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Statali: arretrati in busta paga

6 Marzo 2018 | Autore:
Statali: arretrati in busta paga

Accrediti in busta paga per migliaia di statali, ma le somme erogate non corrispondono all’effettivo danno derivante dal blocco della contrattazione

Da quanto riferito dal portale NoiPa (che gestisce le retribuzioni nel pubblico impiego), il 1° marzo per circa 250mila dipendenti statali delle funzioni centrali sono scattati gli arretrati dovuti. Si tratta di somme comprese tra i 370 e i 712 euro secondo quanto stabilito dall’accordo sottoscritto alla fine del 2017. Come indicato nella nota ufficiale, inoltre, la disponibilità delle somme sui conti correnti varia a seconda delle modalità operative dei diversi istituti bancari, mentre il cedolino ad hoc è già visibile a ciascun dipendente.

Statali: la firma del contratto

Con la firma del nuovo contratto degli statali, dopo molti anni di blocco contrattuale e trattative lunghissime, è stato finalmente siglato l’accordo per il rinnovo del contratto degli statali. L’accordo riguarda una platea di circa 250mila lavoratori ministeriali, dipendenti delle agenzie fiscali e di altri enti pubblici come l’Inps e l’Inail. Ne abbiamo parlato diffusamente in Firmato il contratto statali: aumenti da 63 a 117 euro mensiliStatali: arrivano arretrati, ma spetta il maxirisarcimento.

L’aspetto certamente più interessante del rinnovo contrattuale riguarda appunto l’aumento stipendiale in busta paga e il pagamento degli arretrati mediante la famosa una tantum che ad alcuni dipendenti statali è stata accreditata il 1° marzo scorso.

Statali: gli arretrati in busta paga

Come anticipato, si tratta di una cifra che va dai 370 ai 712 euro e che è arrivata agli statali al momento interessati con un cedolino ad hoc, in forma separata dallo stipendio. Statali interessati al momento sono i lavoratori appartenenti alla P.A. centrale e quindi dipendenti dei Ministeri, delle Agenzie fiscali, degli Enti pubblici non economici ecc.

Statali: rinnovo del contratto e aumenti stipendiali

Il rinnovo del contratto per gli statali era atteso da quasi un decennio.  I dipendenti pubblici, infatti, per 8 anni non hanno avuto nessun adeguamento stipendiale rispetto all’aumento del costo della vita. Con il rinnovo del contratto si spera che le cose cambino, anche se già è chiaro che gli aumenti in questione non sono affatto adeguati rispetto all’effettivo aumento del costo della vita. Inoltre per i comparti di Scuola, Sicurezza e Sanità bisognerà ancora attendere.

Statali: bonus per le retribuzioni più basse

Il nuovo accordo, dunque, prevede una forbice di aumenti sullo stipendio base che va dai 63 ai 117 euro mensili lordi. A questo aumento va aggiunto l’assegno per dieci mensilità tra i 21 e i 25 euro per le retribuzioni più basse, mentre alcune amministrazioni potranno erogare un bonus supplementare.

Statali: bonus arretrati 2016-2017

Gli arretrati per il biennio 2016-2017 sono di circa 435 euro lordi a dipendente. In media, considerando la quota fiscale e previdenziale da sottrarre, l’utile netto pro capite si aggira sui 204 euro netti per redditi medi sui 30 mila euro. La stessa cifra dovrebbe riguardare anche i docenti ed il personale Ata della scuola entro il mese di aprile e poi, successivamente tutti gli altri dipendenti della pubblica amministrazione, per un totale di tre milioni di statali. Quindi, oltre all’aumento medio di 85 euro lordi, ogni dipendente avrà diritto a tutti gli arretrati, che verranno corrisposti in un’unica soluzione e, dunque, “una tantum” (per l’appunto).

In realtà le somme corrisposte o da corrispondere agli statali sono di gran lunga inferiori a quelle che in concreto gli spetterebbero e risultano lontanissime dal reale aumento del costo della vita, parametro costituzionale da rispettare per verificare l’equità e la congruità degli aumenti. L’una tantum agli statali è calcolata secondo il tasso di inflazione programmata e non sulla base di quella certificata o reale, che è certamente maggiore. Pertanto i dipendenti statali avrebbero dovuto ottenere complessivamente degli arretrati di ben altra entità, certamente comprensivi anche delle ultime mensilità del 2015 e delle prime tre del 2018. Le prime del tutto sparite dall’accordo, le ultime assolutamente dimenticate ed escluse da ogni previsione.



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2 Commenti

  1. Poichè il contratto economico va da gennaio 2016 a dicembre 2018, per gli anni 2016/17 e per i primi 3 mesi del 2018 dovrebbe esserci un aumento tabellare in busta paga duraturo per la vita lavorativa e non il pagamento di un aumento con la formula di una”una tantum”.
    Chi ha lavorato in questi ultimi due anni 2016 e parte del 2017, e poi è andato in pensione viene notevolmente penalizzato non maturando nulla dal punto di vista tabellare.

  2. Si è sbandierato tanto questo aumento sui media e poi ci hanno fatto l’elemosina ! Si è perpetrata un enorme ingiustizia che Non si è mai vista in altri settori anche dei pubblici impiegati ministri !

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