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Opposizione a decreto ingiuntivo: documenti da allegare

25 Agosto 2019
Opposizione a decreto ingiuntivo: documenti da allegare

La documentazione depositata con la richiesta dell’ingiunzione di pagamento rimane acquisita al processo e si considera a disposizione del giudice sia nella fase di opposizione che in un eventuale giudizio di appello.

Una recente e interessante ordinanza della Cassazione indica quali sono, in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, i documenti da allegare da parte del creditore opposto. Si era, in particolare, posto il problema se al creditore spettasse depositare una seconda volta le prove documentali già allegate al momento della richiesta dell’ingiunzione di pagamento (ad esempio: fatture, contratti, bolle di accompagnamento, assegni, promesse di pagamento, ecc.). Quali potrebbero essere le conseguenze dell’omesso o del tardivo deposito di tali prove nella fase di opposizione? Il problema potrebbe porsi anche nel caso di contumacia del creditore o di costituzione oltre i termini (si pensi al processo del lavoro).

Ecco qual è stata la risposta fornita dai giudici [1] e, dunque, quali sono i documenti da allegare nell’opposizione a decreto ingiuntivo.

Rapporti tra il procedimento di richiesta di decreto ingiuntivo e l’opposizione

Per comprendere meglio i termini del problema facciamo un esempio pratico.

Mirco chiede un decreto ingiuntivo contro il suo ex datore di lavoro il quale, a suo dire, non gli avrebbe pagato gli ultimi stipendi ed alcuni straordinari. A supporto di quest’ultima richiesta Mirco produce una tabella delle presenze da cui si evincono gli orari da lui osservati. L’azienda propone opposizione a decreto ingiuntivo. Tuttavia, nel giudizio di opposizione, l’avvocato di Mirco si costituisce con un giorno di ritardo. Il giudice dichiara pertanto Mirco decaduto dalle prove richieste e da quelle prodotte. Nel fascicolo di parte, Mirco aveva allegato una seconda volta la tabella delle presenze per dimostrare gli straordinari. Secondo la controparte, tale documento non può più essere acquisito al processo. Di diverso avviso invece l’avvocato di Mirco secondo cui l’allegazione era una semplice ripetizione, visto che la prova era stata già acquisita all’atto della richiesta del decreto ingiuntivo.

Dobbiamo a questo punto stabilire quale rapporto c’è tra la fase di richiesta del decreto ingiuntivo e quella della successiva opposizione: se cioè le due possono essere considerate due fasi autonome e distinte, due processi separati tra loro o se, invece, c’è un collegamento. Per costante interpretazione di legittimità, l’opposizione a decreto ingiuntivo è caratterizzata dalla mancanza di autonomia tra essa ed il precedente procedimento che si apre con il deposito del ricorso monitorio. Si tratta, quindi, del medesimo giudizio, di cui la seconda fase è solo eventuale, ma non per questo autonoma.

Documenti allegati alla richiesta di decreto ingiuntivo si considerano “nuovi” in caso di opposizione?

Detto ciò, ne deriva che i documenti allegati alla prima fase del procedimento – ossia la richiesta per decreto ingiuntivo – rimasti a disposizione della controparte ed esposti, pertanto, al contraddittorio tra le parti, benché non prodotti nella fase di opposizione nel termine di legge, non possono essere considerati “nuovi” e non vanno necessariamente allegati una seconda volta.

Ciò implica due importanti conseguenze. In primo luogo, i documenti non depositati (o depositati in ritardo) dal creditore nella fase di opposizione a decreto ingiuntivo ma già allegati con la richiesta del decreto monitorio vanno ugualmente presi in considerazione dal giudice, perché ormai acquisiti nel processo.

In secondo luogo, se tali documenti – già depositati con la richiesta di decreto ingiuntivo – vengono per la prima volta prodotti in appello non possono comunque considerarsi come “nuovi” e, ove depositati nel giudizio di secondo grado, devono essere ritenuti ammissibili, non soggiacendo la loro produzione alla preclusione prevista dal Codice di procedura civile.

