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Recesso contratto caparra confirmatoria: ultime sentenze

24 Gennaio 2022
Recesso contratto caparra confirmatoria: ultime sentenze

Esercizio del diritto di recesso; risarcimento del danno da inadempimento giustificativo del recesso; contratto preliminare di vendita con versamento di caparra confirmatoria; diritto di ritenere la caparra.

Indice

Versamento caparra confirmatoria e recesso

Il recesso unilaterale dal contratto previsto dall’art. 1385, comma 2 c.c. ha natura legale e non convenzionale e trova la sua giustificazione nell’inadempimento dell’altra parte, con prova a carico di chi pretenda di trattenere la caparra ricevuta o di esigere il doppio di quella versata. In tali ipotesi, quindi, il recesso è esercitato non sul presupposto della mancanza di interesse per il contratto da parte del recedente, ma come strumento di reazione contro chi ha violato quel contratto. Il presupposto per il legittimo esercizio del recesso è dunque un inadempimento di non scarsa importanza, secondo l’art. 1455 c.c.. Il suo esercizio non richiede forme particolari (formale diffida o atto giudiziale), non è ostacolato dal fatto che il contratto abbia avuto un principio di esecuzione e neppure è ostativa l’iniziativa dell’altra parte che abbia agito giudizialmente per l’adempimento del contratto.

Tribunale Reggio Calabria sez. I, 20/07/2021, n.1097

Inadempimento del promissario acquirente: la restituzione di acconto e caparra

La restituzione della caparra al promissario acquirente da parte del promissario venditore, che si renda inadempiente rispetto alla conclusione del contratto finale, non estingue il rapporto di caparra e lascia, quindi, intatto l’esercizio del diritto di recesso della parte adempiente con la conseguente pretesa di ottenere il doppio di quanto versato alla stipula del preliminare. Ad affermarlo è la Cassazione ribadendo il principio per cui la restituzione di quanto ricevuto a titolo di acconto del prezzo e caparra non fa venir meno il diritto della parte adempiente a pretendere il doppio della caparra, ove non emerga in senso contrario una univoca volontà abdicativa del suo diritto di creditore. Per la Suprema corte, la mera accettazione dell’assegno, con cui viene versata la caparra confirmatoria, non costituisce tale manifestazione di rinuncia del creditore a tale rimedio risarcitorio.

Cassazione civile sez. II, 12/07/2021, n.19801

La natura composita della caparra confirmatoria

Ai sensi dell’articolo 1385 c.c., la caparra confirmatoria, che consiste nella dazione di una somma di denaro o di una quantità di cose fungibili, ha natura composita ed è volta a garantire l’esecuzione del contratto, venendo incamerata in caso di inadempimento della controparte, sotto tale profilo pertanto avvicinandosi alla cauzione. Essa assolve una funzione di autotutela, consentendo di recedere dal contratto senza la necessità di adire il giudice, nonché di preventiva liquidazione del danno derivante dal recesso cui la parte sia costretta a causa dell’inadempimento della controparte.

Pertanto, in caso di esatto adempimento, la caparra confirmatoria verrà imputata in conto prezzo, mentre, nell’opposta ipotesi di inadempimento, verrà ritenuta dalla parte non inadempiente, previo esercizio del diritto di recesso, a titolo di liquidazione anticipata del danno.

Tribunale Spoleto sez. I, 06/07/2021, n.432

Inadempimento di contratto con caparra confirmatoria

Nei casi di contratto preliminare nell’ambito del quale sia corrisposta una caparra confirmatoria, di fronte all’inadempimento di una parte l’altra può, alternativamente, recedere dal contratto e trattenere la caparra/chiederne la restituzione del doppio oppure chiedere la risoluzione (o anche l’esecuzione) del contratto ed il risarcimento del danno secondo le regole generali e, quindi, provando il danno sia nell’an che nel quantum (art. 1385 comma 3 c.c.).

In sostanza, dunque, le due possibilità sono tra loro incompatibili in quanto la caparra confirmatoria ha la funzione di liquidare convenzionalmente il danno da inadempimento in favore della parte non inadempiente che intenda esercitare il potere di recesso conferitole “ex lege”, sicché, ove ciò avvenga, essa è legittimata a ritenere la caparra ricevuta ovvero ad esigere il doppio di quella versata; qualora, invece, detta parte preferisca agire per la risoluzione ovvero l’esecuzione del contratto, il diritto al risarcimento del danno va provato nell”an” e nel “quantum’.

