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Diritti degli immigrati

23 Agosto 2019 | Autore:
Diritti degli immigrati

Come si deve tutelare il cittadino straniero qualunque sia la sua condizione e provenienza. Salute, casa e lavoro: cosa prevede la legge?

Il fenomeno dell’immigrazione è diventato tale che, inconsciamente, si è arrivati a fare un distinguo mentale tra la figura dell’immigrato e quella dello straniero. Niente di più sbagliato, se ci pensi, visto che il nigeriano, il marocchino, lo svizzero, l’argentino, lo statunitense o il canadese sono esattamente uguali davanti alla legge: sono tutti cittadini extracomunitari che, se si trasferiscono in Italia per motivi di studio o di lavoro oppure per cercare un futuro migliore, si chiamano immigrati. Qualunque sia il colore della loro pelle o il mezzo utilizzato per arrivare nel nostro Paese. Come devono essere trattati in Italia? Quali sono i diritti degli immigrati?

Semmai, il distinguo va fatto su altre basi. Se si parla di provenienza, ci sono regole diverse per il cittadino comunitario e per quello extracomunitario (che arrivi dal Nordafrica o dal Nordamerica). Se si parla della motivazione che li ha portati sul territorio italiano, la questione si fa più articolata. C’è chi emigra per fare un’esperienza di studio o chi lo fa per trovare un’opportunità di lavoro che il suo Paese di origine non è in grado di offrirgli. Esattamente la stessa cosa che fanno i nostri ragazzi quando se ne vanno a studiare a Boston o a Oxford oppure sbarcano Londra, a Berlino o in Australia in cerca di quel futuro che oggi non trovano in Italia. E c’è, invece, chi scappa da una crisi molto più profonda, dalla perenne siccità o da una guerra e utilizza ogni mezzo per raggiungere un posto in cui tentare di cambiare vita. In quest’ultimo caso, quando l’immigrato si è lasciato alle spalle un conflitto armato che gli impedisce di vivere a casa sua, può ottenere lo status di rifugiato. In tutti questi casi, ci sono, comunque, dei requisiti che vanno rispettati e delle prestazioni garantite dalla legge, raccolte tra i diritti degli immigrati.

Nel corso degli anni, il fenomeno dell’immigrazione è cambiato e, con esso, sono cambiate anche le leggi sull’ingresso e sul soggiorno degli stranieri in Italia. Vediamo ad oggi quali sono i diritti degli immigrati in base al Testo unico sull’immigrazione [1] approvato dal Parlamento. Di quelli regolari, ma non solo. Da qualunque parte arrivino.

Immigrati: il diritto ad entrare in Italia

Un immigrato ha il diritto di entrare in Italia quando può dimostrare il motivo del suo soggiorno, le condizioni in cui intende restare nel nostro Paese ed i mezzi di sostentamento con cui prevede di mantenersi. Se non arriva per ragioni di lavoro, deve anche dimostrare di avere i mezzi economici per tornare nello Stato di provenienza.

Chi non è in possesso di questi requisiti non è ammesso in Italia, come nemmeno lo è chi può rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale o di uno dei Paesi con cui l’Italia ha un patto di libera circolazione di cittadini (ad esempio, uno Stato Ue).

Inoltre, l’immigrato ha diritto ad entrare in Italia solo se munito di passaporto valido o documento equipollente e del visto di ingresso se richiesto, rilasciato dalle rappresentanze diplomatiche consolari italiane nello Stato di provenienza o di stabile residenza. L’ingresso può essere consentito con visti per soggiorni fino a 90 giorni (ad esempio per visita o per turismo) o per quelli di lunga durata che comportino il rilascio di un permesso di soggiorno (per lavoro o per studio, ecc.).

Chi arriva in Italia in modo irregolare, cioè senza la documentazione richiesta, viene respinto alla frontiera o, se entrato nel territorio nazionale, espulso, a meno che debba essere trattenuto per procedere all’identificazione.