La ditta Lucifero Srl chiede un decreto ingiuntivo contro Jacopo, allegando una serie di fatture e di bolle di consegna controfirmate dal debitore. Jacopo fa opposizione e perde, cosicché propone immediatamente appello. La società, in secondo grado, deposita nuovamente le bolle di consegna. Tale allegazione viene contestata dall’avvocato di Jacopo il quale sostiene che si tratterebbe di documenti nuovi in quanto mai allegati in primo grado, se non con l’originario ricorso per decreto ingiuntivo. Il giudice però non accoglie tale contestazione e ritiene rituale il deposito.

Su quest’ultimo aspetto (ossia la produzione, da parte del creditore, in appello dei documenti allegati con la richiesta di decreto ingiuntivo e non depositati nel primo grado) si erano già espresse le Sezioni Unite [3]. Premesso che in appello non sono ammessi nuovi mezzi di prova e che tale divieto vale anche per i documenti, tale regola vale solo per i documenti “nuovi” rispetto all’intero processo: ciò significa che non devono essere mai stati prodotti in precedenza. Pertanto le prove documentali prodotte in allegato alla richiesta di decreto ingiuntivo e rimaste a disposizione della controparte non possono essere qualificate come nuove nei successivi sviluppi del processo.

In sintesi, con specifico riferimento al procedimento per decreto ingiuntivo, il principio della cosiddetta “non dispersione della prova” impone che, una volta acquisita la documentazione al processo, anche se nella precedente fase di emissione del decreto ingiuntivo, essa si considera ormai nella sfera di cognizione del giudice sia nella fase di opposizione di primo grado che in un eventuale giudizio di appello.

note

[1] Cass. ord. n. 21626/2019 del 22.08.2019.

[2] Ex plurimis, Cass. n. 8693 del 04/04/2017.

[3] Cass. S.U. sent. n. 4066/2015.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, ordinanza 30 aprile – 22 agosto 2019, n. 21626

Presidente Bronzini – Relatore Piccone

Rilevato che:

– con sentenza in data 20 agosto 2014, la Corte d’Appello di Cagliari, Sezione distaccata di Sassari, in riforma della decisione del giudice di primo grado, ha revocato il decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Sassari, sul presupposto dell’intervenuta decadenza maturatasi per effetto della mancata produzione nel termine di rito, nel, giudizio di opposizione, della documentazione afferente al ricorso per decreto ingiuntivo;

– in particolare, la Corte d’appello ha ritenuto non esercitabile, trattandosi di rito del lavoro, il potere officioso di cui all’art. 421 c.p.c., ritenendo configurarsi due diverse fasi non riconducibili ad unità;

– per la cassazione della sentenza propone ricorso R.F. , affidandolo ad un motivo diversamente articolato cui ha opposto difese l’intimata A.GE.CO. s.r.l..

Considerato che:

– con l’unico motivo di ricorso si deduce la violazione degli artt. 416, 421, 345 e 645 c.p.c., allegandosi l’erronea determinazione del giudice di merito che ha ritenuto di non poter utilizzare per la decisione la documentazione prodotta dalla parte opposta – e allegata al ricorso per decreto ingiuntivo – in quanto tardivamente costituitasi;

– il motivo è fondato;

– per costante interpretazione di legittimità, (cfr., ex plurimis, Cass. n. 8693 del 04/04/2017) in tema di opposizione a decreto ingiuntivo, in considerazione della mancanza di autonomia tra il procedimento che si apre con il deposito del ricorso monitorio e quello originato dall’opposizione ex art. 645 c.p.c., i documenti allegati al primo, rimasti a disposizione della controparte, agli effetti dell’art. 638 c.p.c., comma 3, ed esposti, pertanto, al contraddittorio tra le parti, benché non prodotti nella fase di opposizione nel termine di legge, non possono essere considerati “nuovi”, talché, ove depositati nel giudizio di appello, devono essere ritenuti ammissibili, non soggiacendo la loro produzione alla preclusione di cui l’art. 345 c.p.c., comma 3 (nel testo introdotto dalla L. n. 353 del 1990, art. 52);