Tribunale Ferrara sez. I, 02/07/2021, n.451

Inadempimento di contratto con caparra confirmatoria e poteri valutativi del giudice

Il diritto della parte non inadempiente di pretendere dall’altra parte il pagamento del doppio della caparra versata presuppone non solo l’accertamento dell’inadempimento della controparte, ma anche che questo non sia di scarsa importanza; pertanto, nell’indagine sull’inadempienza contrattuale da compiersi al fine di stabilire se ed a chi spetti il diritto di recesso, i criteri da adottarsi sono quegli stessi che si debbono seguire nel caso di controversia su reciproche istanze di risoluzione, nel senso che occorre in ogni caso una valutazione comparativa del comportamento di entrambi i contraenti in relazione al contratto, in modo da stabilire quale di essi abbia fatto venir meno, con il proprio comportamento, l’interesse dell’altro al mantenimento del negozio.

Tribunale Ancona sez. II, 10/05/2021, n.613

Caparra confirmatoria e clausola penale

La caparra confirmatoria ha la duplice funzione di garantire l’esecuzione del contratto e di determinare in via forfetaria il danno derivante dal recesso di una parte a causa dell’eventuale inadempimento dell’altra. Anche se è possibile astrattamente che nel medesimo contratto coesistano due strumenti di determinazione convenzionale del danno da inadempimento (caparra e clausola penale in aggiunta), tuttavia questi si rivelano incompatibili qualora sia stato esercitato il recesso in luogo della domanda di risoluzione per inadempimento del contratto.

Corte appello Perugia sez. I, 02/04/2021, n.202

Preliminare di compravendita e caparra confirmatoria

In tema di contratto preliminare cui acceda il versamento di una caparra confirmatoria, la parte adempiente che ha ricevuto la caparra ed abbia poi provocato la risoluzione del contratto mediante diffida ad adempiere ex art. 1454 c.c. prima dell’instaurazione del giudizio, può successivamente agire in giudizio esercitando il diritto di recesso ex art. 1385 c.c., con diritto di conservare definitivamente la caparra ricevuta.

Tribunale Rovigo sez. I, 01/04/2021, n.219

Caparra confirmatoria: cos’è?

La caparra confirmatoria ha natura reale e accessoria rispetto al contratto principale e svolge una funzione composita, ossia rafforza il vincolo contrattuale e costituisce di autotutela predeterminazione convenzionale del danno risarcibile. A differenza della caparra penitenziale, la caparra confirmatoria non attribuisce il diritto potestativo di sciogliersi dal vincolo contrattuale, ma consente alla parte non inadempiente di risolvere il contratto in autotutela, esercitando la facoltà di recesso, senza ricorrere all’autorità giudiziaria o intimare la diffida, sul presupposto di un inadempimento o di un ritardo imputabile all’altro contraente che non rivesta scarsa importanza.

Tribunale Potenza sez. I, 18/03/2021, n.306

Diffida ad adempiere

La parte adempiente di un contratto preliminare di compravendita che abbia ricevuto una caparra confirmatoria e si sia avvalsa della facoltà di provocare la risoluzione del contratto mediante diffida ad adempiere (art. 1454 c.c.) può agire in giudizio esercitando il diritto di recesso (art. 1385, comma 2, c.c.) e, in quest’ultimo caso, ha diritto di ritenere definitivamente la caparra confirmatoria o restituire il suo doppio, non anche il diritto di ottenere il risarcimento del danno cagionato dall’inadempimento che ha giustificato il recesso.

Corte appello Roma sez. IV, 08/02/2021, n.925

Domanda di recesso con ritenzione di caparra

I rapporti tra azione di risoluzione e di risarcimento integrale, da una parte, e azione di recesso e di ritenzione della caparra, dall’altra, si pongono in termini di assoluta incompatibilità strutturale e funzionale, sicché, proposta la domanda di risoluzione, volta al riconoscimento del diritto al risarcimento integrale dei danni subiti, non potrà essere consentita la trasformazione in domanda di recesso con ritenzione di caparra. Tuttavia, l’alternativa tra il recesso del contratto per inadempimento con ritenzione della caparra confirmatoria e la risoluzione, non è tra recesso e risoluzione di diritto, bensì tra recesso e risoluzione giudiziale con eventuale risarcimento del danno che andrà liquidato nella sua effettiva entità.

Tribunale Lodi sez. I, 28/01/2021, n.78

Recesso e risoluzione per inadempimento: differenze

La domanda di accertamento della legittimità del recesso dal contratto e, in via subordinata, domanda di risoluzione per inadempimento, seppure da ritenersi differenti strutturalmente, e dunque non cumulabili, possono essere formulate contestualmente nel medesimo atto introduttivo del giudizio se poste in relazione di “alternatività assoluta” ovvero in relazione di “subordinazione condizionata” al mancato accoglimento della domanda che è stata indicata come prioritaria dallo stesso attore. Occorre infatti considerare come recesso e risoluzione si fondino sui medesimi presupposti: il recesso per inadempimento ex art. 1385, II comma, c.c., costituisce uno strumento speciale di risoluzione del contratto, collegato alla pattuizione di una caparra confirmatoria quale determinazione convenzionale del danno risarcibile, con la conseguenza che devono essere utilizzati gli stessi criteri previsti per la domanda di risoluzione per inadempimento. I presupposti del recesso sono dunque i medesimi della risoluzione per inadempimento, vale a dire l’imputabilità e la non scarsa importanza dell’inadempimento stesso avuto riguardo all’interesse del creditore.

