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La pausa pranzo va timbrata?

25 Agosto 2019 | Autore:
La pausa pranzo va timbrata?

È obbligatorio timbrare prima di uscire per mangiare e subito dopo il rientro al lavoro?

La pausa pranzo è un’interruzione dell’attività lavorativa disciplinata dalla legge solo in modo generale. In particolare, il decreto sull’orario di lavoro [1], prevede il diritto, per tutti i lavoratori con orario eccedente le sei ore giornaliere, a una pausa pari a 10 minuti, salvo che il contratto collettivo applicato non preveda diversamente.

Questa pausa di 10 minuti può essere utilizzata anche per la consumazione del pasto. Se l’orario di lavoro è spezzato, cioè intervallato nell’arco della giornata, la pausa di 10 minuti può essere fruita durante l’interruzione.

Ma la pausa pranzo va timbrata? La timbratura è prevista dalla legge, o può essere disposta dagli accordi collettivi applicati? La timbratura della pausa pranzo è obbligatoria solo se il dipendente esce dall’azienda?

Proviamo a fare il punto della situazione, iniziando col chiarire che la legge non prevede un generale obbligo di timbratura a carico dei dipendenti, sia nell’ipotesi in cui fruiscano di pause al di fuori dell’azienda, che all’interno del luogo di lavoro.

Un obbligo generale di timbratura non è previsto nemmeno dai contratti collettivi nazionali, posto che il sistema di rilevazione delle presenze rientra nell’autonomia organizzativa del datore di lavoro: il datore, in sostanza, può scegliere se rilevare le presenze tramite un sistema di timbratura, magnetica, cartacea, elettronica o “virtuale”, tramite il login a determinati sistemi, o con modalità differenti.

A che cosa serve la timbratura?

La timbratura, o meglio, la rilevazione delle presenze in genere, serve perché possa essere accertata in modo oggettivo la presenza del dipendente nel luogo di lavoro.

Attraverso un sistema automatizzato di rilevazione delle presenze, difatti, per quanto elevato sia il numero dei dipendenti, è possibile conoscere con certezza l’orario d’ingresso e d’uscita di ogni lavoratore. La timbratura è dunque fondamentale per attestare la presenza in servizio.

I sistemi avanzati di rilevazione automatizzata delle presenze, inoltre, come il controllo di accesso biometrico, evitano le contestazioni ed eventuali frodi da parte dei lavoratori.

La timbratura per la pausa pranzo è obbligatoria?

Se l’azienda prevede la rilevazione automatizzata delle presenze, e il lavoratore esce per fruire della pausa pranzo, quindi per la consumazione del pasto, nella generalità dei casi la timbratura è obbligatoria, anche se la durata della pausa è ridotta.

Ogni pausa, infatti, rappresenta un periodo di assenza economicamente apprezzabile, che il datore di lavoro ha il diritto di conoscere.

In alcuni casi, il datore di lavoro può prevedere il computo automatico di un determinato periodo di tempo per la pausa pranzo, ad esempio 30 minuti, senza necessità di effettuare timbrature.

Il lavoratore può timbrare per la pausa pranzo quando vuole?

L’organizzazione dell’orario di lavoro giornaliero, quindi anche delle pause lavorative, è demandata all’autonomia decisionale del datore di lavoro.

Il dipendente, dunque, anche se ha l’obbligo di timbrare il cartellino, non può uscire per la pausa pranzo e rientrare quando vuole, ma deve farlo nell’orario, o nella fascia oraria, stabilita dal datore di lavoro.

L’azienda Bonbon SpA, per cui lavora Franco, impiegato, prevede 30 minuti di pausa pranzo per ciascun dipendente, fruibili solo nella fascia oraria dalle 13 alle 14,30. Franco, a causa di una riunione, termina di lavorare alle 15. Se vuole fruire della pausa pranzo al di fuori della fascia oraria concordata, deve domandare l’autorizzazione all’amministrazione del personale, o al suo superiore, in base a quanto stabilito nel regolamento aziendale e all’organigramma. In ogni caso, salvo che il contratto collettivo non disponga diversamente, Franco ha diritto a una pausa di 10 minuti irrinunciabile, se il suo orario di lavoro eccede le 6 ore al giorno: se il datore di lavoro non gli consente di fruire di questa interruzione minima, può essere sanzionato.

