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Ferie non godute: sono pagate?

8 Settembre 2019 | Autore:
Ferie non godute: sono pagate?

Il periodo di vacanze annuali dei lavoratori è retribuito se il dipendente non usufruisce delle assenze entro un certo termine?

Nella tua azienda lavorano meno persone di quelle che, in base alla mole di attività, sarebbero necessarie: così, ogni anno, fruire delle ferie diventa un’impresa quasi impossibile. Anche l’assenza di un solo lavoratore, difatti, dà luogo a difficoltà notevoli.

A causa di questo problema, negli anni hai cumulato diversi mesi di ferie, delle quali però non riesci mai a fruire. Come se non bastasse, ti hanno detto che, se non fruisci delle ferie entro un certo termine dal periodo di maturazione, le perdi per sempre e non ti possono essere più pagate.

Ma questo è vero? Le ferie non godute sono pagate?

Proviamo a fare chiarezza, analizzando ciò che prevede la legge, assieme alle disposizioni dei contratti collettivi, per capire se è vero che le ferie non godute si perdono, dopo un certo periodo.

Cerchiamo anche di capire che cosa può fare il lavoratore per fruire delle ferie, nell’ipotesi in cui il datore di lavoro si rifiuti di concederle per troppo tempo.

Che cosa sono le ferie e come funzionano?

Le ferie sono delle assenze la cui finalità, garantita dalla Costituzione [1], è il recupero psicofisico del lavoratore: in pratica, servono non solo per consentire al dipendente di riprendersi dalla fatica e dall’usura dell’attività lavorativa, ma anche per poter “recuperare” i rapporti familiari e sociali e beneficiare di momenti di svago.

Queste assenze sono retribuite, e spettano in base al periodo lavorato, a prescindere dalle condizioni fisiche del dipendente: in buona sostanza, non è necessario che il lavoratore sia stanco per andare in ferie, ma il diritto al periodo di riposo sorge a prescindere, sulla sola base dello svolgimento dell’attività lavorativa.

La legge [2] prevede, per la generalità dei lavoratori dipendenti, un minimo di 4 settimane di ferie per ogni anno lavorato. Due settimane devono essere fruite entro l’anno di maturazione, possibilmente in modo continuativo, mentre le altre due settimane devono essere godute entro 18 mesi dall’anno di maturazione.

I contratti collettivi possono prevedere un termine differente dai 18 mesi, che comunque deve risultare tale da non snaturare la finalità delle ferie, quindi deve consentire al lavoratore il recupero psicofisico in tempi congrui.

Le ferie non sono monetizzabili: non si può, cioè, rinunciare a queste assenze in cambio di un’indennità, salvo specifiche eccezioni (cessazione del rapporto, durata del contratto di lavoro inferiore all’anno, ferie extra).

Che cosa sono le ferie extra e come funzionano?

I contratti collettivi possono prevedere delle ferie aggiuntive rispetto al periodo minimo di 4 settimane disposto dalla legge. Le giornate di assenza aggiuntive, a differenza delle ferie minime spettanti per legge, sono monetizzabili, cioè possono essere convertite in un’indennità, se non fruite entro un certo termine, stabilito dagli accordi collettivi applicati.

Le ferie sono pagate?

Le ferie sono assenze retribuite: in sostanza, il dipendente che beneficia delle assenze è pagato come se stesse svolgendo normalmente l’attività lavorativa. Non è vero, dunque, che chi va in ferie deve rinunciare allo stipendio, o che percepisce una retribuzione ridotta.

Le ferie non godute sono retribuite?

Se il dipendente non beneficia delle ferie, queste non gli vengono retribuite fin quando non risultano realmente usufruite, oppure sino:

  • al momento della monetizzazione, cioè della liquidazione da parte del datore di lavoro, nel caso in cui si tratti di ferie eccedenti le 4 settimane previste per legge;
  • al momento della cessazione del contratto, se il dipendente non riesce a godere delle ferie prima che il rapporto di lavoro finisca: non è dunque vero che le ferie non godute si perdono, il momento della loro liquidazione, prima o poi, arriva;
  • al momento della liquidazione periodica, per alcune categorie particolari di lavoratori, come coloro che hanno un contratto di durata inferiore all’anno o gli operai edili (per i quali il datore di lavoro deve accantonare e versare alla Cassa Edile mensilmente un rateo ferie).

Perché la trattenuta per ferie non godute?

Se le ferie maturate non sono godute entro i 18 mesi (o il diverso termine contrattuale) dall’anno di maturazione, devono essere comunque corrisposti all’Inps i contributi.

Se, dunque, vedi in busta paga una trattenuta per ferie non godute, devi sapere che si tratta della tua quota di contributi Inps sulle ferie che hai maturato e non hai goduto. Questi contributi ti saranno “restituiti”: quando finalmente beneficerai delle ferie arretrate, non subirai alcuna trattenuta contributiva.

Non ci sono limiti per beneficiare delle ferie arretrate: non è assolutamente vero che dopo 18 mesi dall’anno di maturazione le ferie non possono più essere richieste.

Posso obbligare il datore di lavoro a darmi le ferie?

Sei molto stanco, non fruisci delle ferie da tempo immemorabile, ma il datore di lavoro non vuole proprio saperne di concederti le ferie?

Purtroppo, non c’è modo di obbligare l’azienda a collocare i dipendenti in ferie, ed il lavoratore non può andare in vacanza di testa propria, senza accordi.

Puoi, però, chiedere il risarcimento per le ferie non godute, e segnalare la violazione all’Ispettorato del lavoro, che può obbligare il datore a collocarti in ferie, con prescrizione ad adempiere.

note

[1] Art.36 Cost.

[2] D.lgs. 66/2003.


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