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Pausa pranzo

24 Agosto 2019 | Autore:
Pausa pranzo

Interruzione giornaliera del lavoro per la consumazione del pasto: è obbligatoria, qual è la sua durata, è retribuita?

L’orario di lavoro, per i dipendenti a tempo pieno, varia normalmente dalle 6 alle 8 ore giornaliere, a seconda delle giornate lavorate nella settimana: si tratta di un arco di tempo piuttosto lungo, durante il quale il lavoratore ha la necessità di fruire di almeno un pasto.

Per la fruizione dei pasti, il dipendente ha diritto a un’interruzione dell’attività lavorativa, la cosiddetta pausa pranzo.

Ma qual è la durata di questa interruzione? È uguale per tutti i lavoratori? La pausa pranzo è retribuita? Fa parte dell’orario di lavoro? Il dipendente può decidere quando andare in pausa, o si tratta di una decisione che spetta al datore di lavoro?

Non esiste una sola risposta a tutte queste domande, in quanto le regole cambiano, a seconda della categoria a cui appartiene il lavoratore.

Ma procediamo per ordine, e proviamo a fare chiarezza.

Quanto dura la pausa pranzo?

La legge (nello specifico, il decreto sull’orario di lavoro [1]) non prevede esplicitamente una pausa pranzo, ma prevede una pausa dal lavoro, per la generalità dei dipendenti, pari a 10 minuti, nel caso in cui l’orario giornaliero superi le 6 ore e il contratto collettivo non preveda un intervallo.

Se, dunque, il contratto collettivo non prevede un’interruzione giornaliera dell’attività lavorativa, il dipendente può fruire della pausa minima di 10 minuti, per la consumazione del pasto.

In base alla categoria di appartenenza del lavoratore e alle previsioni degli accordi collettivi, la pausa pranzo può avere una durata maggiore.

Beneficiano di una pausa pranzo di maggior durata anche i lavoratori ai quali si applica l’orario spezzato.

Pausa pranzo e orario spezzato

Se l’orario di lavoro è spezzato, cioè non continuativo nell’arco della giornata (ad esempio prevede un’interruzione dalle 13 alle 14), non è necessario che il lavoratore fruisca, in aggiunta, della pausa di 10 minuti prevista dalla legge, perché questa può coincidere con l’interruzione giornaliera dell’attività.

Chi non ha diritto alla pausa pranzo?

In base al decreto sull’orario di lavoro, la pausa minima di 10 minuti non si applica a tutti i dipendenti.

Sono difatti esclusi i lavoratori per i quali, a causa del tipo di attività esercitata, l’orario di lavoro non può essere predeterminato, oppure può essere stabilito dal dipendente stesso. Si tratta di:

  • dirigenti, personale con funzioni direttive o con autonomo potere decisionale;
  • collaboratori familiari;
  • telelavoratori e lavoratori a domicilio;
  • lavoratori mobili.

La pausa pranzo è retribuita?

Nella generalità dei casi, il datore di lavoro non è obbligato a retribuire la pausa di 10 minuti [2], anche se utilizzata come pausa pranzo, o se l’orario è spezzato. In base a quanto stabilito dalla legge, difatti, la pausa non fa parte dell’orario di lavoro.

Fanno eccezione le ipotesi in cui il contratto collettivo applicato preveda diversamente, e i casi in cui il pasto sia consumato durante le soste, relative a specifiche attività, che a differenza dei riposi intermedi sono retribuite.

La pausa pranzo è retribuita col buono pasto o l’indennità di mensa?

Se il contratto collettivo, o gli accordi col datore di lavoro, prevedono per i dipendenti il diritto al buono pasto, o all’indennità di mensa, o, ancora, all’indennità sostitutiva di mensa, è importante sapere che questi emolumenti non vanno considerati come retribuzione della pausa pranzo.

In particolare, non sono considerati retribuzione del lavoratore, quindi non fanno parte dell’imponibile contributivo o fiscale:

  • la somministrazione diretta dei pasti da parte del datore di lavoro (mensa aziendale gestita dal datore di lavoro, mensa gestita da terzi della quale beneficiano i dipendenti);
  • i buoni pasto, solitamente forniti in caso di assenza del servizio mensa; questi sono esenti da imposizione sino a 5,29 euro, se cartacei, o sino a 7 euro, se elettronici;
  • l’indennità di mensa o l’indennità sostitutiva di mensa (quest’ultima è non imponibile sino a 5,29 euro giornalieri, se nella zona mancano servizi di somministrazione di alimenti e bevande).

Pausa pranzo retribuita dei turnisti

Abbiamo osservato che, nella generalità dei casi, la pausa pranzo non è retribuita.

Per quanto riguarda alcuni lavoratori, tuttavia, è possibile fruire della consumazione del pasto durante le soste: le soste, a differenza dei riposi intermedi, sono retribuite, in quanto fanno parte dell’orario di lavoro effettivo, anche nel caso in cui risultino superiori a 15 minuti.

Si tratta infatti di interruzioni concesse all’operaio nei lavori a turno con ciclo molto faticosi, allo scopo di rimetterlo in condizioni fisiche di riprendere l’attività.

Le soste, in pratica, sono pause interne allo svolgimento della prestazione lavorativa, non rigidamente predeterminabili, e strettamente collegate alle esigenze del processo produttivo. I riposi intermedi, invece, sono dei momenti di inattività compresi tra due intervalli, o tra due turni di lavoro contrattualmente predefiniti, pertanto non devono essere retribuiti.

