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Crisi di Governo: cosa deciderà domani Mattarella?

26 Agosto 2019 | Autore:
Crisi di Governo: cosa deciderà domani Mattarella?

Il Presidente della Repubblica vuole che le forze politiche esprimano entro domani una maggioranza di Governo chiara, altrimenti si va al voto. 

Mancano poche ore al termine fissato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alle forze politiche per sciogliere il nodo crisi di governo. Cosa deciderà domani Mattarella sarà determinato dalle proposte che gli attori in campo formuleranno: Movimento 5 Stelle e Pd sono ancora in trattative e non hanno raggiunto un’intesa definitiva da sottoporre al capo dello Stato, ma la situazione è fluida e l’accordo per un nuovo Governo a maggioranza giallorossa potrebbe arrivare nel giro di poche ore, visto che il tempo stringe ed entrambi hanno buoni motivi per evitare le elezioni anticipate.

Insomma, ancora non è chiaro se si va verso il Conte-bis oppure se la trattativa è vicina al fallimento. La Lega, dal canto suo, ha riaperto al M5S proponendo un Governo gialloverde a guida Di Maio, ma la diffidenza dei pentastellati verso quella che sembra una “polpetta avvelenata” proposta da chi ha aperto la crisi è molta e tutto lascia ritenere che questa proposta non venga accolta.

Certo è che domani, martedì 27 agosto, il Presidente della Repubblica avvierà il secondo giro di consultazioni come aveva programmato la sera del 22 agosto, quando aveva concesso cinque giorni di tempo e non oltre per risolvere la crisi trovando una nuova maggioranza di governo, a pena di elezioni anticipate.

Le parole del capo dello Stato erano state chiarissime: «La crisi va risolta all’insegna di decisioni chiare e in tempi brevi». Mattarella aveva lasciato alle forze politiche ampia libertà di scelta nelle soluzioni da proporre, ponendo solo una condizione, quella di trovare una maggioranza stabile: «A fronte di queste esigenze, sono possibili solo governi che raccolgano la fiducia del Parlamento, in base a valutazioni e accordi politici dei gruppi parlamentari su un programma per governare il Paese».

Sono trascorsi già quattro dei cinque giorni concessi ed una soluzione ancora non c’è. Infatti, le laboriose trattative in corso tra il Movimento 5 Stelle ed il Pd non hanno ancora superato un fondamentale scoglio: il Movimento ha posto come condizione irrinunciabile che a guidare il nuovo Governo sia il presidente Giuseppe Conte, ma il Pd sinora non ha accettato questa soluzione, richiedendo invece “discontinuità” rispetto al precedente Governo gialloverde e, dunque, un Governo guidato da un altro nominativo; sta di fatto che alcuni dei principali nomi proposti si sono tirati indietro, dal presidente della Camera Roberto Fico al vice presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia.

Nelle prossime ore, il segretario del Pd Zingaretti dovrà rispondere all’ultimatum lanciato da Di Maio sul nome di Giuseppe Conte. Molti esponenti del suo partito, a partire da Renzi, “tirano” per convincerlo e così dare il via all’accordo di base per un nuovo Governo M5S – Pd. Quand’anche questo scoglio fosse superato, ci sarebbe da risolvere anche il nodo del taglio dei parlamentari, che per i grillini rappresenta un’altra questione prioritaria, costituendo il primo dei 10 punti programmatici del Movimento, ma sul quale il Pd non ha espresso ancora una risposta definitiva.

Situazione critica, dunque, che potrebbe risolversi qualora il Pd, per “digerire” l’imposizione di Conte come premier, pretendesse l’assegnazione in proprio favore di alcuni ministeri principali, a partire da quello dell’Economia e quello della Giustizia. In tal modo, si formerebbe un‘alleanza tra M5S e Pd che avrebbe la maggioranza parlamentare necessaria a dare il voto di fiducia al nuovo Governo.

Certo è che partiti e movimenti devono fare ancora i conti con le proprie basi elettorali: tutte e tre – quelle del Movimento 5 Stelle, del Pd e della Lega – secondo quanto emerge dai numerosi commenti sui social sono nettamente contrarie ad ogni ipotesi di accordo con i “rivali” che vengono visti con sospetto e non certo come potenziali alleati: la base dei grillini rifiuta l’intesa con il Pd, ma anche buona parte di quella col Pd respinge alleanze con i pentastellati (entrambi vedono reciprocamente questo “ribaltone” come un tradimento delle rispettive linee finora espresse), mentre quella della Lega vuole il voto subito a prescindere da ogni possibile intesa.

Oggi, proseguono le riunioni e gli incontri, ma il tempo stringe e, a meno di colpi di scena nelle ultime ore, si avvicina l’ipotesi di scoglimento delle Camere e quindi di inevitabili elezioni anticipate. Lo stesso presidente Mattarella ha prefigurato questa strada come unica alternativa possibile, in caso di constatazione del mancato raggiungimento di un accordo tra le forze politiche in questi 5 giorni che si stanno consumando. Inoltre il capo dello Stato vuole un’intesa stabile e duratura, senza riserve o punti non chiariti che potrebbero farla crollare il giorno dopo: una soluzione definitiva e chiara, non interlocutoria o tale da lasciar spazio a manovre tattiche e dilatorie come quelle viste nei giorni scorsi.

C’è da dire, però, che Mattarella non gradisce questa ipotesi se non come soluzione estrema: «Si tratta di una decisione da non assumere alla leggera dopo poco più di un anno di vita della Legislatura, mentre la Costituzione prevede che gli elettori vengano chiamati al voto per eleggere il Parlamento ogni cinque anni». Il capo dello Stato considera che l’attuale Parlamento è “giovane” essendo stato eletto poco più di un anno e mezzo fa, il 4 marzo 2018, e vorrebbe tentarle tutte per evitare il suo scioglimento a così breve tempo dalla sua formazione.

Egli stesso ha evidenziato che «ricorrere agli elettori è, tuttavia, necessario qualora il Parlamento non sia in condizione di esprimere una maggioranza di governo» e in questa affermazione sta il seme della risposta su ciò che accadrà domani, quando il Presidente della Repubblica incontrerà nuovamente i leader di partiti e movimenti per il secondo giro di consultazioni programmato che però questa volta sarà “lampo”, molto più veloce del primo.

Questo secondo giro di incontri sarà fatto di rapidi colloqui, nel corso dei quali il capo dello Stato si farà esporre da ciascuna forza politica le soluzioni trovate e gli accordi raggiunti. Proprio oggi pomeriggio il Quirinale ha reso noto il calendario di questo secondo round di consultazioni, che sarà a stretto giro: si aprirà infatti martedì alle ore 16 per concludersi mercoledì alle 19. Un vero e proprio ultimatum per costringere i partiti a sbrigarsi nell’individuare la maggioranza che dovrà sostenere il futuro Governo, se sarà possibile.

In sostanza, Mattarella non sembra più disponibile a concedere altro tempo ai partiti per trattative: o entro dopodomani sera essi gli sottoporranno un’intesa finalmente trovata e realizzabile, oppure subito dopo il giro di incontri prenderà atto del fatto che questo Parlamento, nonostante i tentativi fatti, non è più in grado di esprimere una maggioranza in grado di dare un governo al Paese e così ne decreterà lo scioglimento e gli italiani andranno alle urne.

Per approfondire i poteri del capo dello Stato in questi casi, leggi anche: Presidente della Repubblica: quando scioglie le Camere?



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