Immigrati: il diritto al permesso di soggiorno

L’immigrato ha il diritto di restare in Italia quando ha un regolare permesso di soggiorno rilasciato dal nostro Paese o da uno Stato dell’Unione europea per l’attività riportata sul visto di ingresso. Il permesso va richiesto al questore della provincia in cui si trova entro otto giorni lavorativi dalla data di ingresso nel territorio nazionale.

Ci possono essere delle modalità particolari quando il motivo del soggiorno è:

  • turismo;
  • giustizia;
  • attesa di emigrazione in un altro Paese;
  • esercizio delle funzioni di ministro di culto;
  • soggiorno in casa di cura, ospedale, istituto civile, ecc.

L’immigrato ha diritto al permesso di soggiorno gratuito in caso di:

  • rilascio e rinnovo per asilo;
  • richiesta di asilo politico;
  • protezione sussidiaria;
  • motivi umanitari.

La durata del permesso di soggiorno è quella indicata sul visto di ingresso e, comunque, non può essere:

  • superiore a tre mesi per turismo, visite e affari;
  • superiore a sei mesi per lavoro stagionale o a nove mesi per i lavori stagionali che richiedono tale durata;
  • superiore a un anno per motivi di studio. Il permesso è rinnovabile nel caso in cui si debba prolungare il soggiorno per frequentare dei corsi pluriennali;
  • superiore a due anni per lavoro autonomo, subordinato a tempo indeterminato o per ricongiungimenti familiari;
  • superiore alle necessità appositamente documentate negli altri casi consentiti.

Immigrati: il diritto all’eguaglianza e alla pari dignità

La Costituzione italiana prevede che la Repubblica riconosca e garantisca i diritti inviolabili dell’uomo [2], sia come singolo sia nelle formazioni sociali in cui svolge la sua personalità. Chiede, inoltre, l’adempimento degli inderogabili doveri di solidarietà economica, politica e sociale ed allarga la condizione giuridica dello straniero a quanto disposto dalle norme e dai trattati internazionali [3].

Alla luce di tutto questo, tra i diritti degli immigrati c’è sicuramente quello all’eguaglianza e alla tutela delle esigenze fondamentali della condizione umana che vanno oltre i limiti dei confini territoriali ed i legami con una determinata cittadinanza.

Secondo la Corte Costituzionale [4], la tutela dei diritti inviolabili dell’uomo riportata nella Carta non distingue tra cittadini italiani e stranieri. Pertanto, la Costituzione stessa garantisce agli immigrati la pari dignità sociale e l’eguaglianza davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali [5]. La Repubblica – prosegue il testo della Costituzione che, come ricorda la Consulta, riguarda anche gli stranieri – ha il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono i pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Detto ciò, quali sono i diritti inviolabili degli immigrati? Sono:

  • il diritto alla vita, che comprende il divieto di essere condannato a morte e ad essere estradato verso un Paese in cui lo straniero possa essere condannato alla pena capitale o subire un danno grave;
  • il diritto alla libertà e alla sicurezza personale, tranne in caso di arresto o di detenzione legittimi;
  • il diritto a non essere ridotto in schiavitù o ad essere costretto a svolgere dei lavori forzati;
  • il diritto a non subire trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti;
  • il diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del domicilio e della corrispondenza, senza alcuna interferenza non prevista dalla legge;
  • il diritto a manifestare il proprio pensiero, che include la libertà di opinione e di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza interferenze, salvo i limiti di legge;
  • il diritto alla libertà di pensiero, di religione e di coscienza e la libertà di manifestarlo individualmente o collettivamente per mezzo di culto pubblico o privato o del compimento di riti;
  • il diritto al riconoscimento della personalità, della capacità giuridica e della propria cittadinanza;
  • il diritto al rispetto del principio di legalità in materia penale;
  • il diritto alla libertà di riunione pacifica e di associazione;
  • il diritto di sposarsi e di formare una famiglia;
  • il diritto all’istruzione;
  • il diritto ad agire in giudizio per tutelare i propri diritti in materia civile, penale ed amministrativa davanti ad un giudice indipendente;
  • il diritto alla difesa, compreso quello ad essere assistito gratuitamente da un legale se non ha i mezzi per pagare un avvocato di fiducia, e da un interprete.

