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Rumori notturni: cosa c’è da sapere

20 Agosto 2019
Rumori notturni: cosa c’è da sapere

Rumori molesti del vicino di casa in condominio, del locale pubblico, dei lavori di ristrutturazione: come stabilire se sono illegali, chi chiamare, come difendersi.

C’è rumore e rumore. Non tutti i rumori però consentono di fare la voce grossa. La legge [1] impone di sopportare il chiasso che rientra nella «normale tollerabilità». Può sembrare una tautologia, ma la norma intende solo assegnare al giudice il potere di stabilire quali sono i rumori molesti sulla base della loro entità, dell’orario e del luogo in cui sono prodotti, della persistenza e del tempo durante il quale si protraggono. Tutto dunque rimesso alle mani del magistrato che decide caso per caso. E, difatti, sono proprio le sentenze ad aver stabilito i confini di questa materia.

Ecco dunque cosa c’è da sapere sui rumori notturni: risponderemo, qui di seguito, alle più comuni domande che, di solito, vengono poste all’avvocato quando si tratta di sopportare i rumori molesti del vicino del piano di sopra, del bar o del locale notturno sotto casa, della gente che cammina e canta di notte lungo il marciapiede, dei figli dei condomini che suonano uno strumento musicale o che sentono la musica ad alto volume, dei condizionatori posti fuori dai balconi, degli orari condominiali in cui è possibile fare dei lavori di ristrutturazione e così via.

Rumore: quando è illegale

Esiste una soglia oltre la quale il rumore diventa illegale? Almeno per quanto riguarda le attività dei privati, nessuna norma di legge stabilisce un livello massimo di decibel. Alcune disposizioni speciali contengono una disciplina per le attività commerciali, fabbriche, aeroporti; in più i Comuni possono stabilire, con propri regolamenti, orari ed emissioni sonore per i locali notturni.

Dunque è solo il giudice a stabilire quando il rumore può considerarsi tollerabile e quando non lo è. I criteri per definire quando un rumore è illegale sono, di solito, i seguenti:

  • orario: lo stesso rumore può essere molesto alle 2 di notte e impercettibile invece a mezzogiorno. È quindi bene sempre verificare a che ora del giorno (o della sera) viene prodotto il rumore per poterne valutare l’eventuale illiceità;
  • persistenza: non generano la stessa turbativa un piatto che, per sbaglio, cade a terra e si rompe in mille pezzi e lo sbattimento dei tappeti dal balcone o l’aspirapolvere all’interno dell’appartamento. Il giudice deve quindi valutare sempre la durata del rumore per stabilire se lo stesso sia davvero intollerabile o meno;
  • la colpevolezza di chi l’ha prodotto: far abbaiare un cane perché il padrone lo lascia solo a casa non è una giustificazione; lo stesso vale per un condizionatore esterno vecchio e rumoroso. Invece, la necessità di fare dei lavori di ristrutturazione o degli interventi idraulici ai tubi che perdono non è un’attività rimandabile o evitabile;
  • il luogo: un rumore in pieno centro urbano è meno percepibile di quello prodotto in una via residenziale dove anche un colpo di clacson può essere facilmente avvertito. Il cosiddetto “rumore di fondo”, quello cioè proveniente dalla strada, suscettibile di coprire gli schiamazzi dei vicini, è quindi determinante per stabilire se il rumore è tollerabile o meno;
  • l’intensità: quanto più forte è il rumore tanto più esso è molesto.

Per dare maggiore uniformità alle decisioni dei tribunali, la giurisprudenza si è voluta “autoregolamentare” stabilendo un criterio oggettivo: così vengono considerati “intollerabili” i rumori che superano di 3 decibel il rumore di fondo dell’ambiente circostante. Ad esempio, se in assenza di qualsiasi attività del vicino il rumore di fondo dovesse essere di 2 decibel, si considera intollerabile ciò che supera i 5 decibel. Si tratta però di un sistema che non ha alcuna regolamentazione nella legge ma trova disciplina solo nei precedenti delle aule dei giudici.

Rumore troppo forte: è reato?

Una volta stabilito che il rumore supera la normale tollerabilità e quindi è illegale, non resta che capire se l’autore può essere denunciato o meno: in buona sostanza, fare rumore è reato? La risposta non è sempre uguale.

