Medico di famiglia: la proposta di riduzione

26 Agosto 2019 | Autore:
Medico di famiglia: la proposta di riduzione

Giorgetti ritiene superato il medico di famiglia e propone di sostituirlo con ricerche su internet. Reazioni immediate: è indispensabile a tutelare la salute.

Hanno suscitato un vespaio di critiche le affermazioni sui medici di famiglia rese l’altroieri dal vice segretario della Lega e sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti davanti alla folta platea del meeting di Rimini: «Nei prossimi 5 anni mancheranno 45mila medici di base, ma chi va più dal medico di base, senza offesa per i professionisti presenti? Nel mio piccolo paese vanno a farsi fare la ricetta medica, ma chi ha almeno 50 anni va su Internet e cerca lo specialista. Il mondo in cui ci si fidava del medico è finito».

La proposta di riduzione che preannuncia la fine di un’era per una figura centrale come quella del medico di famiglia, considerato da Giorgetti recessivo ed ormai inutile perché sostituibile dagli specialisti cercati direttamente dai pazienti tramite internet, ha suscitato forti polemiche, com’era prevedibile.

Le prime immediate reazioni sono state quelle dei sindacati di categoria. Il segretario della Fimmg (la Federazione dei medici di medicina generale) ha detto che Giorgetti è «sconnesso dal mondo reale» e ha ribattuto che il medico di famiglia stando ai sondaggi ha oltre l’80% di gradimento (la percentuale più alta tra le figure del servizio sanitario nazionale) degli italiani che vi ricorrono tuttora e sempre di più, e che i medici di famiglia sono «uno dei pochi baluardi che resistono a tutela della salute dei cittadini come persone». Anche il presidente della Simg (Società italiana di medicina generale) ha dichiarato: «siamo vivi e vegeti e siamo sicuramente il comparto di medici del servizio sanitario nazionale più attivo. Somigliamo peraltro molto a Internet nel senso che e facile raggiungerci e trovarci dappertutto».

Anche la politica ha preso subito e nettamente le distanze dalle affermazioni di Giorgetti. Il primo ad intervenire è stato il deputato palermitano del Movimento 5 Stelle Giorgio Trizzino – di professione medico chirurgo – che in un post pubblicato su Facebook ha detto che «Incentivare la ricerca dello specialista su internet è il modo migliore per incrementare la spesa sanitaria» ed ha ricordato che «La Medicina Generale occupa uno spazio centrale in quanto filtra e riduce la domanda di prestazioni che altrimenti si riverserebbero nei pronto soccorso e negli ambulatori specialistici». Per Trizzino «Il medico di famiglia rappresenta il punto di riferimento per la gestione di tutte quelle condizioni cliniche e di quelle patologie che per la loro bassa complessità possono essere gestite a domicilio o presso gli ambulatori di Medicina Generale. Il sottosegretario la finisca di parlare di argomenti che non conosce».

Ma l’intervento più forte e definitivo sulla vicenda è quello del ministro della Salute Giulia Grillo, che, sempre in un post su Facebook, è scesa in campo per sottolineare che «I medici di medicina generale sono il primo presidio di salute dei per i cittadini, la base e la garanzia di un sistema sanitario pubblico in grado di assistere tutti in base alle personali necessità. Per guarire non basta un click».

Del resto, sembra proprio che gli italiani dal medico di famiglia ci vanno ancora e piuttosto spesso: come emerge dai dati Istat, riportati dal quotidiano Il Sole 24 Ore,  in media il 74% delle persone da 15 anni in poi fa ricorso al medico di famiglia almeno una volta all’anno (con una media di 1,2 contatti l’anno) ma si sale al 90,9% se si considerano solo gli ultrasessantacinquenni: dunque 3 adulti su 4 e 9 anziani su 10. Allo specialista si è rivolto, invece, il 54% degli individui da 15 anni in su e il 67,2% degli over 65. Da questi dati sembra proprio che il medico di base sia ancora insostituibile.

