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Colpo di frusta: per il risarcimento è obbligatoria la radiografia?

6 Marzo 2018
Colpo di frusta: per il risarcimento è obbligatoria la radiografia?

Colpo di frusta per incidente: al fine di ottenere il risarcimento del danno dall’assicurazione, l’esame diagnostico non è obbligatorio, è sufficiente la visita medica

Classico incidente stradale: tamponamento e, conseguente, colpo di frusta. Ci si reca immediatamente al pronto soccorso e poi si chiede il risarcimento danni all’assicurazione. La compagnia assicurativa, però, nega il risarcimento in quanto ritiene che il danno non risulti provato. A tal fine, a detta dell’Assicurazione, servirebbe la radiografia. È vero? È obbligatoria la radiografia per ottenere il risarcimento danni dall’assicurazione per lesioni di lieve entità, quali quelle derivanti da un colpo di frusta? A rispondere è stata la Corte di Cassazione con una recentissima sentenza [1]. Vediamo, dunque, cosa ha deciso la Suprema Corte.

Colpo di frusta: la radiografia non è più necessaria per il risarcimento

In caso di lesioni di lieve entità, vale a dire le cosiddette «microlesioni» (o lesioni micropermanenti)  con invalidità fino a nove punti percentuali di danno biologico non sempre serve la radiografia. Secondo la Cassazione, infatti, è il medico legale, che in sede di accertamento, deve stabilire e individuare quali strumenti usare per la diagnosi e  non sempre è necessario utilizzare referti per immagini (radiografia). Secondo la Cassazione, dunque, il danno da lesione micropermanente, e quindi anche il colpo di frusta, può essere risarcito dall’assicurazione anche senza radiografia. E ciò perché il ruolo del medico è insostituibile e non può essere imbrigliato da un vincolo probatorio che se fosse posto per legge sarebbe a rischio incostituzionalità. Certo, per il colpo di frusta l’accertamento clinico strumentale (appunto la radiografia) resta lo strumento decisivo che consente – al perito dell’assicurazione o al consulente d’ufficio nominato dal giudice – di offrire al tribunale una conclusione documentata sul piano scientifico. Ma anche in quel caso resta fermo il ruolo fondamentale della visita medica. Questo significa che anche in assenza di una indagine strumentale, se il medico del pronto soccorso ha visitato il paziente e, sulla base della propria «scienza e coscienza» ha ritenuto veritiera la sintomatologia affermata dal paziente stesso, anche senza una successiva conferma strumentale, il danno si può dire ugualmente provato e deve essere risarcito

I vincoli anti frode e i falsi incidenti

Il problema della non risarcibilità in assenza di una radiografia o comunque di un accertamento clinico rigoroso  era sorto per ridurre il fenomeno dei falsi incidenti ed evitare il risarcimento delle lesioni fisiche di lieve entità non dimostrabili obiettivamente. Per evitare falsi incidenti e truffe assicurative si è così imposto a partire dal 2012  un accertamento rigoroso rispetto alla singola patologia riferita dal paziente ma non visibile esteriormente. Sul punto la legge dispone che: «le lesioni di lieve entità, che non siano suscettibili di accertamento clinico strumentale obiettivo, non potranno dar luogo a risarcimento per danno biologico permanente» [2].

Con la sentenza in commento, tuttavia, la Suprema Corte ha confermato l’indirizzo che ha reso meno rigida l’interpretazione dei vincoli antifrode introdotti  nel 2012, precisando che gli esami eseguiti con strumentazione sono necessari solo se richiesti da criteri scientifici. Sul punto, la Cassazione già nel 2016 [3] aveva chiarito che l’accertamento può ritenersi obiettivo anche quando non è effettuato con strumenti diagnostici, perché l’unico elemento rilevante è che vengano seguite le leges artis. Ciò che conta, dunque, è l’accertamento medico-legale svolto a regola d’arte.


note

[1] Cass. sent. n. 1272 del 19.01.2018.

[2] Legge 24.3.2012 n. 27 che ha convertito, con modificazioni, il d.l. 24.1.2012 n. 1 (cosiddetto Decreto Cresci Italia) recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività.

[3] Cass. sent. n 18773/2016.

Autore immagine: Pixabay.com


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