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Diritti sociali

12 Settembre 2019
Diritti sociali

Gli uomini nascono in condizioni di disparità economica e sociale ed è compito delle istituzioni colmare tali differenze.

Uno dei principali passaggi che caratterizza la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento è l’evoluzione dello Stato liberale verso uno Stato sociale. Nelle democrazie liberali di fine Ottocento, infatti, lo Stato garantiva ai cittadini tutta una serie di libertà civili: la libertà di espressione, la libertà di stampa e corrispondenza, i diritti legati alla proprietà ed all’iniziativa economica, etc.

Con il passaggio allo Stato sociale si assiste ad una modifica importante: oltre ai diritti civili, lo Stato si fa carico anche di erogare ai cittadini i diritti sociali, ossia, di intervenire attivamente per attenuare le diseguaglianze sociali presenti nella società consentendo a tutti, anche se partono da situazioni di partenza differenziate, di avere le stesse opportunità.

Il problema è che i diritti sociali, a differenza di quelli civili, hanno un costo per lo Stato perchè corrispondono, molto spesso, a delle prestazioni economiche che devono essere erogate dallo Stato. Per questo si è assistito, negli ultimi anni, ad un declino dello Stato sociale che, a causa della riduzione di risorse a disposizione, ha progressivamente ridotto il proprio campo di intervento nella società.

Diritti sociali: la Costituzione

I diritti sociali derivano dall’evoluzione del concetto di eguaglianza che è presente nella nostra Costituzione e che sancisce il passaggio dallo Stato liberale allo Stato sociale. In gergo tecnico, si dice che siamo passati da un concetto di eguaglianza formale ad un concetto di eguaglianza sostanziale. Ma cosa significa?

L’eguaglianza formale è il principio per cui tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, orientamento politico e religioso, etc. In base a questo principio, lo Stato tratta tutti i cittadini in modo uguale.

Ci si è, però, resi conto che il concetto di eguaglianza formale non garantisce una vera uguaglianza. Lo Stato può anche trattare in modo uguale le persone, ma queste, nella realtà dei fatti, si trovano spesso in situazioni molti diverse.

Il concetto di eguaglianza formale porta a ritenere che lo Stato garantisce a tutti il diritto a frequentare l’università pubblica senza alcuna distinzione di sesso, razza, etc. Tizio, figlio di un operaio, vorrebbe fare l’università ma la sua famiglia non ha abbastanza soldi per pagare la retta, i libri, etc. Caio, figlio di un ricco imprenditore, viene invece subito iscritto all’università. Tizio e Caio sono entrambi usciti con 100/100 al liceo classico. Sia Tizio che Caio intendono studiare giurisprudenza.

Questo esempio dimostra che il concetto di eguaglianza formale non garantisce, nella sostanza, l’uguaglianza tra le persone. Sulla carta sia Tizio che Caio possono iscriversi all’università ma nella realtà le disparità economiche e sociali tra i due studenti si traducono in una diseguaglianza di opportunità poiché, anche se partono da presupposti analoghi in termini di merito, Tizio non potrà studiare e Caio si.

Per questo nasce il concetto di eguaglianza sostanziale che si esprime in quella norma costituzionale [1] secondo la quale la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono a tutti il pieno sviluppo della personalità ed ai lavoratori di partecipare attivamente alla vita democratica del paese.

Non basta, dunque, che lo Stato non faccia distinzioni. Lo Stato deve agire attivamente per rimuovere le differenze sociali. In questo senso vanno letti, ad esempio, i programmi di borse di studio per l’accesso all’università che, proprio nell’esempio che abbiamo fatto, possono permettere a Tizio di avere dei fondi, in base al reddito ed al merito, per accedere all’università. Si tratta di un chiaro esempio di diritto sociale. In questo modo, il concetto di eguaglianza evolve e impone alla Repubblica di garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dalla condizione sociale di provenienza, di essere messi sullo stesso gradino di partenza e di avere così accesso alle stesse opportunità.

Quali sono i principali diritti sociali?

Come abbiamo visto, si trova nella Costituzione la norma chiave che sancisce la natura sociale del nostro Stato. Sempre nella Costituzione troviamo i principali diritti sociali riconosciuti ai cittadini. Occorre, però, chiarire che molto spesso la Costituzione si limita ad enunciare un determinato diritto ma la sua attuazione concreta è rimessa alla normativa di applicazione (leggi dello stato, leggi regionali, regolamenti).

Il principale ambito nel quale la Costituzione riconosce i diritti sociali è quello della cosiddetta sicurezza sociale. Si tratta, in sostanza, di quel sistema di tutele riconosciute al cittadino che gli garantiscono delle condizioni dignitose di vita ed un ruolo attivo dello Stato nell’affiancarlo nei momenti di difficoltà come la malattia, la perdita del lavoro, la vecchiaia, la disabilità, etc.