Lo stesso ministro Grillo ricorda oggi come «ogni giorno 2 milioni di cittadini si recano nella rete capillare di ambulatori presenti su tutto il territorio nazionale» ed afferma che «Dobbiamo essere orgogliosi di avere il diritto e il privilegio di poter liberamente scegliere il medico di famiglia di nostra fiducia senza dover pagare costose assicurazioni. Il medico che abbiamo scelto ci conosce, ci segue da anni, è in grado di aiutarci nel fare prevenzione, ascolta i nostri dubbi e ci guida indicando i percorsi terapeutici più corretti. Questa relazione umana non può essere sostituita da internet».

Il ministro della Salute in conclusione afferma che «Se è vero come è vero che – abbiamo bisogno di rinnovare la nostra medicina territoriale mettendola nelle condizioni di essere più dinamica ed efficace, io sarò sempre al fianco dei nostri medici e di tutti i professionisti sanitari che compongono quella che per me è stata la più grande opera pubblica del paese: il Servizio Sanitario Nazionale. Difendiamo la sanità pubblica, il Ssn siamo noi».

A chiudere il cerchio, è intervenuto il sottosegretario alla Salute Luca Coletto, veronese ed anche lui leghista come Giorgetti, che ha preso fortemente le distanze dal suo collega di partito: «I medici di famiglia sono una risorsa preziosa, insostituibile, uno snodo centrale per la medicina territoriale. Il medico di medicina generale mantiene la sua valenza storica di primo interlocutore per le necessità di salute delle persone, con risvolti umani oltre che professionali, estremamente significativi, ma si svilupperà in nuove forme organizzative, come i team di assistenza sui quali alcune Regioni si stanno già orientando, e in una ancora più spiccata professionalità, legata, tanto per fare un esempio, alla gestione delle cronicità, aspetto che diventerà sempre più importante se solo si pensa all’invecchiamento della popolazione e all’aumento delle necessità assistenziali da garantire al di fuori della rete ospedaliera. Ciò consente, e consentirà sempre di più di diminuire la quota di accessi impropri al Pronto soccorso, sgravando gli ospedali da carichi di lavoro inadatti alla loro missione di cura».

Se tutti sembrano d’accordo nel riconoscere valore e centralità alla figura del medico di famiglia, quello che preoccupa gli addetti ai lavori, invece, è la mancanza di medici di famiglia in numero adeguato e la tendenza sembra destinata ad accentuarsi in futuro. Su questo aspetto l’allarme di Giorgetti non è stato smentito, ma semmai confermato dai dati statistici e dalla stessa federazione dei medici: in Italia, i medici di base sono sempre più anziani (hanno in media oltre 50 anni di età, per la precisione 52,9 secondo Eurostat) e un folto gruppo di 25 mila camici bianchi, di età compresa tra i 62 ed i 66 anni, si avvicina alla pensione nel prossimo quadriennio. D’altro canto, l’invecchiamento generale della popolazione italiana rende questa figura ancor più necessaria perché sono proprio gli anziani a ricorrere più spesso al medico di famiglia.

Occorrerebbero, quindi, degli interventi straordinari per potenziare i flussi di ingresso, ma la specializzazione in medicina generale non è allettante rispetto alle altre, a partire dal numero e dall’entità delle borse di studio assegnate (sono soltanto poco più di 1.000 all’anno), per arrivare alle possibilità concrete di assunzione, tant’è che la Fimmg il 1 agosto scorso aveva scritto una lettera al ministro della Salute per sollecitare l’espletamento del concorso per il triennio 2019-2021 di accesso al Corso Formazione specifica in Medicina Generale (CFSMG) sbloccando sino a quel momento le graduatorie “a scorrimento” del precedente concorso già svolto, in maniera da concretizzare le assunzioni su base regionale e ripianare le carenze in organico.

L’invito non ha sinora ricevuto risposta. Fatta la diagnosi sulla necessità del medico di famiglia, la ricetta proposta è chiara: potenziarlo ed incentivarlo, anziché ridurlo e penalizzarlo o, peggio, sostituirlo con ricerche su internet. Su questo tutti sembrano d’accordo, dagli organi di governo alle associazioni di categoria, e quella di Giorgetti assume così il valore di una provocazione su un importante tema da discutere. Ma la cura, cioè gli interventi per valorizzare questa figura centrale nel servizio sanitario nazionale, ancora manca.



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