Il rumore intollerabile è reato solo quando è tale da disturbare un numero indeterminato di persone: ad esempio tutto il condominio o i proprietari di case confinanti nello stesso quartiere.

Erik gestisce un locale notturno e di sera lascia gli amplificatori esterni con la musica ad alto volume. La sente tutto il circondario e i condomini dell’edificio in cui si trova il nightclub. Erik commette reato di disturbo al riposo delle persone.

Giovanni suona il pianoforte: inizia a fare gli eserciti alle 8 di sera, quando finisce i compiti. A sentire le note però sono solo i condomini dell’appartamento accanto e di quello di sotto. Giovanni non commette reato ma solo un illecito civile, fonte tutt’al più di risarcimento del danno.

Non è il numero di persone che si lamenta del rumore intollerabile a decretare se lo stesso è reato o meno, ma quanti soggetti possono potenzialmente avvertire il rumore stesso, a prescindere da quelli che, poi, agiscono contro il responsabile. Ben potrebbe essere, quindi, che a sporgere la querela contro un locale rumoroso sia una sola persona quando lo stesso crea disturbo all’intero palazzo.

Rumore notturno: chi chiamare?

Se il rumore supera la normale tollerabilità si possono chiamare i carabinieri o la polizia solo quando esso è avvertito da un numero elevato di persone, trattandosi di reato. Diversamente le autorità pubbliche non hanno alcun potere e bisognerà avviare un giudizio civile con l’avvocato. Leggi anche Disturbo alla quiete pubblica in condominio.

Mario e Roberta non riescono a dormire la notte perché il vicino del piano di sopra sbatte le porte, parla al telefono, lascia la tv a volume alto con le partite mentre chiacchiera con gli amici. Mario e Roberta chiamano la polizia, ma gli agenti dicono di non poter intervenire poiché la condotta del vicino non costituisce reato. Così le vittime del rumore dovranno contattare il loro avvocato affinché invii una diffida al colpevole e, in caso di inottemperanza, lo citi dinanzi al giudice. Il tribunale potrà condannare il vicino a cessare le turbative e, se sussistono gli estremi, condannarlo al risarcimento dei danni patiti.

Rumore: spetta il risarcimento del danno?

Non sempre al rumore intollerabile consegue la possibilità di ottenere il risarcimento. La giurisprudenza ha infatti chiarito che, a tal fine, è sempre necessario dimostrare un danno, che non è insito nel fatto stesso dell’intollerabilità del rumore [2]. Maggiori approfondimenti in Danno da rumore e risarcimento.

Per i giudici di Cassazione il danno subito dal vicino per immissioni moleste non può essere considerato come scontato ma deve essere provato: «il danno non patrimoniale subito in conseguenza di immissioni di rumore superiore alla normale tollerabilità» non è automatico: non scatta cioè solo al superamento dei decibel. «Il danneggiato che ne chieda in giudizio il risarcimento è tenuto a provare di aver subito un effettivo pregiudizio in termini di disagi sofferti in dipendenza della difficile vivibilità della casa, potendosi a tal fine avvalersi anche di presunzioni gravi, precise e concordanti, sulla base però di elementi indiziari (da allegare e provare da parte del preteso danneggiato) diversi dal fatto in sé dell’esistenza di immissioni di rumore superiori alla normale tollerabilità».

Marco dimostra in causa che Roberto, durante la notte, organizza festini rovinando il suo riposo. Ma non allega alcun certificato medico o alcuna testimonianza a dimostrare che il suo sonno è divenuto impossibile. Così il giudice condanna Roberto a non ripetere più i comportamenti molesti ma non accorda a Marco alcun risarcimento.

Rumori di locali: che fare?

Secondo la Cassazione [2], il solo fatto che un locale o un’attività commerciale è rumorosa non implica la possibilità per il giudice di disporne la chiusura. Il magistrato è tenuto ad una gradazione fra un’inibitoria totale delle immissioni tramite la cessazione dell’attività e l’imposizione di accorgimenti nello svolgimento dell’attività e nelle condizioni dell’immobile in cui essa viene espletata. Il tribunale, pur avendo la facoltà di scegliere tra le diverse misure consentite dalla legge, ha l’obbligo di precisare le ragioni della scelta dell’una o dell’altra. Ecco perché si potrebbe anche disporre il semplice obbligo di insonorizzazione del locale.

