Diritto e Fisco | Articoli

Legge 104: come funziona?

2 Settembre 2019
Legge 104: come funziona?

Sono molte le norme con le quali il nostro ordinamento cerca di sostenere ed aiutare le persone affette da disabilità garantendo loro un trattamento di favore in molti ambiti. 

Il nostro ordinamento si ispira a principi di solidarietà umana e di uguaglianza; per questo, le istituzioni sono chiamate a porre in essere tutte quelle misure che possano sostenere ed aiutare chi ha delle problematiche che rischiano di farlo restare indietro. Tra questi soggetti troviamo senza dubbio i disabili i quali, a causa dei loro limiti fisici o psichici, sono destinatari di una normativa di sostegno in diversi ambiti. Una delle principali normative che persegue questa finalità è la Legge 104.

Legge 104: come funziona? Questa legge è uno dei pilastri nella tutela della disabilità e prevede una serie di benefici e di tutele non solo a favore della persona colpita da uno stato di disabilità, ma anche nei confronti dei familiari del disabile che devono provvedere a svolgere, nei suoi confronti, attività di assistenza e di cura.

Legge 104: cos’è?

Nascere con una disabilità o avere in famiglia un figlio o un coniuge disabile costituisce una forte limitazione. La persona disabile rischia di avere molte meno opportunità rispetto alla persona sana. Il nostro ordinamento, che intende rimuovere gli ostacoli che rendono diverse le opportunità tra le persone, ha emanato una serie di normative che mirano a tutelare le persone disabili e a introdurre nei loro confronti speciali diritti e peculiari tutele.

La Legge 104 [1] è, sicuramente, uno dei pilastri di questo sistema di protezione a favore della disabilità. La legge, infatti, è rubricata come legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate.

La legge chiarisce subito quali sono le finalità cui deve tendere la Repubblica Italiana, ossia:

  • garantire il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia della persona handicappata e promuoverne la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società;
  • prevenire e rimuovere le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana, il raggiungimento della massima autonomia possibile e la partecipazione della persona handicappata alla vita della collettività, nonché la realizzazione dei diritti civili, politici e patrimoniali;
  • perseguire il recupero funzionale e sociale della persona affetta da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali e assicurare i servizi e le prestazioni per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle minorazioni, nonché la tutela giuridica ed economica della persona handicappata;
  • predisporre interventi volti a superare stati di emarginazione e di esclusione sociale della persona handicappata.

Legge 104: a chi si applica?

Per capire a chi si applicano le tutele previste nella Legge 104 occorre chiarire cosa si intende per persona disabile o handicappata.

Lo stato di disabilità consiste in una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.

Lo stato di disabilità si definisce grave quando la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione.

Come vedremo, questa distinzione assume rilevanza poichè alcuni diritti previsti dalla Legge 104, come i permessi 104, spettano solo quando lo stato di disabilità assume il carattere della gravità.

Come si accerta la disabilità?

Lo stato di disabilità può determinare il diritto alle tutele previste dalla Legge 104 solo se viene certificato dalle competenti autorità pubbliche. Per ottenere la certificazione della disabilità occorre, in primo luogo, ottenere il cosidetto certificato introduttivo di disabilità da parte del proprio medico curante. Questo certificato fornisce un primo accertamento circa la presenza di uno stato di disabilità. Il certificato medico di disabilità viene rilasciato dal medico sia in modalità telematica che in formato cartaceo ed è valido per 90 giorni dalla data del rilascio.

Ottenuto questo documento, il disabile deve chiedere l’accertamento della disabilità tramite il relativo iter telematico presso il portale Inps. Si può procedere autonomamente, inserendo le proprie credenziali di accesso al sito Inps, oppure ci si può avvalere dell’ausilio di intermediari autorizzati, come ad esempio i patronati.

Il disabile troverà il certificato introduttivo del medico già online (grazie alla redazione telematica del certificato stesso) e potrà così associarlo alla propria domanda di disabilità. Una volta caricata la domanda, il disabile riceverà la relativa ricevuta e gli verrà subito proposta una data per effettuare la visita presso la commissione Asl competente per territorio.

La commissione, lette le carte e visitato il disabile, dovrà decretare o meno lo stato di disabilità. Il certificato di disabilità rilasciato dalla commissione Asl potrà essere definitivo se lo stato di disabilità è irreversibile oppure soggetto a revisione ad una certa data. In questo secondo caso, il disabile dovrà essere nuovamente visitato dalla commissione Asl nella data indicata per verificare il perdurare o meno dello stato di disabilità.

Legge 104: quali diritti a favore dei disabili?

