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Diritti dei lavoratori

8 Settembre 2019
Diritti dei lavoratori

In questo articolo, potrai scoprire quali sono i principali diritti che il nostro ordinamento riconosce ai lavoratori e alle lavoratrici.

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Questo principio non è solo la norma di apertura della nostra Carta Costituzionale, ma è anche un tratto distintivo di tutto il nostro ordinamento. Infatti, sono moltissime le leggi dello Stato che prevedono forme di tutela e di protezione nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici. Ma quali sono i principali Diritti dei lavoratori? Elencarli tutti è davvero quasi impossibile. Bisogna, infatti, considerare che i diritti dei lavoratori non sono previsti solo dalle leggi, ma anche dai contratti collettivi di lavoro stipulati dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni degli imprenditori. Tuttavia, è possibile ripercorrere quantomeno le principali norme di tutela dei dipendenti.

Lo Statuto dei lavoratori

Nel nostro ordinamento, i diritti dei lavoratori sono presenti in numerosi testi normativi: la Costituzione, le norme del diritto dell’Unione Europea, le leggi dello Stato, le leggi regionali, i contratti collettivi di lavoro, etc. Non esiste, dunque, un unico testo normativo da consultare per avere il quadro completo dei diritti che spettano ai dipendenti.

Esiste, però, una legge, detta Statuto dei lavoratori [1] che contiene una serie di diritti dei lavoratori molto importanti e che continua ancora oggi a rappresentare, nonostante si tratti di un testo datato, un importante punto di riferimento.

I principali diritti dei lavoratori previsti dallo Statuto dei lavoratori sono:

  • libertà di opinione: i lavoratori, senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di fede religiosa, hanno diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera, di manifestare liberamente il proprio pensiero, nel rispetto dei principi della Costituzione e delle norme dello Statuto dei lavoratori;
  • diritto alla riservatezza o alla privacy: i lavoratori hanno tutta una serie di diritti che derivano dalla necessità di tutelare la loro sfera personale e la loro privacy. In questo ambito, ad esempio, si prevede che il datore di lavoro non possa impiegare le guardie giurate in azienda per monitorare l’attività di lavoro dei dipendenti ma solo per tutelare il patrimonio aziendale. Nello stesso senso, l’azienda non può controllare a distanza i dipendenti con le videocamere che possono essere impiegate solo per tutelare il patrimonio, la sicurezza dei dipendenti o per altre ragioni tecniche. Inoltre, il datore di lavoro non può, nè ai fini dell’assunzione, nè nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore,
  • diritto al procedimento disciplinare: il lavoratore non può ricevere un provvedimento disciplinare (come ad esempio una multa, un richiamo scritto o il licenziamento) senza che sia stato prima sentito sui fatti che gli vengono contestati;
  • diritto alla salute: il datore di lavoro deve porre in essere tutte le misure necessarie a garantire la salute e la sicurezza dei dipendenti nei luoghi di lavoro [2]. Inoltre, i lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica;
  • diritto a permessi per studio: i lavoratori studenti, iscritti e frequentanti corsi regolari di studio in scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente riconosciute o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali, hanno diritto a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione agli esami e non sono obbligati a prestazioni di lavoro straordinario o durante i riposi settimanali. Inoltre, i lavoratori studenti, compresi quelli universitari, che devono sostenere prove di esame, hanno diritto a fruire di permessi giornalieri retribuiti;
  • diritto alle mansioni: il lavoratore ha diritto ad essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o, comunque, a mansioni appartenenti allo stesso livello di inquadramento [3];
  • diritto all’attività sindacale: ogni lavoratore ha diritto di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale all’interno dei luoghi di lavoro;
  • tutela contro il licenziamento illegittimo: ogni lavoratore ha diritto a non essere licenziato salvo il caso in cui ricorra una giusta causa o un giustificato motivo oggettivo o soggettivo di licenziamento;
  • diritti sindacali: lo Statuto dei lavoratori, oltre a prevedere dei diritti che possono essere esercitati direttamente dai lavoratori, prevede una serie di diritti sindacali che sono riservati alle organizzazioni sindacali (diritto di assemblea, di referendum, bacheche aziendali, locali aziendali, diritto a costituire rappresentanze sindacali aziendali, diritto ai permessi per i dirigenti sindacali, etc.).

Diritti connessi all’orario di lavoro e al riposo

La legge ha introdotto tutta una serie di diritti che mirano a tutelare il diritto al riposo ed alla disconnessione del lavoratore al quale non possono essere imposti ritmi di lavoro troppo gravosi e prolungati che finirebbero per compromettere la sua vita privata e famigliare.