In questo ambito, troviamo degli importantissimi diritti sociali come:

  • diritto alla salute [2], in base al quale la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Sulla base di questo diritto sociale è nato il sistema sanitario nazionale. Inoltre, il diritto alla salute significa anche che nessun cittadino può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge;
  • diritto all’istruzione [3], in base al quale la scuola è aperta a tutti e l’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. Rientra sempre nel diritto all’istruzione, tornando al nostro esempio, il diritto di Tizio ad essere aiutato per frequentare l’università. La Costituzione prevede, infatti, che i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi e che, a tal fine, siano previste borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso;
  • diritto alla previdenza sociale [4]: sicurezza sociale significa anche tutela del cittadino che perde la capacità di lavorare e, conseguentemente, di procurarsi da solo le risorse necessarie a vivere. Per questo la Costituzione prevede il diritto degli inabili al lavoro, dei disoccupati, dei malati, degli anziani a delle provvidenze pubbliche. Si tratta del sistema di protezione sociale gestito, in particolare, dall’Inps che eroga indennità, assegni e provvidenze a chi perde involontariamente il lavoro (con la cosiddetta Naspi), ai dipendenti che si ammalano (con l’indennità di malattia), alle donne lavoratrici incinte (con l’indennità di maternità), agli anziani che non possono più lavorare (con la pensione) ed agli inabili al lavoro (con gli assegni di invalidità/inabilità).

Oltre ai diritti sociali che rientrano nel sistema di sicurezza sociale, troviamo anche i diritti sociali che riguardano l’economia ed il lavoro.

In questo ambito, i principali diritti sociali sono:

  • il diritto al lavoro [5]: la nostra Costituzione viene definita lavorista in quanto, nel suo primo articolo, afferma che la Repubblica italiana è fondata sul lavoro e quindi il lavoro viene elevato a principio cardine del nostro Paese. Ne consegue il diritto sociale al lavoro, ossia, il diritto di ogni cittadino a trovare una occupazione che gli permetta di vivere una vita dignitosa che si declina anche in dovere di lavorare visto che il lavoro del singolo viene considerato anche uno strumento di progresso dell’intera nazione. Diritto al lavoro non significa che tutti i cittadini possano pretendere di ottenere un impiego. Nel tempo è stato chiarito che il diritto al lavoro si traduce nell’impegno delle istituzioni a favorire un’economia dinamica che crei sviluppo e opportunità di impiego per le persone;
  • diritto ad una giusta retribuzione [6]: la Costituzione prevede che il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Inoltre, nello stesso diritto sociale rientra la previsione secondo la quale la durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge e ogni lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi;
  • diritto di attività sindacale [7]: sempre in una prospettiva di Stato sociale, l’ordinamento considera in modo positivo il ruolo delle organizzazioni sindacali le quali consentono ai lavoratori di ottenere, con un’azione collettiva, un miglioramento delle loro condizioni di impiego e sociali nei confronti dei datori di lavoro. Per questo si prevede il diritto di associarsi al sindacato al pari del diritto a non associarsi ad alcuna sigla sindacale. La legge, poi, ed in particolare lo Statuto dei lavoratori [8] tende a dare concreta attuazione a questo diritto sociale prevedendo tutta una serie di diritti delle organizzazioni sindacali in azienda;
  • diritto di sciopero [9], ossia il diritto del lavoratore di sospendere la prestazione di lavoro con finalità di protesta nei confronti del datore di lavoro oppure con finalità di solidarietà politica e sociale. Il diritto di sciopero comporta il divieto per l’azienda di sottoporre i dipendenti che hanno aderito ad uno sciopero a trattamenti peggiorativi o ritorsivi. Questo diritto sociale subisce un parziale contenimento quando il dipendente è addetto ad un servizio pubblico essenziale. Lo sciopero, infatti, è un diritto ma deve svolgersi in modo da non arrecare un danno ad altri diritti fondamentali dei cittadini (come la sanità, il trasporto, l’istruzione, etc.);
  • diritto ad un limite minimo di età per il lavoro salariato e diritti della donna lavoratrice e dei minori: sempre nell’ambito dei rapporti di lavoro la Costituzione offre una particolare tutela a delle categorie di lavoratori maggiormente deboli come le donne ed i fanciulli prevedendo specifici limiti e il principio di parità di trattamento.

note

[1] Art. 3 co. 2 Cost.

[2] Art. 32 Cost.

[3] Art. 34 Cost.

[4] Art. 38 Cost.

[5] Art. 4 e 35 Cost.

[6] Art. 36 Cost.

[7] Art. 39 Cost.

[8] Art. 19 e ss. L. n. 300/1970.

[9] Art. 40 Cost.


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