La Legge 104 prevede tutta una serie di diritti a favore della persona disabile o handicappata che riguardano i seguenti ambiti:

  • prevenzione e diagnosi precoce;
  • cura e riabilitazione;
  • inserimento ed integrazione sociale;
  • servizio di aiuto personale;
  • soggiorno all’estero per cure;
  • diritto all’educazione e all’istruzione;
  • integrazione scolastica;
  • formazione professionale;
  • rimozione di ostacoli per l’esercizio di attività sportive, turistiche e ricreative;
  • eliminazione o superamento delle barriere architettoniche;
  • mobilità e trasporti collettivi;
  • esercizio del diritto di voto;
  • protesi e ausili tecnici.

Questa serie di norme mira a consentire al disabile un pieno inserimento nella vita sociale, educativa, civile e lavorativa del nostro paese cercando di evitare il rischio di marginalizzazione sociale e di esclusione delle persone handicappate.

Legge 104: i permessi retribuiti

L’altro intervento, sicuramente tra i più conosciuti, introdotto dalla Legge 104 riguarda il diritto sia della persona disabile che sia anche un lavoratore dipendente sia dei familiari di persone con disabilità grave a dei permessi retribuiti che consentono loro di assentarsi dal lavoro pur mantenendo la relativa retribuzione che viene erogata, attraverso una specifica indennità dall’Inps.

In particolare, la persona con disabilità in stato di gravità ha diritto ai seguenti permessi retribuiti sul posto di lavoro:

  • 2 ore al giorno di permesso retribuito (che scendono ad 1 ora nel caso di giornate semifestive); oppure in alternativa;
  • 3 giorni al mese di permesso retribuito, fruibili a giornate intere oppure frazionabili in ore, non cumulabili in più mesi anche se non utilizzati.

E’ il disabile a scegliere se fruire delle due ore al giorno di permesso oppure dei tre giorni al mese. Resta però inteso che questa scelta non è modificabile all’interno del mese di calendario, salvo il caso di esigenze sopravvenute ed impreviste che rendano necessaria una diversa programmazione delle assenze retribuite.

Le ore o le giornate di permessi sono retribuiti con una relativa indennità posta a carico dell’Inps. Sarà il datore di lavoro ad anticipare mensilmente l’importo a carico dell’Inps che, successivamente, verrà compensato con i contributi previdenziali che l’azienda deve erogare all’istituto previdenziale.

Le ore o le giornate di permesso retribuito sono, a tutti gli effetti, equivalenti a ore o giornate di effettivo lavoro. Infatti, i permessi sono coperti da contribuzione pensionistica figurativa e, dunque, il dipendente non perde nulla sotto il profilo pensionistico.

Inoltre, queste ore e giornate contribuiscono a far maturare tutti i cosiddetti istituti retribuitivi riflessi come ferie, rol, festività soppresse, tredicesima, quattordicesima, laddove tali diritti siano previsti dal contratto collettivo di lavoro applicato.

Oltre al disabile-lavoratore, che ha diritto come abbiamo visto a dei permessi per il proprio stato di disabilità, la legge conferisce questo diritto anche a quel lavoratore che è chiamato ad assistere un figlio, minorenne o maggiorenne, oppure il coniuge o, ancora, altri familiari che siano affetti da uno stato di disabilità in situazione di gravità.

Il diritto ai permessi non spetta se i disabili sono ricoverati a tempo pieno. In tal caso si presume, infatti, che i doveri di assistenza siano svolti dal personale sanitario della struttura di ricovero.

L’ammontare dei permessi 104 per i parenti del disabile dipende da una serie di variabili che riguardano, in particolare, l’età del figlio da assistere.

Tale diritto spetta non solo al coniuge regolarmente coniugato con unione matrimioniale ma anche al convivente more uxorio ed al partner dell’unione civile.

Inoltre, in taluni casi, il diritto al permesso retribuito di cui alla Legge 104 può essere riconosciuto anche ai parenti e agli affini fino al 3° grado. Questa estensione del diritto ai permessi 104, però, è possibile solo se il coniuge oppure i genitori (anche solamente uno di loro) del disabile in situazione di gravità:

  • abbiano compiuto 65 anni di età;
  • siano anche loro affetti a loro volta da patologie invalidanti;
  • siano deceduti;
  • siano di fatto mancanti (lo stato di mancanza può essere riconosciuto ad esempio in caso di celibato, di status di figlio naturale non riconosciuto, di divorzio, di separazione,
    di abbandono certificato dalle pubbliche autorità.

Infine, ricordiamo che, nonostante il datore di lavoro non possa di certo opporsi alla fruzione dei permessi 104 da parte di chi ne ha diritto in base alla legge, egli può richiedere una programmazione dei permessi a cadenza settimanale o mensile [2], a patto che il lavoratore sia in grado di individuare preventivamente le giornate di assenza, ea condizione che tale programmazione:

  • non comprometta il diritto del disabile ad un’effettiva assistenza;
  • segua criteri quanto più condivisi.

La condivisione e il dialogo con l’azienda nella programmazione dei permessi 104 sono, dunque, senza dubbio la strada migliore da seguire.


note

[1] L. n. 104/1992.

[2] Ministero del Lavoro, Nota n. 31/2010.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube