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Ferie: sono obbligatorie?

23 Agosto 2019 | Autore:
Ferie: sono obbligatorie?

Il dipendente è tenuto a fruire delle ferie periodicamente, oppure è possibile convertire le giornate di vacanza spettanti in un’indennità?

Dopo un anno di duro lavoro, poter fruire di almeno due settimane di vacanza è fondamentale per riprendersi, per poter passare un po’ di tempo con amici e famiglia e riuscire a godere di qualche momento di svago.

C’è però chi preferisce evitare di assentarsi per le ferie estive: alcuni, in quanto preferiscono fruire delle ferie in altri periodi dell’anno, nei quali spostarsi sia meno problematico; altri, invece, preferiscono non godere affatto delle ferie e accantonarle per ottenere una cospicua indennità.

In diversi casi, è il datore di lavoro a impedire ai dipendenti di godere delle ferie: questo accade soprattutto nelle aziende in cui il personale è insufficiente a far fronte alla mole di lavoro; in queste imprese, l’emergenza è costante e i permessi e le ferie concessi nell’anno sono pochissimi.

Ma il datore di lavoro può rifiutarsi di mandare il lavoratore in ferie? Le ferie sono obbligatorie? Il lavoratore può prendere le ferie quando vuole, oppure può rifiutarsi di godere di queste assenze in modo assoluto?

E le ferie non godute possono essere monetizzate, cioè convertite in un’indennità?

Proviamo a fare chiarezza su tutti questi aspetti, ricordandoci innanzitutto che le ferie sono un diritto irrinunciabile di tutti i lavoratori, previsto dalla Costituzione [1]. La loro finalità è il recupero psicofisico del lavoratore.

Quante ferie spettano ai lavoratori dipendenti?

La durata minima delle ferie disposta dalla legge, per la generalità dei lavoratori dipendenti, è di 4 settimane per un anno di servizio [2], equivalenti, in caso di fruizione di un periodo continuativo di assenza, a 28 giorni di calendario [3].

I contratti collettivi (nazionali, territoriali ed aziendali) possono poi stabilire il diritto a più giornate di ferie rispetto alle assenze minime previste dalla legge.

I lavoratori con contratto part-time verticale (che prestano servizio per l’orario giornaliero ordinario, ma non in tutte le giornate lavorative) hanno diritto a un numero di giorni di ferie proporzionato al servizio ridotto; il numero dei giorni non è invece ridotto per i lavoratori in regime di part time orizzontale, in quanto questi dipendenti prestano servizio in tutte le giornate lavorative, anche se per un numero ridotto di ore.

Le ferie maturano mensilmente: spetta normalmente un rateo, pari a 1/12, se durante il mese risultano lavorati almeno 15 giorni; durante alcune assenze, come lo sciopero e il congedo parentale, le ferie non maturano.

Per approfondire: Quante ferie mi spettano?

Le ferie devono essere fruite obbligatoriamente?

La fruizione del periodo minimo di ferie retribuite stabilito dalla legge è obbligatoria: le ferie non possono essere monetizzate, cioè convertite in un’indennità (salvo che alla cessazione del rapporto, o nei contratti con durata inferiore all’anno), nemmeno se è il lavoratore a domandarlo.

Le ferie minime stabilite dalla legge vanno godute:

  • per almeno 2 settimane nel corso dell’anno di maturazione, in modo consecutivo se il lavoratore lo richiede;
  • per le restanti 2 settimane, o per il diverso periodo restante, entro i 18 mesi successivi al termine dell’anno di maturazione (salvo disposizioni differenti da parte del contratto collettivo applicato).

Le ferie eccedenti rispetto al periodo minimo di 4 settimane possono invece essere monetizzate, o godute entro un arco di tempo differente.

Che cosa succede se il datore di lavoro non concede le ferie?

Come abbiamo osservato, le ferie minime, stabilite dal decreto sull’orario di lavoro [2], devono essere godute obbligatoriamente e non possono essere sostituite da un’indennità, al contrario delle ferie eccedenti.

Ma come comportarsi se il datore di lavoro non concede le ferie nella misura minima prevista? Il lavoratore può comunque assentarsi, senza accordi con l’azienda?

L’ultima parola, in materia di concessione delle ferie, spetta sempre al datore di lavoro: di conseguenza, anche se quest’ultimo è sanzionato per la violazione delle disposizioni in merito ai termini per il godimento delle ferie, il dipendente non può decidere autonomamente quando fruire delle vacanze.

In ogni caso, il lavoratore può chiedere il risarcimento per le ferie non godute, e l’Ispettorato del lavoro può obbligare il datore a collocare il dipendente in ferie, con prescrizione ad adempiere.

Ferie non godute

Se il dipendente non beneficia delle ferie spettanti per legge entro 18 mesi dall’anno di maturazione, il datore di lavoro, oltre ad essere passibile di sanzioni (a meno che il termine di fruizione non sia stato posticipato dal contratto collettivo), deve comunque versare all’Inps i contributi sulle ferie non godute.

Questi contributi, in particolare, devono essere versati assieme ai contributi dovuti sulle retribuzioni per il mese di luglio del 2° anno successivo alla maturazione delle ferie, normalmente entro il 20 del mese di agosto. Oltre a dover versare i contributi a carico dell’azienda, il datore di lavoro deve anche applicare la trattenuta contributiva a carico del dipendente.

La contribuzione è “restituita”, grazie alla mancata applicazione della trattenuta, non appena il dipendente beneficia delle ferie arretrate.

Franco, dopo 18 mesi dall’anno di maturazione, non ha ancora goduto di 15 giornate di ferie. Il datore di lavoro, nella paga di luglio, trattiene i contributi a suo carico per le 15 giornate di ferie non godute. Alla fruizione delle giornate di ferie, Franco non subisce la trattenuta Inps, in quanto già applicata.

In casi eccezionali, l’obbligo di versare i contributi sulle ferie non godute può essere, comunque, differito; ne abbiamo parlato in: Contributi sulle ferie non godute.

note

[1] Art. 36 Cost.

[2] Dlgs. 66/2003.

[3] Min. Lavoro 8/2005.


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