La timbratura è obbligatoria se il lavoratore resta in azienda?

L’obbligo di timbratura, se stabilito dal datore di lavoro, o dal regolamento aziendale, può essere previsto anche nel caso in cui il lavoratore resti in azienda, ma fruisca di una pausa e si allontani dalla postazione di lavoro, o comunque interrompa l’attività.

Ad esempio, se il lavoratore fruisce della mensa aziendale, può essere tenuto ad effettuare la timbratura nel momento in cui si allontana dall’ufficio, o dalla sua postazione, per entrare nei locali della mensa, anche se postazione e mensa si trovano nello stesso edificio.

Lo scopo della timbratura, infatti, è certificare le interruzioni dell’attività economicamente apprezzabili; questa valutazione prescinde dal luogo in cui il lavoratore beneficia del riposo.

Che cosa succede se la pausa pranzo non è timbrata?

Se il lavoratore va in pausa pranzo senza timbrare il cartellino, allontanandosi dal luogo di lavoro senza avvertire dell’interruzione, e senza alcuna autorizzazione, può essere addirittura licenziato.

Il licenziamento disciplinare è giustificato dal fatto che, con un simile comportamento, il dipendente trae in inganno il datore di lavoro sull’orario di servizio prestato: in base a quanto chiarito dalla Cassazione [2], andare in pausa senza timbrare il cartellino marcatempo equivale infatti ad allontanarsi dalla propria postazione senza informare nessuno e senza alcuna autorizzazione.

Per la Cassazione, infatti, la registrazione effettuata attraverso l’utilizzo del sistema di rilevazione delle presenze sul luogo di lavoro è corretta e solo se, nell’intervallo compreso tra le timbrature in entrata ed in uscita, il lavoratore è effettivamente presente nella postazione.

La timbratura è invece falsa e fraudolentemente attestata nei casi in cui faccia emergere, in contrasto con la reale situazione, che il lavoratore è presente in ufficio dal momento della timbratura in entrata a quello della timbratura in uscita.

In pratica, il comportamento di chi si allontana dal luogo di lavoro senza far risultare, mediante timbratura del cartellino o altro sistema di rilevazione della presenza, i periodi di assenza economicamente apprezzabili:

  • induce in errore il datore di lavoro circa la presenza e lo svolgimento dell’attività;
  • può costituire anche una condotta penalmente rilevante: “falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente” [3];
  • costituisce una causa giustificatrice del licenziamento.

Che cosa succede se il sistema di timbratura è guasto?

Non commette un illecito chi non effettua la timbratura in quanto il sistema di rilevazione delle presenze è guasto. In questo caso, però, per dimostrare la propria buona fede, il lavoratore deve informare tempestivamente il datore di lavoro, l’amministrazione del personale o un preposto, in base al regolamento aziendale e all’organigramma.

Chi non è obbligato a timbrare la pausa pranzo?

Escludendo le ipotesi in cui l’azienda non preveda la rilevazione automatica delle presenze, o preveda la sottrazione automatica dell’interruzione per pausa pranzo, sono esclusi dalla pausa minima giornaliera, quindi dall’obbligo di timbratura, i dipendenti per i quali, a causa del tipo di attività esercitata:

  • l’orario di lavoro non può essere predeterminato;
  • l’orario di lavoro può essere stabilito dal lavoratore stesso.

In particolare, la legge [1] esclude dalla disciplina della pausa pranzo:

  • i dirigenti, il personale con funzioni direttive o con autonomo potere decisionale;
  • i collaboratori familiari;
  • i telelavoratori ed i lavoratori a domicilio;
  • i lavoratori mobili.

note

[1] D.lgs. 66/2003.

[2] Cass. sent. n. 25750/2016.

[3] Art. 55 quinquies, co.1, D.lgs 165/2001.


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