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Chi è il rappresentante della famiglia?

23 Agosto 2019
Chi è il rappresentante della famiglia?

Chi prende le decisioni per l’ordinaria e la straordinaria amministrazione e quale volontà prevale in caso di disaccordo sui figli?

Siamo abituati a pensare che, per ogni gruppo di persone, vi sia un rappresentante. Così le società hanno, come loro rappresentante legale, l’amministratore; i condomini hanno il capo condomino; le associazioni hanno un presidente. Ma non bisogna dimenticare che la prima aggregazione naturale è la famiglia. Dunque, chi è il rappresentante della famiglia?

Se ti sei posto questa domanda è perché, probabilmente, hai anche tu la sensazione che il marito sia ancora, per la legge italiana, il “capo famiglia”. Lo è stato, del resto, per molto tempo. Non dimenticare infatti che il nostro Codice civile è stato scritto in un’epoca patriarcale: il fascismo. Per fortuna non c’è stato bisogno di riscrivere le norme ormai obsolete: a cancellarle volta per volta è stata la Corte costituzionale che ha ristabilito la parità di diritti tra i due coniugi e genitori.

Tanto è vero che, ad oggi, con riferimento alla gestione dei figli, non si parla più di patria potestà, ma di potestà genitoriale, potere/dovere cioè che fa capo tanto al marito quanto alla moglie in pari misura.

Anche con riferimento all’amministrazione ordinaria dei beni della famiglia i due sposi hanno pari possibilità di gestione, potendo agire separatamente. L’accordo è necessario solo per la straordinaria amministrazione come, ad esempio, la vendita di un bene in comunione legale.

A questo punto, ti chiederai anche cosa succede se i due coniugi sono in disaccordo su una scelta: un numero pari di teste che ragiona in modo diverso rende impossibile qualsiasi decisione, con conseguente stallo. In questi casi, interviene il giudice stabilendo quale delle due linee è più corrispondente agli interessi familiari e della prole.

Per cui, dovendo stabilire chi è il rappresentante della famiglia dobbiamo rispondere in questo modo: tanto il marito quanto la moglie disgiuntamente e, nei casi più importanti e delicati, tutti e due insieme.

In questo articolo, cercheremo di fornire tutti i chiarimenti necessari per capire quali sono i diritti, i doveri e i poteri che spettano ai coniugi e ai genitori. Tratteremo questo argomento separando gli aspetti patrimoniali (gestione dei beni in comunione) da quelli relativi all’istruzione, educazione e mantenimento dei figli. Ma procediamo con ordine.

Amministrazione ordinaria: chi è il rappresentante della famiglia

Il problema della gestione dei beni familiari si pone solo per le coppie sposate in regime di comunione dei beni. Difatti, nel caso di separazione dei beni, ciascun coniuge resta proprietario esclusivo di quanto ha acquistato e, quindi, ne decide autonomamente la relativa amministrazione e la sorte.

Quando si tratta di gestire i beni che rientrano nella comunione si deve distinguere tra ordinaria e straordinaria amministrazione.

Nella gestione ordinaria rientrano tutti gli atti finalizzati alla conservazione, manutenzione e recupero dei beni.

Nella gestione straordinaria, invece, ricadono gli atti che possono portare a una diminuzione della consistenza del patrimonio o che possono diminuirne il valore complessivo, come gli atti di vendita, di affitto, il comodato o la concessione di garanzie (ipoteche, pegni).

Secondo la Cassazione [1], l’ordinaria amministrazione è relativa ad atti e contratti che:

  • sono oggettivamente utili alla conservazione del valore e dei caratteri oggettivi essenziali del patrimonio in questione;
  • hanno un valore economico non particolarmente elevato in senso assoluto e soprattutto in relazione al valore totale del patrimonio medesimo;
  • comportano un margine di rischio modesto in relazione alle caratteristiche del patrimonio predetto.

La gestione del conto corrente può rientrare tanto nella ordinaria che nella straordinaria amministrazione a seconda del tipo di operazioni richieste.

Il pagamento di un creditore è un atto di ordinaria amministrazione, così come il prelievo di scarso valore determinato dalla gestione del ménage domestico; invece, l’estinzione costituisce straordinaria amministrazione.

In caso di conto cointestato (che si presume degli intestatari in parti uguali), ciascun coniuge può gestire la parte non rientrante in comunione (almeno attuale) perché, ad esempio, derivante dalla propria attività lavorativa o professionale.

Nel caso di atti di ordinaria amministrazione, il rappresentante della famiglia è ciascun coniuge che, pertanto, può agire anche separatamente e senza il consenso o la partecipazione dell’altro. Il Codice civile stabilisce infatti che ciascun coniuge, singolarmente, può esercitare tutti gli atti di ordinaria amministrazione dei beni della comunione.