Immigrati: i diritti dei minori

Nell’insieme dei diritti degli immigrati, assumono particolare rilevanza quelli che interessano i minori. L’Italia ha ratificato la Convenzione sui diritti del fanciullo siglata nel 1989 a New York dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite [6]. Attraverso questo accordo, l’Italia si impegna a garantire in modo completo ed effettivo la protezione dei minori anche attraverso speciali forme di assistenza ed evitando:

  • che il bambino venga separato dai genitori contro la sua volontà, a meno che venga disposto nel suo interesse;
  • che non ci possa essere un ricongiungimento familiare;
  • che il bambino venga rapito o venduto o che rimanga vittima di qualsiasi tipo di traffico di minori;
  • che il bambino venga discriminato, indipendentemente dalla nazionalità o dalla regolarità del soggiorno del genitore.

Sono, inoltre, dei diritti degli immigrati minorenni:

  • essere registrati immediatamente alla nascita con un nome ed una cittadinanza;
  • conoscere, finché possibile, i genitori ed essere cresciuto da loro;
  • preservare la propria identità.

Immigrati: il diritto alla salute

Appurato, come abbiamo visto, che le leggi internazionali e la stessa Costituzione garantiscono agli immigrati gli stessi diritti dei cittadini italiani, non si può non tenere in considerazione gli articoli della Carta costituzionale in cui si tutela la salute come diritto primordiale dell’individuo [7], indipendentemente dalla sua nazionalità, e si riconosce il diritto all’assistenza e alla previdenza sociale.

Occorre, a questo punto, fare un distinguo tra gli stranieri provenienti da uno Stato dell’Unione europea, dalla Svizzera o dello Spazio economico europeo, i cittadini che arrivano da un Paese extracomunitario e quelli che non hanno un regolare permesso di soggiorno.

Assistenza sanitaria per stranieri Ue o See

Chi arriva da uno Stato dell’Unione europea, dello Spazio economico europeo (Liechtenstein, Islanda e Norvegia) o dalla Svizzera ha diritto all’assistenza sanitaria in Italia se è in possesso:

  • della tessera europea di assicurazione malattia (la tessera sanitaria europea);
  • l’attestato di diritto.

Questi due documenti danno il diritto agli immigrati di questi Paesi all’assistenza sanitaria da parte del Servizio sanitario nazionale alle stesse condizioni dei cittadini italiani. Dovranno, quindi, pagare il ticket senza anticipare le spese per le prestazioni.

Tuttavia, la normativa Ue in materia [8] prevede che il cittadino europeo possa usufruire dell’assistenza sanitaria in Italia anche in forma indiretta, cioè anticipando le spese delle prestazioni e chiedendo in un momento successivo al proprio Paese di origine il rimborso di quanto pagato in base alle proprie tariffe.

Assistenza sanitaria per stranieri extracomunitari regolari

L’immigrato con regolare permesso di soggiorno che proviene da uno Stato extracomunitario ha diritto all’assistenza sanitaria in Italia con modalità diverse a seconda del motivo per il quale si trova nel nostro Paese.

Chi è presente in modo temporaneo per un periodo non superiore ai 90 giorni, come ad esempio un turista, può beneficiare delle prestazioni urgenti e di elezione pagando le relative tariffe regionali.

Chi, invece, ha un regolare permesso di soggiorno può iscriversi al Servizio sanitario nazionale presso l’Asl del Comune di residenza anagrafica o territorialmente competente nel domicilio indicato sul permesso. Attraverso l’iscrizione al Ssn, l’immigrato può avere un medico di base ed ha garantita l’assistenza anche per i familiari a carico regolarmente soggiornanti in Italia.

