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Diritti dei conviventi

9 Settembre 2019 | Autore:
Diritti dei conviventi

Quali sono i diritti e i doveri delle persone che convivono senza essere sposate? La risposta in questo articolo.

Da anni tu e il tuo compagno convivete e continuate a volervi bene. Non avete mai pensato a sposarvi perchè ritenete inutile formalizzare in un contratto i vostri sentimenti: quella di stare insieme è una scelta che, per poter funzionare, deve essere libera. Ne parlate spesso con i vostri amici: alcuni cercano di convincervi a fare il “grande passo” del matrimonio, altri vi hanno più volte detto che, grazie a leggi approvate negli ultimi anni, il rapporto tra persone che convivono ha maggiore stabilità rispetto al passato e comporta una serie di diritti e doveri reciproci, quasi come avviene nelle coppie sposate. E’ veramente così? Cosa prevede esattamente la legge? A questo punto, vorresti saperne di più. Leggendo questo articolo saprai tutto su diritti e doveri dei conviventi.

Fino a qualche anno fa, l’unica unione capace di produrre diritti e doveri reciproci era quella consacrata dal matrimonio, religioso o anche soltanto civile. Poichè nessuna legge parlava di diritti dei conviventi, erano i giudici, di volta in volta e in relazione ai casi che venivano loro sottoposti, ad individuarne alcuni. Dal 2016, a seguito dell’approvazione della cosiddetta legge Cirinnà [1], anche i rapporti tra persone che convivono sono regolati dal nostro ordinamento, ed esse godono di molti diritti che una volta erano riservati soltanto ai coniugi. Occorre, però, che la convivenza venga formalizzata presso il Comune di residenza. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Cosa è la convivenza di fatto?

Per la legge due persone, di sesso diverso o dello stesso sesso, possono essere conviventi di fatto alle seguenti condizioni:

  • essere maggiorenni;
  • essere stabilmente unite tra loro da un legame affettivo di coppia (non importa se eterosessuale o omosessuale);
  • essere unite anche da un rapporto di reciproca assistenza morale e materiale. La coppia deve considerare l’unione come qualcosa di stabile: deve esservi la seria intenzione di sostenersi ed aiutarsi a vicenda, al di là della semplice attrazione e di sentimenti che possono rivelarsi passeggeri;
  • non avere rapporti di parentela, affinità o adozione. Questi sono rapporti affettivi diversi rispetto a quello che giustifica una convivenza di fatto;
  • non essere già unite da un matrimonio o da un’unione civile (riservata alle sole coppie omosessuali). In tal caso, i diritti e di doveri della coppia sono quelli previsti dalla legge per questi specifici rapporti.

Per diventare conviventi di fatto, ed acquistare i diritti previsti dalla legge, occorre presentare al Comune di residenza un’autocertificazione, nella quale i componenti della coppia dichiarano di convivere sotto lo stesso tetto. Il Comune effettua (di solito tramite i vigili urbani) i necessari accertamenti, poi rilascia i certificati di residenza e di stato di famiglia che prendono atto di tale situazione.

La convivenza può essere dimostrata anche con prove testimoniali anzichè con l’autocertificazione, ma quest’ultima sembra la strada decisamente più semplice e veloce.

Cosa è un’unione civile?

Come ti ho detto, i conviventi di fatto, per essere tali, non devono essere uniti da un vincolo matrimoniale o di unione civile. E’, dunque, necessario che ti spieghi cosa si intende con quest’ultima espressione.

L’unione civile è un legame di carattere giuridico che la legge prevede esclusivamente per le coppie omosessuali. Queste possono unirsi in maniera simile a ciò che avviene per il matrimonio civile. A questo scopo, i due fanno una dichiarazione davanti al sindaco o al’ufficiale di stato civile, alla presenza di due testimoni.

Dall’unione civile derivano una serie di diritti e doveri reciproci quasi uguali a quelli derivanti dal matrimonio.

Cosa è una coppia di fatto?

Si ha una coppia di fatto quando due persone che si amano e convivono (eterosessuali o omosessuali) non registrano la loro unione in Comune, nemmeno dichiarando la convivenza di fatto.