Disturbo quiete pubblica per musica locale notturno

Secondo la Cassazione, il proprietario del locale notturno è tenuto a far cessare i rumori anche al di fuori del locale stesso, quelli cioè prodotti dagli avventori che sostano sul marciapiede. Altrimenti è responsabile personalmente per il reato di disturbo alla quiete pubblica. Egli deve attivarsi per rimuovere le molestie, apponendo dei cartelli, predisponendo un servizio di vigilanza e, in caso di insuccesso, facendo di ciò partecipe il Comune che dovrà quindi predisporre un servizio di controllo tramite la propria polizia. Diversamente, se il Comune non si attiva, sarà quest’ultimo il soggetto responsabile da chiamare in causa.

Vicini rumorosi: come dimostrarlo

Sicuramente la perizia fonometrica è il metodo migliore per comprendere l’entità dei decibel prodotti da un vicino rumoroso. Ma potrebbe essere non semplice captare il momento in cui c’è l’immissione molesta. Così viene ammessa anche la prova testimoniale. Principio questo che il Tribunale di Brescia, allineato alla Cassazione, ha espresso con particolare chiarezza in una recente sentenza [3].

In più riprese, la Cassazione [4] ha affermato che, in tema di immissioni rumorose, i mezzi di prova per accertare il livello di normale tollerabilità previsto dal Codice civile non devono essere necessariamente di natura tecnica.

Più precisamente, la sentenza della Cassazione dice che «nulla vieta, quindi, che l’entità delle immissioni rumorose ed il superamento del limite della normale tollerabilità possa essere oggetto di deposizione testimoniale, anche in relazione agli orari ed alle caratteristiche delle emissioni stesse», rimandando poi al giudice di valutarne l’attendibilità e la congruità.

Il Tribunale di Brescia ha specificato (in caso di rumori provenienti da un cantiere vicino alle abitazioni) che, pur in assenza di accertamenti di natura tecnica e obiettiva, il superamento della soglia di tollerabilità si evince dall’analisi delle modalità concrete con cui si sono svolti i lavori, tenuto conto degli strumenti impiegati per le opere di scavo (escavatori, martelli demolitori) e della frequenza del loro utilizzo, nonché della durata prolungata dei lavori e della vicinanza del cantiere all’abitazione delle attrici.

Vicino rumoroso anche un solo inquilino può farlo condannare

Come detto, se il rumore supera la normale tollerabilità e il numero di soggetti lesi è indeterminabile, non è necessario che la denuncia sia condotta da tutti questi: è sufficiente anche la segnalazione di un solo vicino. Difatti il reato di disturbo alla quiete pubblica è procedibile d’ufficio e la denuncia del privato può limitarsi a segnalare l’episodio alle forze dell’ordine che, poi, dovranno condurre autonomamente le indagini. Dunque rileva il numero di soggetti lesi ma non quello di chi si è lamentato.

Orari rumori e silenzio vicinato

La legge, come anticipato, non prevede degli orari prestabiliti di silenzio condominiale. Ma nulla toglie che possa farlo il regolamento di condominio, nel qual caso bisognerà osserva il massimo silenzio. In assenza di apposita regolamentazione, si considera il criterio dei 3 decibel in più rispetto al rumore di fondo per stabilire la tollerabilità o meno del rumore. Resta fermo che, negli orari di riposo (dalle 9 di sera alle 7 di mattina e dalle 2 del pomeriggio alle 3), bisogna sempre osservare un livello di attenzione maggiore alla produzione di immissioni acustiche moleste.

Leggi anche Rumore consentito: quali limiti?

Regolamento condominiale rumori bambini 

Il regolamento condominiale può fissare degli orari in cui i bambini devono osservare il silenzio. Si deve però trattare di un regolamento approvato all’unanimità.

note

[1] Art. 844 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 19434/2019.

[3] Trib. Brescia sent. n. 1765/2019.

[4] Cass. sent. n. 2864/2016 e 2166/2006.


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