In base a quanto esposto, la pausa pranzo è:

  • fuori dall’orario di lavoro, quindi non retribuita, per la generalità degli impiegati (salvo utilizzo per la consumazione dei pasti di altre tipologie di interruzioni, come la pausa di 15 minuti dei videoterminalisti, quando concesso dal datore di lavoro);
  • interna all’orario di lavoro giornaliero, quindi retribuita, nel caso in cui siano utilizzate, per la consumazione del pasto, le soste dei lavori a turno con ciclo.

Pause retribuite

Nello specifico, possono essere retribuite le seguenti soste, anche se eventualmente utilizzate per la consumazione dei pasti:

  • le soste inferiori a 10 minuti, legate ad una causa di forza maggiore, ad esigenze fisiologiche del lavoratore o all’alleggerimento del carico di lavoro, in quanto strettamente funzionali alla ripresa dell’attività lavorativa;
  • le soste connesse alla protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori, sulla base delle disposizioni di legge o delle previsioni del Dvr (documento di valutazione dei rischi), come misura di prevenzione contro gli infortuni;
  • le soste per causa di forza maggiore o per cause non imputabili al lavoratore, sino a 30 minuti al giorno complessivi;
  • le soste per causa di forza maggiore o per cause non imputabili al lavoratore, se l’impresa trattiene l’operaio in azienda.

Pause non retribuite

Non sono invece retribuite le seguenti interruzioni, salvo diverse disposizioni dei contratti collettivi, anche se eventualmente utilizzate per la consumazione dei pasti:

  • i riposi intermedi fruiti sia all’interno che all’esterno dell’azienda;
  • il tempo impiegato per recarsi al posto di lavoro;
  • le soste di lavoro tra i 10 minuti e le 2 ore, comprese tra l’inizio e la fine di ogni periodo della giornata di lavoro, durante le quali non sia richiesta alcuna prestazione all’operaio o all’impiegato, non finalizzate a rimettere i dipendenti in condizioni fisiche di riprendere l’attività (spesso queste interruzioni sono utilizzate come pausa pranzo).

Utilizzo dell’interruzione per i videoterminalisti come pausa pranzo

I videoterminalisti, cioè coloro che lavorano per almeno 20 ore a settimana utilizzando un pc o a un altro tipo di videoterminale (in generale, per videoterminale s’intende qualsiasi apparecchiatura dotata di schermo, non soltanto il computer), hanno diritto ad una pausa retribuita pari a 15 minuti ogni due ore.

La pausa da 15 minuti, a differenza della pausa minima di 10 minuti, è retribuita perché rientra a tutti gli effetti nel normale orario di lavoro: non si tratta, però, di una pausa vera e propria, perché l’interruzione riguarda soltanto le attività da svolgere tramite videoterminale.

Ciò significa che il datore di lavoro può adibire il videoterminalista, durante questi 15 minuti, allo svolgimento di un’altra attività, che non comporti l’uso del videoterminale.

Questa pausa può comunque essere utilizzata per la consumazione del pasto, se il datore di lavoro non prevede lo svolgimento di alcuna attività, durante i 15 minuti di interruzione.

Le pause dei videoterminalisti non possono essere spostate all’inizio o alla fine dell’orario lavorativo, ma devono essere fruite perentoriamente ogni 2 ore di lavoro continuativo davanti allo schermo: sono infatti finalizzate a prevenire i danni all’apparato visivo e muscolo-scheletrico, dovuti all’applicazione continuativa al videoterminale.

Pausa pranzo lavoratori minorenni

I lavoratori bambini ed adolescenti (nei casi in cui la legge consenta loro di svolgere un’attività lavorativa) devono obbligatoriamente osservare una pausa di almeno un’ora ogni 4 ore e mezzo di attività. La pausa può essere ridotta a mezz’ora dai contratti collettivi, previa autorizzazione dell’ispettorato territoriale del lavoro.

Pausa pranzo lavoratori domestici

Colf e badanti, come abbiamo osservato, non hanno diritto alla pausa minima di 10 minuti per orari superiori alle 6 ore, prevista dal decreto sull’orario di lavoro per la generalità dei dipendenti.

I collaboratori domestici hanno tuttavia diritto ad un congruo periodo di riposo giornaliero e notturno.

In particolare, per colf e badanti conviventi a servizio intero o ridotto, il riposo notturno è pari a un minimo di 11 ore consecutive; è prevista una pausa di ulteriori 2 ore, non retribuita, se l’orario giornaliero non è interamente collocato dalle 6 alle 14, o dalle 14 alle 22.

Questa pausa può essere utilizzata per la consumazione del pasto.

Pausa pranzo per addetti al trasporto

I lavoratori addetti al trasporto di merci o persone hanno diritto a delle interruzioni dell’attività maggiori rispetto alla generalità dei dipendenti: nel dettaglio, devono fruire di riposi intermedi di 30 minuti, in caso di orario compreso tra le sei e le nove ore giornaliere, o di 45 minuti, per orario oltre le 9 ore, a causa della tipologia di attività particolarmente usurante.

Queste pause possono essere utilizzate anche per la consumazione dei pasti.

Posso monetizzare la pausa pranzo?

La pausa minima di 10 minuti al giorno, prevista dalla legge, non può essere monetizzata dal lavoratore, cioè convertita in un’indennità, in quanto irrinunciabile.

note

[1] Dlgs. 66/2003.

[2] Min. Lavoro, Circ. 8/2005.


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