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Crisi di governo: la decisione di Mattarella

22 Agosto 2019 | Autore:
Crisi di governo: la decisione di Mattarella

L’Italia non andrà alle elezioni: da martedì nuove consultazioni.

L’Italia non andrà alle elezioni anticipate. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo avere sentito le forze politiche, ha deciso di convocare di nuovo i partiti per nuove consultazioni che partiranno da martedì per verificare se ci sono i margini per sostenere in Parlamento un nuovo Governo.

Mattarella ha sottolineato l’importanza di un Esecutivo sostenuto da una maggioranza con un programma chiaro. L’alternativa, ha avvertito il Presidente, sono le elezioni. La decisione di convocare nuove consultazioni sarebbe maturata proprio per la volontà manifestata al Quirinale da alcune forze politiche (Pd e Movimento 5 Stelle in primis, ma non solo) di trattare per trovare una nuova maggioranza. Quel che preme al Capo dello Stato, però, è che la crisi vada risolta con chiarezza ed in tempi brevi: «C’è la necessità di risolvere la crisi in fretta», ha detto.

Mattarella ha chiuso così la seconda e ultima giornata di consultazioni che ha visto al Quirinale le delegazioni di tutti i partiti più rappresentati in Parlamento. Le posizioni espresse sono state quelle che erano già note: il centrodestra ha espresso la volontà di andare subito alle urne, mentre il Movimento 5 Stelle ed il Partito Democratico hanno lasciato la porta aperta alla ricerca di una maggioranza che tenga in piedi la legislatura con un nuovo Governo.

In mattinata, dopo i colloqui del Capo dello Stato con i leader di Fratelli d’Italia e di Forza Italia (entrambi per le elezioni anticipate), il segretario del Pd Nicola Zingaretti aveva ammesso che con il Movimento 5 Stelle c’è una distanza politica ma che c’era una trattativa in corso per un eventuale accordo con i grillini. Purché, aveva aggiunto Zingaretti, «ci siano le condizioni per una svolta, altrimenti lo sbocco naturale sono le elezioni».

E purché – si è capito nel pomeriggio – si calmino le acque anche all’interno del partito. Ci sono, infatti, dei mal di pancia al Nazareno per i tre punti decisi da Zingaretti, sintesi di quei cinque approvati ieri, si difende lui, ma mai sentiti in direzione, attaccano i renziani. Quei tre punti sono l’abolizione dei decreti sicurezza, il blocco dell’aumento dell’Iva e la revisione del decreto sul taglio dei parlamentari, provvedimento particolarmente caro al M5S.

Nel pomeriggio, era stato il turno in primis della Lega. Matteo Salvini aveva anticipato che «la via maestra per uscire dalla crisi è quella delle elezioni». Ma si era anche detto disponibile ad attendere la chiusura ufficiale della legislatura e a votare il taglio dei parlamentari proposto dal Movimento 5 Stelle, sempre che subito dopo il Paese vada alle urne. «E a condizione – aveva aggiunto – che i no diventino sì, perché sono un uomo concreto».

Le consultazioni si sono concluse con il Movimento 5 Stelle. Si attendeva, a questo punto, la mossa di Luigi Di Maio dopo l’assist mattutino di Zingaretti. E, in effetti, il leader pentastellato ha raccolto e difeso la palla senza, però, risparmiare qualche calcio all’avversario, fino a ieri compagno di squadra di governo. Ha detto di non aver chiesto a Mattarella il ricorso al voto, anzi: pur non citando mai il Partito Democratico, ha ammesso dei contatti in atto con altre forze politiche per formare una nuova maggioranza. «Il voto non ci intimorisce – ha precisato Di Maio – ma il voto non può essere una via di fuga dalle promesse agli italiani. Abbiamo perso dei consensi stando al Governo, ma i cittadini ci hanno votato per cambiare l’Italia e non per cambiare il Movimento. Il coraggio non è quello di chi scappa ma quello di chi resta per portare fino in fondo i propri impegni, magari sbagliando ed a costo di perdere altri consensi».

Di Maio ha, poi, elencato le 10 priorità del M5S da portare a termine nell’attuale legislatura, dal taglio dei parlamentari (sul quale lo stesso Di Maio ha detto successivamente ai suoi di non essere disposto a trattare) alla revisione dell’Accordo di Dublino sull’immigrazione, dalla riforma della Rai alla legge sul conflitto di interessi. «Riforme – ha concluso – che rischiano di non essere approvate per colpa della crisi».

I vertici grillini hanno dato mandato ad una propria delegazione per trattare con il Partito Democratico a partire dal taglio dei parlamentari.



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