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Avvocati: devono essere mantenuti dai genitori?

6 Marzo 2018 | Autore:
Avvocati: devono essere mantenuti dai genitori?

Chi ha un figlio avvocato è obbligato a mantenerlo? I genitori sono obbligati a mantenere i figli che hanno superato l’esame d’avvocato e si sono iscritti all’albo?

Diciamoci la verità: la professione forense oggi rende molto meno (in media) di un lavoro subordinato. I dati statistici (forse anche un po’ gonfiati) parlano di circa 1.500 euro al mese. Sì, però, a differenza di un dipendente l’avvocato non ha “la malattia”, le ferie, la 13ma, la 14ma, il Tfr e, dulcis in fundo,  i contributi se li paga da solo. Senza contare la gestione dello studio legale: tra spese di affitto, utenze, banche dati, strumenti professionali, tutto il guadagno viene spesso assorbito dalle uscite. In poche parole: una vita di “stenti”, che comincia con il praticantato e di sicuro non finisce una volta superato il tanto agognato esame d’avvocato. E allora si dice che “il successo” di un avvocato spesso dipende dal reddito dei genitori e le probabilità di far carriera sono tanto maggiori quanto più sono forti le spalle di mamma e papà. Ciò in quanto, almeno all’inizio, le cose non sono semplici e chi non può godere dell’“aiuto da casa” spesso si ritrova a dover rinunciare alla professione (che tristezza!).

Ciò premesso, la domanda è la seguente:  i genitori sono obbligati a mantenere i figli che hanno superato l’esame d’avvocato? A rispondere  è stata la Corte di Cassazione con una recentissima pronuncia [1]. Prima di vedere cosa ha stabilito la Suprema Corte, però, facciamo un passo indietro, e vediamo fino a quando, in linea generale, i genitori sono tenuti a mantenere i propri figli.

Fino a quando i genitori sono obbligati a mantenere i figli

I genitori sono obbligati a mantenere i figli fino a quando questi non sono in grado di provvedere da soli alle proprie esigenze, il che coincide con l’inizio di un lavoro stabile e duraturo. Quindi, anche se maggiorenne, il figlio disoccupato o precario ha diritto a ottenere dai genitori l’assistenza economica. In linea di massima, quindi, il mantenimento non viene meno, in automatico, con il compimento dei 18 anni, ma solo quando il figlio acquista una propria autonomia economica. Pertanto bisogna comunque provvedere ad assistere i figli maggiorenni disoccupati o privi di un’occupazione stabile, ossia tutti coloro che, non per loro colpa, sono economicamente non autosufficienti. Ne consegue che il giovane indolente che non conclude gli studi per pigrizia o che, pur avendo acquisito una formazione scolastica, non si dà da fare per cercare occasioni di lavoro, non può più ottenere il mantenimento, anche se disoccupato.

Figlio disoccupato: chi lo mantiene

L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli non cessa, automaticamente, con il raggiungimento della loro maggiore età, ma perdura immutato finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività economica dipende da un comportamento inerte o di rifiuto ingiustificato dello stesso, il cui accertamento non può che ispirarsi a criteri di relatività, in quanto necessariamente ancorato alle aspirazioni, al percorso scolastico, universitario e post-universitario del soggetto ed alla situazione attuale del mercato del lavoro, con specifico riguardo al settore nel quale il soggetto abbia indirizzato la propria formazione e la propria specializzazione.

Fino a quando bisogna mantenere il figlio maggiorenne?

L’obbligo di mantenere i figli viene meno quando questi iniziano un’attività lavorativa che permette loro di raggiungere l’indipendenza economica oppure quando i genitori provano che il mancato svolgimento di un’attività lavorativa dipende da inerzia, rifiuto o abbandono ingiustificato del lavoro stesso da parte dei figli. 

Chi deve provare la raggiunta indipendenza economica del figlio?

Alla luce di quanto detto, dunque, spetta al genitore che chiede di essere esonerato dall’obbligazione di mantenere il figlio, fornire la prova che il figlio è divenuto autosufficiente, ovvero che il mancato svolgimento di attività lavorativa sia a quest’ultimo imputabile.