Assistenza sanitaria per stranieri extracomunitari irregolari

Anche gli immigrati irregolari hanno diritto all’assistenza sanitaria in Italia in determinati casi. Pur non potendo iscriversi al Servizio sanitario, infatti, i clandestini possono usufruire di cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o, comunque, essenziali e continuative per malattia ed infortunio. In sostanza, hanno diritto a ricevere le cure mirate ad evitare un pericolo di vita ma anche gli esami diagnostici e le cure terapeutiche nei casi in cui il rischio per la vita non sia imminente ma possa sopraggiungere in futuro.

Tra le cure urgenti ed essenziali sono comprese quelle per tutelare la gravidanza e la maternità. Nei primi 6 mesi di attesa, la donna ha diritto ad un permesso di soggiorno che consenta l’iscrizione temporanea al Ssn, previa dichiarazione di indigenza da parte dell’interessata. In questo modo, non dovrà pagare la quota di prestazione.

Immigrati: il diritto al lavoro

Tra i diritti degli immigrati c’è anche quello a poter svolgere in Italia un lavoro che consenta loro di potersi mantenere e di soddisfare le loro necessità. Anche in questo caso, c’è differenza tra gli stranieri che arrivano da un Paese Ue e quelli extracomunitari.

I cittadini dell’Unione europea hanno il diritto di circolare e di soggiornare liberamente in Italia e possono svolgere qualsiasi tipo di lavoro, subordinato o autonomo, alle stesse condizioni degli italiani. La loro assunzione, pertanto, avviene con le stesse modalità.

Diversa la situazione dei cittadini extracomunitari:

  • se residenti in Italia, hanno diritto al lavoro purché siano in possesso di un permesso di soggiorno che consenta loro di svolgere un’attività nel nostro Paese. I datori di lavoro non dovranno compilare il modello Q, detto anche contratto di soggiorno, ma il modello unificato Lav o Unilav;
  • se residenti all’estero, hanno diritto al lavoro se rientrano nelle quote massime d’ingresso stabilite ogni anno dai decreti riguardanti i flussi per motivi di lavoro. I datori devono presentare richiesta di nulla osta allo Sportello unico per l’immigrazione della provincia in cui verrà svolta la prestazione.

Immigrati: il diritto alla casa

Premesso, come detto, che lo straniero comunitario ha gli stessi diritti di soggiorno rispetto ai cittadini italiani e che, quindi, l’acquisto o l’affitto di una casa passano dalle stesse procedure, per quanto riguarda gli immigrati extracomunitari ci sono alcuni requisiti per vedere soddisfatto questo diritto.

Il Testo unico sull’immigrazione stabilisce che chi è in possesso di un regolare permesso di soggiorno ed è iscritto alle liste di collocamento oppure è occupato in una regolare attività di lavoro subordinato o autonomo, ha diritto ad accedere:

  • all’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica in parità di condizioni rispetto agli italiani;
  • ai servizi di intermediazione di agenzie locali per l’accesso al credito agevolato;
  • al credito agevolato in materia edilizia e di recupero, acquisto o affitto della prima casa;
  • alle abitazioni predisposte attraverso contributi regionali a opera di risanamento igienico-sanitario di proprietà di enti pubblici o privati;
  • agli alloggi sociali realizzati da Comuni con maggiore presenza di stranieri o da associazioni, fondazioni o altri enti pubblici o privati, pagando una quota calmierata a parità di condizioni rispetto agli italiani, per una sistemazione temporanea in attesa di trovare un alloggio definitivo;
  • ai centri di prima accoglienza predisposti e gestiti da Regioni e/o Comuni in collaborazione con associazioni e organizzazioni di volontariato che operano nell’aiuto temporaneo agli immigrati.

note

[1] Dlgs. del 25.07.1998.

[2] Art. 2 Costituzione italiana.

[3] Art. 10 Costituzione italiana.

[4] Corte Cost. sent. n. 199/1986 del 18.07.1986.

[5] Art. 3 Costituzione italiana.

[6] Legge n. 176/1991 del 27.05.1991.

[7] Artt. 32 e 38 Costituzione italiana.

[8] Direttiva Ue n. 24/2011 del 09.03.2011.


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