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Presidente della Repubblica: quando scioglie le Camere?

25 Agosto 2019 | Autore:
Presidente della Repubblica: quando scioglie le Camere?

Consultazioni del Presidente: cosa sono e a che servono? Crisi di governo: cos’è e come si risolve? Cos’è il semestre bianco? Quando si indicono nuove elezioni?

All’interno della Costituzione italiana il Presidente della Repubblica è chiamato a svolgere un ruolo fondamentale, non solo perché egli rappresenta l’unità nazionale, ma anche perché svolge un ruolo di equilibrio istituzionale fondamentale. Soprattutto nei periodi di crisi governativa, i poteri del Presidente della Repubblica si estendono fino a far dipendere le sorti dell’intero Governo e del Parlamento dalle sue decisioni. Ti sei mai chiesto quando il Presidente della Repubblica scioglie le Camere?

Tra le attribuzioni che la Costituzione riconosce al Presidente della Repubblica, infatti, v’è anche quella di dichiarare lo scioglimento delle camere che formano il Parlamento, cioè della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Con tale decisione, il Presidente della Repubblica pone fine all’esperienza governativa in atto decretando le nuove elezioni. Ma quando avviene ciò? Il Presidente della Repubblica può sciogliere le camere quando gli pare e piace, oppure è vincolato al rispetto di alcuni principi? Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando il Presidente della Repubblica scioglie le Camere.

Scioglimento del Parlamento: cosa dice la Costituzione?

La Costituzione italiana [1] dice che il Presidente della Repubblica può, sentiti i rispettivi Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà solamente negli ultimi sei mesi del suo mandato (cosiddetto semestre bianco), salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.

La nostra carta costituzionale, dunque, conferisce al Presidente della Repubblica il potere di sciogliere le Camere che costituiscono il Parlamento, solamente però dopo aver ascoltato i rispettivi presidenti, cioè il Presidente della Camera dei deputati e quello del Senato della Repubblica. Null’altro dice la Costituzione: né si specifica quando si possa ricorrere a questo potere, né a quali condizioni.

Ciò che viene precisato è solamente che il potere di scioglimento del Parlamento non può essere esercitato durante gli ultimi sei mesi del mandato presidenziale: la ragione di questo divieto sta nel fatto di voler impedire ad un Presidente uscente di determinare in maniera così dirompente le sorti del governo italiano.

Tale limitazione, inoltre, intende evitare colpi di mano da parte del Presidente che, sciogliendo le Camere, potrebbe dilazionare l’elezione del proprio successore o addirittura sbarazzarsi di un Parlamento sfavorevole alla sua rielezione (si ricordi, infatti, che nessuna norma costituzionale vieta ad un Presidente della Repubblica di poter essere rieletto).

Tale divieto, tra l’altro, viene meno se anche la legislatura si avvia verso i suoi ultimi sei mesi: si parla, in questo caso, di semestre bianco.

Cosa succede dopo lo scioglimento delle Camere?

Se il Presidente della Repubblica decide di sciogliere le Camere, non esiste altra alternativa se non quello di tornare al voto per poter eleggere un nuovo Parlamento. Sempre la Costituzione [2] afferma che le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti; finché non siano riunite le nuove Camere, sono prorogati i poteri delle precedenti.

Di conseguenza, dal momento in cui il Presidente della Repubblica decide lo scioglimento delle Camere, ci sono settanta giorni di tempo per procedere all’elezione delle nuove; nel frattempo, le precedenti Camere continuano a rimanere in vita, occupandosi però solamente dell’ordinaria amministrazione.

Quando il Presidente della Repubblica può sciogliere le Camere?

Nel primo paragrafo abbiamo detto che la Costituzione non specifica quando e a che condizioni il Presidente della Repubblica possa sciogliere le Camere, obbligando così gli Italiani a votarne delle nuove. Si potrebbe trattare di una lacuna molto grave, visto che questa facoltà, se esercitata scriteriatamente, potrebbe conferire al Presidente della Repubblica un potere enorme, capace di incidere sul sistema democratico stesso, tenuto anche in considerazione il fatto che il Presidente della Repubblica non è eletto direttamente dal popolo.

La prassi costituzionale, però, si è sviluppata nel senso di limitare il potere di scioglimento delle Camere solamente all’ipotesi in cui il Parlamento, a causa di dissidi interni, non possa funzionare. In pratica, il Presidente della Repubblica, sentiti i presidente delle Camere, può procedere allo scioglimento delle stesse soltanto quando non ci sia una maggioranza politica in grado di governare.

Di conseguenza, questo scenario si prospetterà ogni volta in cui ci sia una crisi di Governo, cioè un conflitto tra le forze politiche che forma la maggioranza parlamentare che, a sua volta, si proietta al Governo. È in questo caso che diventa fondamentale il ruolo del Presidente della Repubblica, il quale deve decidere in base alle proprie consultazioni.

Cosa sono le consultazioni del Presidente della Repubblica?

Le consultazioni del Presidente della Repubblica sono una prassi istituzionale non codificata dalla Costituzione italiana. Le consultazioni consentono al Presidente della Repubblica di individuare la maggioranza che dovrà essere nominata al Governo: non si dimentichi, infatti, che secondo la Costituzione [3] è il Presidente della Repubblica a nominare il presidente del consiglio dei ministri e i ministri.

Ciò non significa che il Presidente della Repubblica possa scegliere chiunque voglia: egli, infatti, sarà sempre vincolato dal risultato delle elezioni politiche, elezioni che non determinano direttamente la carica governativa, bensì la composizione del Parlamento.

Le consultazioni sono uno strumento importantissimo anche nel caso di crisi governativa: quando la maggioranza che governa il Paese si spacca e le Camere non riescono più a legiferare perché manca l’accordo su un programma di governo coeso, allora la parola passa di nuovo al Presidente della Repubblica il quale, aperte nuovamente le consultazioni, verifica se c’è la possibilità di nominare un nuovo governo che sia sostenuto da una maggioranza parlamentare.

In caso di crisi di governo, dunque, le consultazioni serviranno a stabilire:

  • se ci sono le condizioni affinché il Presidente della Repubblica nomini un nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri e nuovi Ministri (quindi, una nuova squadra governativa);
  • se, al contrario, non essendoci la possibilità di creare una nuova maggioranza che possa far funzionare il Parlamento, il Presidente della Repubblica debba procedere allo scioglimento delle Camere e all’indizione di nuove elezioni.

Dunque, rispondendo alla domanda di fondo dell’articolo, possiamo dire che il Presidente della Repubblica scioglie le Camere quando il Parlamento sia paralizzato da dissidi interni che non ne permettano lo svolgimento dei lavori (cioè, l’approvazione delle leggi utili al popolo italiano).

note

[1] Art. 88 Cost.

[2] Art. 61 Cost.

[3] Art. 92 Cost.


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