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Revisione del processo per nuove prove: ultime sentenze

27 Agosto 2019
Revisione del processo per nuove prove: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: richiesta di revisione; ammissibilità di nuove prove; carattere di novità delle prove; giudizio di revisione; riapertura del processo.

L’inammissibilità della richiesta di revisione non può fondarsi su una valutazione esclusivamente cartolare delle prove, in quanto esse devono essere assunte in contraddittorio.

Nuove prove: quali sono?

Ai fini dell’ammissibilità della richiesta di revisione, possono costituire prove nuove, ex art. 630, comma 1, lett. c), c.p.p., le prove che, pur incidendo su un tema già divenuto oggetto di indagine nel corso della cognizione ordinaria, siano fondate su tecniche diverse e innovative, tali da fornire risultati non raggiungibili con le metodiche in precedenza disponibili.

(In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato la decisione del giudice di merito che ha ritenuto inammissibile l’istanza di revisione fondata sulla produzione di una consulenza di parte attuata con metodologia MMPI-2 e Millon Clinical Multiaxial Inventory III non disponibile nel corso del processo e tale da consentire una valutazione della capacità di intendere e di volere del soggetto all’epoca dei fatti, utile ai fini del riconoscimento del vizio di mente).

Cassazione penale sez. V, 26/11/2009, n.2982

Revisione: diritto alla prova

In tema di revisione, il diritto alla prova deve essere interpretato nei limiti delle ragioni proprie del processo revisionale, per cui, ove le “nuove prove” risultano inidonee ad inficiare l’accertamento del fatto, il giudice della revisione è legittimato a non ammetterle ed a dichiarare inammissibile o rigettare la richiesta. (In motivazione la S.C., nell’enunciare il predetto principio, ha osservato come la valutazione in ordine alla rilevanza della prova si sottrae alla censura in sede di legittimità allorché la stessa abbia formato oggetto di motivazione adeguata ed immune da vizi logici).

Cassazione penale sez. III, 04/04/2007, n.20467

Scoperta di nuove prove decisive

È costituzionalmente illegittimo l’art. 1 l. 20 febbraio 2006 n. 46, nella parte in cui, sostituendo l’art. 593 c.p.p., esclude che il p.m. possa appellare contro le sentenze di proscioglimento, fatta eccezione per le ipotesi di cui all’art. 603, comma 2, c.p.p., se la nuova prova è decisiva. Il principio di parità tra accusa e difesa ex art. 111, comma 2, cost., non comporta necessariamente l’identità dei poteri processuali del p.m. e del difensore dell’imputato, stanti le differenze fisiologiche fra le due parti: tali dissimmetrie sono, così, ammissibili anche con riferimento alla disciplina delle impugnazioni, ma debbono trovare adeguata giustificazione ed essere contenute nei limiti della ragionevolezza.

A tali requisiti non risponde la norma contestata, che introduce una dissimmetria radicale, privando in toto il p.m. del potere di proporre doglianze di merito avverso la sentenza che lo veda soccombente, con la conseguenza che una sola delle parti, e non l’altra, è ammessa a chiedere la revisione nel merito della pronuncia a sé completamente sfavorevole. Tale sperequazione non è attenuata dal fatto che l’appello è ammesso nel caso di sopravvenienza o scoperta di nuove prove decisive, trattandosi di ipotesi assolutamente eccezionali, né dall’ampliamento dei motivi di ricorso in Cassazione, perché tale rimedio non attinge alla pienezza del riesame del merito.

La rimozione del potere di appello del p.m. – generalizzata, perché estesa indistintamente a tutti i processi, e unilaterale, ossia senza contropartita in particolari modalità di svolgimento del processo – non trova giustificazione neppure alla luce delle rationes che, secondo i lavori parlamentari, sono alla base della riforma, ed altera il rapporto paritario tra le parti con modalità tali da determinare anche un’intrinseca incoerenza del sistema, poiché il potere di appello viene sottratto al p.m. totalmente soccombente in primo grado ma mantenuto nel caso di soccombenza solo parziale. Restano assorbiti gli ulteriori profili di censura. – Sulla previsione, contenuta nella convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e nel Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, del diritto del condannato a vedere riesaminata la sentenza da un tribunale superiore, v., citate, sentenze n. 288/1997 e n. 62/1981. – Sulla necessità di contemperare il principio della ragionevole durata del processo con le altre garanzie costituzionali, v., citate, ex plurimis, sentenza n. 219/2004, ordinanze n. 420 e n. 418/2004 n. 251/2003 n. 519 e n. 458/2002.

