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Diritti d’autore

2 Settembre 2019 | Autore:
Diritti d’autore

Diritto morale e diritto patrimoniale d’autore: come funzionano? Diritto d’inedito, diritto d’anonimo, diritto di pentimento, diritto di traduzione: cosa sono?

I diritti non si esercitano solamente su beni prettamente materiali, ma anche su idee, opere e invenzioni; in altre parole, la legge non tutela soltanto il proprietario a cui sia stato sottratto il proprio bene, oppure quello a cui sia stato danneggiato un oggetto: la legge protegge anche ciò che è frutto del lavoro del proprio intelletto. Questo significa che, se sei l’autore di un romanzo, di una canzone o di una qualsiasi altra opera creativa, è tuo preciso diritto vederti attribuito il merito della stessa, oltre che poter arricchirti del prodotto del tuo lavoro. È questo, detto in maniera davvero semplice, il senso del diritto d’autore.

Il diritto d’autore è composto da più sfaccettature: per tale ragione a volte si preferisce parlarne al plurale, riferendosi a tale categoria come ai diritti d’autore. L’ideatore di una nuova opera, infatti, è libero di poter utilizzare il frutto del proprio ingegno come meglio crede, decidendo anche di cedere la propria posizione giuridica in cambio di un corrispettivo. Pensa, ad esempio, alle canzoni, i cui diritti sono spesso ceduti a persone diverse da chi le ha scritte e/o interpretate. Come funzionano i diritti d’autore? Cosa può fare l’autore di un’opera? È possibile venderli in cambio di danaro?

Diritto d’autore: come si acquista?

Ogni diritto, si sa, ha una propria vita giuridica: nasce, si modifica e può cessare esattamente come una persona in carne ed ossa. Cominciamo allora dalla genesi: come si acquista il diritto d’autore? Quand’è che una persona diventa “autrice” e, di conseguenza, è tutelata, moralmente ed economicamente, rispetto alla sua opera?

È il codice civile [1] a darci la risposta: il titolo originario dell’acquisto del diritto di autore è costituito dalla creazione dell’opera, quale particolare espressione del lavoro intellettuale. In pratica, la legge dice che il diritto d’autore sorge automaticamente insieme all’opera stessa: se, ad esempio, scrivi un romanzo, nel momento in cui è terminato (o, comunque, assume una forma di espressione intellettuale compiuta) puoi già definirti un autore tutelato a tutti gli effetti, a prescindere dalla pubblicazione o meno dell’opera.

Dunque, sintetizzando, il diritto d’autore nasce nel momento in cui viene alla luce l’opera dell’ingegno (fulcro dell’intera tutela), a prescindere da ogni concreta utilizzazione, pubblicizzazione o iscrizione nei pubblici registri (ad esempio, alla Siae). Non occorre nessun attestato o riconoscimento formale: i diritti d’autore su di un’opera nascono insieme alla stessa.

Opere dell’ingegno: cosa sono?

L’oggetto del diritto d’autore sono le opere dell’ingegno; più nel dettaglio, formano oggetto del diritto di autore le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione [2].

Perché un’opera sia protetta dal diritto d’autore è sufficiente che presenti il carattere della creatività; deve trattarsi, cioè, di un’opera frutto della personale creatività dell’autore. Si prescinde, invece, dall’effettivo valore artistico o dall’utilità pratica: in altre parole, anche un’opera dell’ingegno completamente “sgangherata” e di dubbio valore, purché creativa, merita la tutela del diritto d’autore.

Diritti d’autore: quali sono?

Il diritto d’autore è una macrocategoria giuridica all’interno della quale possiamo distinguere due forme di tutela diverse: quella che riguarda il riconoscimento della paternità dell’opera e quella concernente, invece, la sua utilizzazione economica. A questi due tipi di tutela viene attribuito, rispettivamente, il nome di diritto morale d’autore e di diritto patrimoniale d’autore. Approfondiamo questi due aspetti.

Diritto morale d’autore: come funziona?

In base al diritto morale d’autore, il creatore di un’opera dell’ingegno può:

  • farsi sempre riconoscere come autore dell’opera e impedire che altre persone se ne attribuiscano indebitamente la paternità;
  • apportare all’opera tutte le modifiche che ritiene necessarie, potendosi altresì opporre a qualsiasi deformazione, mutilazione o altra modificazione della stessa che possa essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione;
  • decidere se pubblicare o meno l’opera (diritto d’inedito) e se pubblicarla con il proprio nome, usare uno pseudonimo o addirittura rinunciare a qualsiasi nome (diritto di anonimo);
  • ritirare l’opera dal commercio se questa decisione è giustificata da gravi ragioni morali (diritto di pentimento), ma in ogni caso ha l’obbligo di indennizzare coloro che hanno acquistato il diritto di sfruttamento economico dell’opera. Il diritti di ritirare l’opera è intrasmissibile, nel senso che non può essere esercitato nemmeno dagli eredi dell’autore.

Come visto, giustamente si suole parlare di diritti d’autore, visto che il solo diritto morale d’autore può scindersi in tutta una serie di altri diritti (diritto di inedito, di anonimo, di pentimento).

Diritto patrimoniale d’autore: in cosa consiste?

Il diritto patrimoniale d’autore è l’altra faccia della medaglia, l’aspetto economico del diritto d’autore: se il diritto morale tutela l’autore con riguardo alla corretta attribuzione della paternità della creazione dell’intelletto e la possibilità di gestire la stessa anche quando pubblicata, il diritto patrimoniale consiste nel diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in ogni forma e modo, nei limiti fissati dalla legge.