Esiste un limite massimo di età per il mantenimento del figlio?

Secondo l’orientamento attualmente maggioritario non è possibile prefissare un termine di durata dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni. Non esiste, dunque, un limite di età massimo del figlio maggiorenne al raggiungimento del quale non si è più tenuti al mantenimento dello stesso. Qualsiasi sia l’età del figlio l’obbligo cessa solo quando questo raggiunge l’indipendenza economica, ovvero non raggiunge l’autonomia per sua colpa.

Disoccupato over 34: niente mantenimento e via di casa

Fermo quanto sopra, tuttavia, è bene sapere che con una recente sentenza il Tribunale di Modena [2] ha avuto modo di affermare quanto segue: il dovere dei genitori di mantenere la prole maggiorenne, ma non indipendente sul piano economico non può protrarsi oltre ragionevoli limiti di tempo  ed in particolare oltre la soglia temporale indicativa dei 34 anni, prudenzialmente individuata sulla base di statistiche nazionali ed europee. Al raggiungimento di tale età, il figlio maggiorenne potrà esclusivamente avanzare pretese riconosciute all’adulto, vale a dire il diritto agli alimenti. Ne consegue, sempre secondo quanto affermato dal Tribunale di Modena, che il figlio maggiorenne non ha il diritto incondizionato di permanere nell’abitazione contro la volontà  dei genitori, i quali possono pertanto chiedergli di lasciare e liberare l’immobile entro un termine congruo. Per tutti gli approfondimenti in ordine a quanto affermato dal Tribunale di Modena si consiglia la lettura dell’articolo: Figlio disoccupato over 34 non va più mantenuto dai genitori. La sentenza in commento, come anticipato, si pone in contrasto con l’orientamento maggioritario, che vede i genitori obbligati a mantenere i figli fino a quando questi non raggiungano l’indipendenza economica e senza limiti temporali o d’età. In linea di massima, dunque, il mantenimento non viene meno, in automatico, con il compimento dei 18 anni, ma solo quando il figlio acquista una propria autonomia economica. Pertanto, bisogna comunque provvedere ad assistere i figli maggiorenni disoccupati o privi di un’occupazione stabile, ossia tutti coloro che, non per loro colpa, sono economicamente non autosufficienti.

Figlio avvocato: ha diritto a essere mantenuto dai genitori

Ciò premesso, possiamo rispondere alla domanda che ci siamo posti ad incipit del presente articolo, vale a dire: chi ha un figlio avvocato è obbligato a mantenerlo?

Come anticipato, sul punto si è pronunciata con una recentissima sentenza la Corte di Cassazione. Nel  caso all’esame della Suprema Corte, veniva in rilievo il rifiuto di un genitore (un padre divorziato) di continuare a corrispondere l’assegno di mantenimento al proprio figlio che aveva superato l’esame di abilitazione, si era iscritto all’albo e aveva cominciato a lavorare presso lo studio legale di suo fratello. Ebbene, in primo e secondo grado, i giudici – sostenendo le ragioni del figlio – avevano affermato che il superamento dell’esame d’avvocato e l’iscrizione all’albo professionale non dimostrano la titolarità di un reddito, né il raggiungimento di un’autonomia economica.

Non contento, però, il padre ha proposto ricorso in Cassazione. Ebbene, la Corte di Cassazione ha ribaltato la situazione (rimettendo di nuovo la questione al giudice del rinvio, vale a dire al giudice di secondo grado) affermando che il figlio perde il diritto al mantenimento se ha superato l’esame di stato e frequenta lo studio del fratello. Il diritto all’assegno di mantenimento si giustifica, infatti,  nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e tiene conto anche dell’avanzare dell’età.


note

[1] Cass. ord. n. 5088 del 05.03.2018.

[2] Trib. Modena, sent. n. 165 del 01.02.2018.

Autore immagine: Pixabay.com


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