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Cassette di sicurezza banca: controlli fiscali

21 Agosto 2019
Cassette di sicurezza banca: controlli fiscali

Denaro contante depositato in banca nella cassetta di sicurezza: come avviene l’accertamento e come difendersi dall’Agenzia Entrate o dalla Guardia di Finanza.

Il contenuto di una cassetta di sicurezza è segreto. Solo il titolare sa cosa vi ha depositato. Tuttavia, il Fisco è in grado di conoscere l’esistenza del relativo contratto tra il cliente e il proprio istituto di credito e, a determinate condizioni, può esigere l’apertura del “forziere” per eseguire un controllo fiscale. Un’evenienza di questo tipo porrebbe il contribuente dinanzi a notevoli difficoltà se oggetto del deposito dovessero essere dei contanti, dei lingotti d’oro, delle opere d’arte di particolare pregio. Meno problematica sarà, invece, la giustificazione circa il possesso di gioielli di famiglia che, se incompatibili con le condizioni economiche del proprietario, potrebbero comunque trovare causa in una successione o in una donazione.

L’eventualità di un controllo fiscale sulle cassette di sicurezza in banca, seppur non così frequente, è tutt’altro che impossibile. Questo perché, grazie all’Anagrafe dei conti correnti, l’Agenzia delle Entrate è in grado di conoscere ogni tipo di rapporto in essere tra l’istituto di credito e il contribuente: dai conti correnti ai depositi di titoli, dai libretti alle cassette. L’anagrafe, certamente, non rivela il contenuto della cassetta stessa, ma già solo l’esistenza di un contratto potrebbe apparire sospetta, specie su soggetti che presentano già un elevato rischio di evasione.

Ma come avvengono i controlli fiscali sulle cassette di sicurezza e cosa bisogna sapere per tutelarsi? Ecco alcuni chiarimenti utili.

Cassetta di sicurezza: si possono mettere contanti?

Non vi è alcun ostacolo al deposito di soldi contanti in una cassetta di sicurezza. La cassetta non è solo un modo per tenere “nascosto” il denaro da occhi indiscreti (si pensi al coniuge che, in caso di separazione, potrebbe esigere la metà del deposito bancario), ma anche per proteggerlo dai furti in casa.

Si tenga presente che, in caso di rapina in banca, quest’ultima risponde del contenuto delle cassette di sicurezza entro i limiti del valore dichiarato dal cliente e, comunque, non oltre un certo massimale riportato nelle condizioni generali di contratto (di solito 100mila euro). Bisognerà, quindi, assumere un atteggiamento trasparente nei confronti del proprio istituto di credito se non si vuol correre il rischio di perdere il diritto al risarcimento.

Neanche la legge vieta di detenere denaro contante a casa come in banca, anche se superiore alla soglia di tremila euro (attuale limite per la tracciabilità dei pagamenti). E ciò a due condizioni: che, in caso di controllo, il contribuente possa giustificare la provenienza del denaro e che, in caso di scambio con altro soggetto (a titolo di corrispettivo, prestito o donazione) l’importo non superi tremila euro per volta.

Cassetta di sicurezza: può essere oggetto di controlli fiscali?

L’Agenzia delle Entrate, così come la Guardia di Finanza, possono accedere al Registro dei rapporti finanziari (meglio conosciuto come Anagrafe dei conti correnti) per sapere se il contribuente ha in locazione una o più cassette di sicurezza. I controlli su di esse sono anche uno strumento di contrasto all’evasione fiscale, favorito dalla regola del Testo Unico bancario che addossa sul contribuente la prova contraria circa il possesso di denaro in banca. In buona sostanza, all’ufficio delle imposte basta presumere, spettando poi al contribuente difendersi.

Le indagini del Fisco possono, pertanto, riguardare sia le operazioni che transitano su un conto corrente sia quelle cosiddette “extra-conto” (ad es. acquisto di certificati di deposito e titoli, cessione di titoli ed effetti al dopo incasso, richieste di assegni circolari allo sportello con controvalore in contanti, richieste di bonifico senza addebito in conto, negoziazioni allo sportello di assegni).

Sono, quindi, oggetto di analisi:

  • conti correnti (compresi quelli cointestati);
  • conti intestati a soggetti terzi, ma sui quali il contribuente ha la possibilità di operare in disponibilità (in virtù di ruoli di rappresentanza, deleghe, procure, garanzie personali prestate o ricevute da terzi, deleghe occasionali ad operare);
  • conti intestati a soggetti terzi, ma che l’amministrazione finanziaria ritiene riconducibili al contribuente e pertanto fittiziamente intestati a un prestanome;
  • trasferimenti di denaro;
  • mezzi di pagamento (gestione di carte di credito, assegni, vaglia postali);
  • locazione di cassette di sicurezza;
  • domiciliazioni bancarie;
  • intermediazione di cambi;
  • bonifici e vaglia postali;
  • richieste di assegni circolari;
  • pagamenti per cassa.