Anche il diritto patrimoniale d’autore presenta diverse sfaccettature, conferendo al suo titolare:

  • il diritto di riproduzione, cioè il diritto esclusivo di effettuare la moltiplicazione in copie diretta o indiretta, temporanea o permanente, in tutto o in parte dell’opera, in qualunque modo o forma, come la copiatura a mano, la stampa, la litografia, l’incisione, la fotografia, la fonografia, la cinematografia ed ogni altro procedimento di riproduzione;
  • il diritto di trascrizione, cioè di utilizzare mezzi atti a trasformare l’opera orale in opera scritta o riprodotta con uno dei mezzi indicati nell’articolo precedente;
  • il diritto di esecuzione, che consiste nella possibilità di eseguire, rappresentare o recitare in pubblico, sia gratuitamente che a pagamento, l’opera frutto del proprio ingegno;
  • il diritto di distribuzione, che ha per oggetto la messa in commercio o in circolazione, o comunque a disposizione, del pubblico, con qualsiasi mezzo ed a qualsiasi titolo, dell’originale dell’opera o degli esemplari di essa e comprende, altresì, il diritto esclusivo di introdurre nel territorio degli Stati della Comunità europea, a fini di distribuzione, le riproduzioni fatte negli Stati extracomunitari;
  • il diritto di traduzione, che ha per oggetto la traduzione dell’opera in altra lingua o dialetto [3].

Come per il diritto morale d’autore, anche il diritto patrimoniale può suddividersi in tanti autonomi diritti: è la legge stessa [4] a ricordare che i diritti d’autore che compongono la tutela patrimoniale sono fra loro indipendenti, e che l’esercizio di uno di essi non esclude l’esercizio esclusivo di ciascuno degli altri diritti. Inoltre, essi hanno per oggetto l’opera nel suo insieme ed in ciascuna delle sue parti.

Diritti morali e patrimoniali: differenze

Abbiamo visto che il diritto d’autore conferisce al titolare dell’opera dell’ingegno una molteplicità di tutele, ognuna distinta in un autonomo diritto. Tra diritto morale e diritto patrimoniale d’autore, però, ci sono delle importantissime differenze che vanno oltre il semplice contenuto. Mi spiego meglio.

I diritti connessi al diritto morale sono previsti dalla legge a tutela della personalità stessa dell’autore: pertanto, essi rappresentano dei veri e propri diritti della personalità. In quanto tali, l’autore non può rinunciarvi, né può trasferirli ad altre persone (si tratta dunque di diritti irrinunciabili e inalienabili), non si perdono a seguito di cessione dei diritti patrimoniali e possono essere esercitati dai familiari dell’autore dopo la sua morte (salvo il diritto di ritirare l’opera dal commercio, che è intrasmissibile).

I diritti patrimoniali, invece, sono tutti cedibili per natura, nel senso che possono essere venduti per ricavarne un guadagno: ad esempio, chi scrive un libro può cedere ad una casa editrice il diritto di sfruttare economicamente l’opera in cambio di un compenso.

Il diritto patrimoniale d’autore, inoltre, ha una durata limitata nel tempo, in quanto dura per tutta la vita dell’autore e per settant’anni dopo la sua morte. Trascorso questo termine, l’opera diventa di dominio pubblico, nel senso che chiunque può sfruttarla economicamente.

Il diritto morale, invece, non si estingue, potendo essere esercitato anche dagli eredi dell’autore. Dice la legge [5] che, dopo la morte dell’autore, il diritto di rivendicare la paternità dell’opera e di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione od altra modificazione, ed a ogni atto a danno dell’opera stessa, che possano essere di pregiudizio all’onore o alla reputazione dell’autore stesso, può essere fatto valere, senza limite di tempo, dal coniuge e dai figli, e, in loro mancanza, dai genitori e dagli altri ascendenti e dai discendenti diretti; mancando gli ascendenti ed i discendenti, dai fratelli e dalle sorelle e dai loro discendenti. Addirittura, qualora finalità pubbliche lo esigano, l’azione può essere esercitata dal Ministro per le attività culturali.

I diritti di traduzione

Nell’ultimo paragrafo abbiamo detto che il diritto morale d’autore (e tutti i vari diritti che da quest’ultimo discendono) è “immortale”, a differenza del diritto patrimoniale d’autore, il quale si estingue settant’anni dopo la morte dell’autore, facendo divenire così l’opera di dominio pubblico, nel senso che può essere utilizzata da chiunque (ad esempio, per farne delle citazioni, per riprenderne il contenuto, ecc.).

Su quest’ultimo specifico aspetto, però, bisogna prestare attenzione, soprattutto se l’opera è stata tradotta affinché potesse essere compresa anche nelle altre lingue: ed infatti,  l’opera svolta dal traduttore è protetta anch’essa dal diritto d’autore.

Ciò significa che, qualora si riprenda un’opera tradotta da altra lingua, è necessario verificare quando è stata effettuata la traduzione, perché su di essa vivono a loro volta i diritti d’autore, sia di tipo morale che patrimoniale.

Lo stesso dicasi per le opere riadattate da altri autori: queste non possono essere riprese e sfruttate, pena il rischio di incorrere nelle norme contro il plagio previste dalla legge italiana a tutela del diritto d’autore.

note

[1] Art. 2576 cod. civ.

[2] Art. 2575 cod. civ.

[3] Artt. da 13 a 18 della legge sul diritto d’autore.

[4] Art. 19, l.d.a.

[5] Art. 23, l.d.a.

Autore immagine: Pixabay.com


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