Quando si tratta di acquistare un mobile, chiedere l’intervento di un idraulico, pagare le bollette o le spese condominiali è sufficiente che vi provveda solo il marito o solo la moglie.

Per quanto riguarda gli atti di vendita, si ritiene che i coniugi possano compierli anche singolarmente ma solo se i beni ceduti non sono necessari alle esigenze familiari: quindi, la vendita di un’auto è un atto di straordinaria amministrazione che richiede l’intervento di entrambi i coniugi mentre la vendita di un condizionatore può essere fatta da uno solo.

Amministrazione straordinaria: chi è il rappresentante della famiglia?

Come anticipato, gli atti di amministrazione straordinaria richiedono l’intervento di entrambi i coniugi (sempre che siano in regime di comunione legale dei beni). Quindi, per la vendita o l’affitto della casa è necessaria la firma sia del marito che della moglie. Essi sono entrambi rappresentanti della famiglia.

I coniugi devono sempre stipulare congiuntamente gli atti relativi a beni anche formalmente intestati ad entrambi (ad esempio l’immobile acquistato congiuntamente) o quelli che richiedono la forma solenne (ad esempio una donazione), mentre è possibile che un coniuge stipuli singolarmente gli altri atti a condizione di avere il consenso dell’altro coniuge.

Uno dei coniugi può delegare l’altro coniuge allo svolgimento di specifici atti di straordinaria amministrazione tramite una procura speciale.

Beni immobili

Gli atti compiuti di straordinaria amministrazione, aventi ad oggetto beni immobili, posti da un coniuge senza il consenso dell’altro restano validi, ma l’altro coniuge può domandarne l’annullamento entro 1 anno:

  • dalla trascrizione dell’atto;
  • da quando ha avuto conoscenza dell’atto se questo non è stato trascritto;
  • dallo scioglimento della comunione se l’atto non è stato trascritto e non ne è venuto a conoscenza.

Beni mobili

Al contrario di quanto avviene con gli immobili, se un coniuge vende un bene mobile senza il consenso dell’altro, la vendita è valida ed efficace.

In questo caso, l’altro coniuge può domandare che il coniuge ricostituisca la comunione nello stato in cui era prima del compimento dell’atto, riacquistando ad esempio lo stesso bene o uno equivalente. Se ciò non è possibile l’altro coniuge può domandare che il coniuge paghi, in favore della comunione, l’equivalente in denaro del bene secondo i valori correnti all’epoca della ricostituzione.

Chi è il rappresentante dei figli?

In linea di massima, le stesse regole appena viste per la gestione del patrimonio si applicano anche alla rappresentanza dei figli: per tutti gli atti di ordinaria amministrazione può provvedere il singolo genitore (ad esempio fornire la giustificazione per l’assenza a scuola, accompagnare il figlio dal medico o provvedere all’iscrizione in palestra, a un corso di ripetizioni private, ecc.). Per quanto riguarda gli atti di straordinaria amministrazione è, invece, richiesto il consenso di entrambi i genitori (ad esempio l’autorizzazione a una gita scolastica, l’iscrizione a una scuola privata, ecc.).

In generale, si può quindi dire che la rappresentanza legale del minore e l’amministrazione dei suoi beni è generalmente affidata ad entrambi i genitori (cosiddetta responsabilità genitoriale) che la esercitano separatamente per quanto riguarda l’ordinaria amministrazione e congiuntamente per la straordinaria amministrazione.

La responsabilità comune dei genitori non cessa quando, a seguito di divorzio o separazione, i figli vengono affidati ad uno di essi. Nel caso di genitori separati, la gestione ordinaria spetta a colui presso il quale i figli vivono quotidianamente.

Per quanto riguarda i beni del minore, la legge prevede che i genitori esercenti la responsabilità genitoriale ne abbiano l’usufrutto legale fino alla maggiore età del figlio o all’emancipazione.

Hanno, inoltre, la rappresentanza legale del minore per tutti gli atti civili e l’obbligo di amministrarne i beni.

Nel caso di atti di straordinaria amministrazione sui beni del minore, alla volontà dei genitori deve conseguire anche l’autorizzazione del giudice tutelare (si pensi alla vendita di una casa intestata al figlio).

Se i genitori sono in disaccordo su una specifica questione nell’interesse del figlio devono fare ricorso al giudice il quale non potrà suggerire una terza via ma dovrà adottare la decisione, tra le due offerte dai genitori, che appare più conforme agli interessi del minore.


note

[1] Cass. 15 maggio 2003 n. 7546


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