e proporzionata alla entità e gravità dei fatti di reato oggetto di indagine ed alle modalità esecutive della condotta.

In particolare, l’adeguatezza degli arresti domiciliari in relazione alle esigenze di prevenzione di cui all’art. 274 c.p.p., lett. c), può essere ritenuta quando sia possibile e ragionevole prevedere che l’indagato non si sottrarrà all’osservanza dell’obbligo di non allontanarsi dal domicilio, alla stregua di un giudizio prognostico complessivo, fondato su elementi specifici inerenti al fatto, alle motivazioni di esso ed alla personalità dell’indagato; elementi da apprezzarsi nelle loro implicazioni logiche e concorrenti, e non già alla mera stregua dell’assenza di rilevate inosservanze.

Cassazione penale sez. V, 05/04/2019, n.25819

Violazione dagli arresti domiciliari

L’evasione dagli arresti domiciliari rileva sotto due distinti profili, pertinenti a separati procedimenti: a) la violazione della originaria misura coercitiva, che impone di rivalutare la sua adeguatezza rispetto alle esigenze cautelari che ne hanno imposto l’applicazione; b) la commissione del delitto di evasione, per il quale, anche fuori dai casi di flagranza ex art. 3 d.l. n. 152/1991, conv., in l. n. 203/1991, è consentito l’arresto, ma non l’applicazione della custodia in carcere: l’art. 391, comma 5, c.p.p. non consente di superare i limiti di applicabilità della custodia cautelare in carcere posti dall’art. 275, comma 2-bis, c.p.p., perché in relazione ai delitti (come l’evasione) per i quali l’arresto è consentito anche fuori dai casi di flagranza ammette l’applicazione di una misura coercitiva in deroga ai limiti di pena previsti dagli artt. 274, comma 1, lett. c) e 280 c.p.p., ma non alla norma generale di cui all’art. 275, comma 2-bis, c.p.p.; né può interpretarsi in via analogica o estensiva, perché, pur non essendo norma di diritto penale sostanziale, deroga in malam partem alle limitazioni tassative che possono porsi alla libertà personale.

Cassazione penale sez. VI, 28/03/2019, n.26266

Sentenza, rito abbreviato e detenuto agli arresti domiciliari

La sentenza emessa a seguito di rito abbreviato non deve essere notificata all’imputato che non sia comparso per tutto il corso del giudizio (nella specie detenuto agli arresti domiciliari che aveva espressamente rinunziato a comparire), in quanto la previsione degli artt. 442, comma 3, cod. proc. pen. e 134 disp. att. stesso codice deve ritenersi implicitamente abrogata dalla legge 28 aprile 2014, n. 67, che ha introdotto la nuova disciplina sull’assenza, volta a garantire l’effettiva conoscenza del processo ed a ricondurre ad una determinazione consapevole e volontaria la mancata partecipazione dell’imputato, rappresentato ad ogni effetto dal suo difensore, e ha modificato, altresì, l’art. 548, comma 3, cod. proc. pen., abolendo l’obbligo di notifica dell’avviso di deposito della sentenza all’imputato contumace.

Cassazione penale sez. V, 22/03/2019, n.22831

L’ordinanza applicativa della custodia cautelare

Qualora l’ordinanza vertente sull’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere non specifichi le ragioni di inadeguatezza della misura degli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico, essa può essere integrata dall’ordinanza che definisce la richiesta di riesame.

Cassazione penale sez. III, 20/03/2019, n.30930

Quando è esclusa l’applicazione della custodia cautelare?

La disposizione dell’ultimo periodo dell’art. 275 c.p.p., comma 2-bis, non può essere interpretata nel senso di permettere l’applicazione della custodia cautelare, derogando al disposto dell’art. 280 c.p.p., comma 2, – che la consente solo per i reati per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni – qualora gli arresti domiciliari non possano essere disposti per mancanza di uno dei luoghi di esecuzione indicati nell’art. 284 c.p.p., comma 1.

Cassazione penale sez. III, 14/03/2019, n.31204

Competenza per territorio del reato di evasione dagli arresti domiciliari

In tema di reato di evasione dagli arresti domiciliari, la competenza per territorio si radica nel luogo in cui è accertata la violazione della misura per effetto della riscontrata assenza dell’imputato presso l’abitazione ove doveva rimanere in stato di arresto e non in quello in cui è intervenuta la scarcerazione con contestuale autorizzazione a raggiungere autonomamente e senza scorta la predetta abitazione.

Cassazione penale sez. VI, 06/03/2019, n.20555

Scadenza custodia cautelare: responsabilità magistrato

In relazione all’illecito disciplinare di cui agli artt. 1 e 2, comma 1, lett. g) del d.lgs. n. 109 del 2006, commesso dal magistrato che, con violazione dei doveri di diligenza e con grave violazione di legge determinata da ignoranza o negligenza inescusabile, ometta di effettuare il doveroso controllo sulla scadenza del termine di durata della custodia cautelare, non rileva, ai fini dell’applicazione dell’esimente della “scarsa rilevanza del fatto”, che l’imputato si trovasse agli arresti domiciliari, atteso che tale misura costituisce, comunque, una privazione della libertà personale equivalente alla custodia cautelare in carcere ex art. 284, comma 5, c.p.p.; parimenti, sono del tutto ininfluenti sia la mancata richiesta di una riparazione per l’ingiusta detenzione da parte dell’imputato, sia la circostanza, di mero fatto, che l’episodio non abbia avuto alcuna risonanza pubblica attraverso i mezzi di comunicazione di massa.

Cassazione civile sez. un., 19/02/2019, n.4887



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