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Diritti di una compagna

22 Agosto 2019 | Autore:
Diritti di una compagna

Quali sono i diritti di una donna non sposata? Qual è la differenza tra coppia di fatto e convivenza di fatto? Quali sono i diritti dei conviventi?

Il matrimonio è un passo importante, una scelta che non tutti sono disposti a fare, pur amando il proprio partner e volendo condividere la propria vita. Dal matrimonio, infatti, derivano una serie di obblighi specifici che probabilmente non tutti sono disposti ad assumersi; inoltre, l’eventuale fine della relazione obbligherebbe le parti ad effettuare il duplice passaggio della separazione e, poi, del divorzio. Proprio in ragione di ciò, molte coppie decidono di non sposarsi e, dunque, di vivere insieme senza formalizzare la propria unione. In un’ipotesi del genere, quali sono i diritti di una compagna?

È evidente che il problema si pone non tanto durante la convivenza, quanto successivamente, al termine del rapporto: è qui, nel momento finale, che sorgono le questioni più importanti, quelle riguardanti la tutela della parte debole. I diritti maturati durante la relazione sopravvivono alla cessazione del rapporto? Il tema, poi, si interseca con l’introduzione, da parte della legge Cirinnà, di due istituti giuridici che, in passato, erano sconosciuti all’ordinamento italiano: mi riferisco alla possibilità, per le coppie dello stesso sesso, si contrarre un’unione civile, e alle coppie in generale che non vogliano sposarsi di formalizzare al comune la propria condizione dando vita ad una convivenza di fatto. Oggi, pertanto, bisogna distinguere quali sono i diritti di una compagna all’interno di una mera coppia di fatto e quelli all’interno di una convivenza di fatto.

Coppia di fatto: cos’è?

Prima di parlare dei diritti di una compagna è bene che ti spieghi cosa prevede la legge a proposito di coppie di fatto e, più in generale, di convivenze. In genere, infatti, quando parliamo di “compagna” (o dell’equivalente maschile) facciamo riferimento ad una coppia che, pur vivendo insieme, non è sposata, per scelta oppure perché non ha ancora deciso di compiere il grande passo.

Come anticipato nell’introduzione, la legge italiana [1] offre alle coppie non sposate la possibilità di regolare i propri rapporti attraverso un istituto diverso dal matrimonio: mi riferisco alla convivenza di fatto. Per le coppie dello stesso sesso, invece, sono state introdotte le unioni civili.

Pertanto, possiamo dire che, quando parliamo dei diritti di una compagna, dobbiamo fare riferimento alla mera coppia di fatto, cioè alla coppia che non solo non si è sposata, ma che non ha nemmeno formalizzato la propria convivenza mediante registrazione presso il Comune di residenza. Prosegui nella lettura se vuoi conoscere le differenze tra una coppia di fatto e una convivenza di fatto.

Convivenza di fatto: cos’è?

Secondo la legge, si intendono per conviventi di fatto due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

La convivenza di fatto può essere attestata da un’autocertificazione, redatta in carta libera e presentata al Comune di residenza, nella quale i conviventi dichiarano di convivere allo stesso indirizzo anagrafico. Il Comune, fatti gli opportuni accertamenti, rilascia il certificato di residenza e stato di famiglia. Non vi è alcun obbligo per i conviventi di presentare la predetta autocertificazione, in quanto la convivenza può essere provata con ogni strumento, anche con dichiarazioni testimoniali.

I diritti dei conviventi di fatto

Per la legge, i conviventi di fatto, cioè coloro che hanno registrato la propria convivenza in Comune, godono di una posizione privilegiata rispetto alle coppie che, al contrario, non hanno ufficializzato la propria coabitazione. Da tale posizione derivano alcuni diritti:

  • i conviventi di fatto hanno gli stessi diritti spettanti al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario;
  • in caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita, di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali, secondo le regole previste per i coniugi e i familiari;
  • ciascun convivente di fatto può designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati nel caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute, ovvero in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie;
  • in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni. Ove nella stessa coabitino figli minori o figli disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni;
  • nei casi di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto di locazione della casa di comune residenza, il convivente di fatto ha facoltà di succedergli nel contratto (diritto che, come vedremo, spetta anche alla compagna nella coppia di fatto);
  • nel caso in cui l’appartenenza ad un nucleo familiare costituisca titolo o causa di preferenza nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, di tale titolo o causa di preferenza possono godere, a parità di condizioni, i conviventi di fatto;
  • al convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente spetta una partecipazione agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi, nonché agli incrementi dell’azienda commisurata al lavoro prestato;
  • Il convivente di fatto può essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno, qualora l’altra parte sia dichiarata interdetta o inabilitata;
  • in caso di decesso del convivente di fatto, derivante da fatto illecito di un terzo, nell’individuazione del danno risarcibile alla parte superstite si applicano i medesimi criteri individuati per il risarcimento del danno al coniuge superstite. Come vedremo, anche la compagna all’interno di una coppia di fatto conserva il diritto al risarcimento nel caso di decesso del compagno;
  • i conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune con la sottoscrizione di un contratto di convivenza.

Compagna nella coppia di fatto: ha diritti?