Corte Costituzionale, 06/02/2007, n.26

Valutazione di ammissibilità della richiesta di revisione

La corte di appello, in sede di valutazione dell’ammissibilità di una richiesta di revisione, può valutare la pertinenza, rilevanza ed idoneità delle “nuove prove” a determinare il proscioglimento, mentre le è preclusa ogni valutazione circa la verosimiglianza ed attendibilità.

Cassazione penale sez. III, 23/06/2011, n.34360

Revisione: l’inammissibilità della richiesta

In tema di revisione, sussiste distinzione logica-funzionale tra la fase rescindente – avente ad oggetto la preliminare delibazione sulla non manifesta infondatezza della richiesta, con riferimento alla astratta capacità demolitoria del giudicato, rilevabile “ictu oculi”, da parte del “novum” dedotto – e quella successiva, c.d. rescissoria, che si instaura mediante la citazione del condannato e nella quale il giudice è tenuto a procedere alla celebrazione del giudizio con le forme e le modalità di assunzione della prova nel contraddittorio proprie del dibattimento, in attuazione dei principi costituzionali del giusto processo. (In applicazione del principio, la Corte ha annullato la decisione della Corte di appello che, dopo aver disposto la citazione del condannato, aveva dichiarato, con ordinanza, l’inammissibilità della richiesta di revisione sulla base di una valutazione meramente cartolare delle nuove prove dedotte, senza procedere ad alcuna assunzione delle stesse).

Cassazione penale sez. III, 20/01/2016, n.15402

Novità della prova scientifica

In tema di revisione, per prove nuove rilevanti, a norma dell’art. 630, comma 1, lett. c), c.p.p., ai fini dell’ammissibilità della relativa istanza, deve essere riconosciuto carattere di novità alle prove che comunque non abbiano formato oggetto di valutazione giudiziale, essendo irrilevante la loro mera acquisizione agli atti del processo.

In tale prospettiva, deve riconoscersi la novità della prova scientifica non solo quando questa riguardi nuove sopravvenienze fattuali, ma anche quando sia motivata dall’impiego di nuove tecniche e conoscenze scientifiche su dati già acquisiti e valutati. In questo secondo caso, al giudice spetta di stabilire se il nuovo metodo applicato alle emergenze processuali già acquisite sia in concreto produttivo di effetti diversi rispetto a quelli già ottenuti e se i risultati così conseguiti, o da soli o insieme con le prove già valutate, possano far sorgere il ragionevole dubbio della non colpevolezza della persona di cuì è stata affermata la penale responsabilità con una sentenza passata in giudicato.

Cassazione penale sez. I, 08/03/2011, n.15139

Prove già richieste e non ammesse dal giudice

Non possono essere considerate “prove nuove”, ai fini dell’ammissibilità della revisione, quelle che, già richieste nel giudizio di cognizione, non siano state ammesse dal giudice che, all’epoca, era stato invano ricusato per ragioni di incompatibilità risultate poi riconoscibili come tali in base a diversa, sopravvenuta disciplina normativa (nella specie determinata dalla sentenza della C. cost. n. 371 del 1996, dichiarativa della parziale incostituzionalità dell’art. 34 c.p.p.), nulla rilevando in contrario che il mancato accoglimento, a suo tempo, della ricusazione sia stato ritenuto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo come confliggente con i principi stabiliti dall’art. 6 della Convenzione.

Cassazione penale sez. VI, 03/04/2006, n.25518

Inammissibilità del giudizio di revisione

L’istituto della revisione è un mezzo straordinario di impugnazione che consente, eccezionalmente e nei casi tassativamente previsti, di rimuovere gli effetti del giudicato dando priorità all’esigenza di giustizia sostanziale, sicché non può avere come presupposto una diversa valutazione del dedotto o un’inedita disamina del deducibile.

(La Corte ha confermato la decisione di inammissibilità del giudizio di revisione, negando la qualità di “prove nuove” ad ulteriori accertamenti medici eseguiti sulla persona dell’imputato con riferimento alle condizioni di capacità di intendere e di volere al momento del processo, nel corso del quale era stata eseguita una perizia medico-legale per la valutazione dell’asserita incapacità).