Sono espressamente esclusi dall’oggetto delle indagini i versamenti in conto corrente postale effettuati per un importo inferiore a € 1.500, oltre che i pagamenti di pensioni, utenze, contributi previdenziali e assicurativi, imposte, tasse e canoni, ticket sanitari, canoni cimiteriali, documenti di trasporto pubblico privato, biglietti per manifestazioni sportive.

Con specifico riferimento alle cassette di sicurezza, la banca deve comunicare al Fisco i seguenti dati:

  • nome e cognome dell’intestatario del contratto di locazione della cassetta di sicurezza;
  • numero di accessi alla cassetta in un anno;
  • importo del valore assicurato qualora l’assicurazione venga estesa.

Questo significa che il Fisco è in grado di sapere il valore dei beni che il contribuente ha nella cassetta di sicurezza, ma non quali essi sono (almeno fino al momento dell’effettivo accesso in banca).

Cassette di sicurezza e controlli fiscali

Dunque, da quanto appena detto è facile comprendere che le cassette di sicurezza possono essere oggetto di controlli fiscali, controlli che dovranno avvenire “in loco” non esistendo alcun archivio telematico che indichi il contenuto delle stesse.

In particolare, se vi sono fondati sospetti di evasione da parte del titolare della cassetta, il Fisco può fare un accesso in banca e chiederne l’apertura. Apertura che deve avvenire sempre in presenza dell’interessato e sempre previa autorizzazione del giudice. Il controllo deve avvenire solo in presenza degli agenti accertatori e del contribuente, mentre la banca non può assistere per rispetto della privacy.

L’accesso alla cassetta di sicurezza può avvenire sia che la stessa si trovi presso una banca sita in Italia che all’estero, in forza di una serie di convenzioni internazionali strette dal nostro Paese proprio per la collaborazione e cooperazione internazionale nel contrasto all’evasione.

Che succede in caso di controllo della cassetta di sicurezza?

Nel momento in cui l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza dovessero trovare contanti nella cassetta di sicurezza sono legittimate a chiedere al contribuente la fonte di provenienza di tali soldi: come se li è procurati, da chi, quando. Spetta al titolare della cassetta fornire una dimostrazione che non sia, ovviamente, verbale ma documentale.

In altri termini, è necessario fornire la prova scritta del tipo di atto o contratto che ha consentito l’accumulo del risparmio in banca. In caso contrario, può scattare l’accertamento fiscale e, quindi, anche la tassazione. In più, nel caso di consistenti somme, il giudice può attrezzare anche la confisca. Qualora il profitto tratto da uno dei reati di evasione fiscale sia costituito dal danaro, il giudice deve infatti disporre la confisca obbligatoria del profitto in forma specifica [1].

Come spiegato dalla giurisprudenza [2], è assoggettabile a tassazione il denaro in contanti rinvenuto all’interno della cassetta di sicurezza intestata al contribuente, in quanto la qualificazione del rapporto tra il soggetto ed il bene, come detenzione, e non come possesso, non esclude, in tema di proventi illeciti, la sua qualificazione come reddito.

Cassetta di sicurezza di una persona defunta

Che succede alla cassetta di sicurezza se il titolare muore? La legge [3] stabilisce che la cassetta può essere aperta solo alla presenza di un funzionario dell’amministrazione finanziaria o di un notaio. Uno di questi soggetti deve redigere l’inventario del contenuto, previa comunicazione da parte del concedente all’ufficio del registro, nella cui circoscrizione deve essere redatto l’inventario, del giorno e dell’ora dell’apertura.

Secondo una risoluzione dell’Agenzia delle Entrate [4], l’apertura ha lo scopo di assolvere a una funzione fiscale, per tassare la successione accertando l’esatta consistenza dei beni presenti nella cassetta e trasmessi agli eredi.

Secondo la giurisprudenza [5], non costituisce accettazione tacita dell’eredità e, quindi, non inficia la rinuncia all’eredità compiuta dai chiamati all’eredità, subito dopo il ricevimento della notifica di avviso di accertamento, l’avere in precedenza aperto una cassetta di sicurezza bancaria prelevandone, da parte del cointestatario, la metà dell’importo contenuto e neppure l’avere risposto a questionario in qualità di “erede” del contribuente così come avere ricevuto notifica dell’avviso di accertamento, indirizzato agli “eredi” del contribuente.

note

[1] Cass. sent. n. 50482/14.

[2] CTR Lombardia sent. n. 98 del 13/09/2011.

[3] Art. 48 D.lgs. n. 346/1990

[4] Ag. Entrate risoluzione n. 2/E/2013.

[5] CTR Brescia sent. n. 201/2013.


1 Commento

  1. Salve volevo osservare che, salvo errori, il massimale contrattuale entro cui la banca risponde in caso di rapina solitamente sono 10.000, e non 100.000 Euro: se si vuole essere garantiti per un rimborso, in caso di furto in banca, oltre i 10.000 Euro, bisogna stipulare una assicurazione con compagnia indicata dalla banca, e questo genera costi notevolmente superiori al canone che si paga annualmente, normalmente richiesto per la copertura standard sino a 10K – cordiali saluti. Alberto

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