Riepilogando, quindi:

  • si ha matrimonio quando due persone di sesso diverso dichiarano di voler diventare marito e moglie, in chiesa o anche soltanto al Comune;
  • si ha unione civile quando due persone dello stesso sesso, che si amano, dichiarano in municipio di voler stabilire tra loro un vincolo che produce effetti quasi uguali a quelli del matrimonio;
  • si ha convivenza di fatto quando due persone, di sesso diverso o dello stesso sesso, che si amano e convivono, non si uniscono in matrimonio o mediante unione civile, ma dichiarano la loro situazione al Comune di appartenenza. Da tale dichiarazione derivano una serie di diritti e doveri reciproci stabiliti dalla legge;
  • si ha una coppia di fatto quando due persone, di sesso diverso o dello stesso sesso, si amano e convivono ma non hanno dichiarato al Comune tale situazione. Essi non hanno gli stessi diritti e doveri reciproci dei conviventi di fatto, poichè la legge non prevede nulla per loro. Tuttavia la giurisprudenza, nel tempo, ha individuato alcuni diritti che devono essere loro riconosciuti.

Quali sono i diritti tra conviventi di fatto?

I conviventi di fatto che formalizzano la loro situazione presso il Comune hanno dei diritti reciproci riconosciuti dalla legge.

Essi sono i seguenti:

  • in caso di malattia o di ricovero ospedaliero di uno dei due, l’altro ha diritto di fargli visita, di assisterlo e di accedere alle sue informazioni personali. Si tratta di diritti che, fino al 2016, spettavano soltanto al coniuge o ai parenti più stretti;
  • ognuno dei due può indicare il parter come proprio rappresentante affinchè prenda importanti decisioni in caso di malattia che comporta incapacità di intendere o di volere oppure in caso di morte. Quando una persona non è in condizioni di decidere, oppure semplicemente non è più in vita, alcune decioni che la riguardano devono per forza essere prese da altri.  Si pensi all’accettazione di terapie suggerite dai medici, oppure, in caso di morte, alla donazione degli organi, all’eventuale cremazione, ai funerali;
  • ognuno dei due ha diritto di visita, allo stesso modo di un coniuge, in caso di carcerazione del partner;
  • se uno dei partner è titolare di un’impresa familiare, l’altro può partecipare alla sua gestione ed ha diritto a una parte degli utili; inoltre ha diritto, in proporzione al lavoro svolto all’interno dell’impresa, a una quota dei beni acquistati con gli utili e degli incrementi dell’azienda;
  • in caso di morte di uno dei due, cagionata dal fatto illecito di una terza persona, il convivente ha diritto al risarcimento del danno, così come previsto per i coniugi. Facciamo l’esempio di due conviventi di fatto, Luigi e Franca. I due si trovano nella loro auto quando incorrono in un incidente stradale causato dal comportamento improdente di un altro automobilista, Renato. A seguito del sinistro Luigi muore. Franca, in quanto convivente di fatto, avrà diritto al risarcimento del danno derivane dalla morte del suo partner;
  • se muore uno dei partner, che era proprietario della casa familiare, il convivente superstite ha diritto di continuare ad abitarvi per due anni. Se la convivenza dura da più tempo, egli vi può abitare per un numero di anni corrispondente, comunque al massimo per cinque anni. Facciamo un esempio. Marzia e Giuseppe sono conviventi di fatto da quattro anni. Giuseppe, proprietario della casa in cui vivono, muore. Egli ha dei figli, non avuti da Marzia, che ereditano l’immobile. Gli eredi, però, non possono mandare via Marzia da casa prima che siano trascorsi quattro anni. Inoltre, se il convivente superstite ha figli minori o disabili, ha diritto ad abitare la casa per tre anni;
  • se, invece, la casa familiare è condotta in locazione a nome di uno dei due, e questi muore, il supersite può, se vuole, succedergli nel contratto;
  • se uno dei due viene dichiarato interdetto, inabilitato o beneficiario dell’amministrazione di sostegno, l’altro può essere nominato suo tutore, curatore o amministratore di sostegno;
  • se cessa la convivenza di fatto e uno dei due, impossibilitato a provvedere al proprio sostentamento, versa in stato di bisogno, ha diritto di ricevere dall’ex partner gli alimenti.