Cassazione penale sez. II, 19/10/2005, n.762

Motivo di revisione

È manifestamente infondata la q.l.c. dell’art. 395, n. 2, c.p.c., sollevata in riferimento all’art. 3 cost. per diversità di trattamento rispetto alla difforme soluzione apprestata, per l’identica situazione, dall’art. 630, lett. c, c.p.p., secondo il quale la sopravvenienza di nuove prove successive alla condanna costituisce senza limitazioni motivo di revisione. Infatti, le differenze strutturali, funzionali e teleologiche del processo penale rispetto a quello civile pienamente giustificano, salvo il rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo, una diversa modulazione, da parte del legislatore, nell’esercizio della sua discrezionale potestà di valutazione delle difformi esigenze a tali differenze necessariamente connesse, nella disciplina di istituti pur di analoga natura.

Pertanto, è del tutto ragionevole la tutela attribuita, nel processo civile, al fondamentale interesse (generale non meno che delle parti) alla stabilità del giudicato, pur raggiunta sulla base di una verità formale, con misure più incisive sugli interessi dei privati, che non nel processo penale, là dove ai plurimi interessi, anzitutto dell’imputato ma non secondariamente generali, e, quindi, all’accertamento della verità sostanziale, non possono non essere riconosciute rilevanza ed incidenza prevalenti e determinanti.

Cassazione civile sez. un., 03/05/2005, n.9098

Nuove prove per la riapertura del processo

È possibile sottoporre a revisione una sentenza di condanna anche quando le nuove prove richieste per la riapertura del processo consistono in fatti probatori già utilizzati dalla difesa o comunque conoscibili dall’esame degli atti del dibattimento di primo grado, ma che il giudice non ha utílizzato nella formazione del proprio convincimento nemmeno indirettamente, allorquando tali fatti probatori, unitamente ad altri, come una nuova consulenza tecnica di parte, appaiono sufficienti per rivalutare la responsabilità del condannato.

Nel caso di specie la difesa ha rinvenuto fotografie del bambino sul letto con la nonna paralitica che lo occupa, letto sul quale il bambino aveva dichiarato alla madre che si sarebbero commessi atti sessuali nei suoi confronti, unitamente a una nuova consulenza tecnica di parte che, attraverso l’utilizzo della scienza psicologica, ha messo in luce gravi errori interpretativi nei quali erano incorsi i primi giudici).

Corte appello Brescia sez. I, 01/03/2005

Questione della procedibilità d’ufficio: rientra nella nozione di nuova prova?

Ai fini dell’ammissibilità dell’istanza di revisione, per ‘nuove prove’ devono intendersi non solo quelle sopravvenute alla sentenza definitiva di condanna e quelle scoperte successivamente ad essa, ma anche quelle non acquisite nel precedente giudizio ovvero acquisite, ma non valutate neppure implicitamente, purché non si tratti di prove dichiarate inammissibili o ritenute superflue dal giudice; la questione della procedibilità d’ufficio o meno deve ritenersi rientrante nella nozione di nuova prova.

Cassazione penale sez. IV, 31/01/2017, n.17170

Giudizio straordinario di revisione basato sull’esistenza di nuove prove

La previsione contenuta nell’art. 6, par. 3, lett. d), CEDU così come interpretata dalla giurisprudenza della Corte edu – per cui il giudice di appello, investito della impugnazione del pubblico ministero avverso la sentenza di assoluzione di primo grado, con cui si adduca una erronea valutazione delle prove dichiarative, non può riformare la sentenza impugnata, senza aver proceduto, anche d’ufficio, a rinnovare l’istruzione dibattimentale – non può trovare applicazione nel giudizio straordinario di revisione basato sull’esistenza di nuove prove, in considerazione della assenza di una precedente decisione assolutoria, sia di una nuova, diversa e peggiorativa valutazione dello stesso materiale probatorio.

(In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto esente da censure la pronuncia del giudice di merito che, nel decidere sulla richiesta di revisione, aveva proceduto alla valutazione cartolare della idoneità delle nuove prove dichiarative addotte, da sole o insieme agli altri elementi già raccolti, a condurre al proscioglimento del condannato).

Cassazione penale sez. VI, 19/10/2016, n.51595



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