– sul punto, già nel 2015, (SU, n. 4066 del 12/05/2015) le Sezioni Unite della Corte avevano affermato che la norma del codice fissa il principio generale per cui in appello non sono ammessi nuovi mezzi di prova e tale divieto vale anche per i documenti. Il giudice d’appello dovrà pertanto vagliare se i documenti che vengono allegati al ricorso oggetto del suo esame siano o meno “nuovi”;

– nondimeno, la formula ampia scelta dal legislatore induce a ritenere che i documenti devono essere nuovi rispetto all’intero processo: ciò significa che non devono essere mai stati prodotti in precedenza; una conferma di tale assunto la Corte la individua nell’inciso dell’art. 345 comma 3, in cui si ammette la possibilità di produrre documenti in appello qualora la parte dimostri di non averli potuti produrre nel giudizio di primo grado;

– deve pertanto ritenersi, secondo le Sezioni Unite, che, documenti prodotti in allegato alla richiesta di decreto ingiuntivo e rimasti a disposizione della controparte (quanto meno) sino alla scadenza del termine per proporre opposizione (in base a quanto disposto dall’art. 638 c.p.c., comma 3) e quindi esposti al contraddittorio delle parti, non possono essere qualificati nuovi nei successivi sviluppi del processo;

– in particolare, deve ritenersi che un’interpretazione restrittiva che escluda, in caso di giudizio di primo grado bifasico, documenti prodotti nella prima fase e non prodotti ex novo nell’opposizione, comporterebbe una modifica del contenuto della norma non consentita all’interprete;

– la soluzione imposta da una piana interpretazione letterale trova conferma sul piano teleologico e sistematico: sul primo in quanto il divieto di proporre prove nuove in appello mira a limitare a situazioni del tutto circoscritte, e idonee a giustificare il ritardo, la produzione di documenti sino a quel momento mai sottoposti al contraddittorio delle parti ed alla valutazione del giudice; sul piano sistematico, i principi costituzionali del giusto processo e della sua ragionevole durata implicano, come sottolineano le Sezioni Unite, che le prove acquisite al processo lo siano in via definitiva;

– ciò vale anche per i documenti, una volta prodotti ed acquisiti ritualmente al processo, devono essere conservati alla cognizione del giudice;

– il principio, che può essere definito “di non dispersione della prova” una volta che questa sia stata acquisita al processo, implica, con specifico riferimento al procedimento per decreto ingiuntivo, che i documenti allegati al ricorso, in base ai quali sia stato emesso il decreto, devono rimanere nella sfera di cognizione del giudice anche nella, eventuale, fase di opposizione, che completa il giudizio di primo grado, in un’ottica funzionale alla ragionevole durata del processo;

– inconferente, in tale contesto, il richiamo alle preclusioni di cui all’art. 416 c.p.c., nell’ambito del processo del lavoro, nonché ai poteri officiosi del giudice ex art. 421 c.p.c., atteso che, nel caso di specie, sì verte sulla produzione tardiva per effetto della ritardata costituzione – di documenti comunque già a disposizione del giudizio per effetto dell’avvenuto deposito in sede di ricorso per decreto ingiuntivo e già nel pieno contraddittorio, non rilevando, invece, le preclusioni tipiche del rito del lavoro che attengono ad altro aspetto;

– alla luce delle suesposte argomentazioni, il ricorso deve essere accolto, la sentenza cassata e la causa rinviata allo stesso giudice, in diversa composizione, perché provveda anche in ordine alle spese relative al giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia come alla Corte d’Appello di Cagliari, in diversa composizione, anche in ordine alle spese relative al giudizio di legittimità.


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