Rientrano tra questi diritti:

  • diritto alla giornata lavorativa di otto ore;
  • diritto alla settimana lavorativa di 40 ore;
  • diritto ad un periodo di ferie annue minimo di quattro settimane annue che non può essere mai monetizzato nella relativa indennità sostitutiva delle ferie non godute;
  • diritto ad ulteriori permessi retribuiti (rol, festività soppresse) previsti dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro;
  • diritto a pause e riposi durante il turno di lavoro;
  • diritto ad una limitazione del lavoro straordinario e del lavoro notturno;
  • diritto ad una maggiorazione della retribuzione in caso di lavoro straordinario e del lavoro notturno.

Per tutelare i dipendenti che si trovano in particolari situazioni di bisogno, legate ad esempio alla malattia di un figlio o propria, alcuni Ccnl hanno introdotto le cosiddette ferie solidali ossia la possibilità di cedere ai dipendenti che ne abbiano fatto richiesta per le motivazioni anzidette le proprie ferie residue in eccesso da parte degli altri dipendenti.

La cessione, in ogni caso, può riguardare solo le ferie che eccedono il minimo incomprimibile e irrinunciabile stabilito dalla legge, vale a dire, il periodo di quattro settimane annue.

Diritti legati alla maternità e paternità

Un altro corpo di diritti dei lavoratori molto importante [4] riguarda la tutela della maternità e della paternità. La legge, infatti, cerca di raggiungere un giusto equilibrio tra le esigenze di vita del lavoratore e le esigenze di lavoro per evitare che l’attività lavorativa comprima eccessivamente il ruolo di padre o di madre.

A tal fine, sono previsti una serie di diritti per i lavoratori e le lavoratrici neo-genitori:

  • astensione obbligatoria dal lavoro: la lavoratrice che resta incinta deve obbligatoriamente astenersi dal lavoro e stare a casa, mantenendo comunque una retribuzione posta a carico dell’Inps, per un periodo di 5 mesi complessivi che può variare in base alla volontà della donna ed alle sue condizioni di salute. Di solito, il congedo parte dal secondo mese prima della data presunta del parto e dura fino al terzo mese successivo al parto. Tuttavia, se la salute della donna lo consente, il congedo può essere fruito anche tutto dopo il parto;
  • aspettativa retribuita: terminato il congedo obbligatorio, i genitori possono fruire del congedo parentale o aspettativa retribuita. Si tratta della possibilità di continuare a stare a casa per un periodo massimo complessivo di sei mesi retribuito al 30% della normale retribuzione. Il monte di assenze totale può essere fruito anche giornalmente o ad ore;
  • allattamento: la neo-mamma ha degli speciali permessi retribuiti di due ore al giorno per l’allattamento del neonato nei primi mesi di vita;
  • altri permessi: in caso di disabilità del figlio o di malattia scattano ulteriori misure a favore dei dipendenti.

Diritti dei lavoratori e disabilità

Esistono altre importanti norme che tutelano i lavoratori disabili o i loro famigliari.

In particolare, alcune norme [5] prevedono l’obbligo delle aziende di riservare una certa quota di personale a soggetti che rientrino in particolari categorie protette come, ad esempio, i disabili, gli orfani di guerra o del lavoro, gli inabili al lavoro etc.

L’obiettivo è di garantire la possibilità di trovare un impiego a persone che sono, indubbiamente, più svantaggiate delle altre nella ricerca del lavoro.

L’altro importante corpo di norme [6] tutela, invece, nello specifico, la disabilità e prevede una serie di diritti per il lavoratore disabile o per i suoi famigliari:

  • diritto ai permessi retribuiti: il lavoratore affetto da disabilità in situazione di gravità ha diritto a prendere degli speciali permessi 104 retribuiti che possono essere fruiti o a ore o a giorni. Durante la fruzione di questi permessi, il lavoratore disabile percepisce una indennità equivalente alla retribuzione da parte dell’Inps che la eroga per il tramite del datore di lavoro;
  • diritto ai permessi per assistenza: il diritto ai permessi retribuiti, oltre al dipendente che sia affetto in prima persona da disabilità, spetta anche ai suoi parenti più stretti (genitori, figli, coniuge, parenti ed affini entro il 3° grado). Tale diritto spetta a patto che il disabile non sia sottoposto a ricovero presso una struttura sanitaria. Il diritto ai permessi ha la funzione di consentire a questi soggetti di provvedere all’assistenza nei confronti dei disabile.

Come annunciato in apertura, quelli esposti sono solo alcuni dei principali diritti che il nostro ordinamento riconosce ai lavoratori dipendenti. Molti altri sono disseminati in numerose norme del nostro ordinamento giuridico.

note

[1] L. n. 300 del 20.05.1970.

[2] Art. 2087 cod. civ.

[3] Art. 2103 cod. civ.

[4] D. Lgs. n. 151 del 26.03.2001.

[5] L. n. 68/1999.

[6] L. n. 104/1992.


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