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Governo e consultazioni: le ultime notizie

21 Agosto 2019 | Autore:
Governo e consultazioni: le ultime notizie

Le posizioni di M5S, Lega e Pd a poche ore dall’appuntamento al Quirinale per decidere le sorti del Paese. Cosa si dice, cosa si negozia, cosa si trama.

Terminata la prima giornata di consultazioni, quella di domani rappresenterà un primo importante bivio per i successivi sviluppi della crisi di governo, visto che al Quirinale sfileranno le forze politiche più consistenti: alle 10 Fratelli d’Italia, quindi alle 11 e alle 12, rispettivamente, Pd e Forza Italia. Nel pomeriggio, alle 16 e alle 17, Lega e M5S.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, avrà quindi un primo quadro sui possibili sbocchi della crisi, vale a dire se si possa arrivare ad un nuovo governo o se invece siano inevitabili scioglimento delle Camere ed elezioni anticipate.

Se dovesse profilarsi l’ipotesi concreta di una trattativa propedeutica alla formazione di un governo con una solida base parlamentare e programmatica, il Capo dello Stato potrebbe concedere alle forze politiche che abbiano manifestato questa intenzione qualche giorno di tempo per verificare se il dialogo possa realmente avere un seguito positivo. Tempi brevi, comunque. Al massimo tra lunedì e martedì potrebbe quindi essere programmato un nuovo rapido giro di consultazioni per consentire a Mattarella di capire se c’è la possibilità di conferire l’incarico di formare un nuovo governo o se invece il tentativo si è rivelato vano e quindi le elezioni anticipate sono l’unica strada percorribile.

La crisi di governo

Il giorno dopo il lungo pomeriggio al Senato in cui si è consumata la crisi di governo con le comunicazioni e le successive dimissioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sale la febbre politica in vista delle imminenti consultazioni al Quirinale. Qui, si dovrà decidere l’immediato futuro del Paese, se trovare una maggioranza che regga un nuovo Governo oppure azzerare tutto e portare l’Italia alle elezioni, nemmeno un anno e mezzo dopo l’ultima convocazione alle urne. Che sta succedendo prima delle consultazioni all’interno dei vari partiti e tra di loro? Quali sono le ultime notizie?

Parlano i politici, parlano i rappresentanti dei consumatori e degli imprenditori. I primi cercano di salvare la faccia e di trovare una soluzione che non costringa il Presidente Mattarella a portare l’Italia alle elezioni da qui a breve tempo. Gli altri chiedono di non affondare un Paese già messo in difficoltà economica e piombato in uno scontro sociale senza precedenti negli ultimi decenni.

Con il beneficio del dovuto aggiornamento, perché le posizioni del leader politici possono cambiare nell’arco di pochi secondi, ecco le ultime notizie dai tre principali partiti prima delle consultazioni previste al Quirinale.

Consultazioni: la linea del Pd

Partiamo dal Partito Democratico perché è quello che, alla vigilia delle consultazioni al Quirinale con il presidente della Repubblica, ha convocato la direzione e ha dettato le linee guida per tenere in piedi un Governo ed evitare lo scioglimento delle Camere.

La notizia è che il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, non chiude le porte al Movimento 5 Stelle per tenere in piedi un Governo. Anzi: la direzione gli ha dato pieno mandato per trattare un eventuale accordo con il M5S. Il segretario, quindi, potrebbe recarsi domani da Mattarella non per chiedere subito le elezioni ma per dirgli che potrebbe tenere in piedi la legislatura grazie ad un patto con i grillini.

A quali condizioni, però? Ecco i cinque punti richiesti da Zingaretti per un Governo di legislatura alternativo al voto:

  • appartenenza leale all’Unione europea: basta conflitti, basta diffidenze, ma lavoro in sintonia con Bruxelles;
  • riconoscimento pieno della democrazia rappresentativa, a cominciare dalla centralità del Parlamento;
  • il lavoro sull’ambiente basato sullo sviluppo della sostenibilità;
  • una nuova gestione dei flussi migratori rendendo l’Europa protagonista in pieno di questo fenomeno;
  • l’apertura di una stagione di investimenti che rappresenti una svolta nelle proposte economiche e sociali in chiave redistributiva.

Se ne aggiunge a metà pomeriggio una sesta condizione, non indifferente: il Pd non sosterrà mai un Governo presieduto da Giuseppe Conte. Zingaretti esclude di tenere in piedi un Conte-bis, cioè un Esecutivo con a capo l’uomo che fino a ieri ha combattuto. Si deve cercare un altro nome.

