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Papa Francesco: l’anatema contro gli ipocriti e la frecciata a Salvini

21 Agosto 2019
Papa Francesco: l’anatema contro gli ipocriti e la frecciata a Salvini

Monito all’udienza generale, si fa finta di volersi bene, ma poi si cerca solo il proprio interesse.

Non è ancora terminato il clamore per le parole di Conte, nel suo discorso di addio al Senato, con cui ha condannato Salvini per l’uso improprio dei simboli religiosi, che ecco arrivare una (involontaria?) frecciata anche da papa Francesco. Nel corso dell’udienza generale nell’Aula Nervi, Bergoglio ha lanciato un forte anatema nei confronti di quanti hanno atteggiamenti ipocriti: «L’ipocrisia è il peggiore nemico dell’amore cristiano: il fare finta di volersi bene, ma cercare solo il proprio interesse», dice Francesco. Non c’è chi ha già visto, in queste parole, un richiamo ai politici e ai loro atteggiamenti strumentali nei confronti della religione cristiana solo ai fini elettorali.

Il nostro è uno Stato laico, dove religione e politica sono state volontariamente divise. Per questo è suonato artificioso il gesto di Salvini quando ha sbandierato il rosario in mezzo alla folla o ha baciato il crocifisso ieri, durante l’invettiva di Conte. Lo stesso Salvini che, subito dopo, ha detto di invocare la Madonna non per il proprio bene, ma per quello degli italiani o che ha invocato la benedizione della vergine nel giorno dell’assunzione a favore della caduta del governo.

«Venire meno alla sincerità della condivisione, – avverte Bergoglio – significa coltivare l’ipocrisia, allontanarsi dalla verità, diventare egoisti, spegnere il fuoco della comunione e destinarsi al gelo della morte interiore. Chi si comporta così transita nella Chiesa come un turista che soggiorna in un albergo, non la vive come sua casa e come sua famiglia. Ci sono tanti turisti nella Chiesa, di passaggio, ma mai entrano. Sono turisti di catacombe: no! Dobbiamo essere fratelli gli uni degli altri. Una vita impostata solo sul trarre profitto e vantaggio dalle situazioni a scapito degli altri, provoca inevitabilmente la morte interiore. Un tralcio staccato dal tronco e dagli altri rami, infatti, secca e muore. E quante persone si dicono amici dei preti e solo cercano il loro interesse: questa è l’ipocrisia che distrugge la Chiesa».

Da qui, l’invocazione del Papa: «Il Signore riversi su di noi il suo Spirito di tenerezza, che vince ogni ipocrisia e mette in circolo quella verità che nutre la solidarietà cristiana, la quale, lungi dall’essere attività di assistenza sociale, è l’espressione irrinunciabile della natura della Chiesa, madre tenerissima di tutti, specialmente dei più poveri».

 



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