Vi sono anche diritti che i conviventi di fatto non hanno: essi sono riconosciuti ai coniugi sposati o alle persone vincolate da un’unione civile. Eccoli:

  • in caso di cessazione della convivenza, nessuno dei due ha diritto al mantenimento da parte dell’altro. Come ti ho detto, può esservi soltanto, in caso di stato di bisogno, il diritto agli alimenti. Qual è la differenza tra questi ultimi e il mantenimento? Gli alimenti consistono in quanto necessario per garantire la sopravvivenza dell’avente diritto, qualora egli versi in stato di bisogno; il mantenimento, invece, ha per presupposto una sproporzione tra i redditi dei due partners, per cui quello che ha un reddito più elevato deve versare un assegno mensile a quello che gode di entrate inferiori;
  • tra i conviventi di fatto non vi è comunione dei beni. I partners possono regolare i loro rapporti economici concordando, davanti a un notaio, chi debba essere titolare dei rispettivi beni. Ad esempio: Angelo e Roberta sono conviventi di fatto. Roberta è proprietaria della casa in cui vivono, ma può decidere di cedere una quota di essa al partner;
  • i partner non hanno diritti ereditari l’uno nei confronti dell’altro. È possibile fare testamento, ma nei limiti della quota disponibile. Il testatore, infatti, non può disporre di tutto il suo patrimonio: una quota di esso è destinata, se ci sono, ai suoi stretti congiunti: coniuge, figli e genitori. La quota del patrimonio “libera” è invece detta disponibile;
  • in caso di morte di uno dei due partners, l’altro non ha diritto alla pensione di reversibilità;
  • tra i conviventi di fatto non vi è obbligo di fedeltà: quindi, se l’unione fallisce a causa dei tradimenti di uno dei due, non è previsto nessun addebito, né tanto meno un risarcimento, a suo carico.

Quali sono i diritti nelle coppie di fatto?

Come ti ho detto, le coppie di fatto sono quelle che non hanno dato formale comunicazione in Comune della loro convivenza. La “legge Cirinnà” non prevede per loro i diritti che, invece, sono stabiliti in favore dei conviventi di fatto. Tuttavia, grazie anche a diverse sentenze che si sono succedute nel tempo, è possibile individuare alcuni diritti anche per i componenti delle coppie di fatto. Ecco quali sono:

  • se la coppia ha figli minorenni, in caso di separazione essi vengono affidati ad entrambi (affidamento condiviso). I bambini o ragazzi abiteranno con uno dei genitori, e l’altro avrà diritto di incontrarlo (diritto di visita). Entrambi dovranno occuparsi del suo mantenimento e della sua educazione;
  • sempre in caso di separazione, il partner proprietario della casa non può costringere l’altro ad andarsene senza dargli il tempo di organizzarsi. Se assa troppo tempo, non può cacciarlo di casa ma deve rivolgersi al giudice;
  • se la casa è in locazione, e il componente della coppia cui è intestato il contratto muore, l’altro può subentrare nel contratto;
  • in caso di morte di uno dei due, causata dal fatto illecito di un terzo, il superstite ha diritto al risarcimento del danno, a condizione che dimostri che il vincolo affettivo con il partner deceduto era sufficientemente stabile;
  • se uno dei due maltratta l’altro, si può configurare a suo carico il reato di maltrattamenti in famiglia;
  • entrambi i componenti della coppia, essendo uniti da un vincolo affettivo, devono contribuire al mantenimento l’uno dell’altro. Non si tratta di una norma scritta, ma di una obbligazione naturale, vale a dire di un obbligo di carattere economico che, anche se non contenuto in una legge, si ritiene giusto osservare [2]. Pertanto, se uno dei due si rifiuta di contribuire economicamente alle necessità della coppia, l’altro può denunciarlo per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare e chiedere il risarcimento dei danni [3].

Sia i conviventi che le coppie di fatto possono poi regolare i loro rapporti economici mediante un apposito contratto, detto di convivenza. Per approfondire leggi Coppie di fatto e contratto di convivenza: quali le forme di tutela.

Come hai visto, i diritti dei conviventi avvicinano molto queste coppie a quelle regolarmente sposate, in considerazione dell’esistenza di un vincolo affettivo che, spesso, è altrettanto saldo e stabile.

note

[1] L. n. 76/2016.

[2] Cass. sent. n. 1277/2014.

[3] Cass. sent. n. 15481/2013.


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