Se i pentastellati sono disposti a ragionare su questa base, forse si possono evitare le urne. Zingaretti, infatti, ha premesso di non avere mai demonizzato i grillini, anzi: «Sono stato oggetto di critiche a volte feroci perché ho tentato di sviluppare un’analisi attenta su questo movimento, ma non posso ignorare differenze enormi he riguardano princìpi, un’idea di Europa di democrazia. Non facciamo finta che queste differenze siano scomparse – conclude Zingaretti – ma lavoriamo sui contenuti e sul merito».

Consultazioni: la linea del M5S

Il Movimento 5 Stelle, la formazione che per ultima si recherà al Quirinale per le consultazioni in quanto quella con maggiore presenza in Parlamento, non solo non chiude la porta al Pd, ma la apre prima ancora che Zingaretti bussi e dica «permesso». Un po’ perché è l’ultima spiaggia che ha per restare al Governo, cosa piuttosto improbabile se si dovesse andare al voto. Un po’ perché spera di recuperare dei consensi tra il suo elettorato avendo l’occasione di portare a termine qualche promessa in più fatta prima del 4 marzo dello scorso anno. E un po’ perché l’acerrimo nemico, il bersaglio perenne dei loro attacchi, quel Matteo Renzi che ieri hanno persino applaudito i senatori pentastellati al Senato quando si è scagliato contro Salvini, ha promesso che ad un eventuale governo non ci sarà. Che toglierà il disturbo, anche se sarebbe meglio dire l’ingombro.

Come abbiamo già segnalato in altre occasioni, il Movimento 5 Stelle non ha mai avuto nulla da dire su Zingaretti, anche perché appena arrivato alla segreteria dei Dem, ma su Renzi. Stringere un accordo con un premier che ha perso un referendum e che, per questo, è stato costretto a dimettersi potrebbe essere un pasticcio facilmente digeribile. Farlo con uno sconosciuto che non è mai stato giudicato dall’elettorato se non in positivo quando ha vinto le elezioni a Governatore del Lazio, se non altro, lascia il beneficio del dubbio.

Il Movimento, alla vigilia delle consultazioni, si dice compatto. Lascia tutto nelle mani del capo politico Luigi Di Maio, incaricato di portare a termine o di abortire un eventuale accordo con il Pd.

C’è, però, un nodo importante che una parte del M5S stenta a sciogliere. Riguarda la Regione Lazio: come si fa a spiegare agli elettori – si domanda il consigliere regionale pentastellato Davide Barillari – che in questa sede siamo opposizione contro la politica di Zingaretti e poi stringiamo un accordo di governo proprio con il suo Pd?

Consultazioni: la linea della Lega

Poco da segnalare sulla Lega all’indomani del dibattito al Senato dal quale, secondo alcuni osservatori, è uscito politicamente segnato in negativo Matteo Salvini. Non ha convinto il suo discorso, nel quale non ha di fatto aggiunto nulla che non avesse detto durante il dibattito tenuto nella stessa Aula una settimana prima. Non hanno nemmeno convinto i suoi colpi di teatro, soprattutto il bacio al Rosario come provocazione al premier Conte ed il ritiro in extremis della mozione di sfiducia. In entrambi i casi, Salvini ha – volutamente o meno – creato un dibattito attorno a sé che potrebbe rivelarsi controproducente.

Oggi, Salvini è tornato alla carica: ha parlato dell’attaccamento degli avversari (anche di quelli fino a ieri alleati) alle poltrone. Ha detto no agli inciuci. Ha detto che la Lega è compatta, smentendo le voci sui malumori del sottosegretario Giorgetti, poco felice ieri sera della linea adottata dal Capo.

Ed ha ribadito con forza che la Lega andrà alle consultazioni di domani al Quirinale a dire al presidente della Repubblica quello che già sanno tutti: elezioni e basta. Nessun margine per altre soluzioni. Ci ha provato ieri, inutilmente, rinnovando al M5S la proposta di approvare la legge sul taglio dei parlamentari per poi andare al voto. Ci ha riprovato più tardi ritirando la mozione contro il Governo di cui fa ancora parte (non si è dimesso) per capire che cosa avrebbe detto Conte nella controreplica alla fine del dibattito. Forse voleva che il premier abboccasse e concedesse il tempo di una tregua. O forse voleva che succedesse quel che alla fine è successo: che fosse il presidente del Consiglio ormai dimissionario a buttare giù il castello di carte per poi poter dire: «Ci abbiam provato fino all’ultimo».

Ciò che sicuramente Salvini non si aspettava è che Conte facesse notare al Capitano la mancanza di coraggio di navigare fino al porto che aveva scelto (la crisi di governo) e che, in questo modo, abbia costretto il premier a prendere il timone e ad approdarci da solo. Sapendo che Mattarella avrebbe fatto sbarcare tutti senza tenerli in alto mare per giorni.



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