Politica | News

Nuovo presidente del Consiglio: i nomi in ballo

22 Agosto 2019 | Autore:
Nuovo presidente del Consiglio: i nomi in ballo

Governo subito anziché elezioni: chi lo guiderà? Un Conte-bis ha poche chances. L’alternativa è tra un governo politico e tra un governo tecnico.

Mentre sono ancora aperte le consultazioni al Quirinale si irrobustisce l’ipotesi di un nuovo Governo ad asse Movimento 5 stelle e Pd, con il possibile coinvolgimento anche di Leu e di Forza Italia. Iniziano così gli interrogativi su chi sarà il nuovo presidente del Consiglio, chiamato a guidare questo “governo di svolta” che segnerebbe il passaggio dalla vecchia maggioranza gialloverde di Lega e M5S ad una nuova maggioranza, stavolta giallorossa.

Quali sono i nomi in ballo? A parte le scherzose battute sul “nuovo capitano” Francesco Totti che già circolano da qualche ora sui social, bisogna dire che Mattarella vorrebbe risolvere la crisi in tempi rapidi, al massimo entro la prossima settimana. Non sarà il capo dello Stato a suggerire o proporre il nome del nuovo premier, ma riceverà le indicazioni dei partiti e darà il suo assenso se si convincerà che la strada è praticabile, affidando l’incarico ad un soggetto in grado di formare il nuovo esecutivo. Se i segnali dovessero concentrarsi su una possibilità concreta di una nuova maggioranza, Mattarella darebbe il via ad un secondo round di consultazioni tra lunedì e martedì prossimo e a quel punto conferirebbe un mandato esplorativo a uno dei nominativi che ora indichiamo tra i più probabili.

La lista non può che partire da Giuseppe Conte, il premier dimissionario che ha acquisito ulteriori consensi dopo il suo forte discorso in Senato. Però il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, è fortemente contrario ad un secondo governo guidato da Giuseppe Conte «che abbiamo sempre combattuto» e rifiuta di far entrare il suo partito in una nuova maggioranza sotto la sua guida. Più possibilista a questa ipotesi invece è Matteo Renzi, che controlla ancora una buona parte dei deputati e senatori Pd che siedono nei banchi dell’attuale Parlamento.

Lo stesso Matteo Renzi avrebbe qualche chance, dopo il recente disgelo con i 5 Stelle, ma non dimentica gli attacchi che il Movimento ha rivolto alla sua persona ed alla sua famiglia e inoltre dovrebbe scontrarsi con l’opposizione in casa, a partire dallo stesso Zingaretti. Finora infatti ha apertamente rifiutato la sua disponibilità a guidare un nuovo governo, salvo casi estremi.

Ma se la nuova maggioranza dovesse fondarsi sull’asse Pd – Movimento 5 Stelle è naturale che la guida del nuovo governo debba essere affidato a un esponente dei pentastellati anziché ad una figura proveniente da altri partiti.

Se il candidato dovesse essere espresso dai pentastellati – l’ipotesi più probabile, essendo la forza che gode della maggioranza relativa in Parlamento – la scelta potrebbe ricadere su Roberto Fico. L’attuale presidente della Camera dei deputati però appartiene a un’ala del Movimento diversa ed opposta a quella di Luigi Di Maio, che forse non gradirebbe molto l’ascesa politica del suo avversario. Questa soluzione però avrebbe il vantaggio di liberare il posto di presidente della Camera in favore di un esponente del Pd, che quindi la accetterebbe di buon grado. Per la base dei 5 Stelle sarebbe inoltre più facile accettare il “cambio di passo” del Movimento nella nuova alleanza con il Pd con un governo guidato da un proprio esponente di spicco ma diverso da colui che nel precedente governo aveva ricoperto il ruolo di vice premier e di ministro del Lavoro.

Nel gioco delle possibili maggioranze vengono in considerazione le proposte più varie: da nominativi “vecchi”, come quello dell’ex presidente del Consiglio Romano Prodi (nel caso in cui il sostegno al nuovo governo dovesse arrivare dai medesimi che hanno votato Ursula von der Leyen alla guida della Commissione Europea) a quello dell’altro ex presidente Enrico Letta (che però preferirebbe un incarico europeo, magari quello di Commissario) all’emergente Dario Franceschini, già ministro nei governi Renzi e Gentiloni e che sarebbe gradito al Pd senza trovare opposizione dagli altri.

Stavolta sembra anche possibile che il candidato alla presidenza sia una donna, per la prima volta nella storia repubblicana: il nome più accreditato che circola è quello di Paola Severino, avvocato e già ministro della Giustizia nel governo Monti. La Severino infatti piace al Pd e non è sgradita neppure ai pentastellati. Un’altra donna “papabile” è l’attuale vice presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia, che gode della stima del presidente Mattarella ed ha un ruolo “super partes” indipendente dai partiti politici.

Tutto questo però se la nuova maggioranza dovesse delinearsi forte e stabile; altrimenti – se prevalessero i “nì” e i distinguo delle varie forze politiche in campo – si dovrebbe percorrere ancora una volta la strada del governo tecnico, chiamato a varare la manovra finanziaria e la legge di bilancio programmate per il prossimo autunno, assumendosi la responsabilità di maggiori tasse e tagli alle spese.

In questo caso la scelta del nuovo premier ricadrebbe su un personaggio “non politico”, cioè non iscritto a nessun partito o movimento e che quindi garantirebbe imparzialità di trattamento senza favorire nessuno in particolare. Il primo nome che circola già da qualche giorno è quello di Raffaele Cantone, il magistrato napoletano che ha da poco lasciato la guida dell’Anac (Autorità Anticorruzione) e gode della necessaria autorevolezza e indipendenza.

C’è poi il nome di spicco di Mario Draghi: il presidente uscente della Bce ha visibilità internazionale ed esperienza economica riconosciuta, ma fino alla fine di ottobre sarebbe vincolato a guidare l’istituto europeo (il passaggio di consegne con la nuova presidente Christine Lagarde è previsto dal 1° novembre), e stando alle intenzioni del Capo dello Stato che vorrebbe risolvere la crisi al più presto non è possibile aspettare fino a quel momento.

A questo punto entrano in gioco gli economisti: tra gli attuali papabili emergono Giovannini e Cottarelli. Enrico Giovannini, che è stato presidente dell’Istat fino al 2013 e ministro del Lavoro nel governo Letta nel 2014. Il suo nome potrebbe essere gradito ai 5 Stelle per la sua esperienza nei campi delle politiche sociali e dello sviluppo sostenibile. Carlo Cottarelli invece è già noto alle cronache politiche per essere stato chiamato proprio da Mattarella nelle consultazioni esplorative all’indomani delle elezioni del 2018 per l’incarico di formare un governo.  Grande esperto di finanza pubblica (è noto con il soprannome di “mister forbici” per le sue proposte di taglio alla spesa) ha lavorato per 25 anni al Fondo Monetario Internazionale e recentemente è stato ospite di molte trasmissioni televisive dove ha spiegato il suo pensiero in materia di riforme, manovre e tassazione.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube