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Diritto di recesso

10 Settembre 2019 | Autore:
Diritto di recesso

Clausola di recesso: quando può essere azionata e quali sono gli effetti? Diritto di pentimento o di ripensamento: cos’è? Recesso del consumatore: come funziona?

Il contratto è un accordo vincolante tra due o più parti: una volta stipulato, i contraenti non possono più sottrarsi agli impegni assunti, a meno che non ricorrano determinate condizioni, tipo l’inadempimento della controparte oppure la possibilità di avvalersi di determinate clausole che consentono lo scioglimento anticipato del vincolo giuridico. Tra gli strumenti offerti dalla legge al fine di rompere il legame sorto a seguito della stipula di un contratto un posto di rilievo merita il diritto di recesso.

Esercitando il diritto di recesso una persona che ha stipulato un contratto può liberarsi dello stesso, purché però ricorrano determinate condizioni: di norma, infatti, un contratto impone un vincolo a cui non ci si può sottrarre, tanto che la legge equipara gli obblighi nascenti da un contratto a quelli derivanti dalla legge. Oggi, però, con il moltiplicarsi dei rapporti giuridici sorti anche a distanza, l’ordinamento elargisce a piene mani la possibilità di recedere da un contratto in maniera molto più semplice rispetto al passato, tanto che la dottrina giuridica parla di un vero e proprio diritto di ripensamento: se ti rincresce un acquisto che hai appena concluso, entro determinati limiti di tempo può avvalerti del diritto di recesso senza neanche spiegarne il motivo.

Se quanto detto sinora ti ha incuriosito, oppure ti trovi anche tu in una situazione in cui vorresti recedere da un contratto ma non sai come fare, allora ti invito a proseguire nella lettura: vedremo insieme come funziona il diritto di recesso.

Cos’è il recesso?

In senso ampio, con il termine recesso si intende la possibilità di sottrarsi a un impegno assunto. In ambito giuridico, il diritto di recesso consente ad una delle parti di sottrarsi agli obblighi derivanti dal contratto, sciogliendo così l’accordo.

Comprenderai, dunque, che il diritto di recesso concede un potere non indifferente visto che, almeno nei contratti con sole due parti, l’esercizio di tale facoltà ha come conseguenza l’intero scioglimento del rapporto contrattuale: in altre parole, il diritto di recesso può cancellare l’accordo, nei limiti e nelle forme che vedremo.

Recesso contrattuale: cosa dice il Codice civile?

Il Codice civile disciplina il recesso contrattuale subito dopo aver parlato dell’efficacia del contratto: secondo questa disposizione normativa, il contratto ha forza di legge tra le parti e non può essere sciolto se non per reciproco consenso o per i motivi stabiliti dalla legge [1].

In pratica, la legge dice che il contratto può essere cancellato dalle parti solamente se c’è l’accordo di tutti coloro che vi hanno aderito (mutuo dissenso) oppure, in alternativa, negli altri casi stabiliti dalla legge, come ad esempio nell’ipotesi di risoluzione per inadempimento, di rescissione, ecc. Tra i casi stabiliti dalla legge, inoltre, v’è senz’altro l’ipotesi di recesso esercitato da una delle parti.

Secondo il Codice civile [2], se a una delle parti è attribuita la facoltà di recedere dal contratto, tale diritto può essere esercitato finché il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione. Nei contratti a esecuzione continuata o periodica, il recesso può invece essere esercitato anche successivamente, ma non ha effetto per le prestazioni già eseguite o in corso di esecuzione. Qualora sia stata stipulata la prestazione di un corrispettivo per il recesso, questo ha effetto quando la prestazione è eseguita.

Come funziona il diritto di recesso?

Analizziamo il funzionamento del diritto di recesso alla luce di quanto detto nell’ultimo paragrafo. Innanzitutto, va detto che il diritto di recesso può essere attribuito ad uno o ad entrambe le parti in due casi: se è prevista apposita clausola nel contratto; se è la legge a concederlo, a prescindere dalla volontà dei contraenti.

Il recesso funziona diversamente a seconda del tipo di contratto su cui incide:

  • se il contratto è ad esecuzione immediata, nel senso che i suoi effetti si esauriscono subito dopo la conclusione del medesimo, il recesso può essere esercitato solamente prima che il contratto abbia avuto esecuzione, cioè prima che i suoi effetti si esauriscano definitivamente;
  • se il contratto è ad esecuzione continuata o periodica (come il contratto di somministrazione tipico delle utenze domestiche, oppure un contratto di abbonamento o qualsiasi altro contratto di durata), allora il recesso può essere esercitato sempre, per tutta la durata del contratto medesimo, ma le prestazioni già eseguite non possono essere restituite. In altre parole, il recesso vale solo per il futuro, non per il passato.

Il Codice civile fa salvo, comunque, ogni patto contrario: ciò significa che le parti, al momento della stipula del contratto, sono libere di accordarsi per un diritto di recesso che abbia effetti diversi. Ad esempio, due persone potranno mettersi d’accordo affinché il recesso possa avere effetti retroattivi, con obbligo così di restituirsi quando vicendevolmente ceduto all’altro in esecuzione del contratto.

Caparra e multa penitenziale: cosa sono?

Nei contratti viene spesso prevista una caparra (definita penitenziale) da versare anticipatamente per il diritto di recesso concesso; se, al contrario, occorre pagare solamente dopo il recesso, si parlerà di multa penitenziale.

In poche parole, se al momento della sottoscrizione di un contratto hai versato una somma per garantirti il diritto di poter recedere in un successivo momento, l’importo versato assumerà la denominazione di caparra penitenziale: si tratta di un anticipo finalizzato ad ottenere il diritto a recedere.

Se, invece, per recedere ti viene chiesto di pagare solamente dopo, cioè nel momento in cui ti svincoli, allora si parlerà di multa penitenziale. In entrambi i casi, è possibile che il recesso possa comunque essere effettuato solamente a determinate condizioni ed entro determinati termini.

Il diritto di pentimento o di ripensamento

Quanto detto fino a questo momento a proposito del diritto di recesso vale per tutti i contratti in cui le parti si mettono d’accordo liberamente per inserire una clausola che consenta di sottrarsi al negozio giuridico. Questo diritto di recesso, però, è stato quasi del tutto superato dal recesso che la legge prevede per i contratti stipulati dai consumatori.

Sicuramente, saprai che in Italia esiste un apposito codice del consumo che disciplina i rapporti giuridici intercorrenti tra professionisti (i soggetti che per mestiere si occupano di vendere o cedere beni o servizi) e i consumatori, cioè coloro che effettuano acquisti per scopi non professionali.

Il diritto di ripensamento (o di pentimento) è un’ipotesi di recesso legale, cioè di recesso che l’ordinamento concede alle parti che sottoscrivono un contratto in veste di consumatori. Il diritto di pentimento è concesso solamente alle seguenti condizioni:

  • il contraente possa essere qualificato come consumatore;
  • il contratto sia stipulato a distanza (ad esempio, per telefono o attraverso internet) o al di fuori dei locali commerciali [3].

Recesso del consumatore: come funziona?

Il recesso del consumatore (cosiddetto diritto di ripensamento o di pentimento) può essere esercitato nel caso in cui una parte sia un consumatore e abbia stipulato il contratto a distanza oppure al di fuori di un locale commerciale.

La legge dice che entro quattordici giorni dalla ricezione della merce oppure, nel caso di contratto di servizi, dalla sottoscrizione dello stesso, sei libero di poter tornare sui tuoi passi e di recedere dal contratto. Il vantaggio è che si tratta di un recesso assolutamente libero: non sarai tenuto a giustificare nulla, né tantomeno dovrai sostenere alcun costo, in quanto tutto ti dovrà essere rimborsato.

Per poter esercitare il tuo diritto di ripensamento e, quindi, il recesso dal contratto non devi fare altro che comunicare questa tua volontà alla controparte: avrai cura, pertanto, di inviare una lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nella quale dirai di avvalerti del diritto di recesso entro quattordici giorni così come previsto dalla legge. Davanti a tale comunicazione, la controparte non potrà obiettare nulla e sarà tenuta a sciogliere il contratto.

Quando il consumatore può recedere dal contratto?

Il recesso del contratto in virtù del diritto di ripensamento può essere esercitato per ogni tipo di contratto stipulato a distanza: ciò vuol dire che si può recedere sia da una compravendita (ad esempio, l’acquisto su Amazon di una maglia che non è della tua taglia o di qualsiasi altro oggetto) che da uno di fornitura (tipo la stipula di un contratto per l’energia elettrica avvenuta per telefono).

Il diritto di ripensamento, quindi, può essere esercitato a prescindere dalla tipologia di contratto a cui si è aderiti. L’unica differenza riguarda il momento dal quale decorre il termine di quattordici giorni per poter recedere:

  • nel caso di acquisto di beni, il periodo comincia dal giorno in cui il consumatore o un terzo, diverso dal vettore (ad esempio, il corriere) e designato dal consumatore, acquisisce il possesso materiale dell’oggetto;
  • nella diversa ipotesi di contratti di servizi, quali la telefonia, internet, luce e gas, dal momento della conclusione del contratto.

Quando si può recedere dopo un anno?

Il diritto di pentimento o di ripensamento è il nome che assume il diritto di recesso che può esercitare il consumatore entro il termine di quattordici giorni; questo lo abbiamo più volte detto. Devo però ora ricordarti che, nel caso in cui la controparte non ti comunichi immediatamente il tuo diritto di ripensamento, il periodo di recesso termina dodici mesi dopo la fine del periodo di recesso iniziale: in pratica, se il venditore non ti informa espressamente della tua possibilità di recedere entro quattordici giorni, il tuo diritto di ripensamento si espande a dodici mesi, i quali decorrono dal termine degli iniziali quattordici che avevi a disposizione ma di cui non ti è stato detto nulla [4].

Se, invece, l’altra parte ti informa del tuo diritto di pentimento non subito ma entro dodici mesi dalla conclusione del contratto, il periodo di recesso libero termina quattordici giorni dopo il giorno in cui hai ricevuto l’informazione.


note

[1] Art. 1372 cod. civ.

[2] Art. 1373 cod. civ.

[3] Art. 52 codice del consumo.

[4] Art. 53 codice del consumo.

Autore immagine: Pixabay.com


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