Alla luce di tutto quanto sopra illustrato possiamo dire che, quando parliamo di diritti di una compagna, facciamo inevitabilmente riferimento alla posizione giuridica rivestita da una donna all’interno di una coppia di fatto; se si trattasse di una convivenza di fatto, cioè di una coabitazione dichiarata al Comune, dovremmo infatti parlare di convivente, non di compagna.

Ora, va da sé che i diritti di una compagna sono pochi e residuali rispetto a quelli che la legge prevede per gli sposi e per i conviventi di fatto: ciò perché coloro che coabitano ma che non decidono di formalizzare, né con il matrimonio né con la registrazione al Comune, la propria unione compiono una scelta precisa, che è quella di rimanere anonimi nei confronti della legge.

Mentre in passato la legge offriva solamente il matrimonio come possibilità di sancire formalmente una relazione sentimentale, oggi v’è la possibilità di scegliere il più blando regime della convivenza di fatto. Chi rifiuta anche questa, non potrà poi lamentarsi degli scarsi diritti che gli sono attribuiti.

Ad ogni modo, la legge e la giurisprudenza riconoscono alcuni diritti anche alla compagna che abbia convissuto con il proprio uomo, anche nel caso in cui la relazione sia oramai giunta al termine. Analizziamo i principali.

I principali diritti di una compagna

Di seguito l’elenco dei principali diritti che spettano ad una compagna:

  • diritto di continuare a vivere nella casa del compagno anche al termine della relazione. Più nello specifico, se l’abitazione in cui si è svolta la convivenza è di proprietà del compagno, al termine della relazione la donna non può essere mandata via su due piedi, ma ha diritto a permanere per il tempo necessario a trasferirsi in una nuova casa;
  • diritto di subentrare nel contratto di locazione alla morte del compagno, fino alla sua naturale scadenza;
  • diritto all’affidamento dei figli: i rapporti tra i genitori, sposati o conviventi che siano, non intacca i doveri nei confronti della prole;
  • diritto al risarcimento del danno nel caso di morte del compagno. Se l’uomo muore per fatto illecito di un terzo (per esempio, a causa di un sinistro stradale o di un’aggressione), la compagna ha diritto ad essere risarcita, al pari di un coniuge o di un convivente di fatto. Perché si abbia effettivamente diritto al risarcimento, però, occorre dimostrare che la convivenza sia stata stabile e duratura nel tempo e che, se non fosse intervenuta l’altrui azione illecita, sarebbe proseguita. In pratica, mentre al coniuge o al convivente di fatto spetta solamente dimostrare, formalmente, che l’unione era ancora in essere, alla compagna spetta di dimostrare l’effettività della convivenza e della relazione sentimentale;
  • diritto a trattenere i regali e il danaro ricevuto. Al termine della relazione, il compagno non può chiedere la restituzione di ciò che è stato regalato o comunque dato alla compagna in ragione della relazione oramai finita. Dunque, la donna potrà trattenere tutto ciò che ha ricevuto dal compagno: versare del denaro al partner, durante la convivenza, configura, nel rispetto dei principi di proporzionalità e adeguatezza, l’adempimento di un’obbligazione naturale, essendo espressione della solidarietà tra due persone unite da un legame stabile e duraturo.
  • diritto al risarcimento dei danni nel caso di violazione degli obblighi familiari. La donna che sia maltrattata (al di fuori delle ipotesi penali, ovviamente) oppure privata della necessaria assistenza morale e materiale, può chiedere al giudice la liquidazione del risarcimento dei danni morali e materiali patiti. Pensa all’uomo che, dopo una lunga convivenza con la sua compagna la quale, peraltro, sta portando avanti una gravidanza difficile, decida all’improvviso di interrompere la relazione per intraprenderne un’altra, abbandonandola in precarie condizioni economiche.
  • diritto al permesso di soggiorno. Ai fini del rilascio del permesso di soggiorno rileva anche la convivenza stabile dello straniero che dimostri di trarre da tale tipo di rapporto mezzi leciti di sostentamento;
  • diritto a non subire maltrattamenti, i quali non solo darebbero luogo al risarcimento dei danni, ma anche al reato di maltrattamenti in famiglia, il quale può configurarsi non soltanto nel caso di coppia sposata ma, più in generale, nel caso di ogni convivenza: il codice penale [2] dice che chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da due a sei anni.

note

[1] Legge n. 76/2016 del 20.05.2016 (legge Cirinnà).

[2] Art. 572 cod. pen.

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3 Commenti

    1. L’Inps, con circolare nr. 84 del 5 maggio 2017, ha stabilito che è possibile chiedere gli assegni familiari per il convivente di fatto a carico purché:
      1. la coppia di conviventi abbia stipulato un contratto di convivenza;
      2. nel contratto di convivenza emerga con chiarezza l’entità dell’apporto economico di ciascuno alla vita in comune.

  1. ma come si fa a redigere un articolo su una legge che garantisce entrambi i componenti di una coppia di fatto o convivente trattando la fattispecie solo al femminile. Sarebbe più corretto astenersi da certe posizioni di genere e trattare un tema legale in modo neutro, dato che la legge tutela non solo le compagne ma anche i compagni che si trovino nelle medesime situazioni. Grazie

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