Tribunale Torino sez. II, 20/11/2020, n.4038

Liquidazione convenzionale del danno

La caparra confirmatoria ex art. 1385 c.c. ha la funzione di liquidare convenzionalmente il danno da inadempimento in favore della parte non inadempiente che intenda esercitare il potere di recesso conferitole “ex lege”, sicché, ove ciò avvenga, essa è legittimata a ritenere la caparra ricevuta ovvero ad esigere il doppio di quella versata; qualora, invece, detta parte preferisca agire per la risoluzione ovvero l’esecuzione del contratto, il diritto al risarcimento del danno va provato nell'”an” e nel “quantum”.

Cassazione civile sez. II, 29/09/2020, n.20532

Caparra confirmatoria: recesso per inadempimento e valutazione del giudice

La disciplina dettata dall’art. 1385, comma 2, c.c., in tema di recesso per inadempimento nell’ipotesi in cui sia stata prestata una caparra confirmatoria, non deroga affatto alla disciplina generale della risoluzione per inadempimento, consentendo il recesso di una parte solo quando l’inadempimento della controparte sia colpevole e di non scarsa importanza in relazione all’interesse dell’altro contraente. Di talché, nell’indagine sull’inadempienza contrattuale da compiersi onde stabilire se e a chi spetti il diritto di recesso, i criteri da adottarsi sono quegli stessi che si debbono seguire nel caso di controversia su reciproche istanze di risoluzione, nel senso che occorre in ogni caso una valutazione comparativa del comportamento di entrambi i contraenti in relazione al contratto, in modo da stabilire quale di essi abbia fatto venire meno, con il proprio comportamento, l’interesse dell’altro al mantenimento del negozio.

Tribunale Nola sez. I, 25/09/2020, n.1365

Caparra confirmatoria, caparra penitenziale ed interpretazione del contratto

L’art. 1385 c.c., nel disciplinare l’istituto della ‘caparra confirmatoria’, ne individua chiaramente la duplice al contempo di garanzia e risarcitoria in favore della parte adempiente che, in caso di inadempimento dell’altra parte, può recedere dal contratto trattenendo la caparra ricevuta e/o pretendendo la restituzione del doppio di quella versata; in caso di adempimento la caparra confirmatoria va invece restituita ovvero imputata alla prestazione dovuta. Il successivo art. 1386 c.c. prevede invece la ‘caparra penitenziale’, che ha la sola funzione di corrispettivo del diritto di recesso attribuito nel contratto a favore di una ovvero di entrambe le parti stipulanti; il recedente perde appunto la caparra versata ovvero deve restituire il doppio di quella incamerata.

Ciò detto, nel caso di inserimento di clausola di caparra all’interno di un contratto, la locuzione ‘caparra confirmatoria’ adoperata dalle parti deve essere interpretata in base al criterio ermeneutico del significato letterale delle parole, potendo interpretarsi diversamente la comune volontà dei contraenti in presenza di differenti ed univoci elementi, quali circostanze o situazioni di segno opposto, che evidenzino l’uso improprio di una tale espressione o la non aderenza alla situazione oggettiva, dovendosi in tal caso propendersi per la natura ‘penitenziale’ della caparra, con ogni conseguenza di legge ex art 1386 c.c..

Corte appello Taranto, 15/07/2020, n.204

Poteri parte adempiente in caso di inadempimento del contratto con caparra confirmatoria

La caparra confirmatoria ex art. 1385 c.c. ha la funzione di liquidare convenzionalmente il danno da inadempimento in favore della parte non inadempiente che intenda esercitare il potere di recesso conferitole “ex lege”, sicché, ove ciò avvenga, essa è legittimata a ritenere la caparra ricevuta ovvero ad esigere il doppio di quella versata; qualora, invece, detta parte preferisca agire per la risoluzione ovvero l’esecuzione del contratto, il diritto al risarcimento del danno va provato nell’an e nel quantum.

Tribunale Lecce sez. I, 28/05/2020, n.1215

Caparra confirmatoria: natura e funzione

La caparra confirmatoria ha natura composita – consistendo in una somma di denaro o in una quantità di cose fungibili – e funzione eclettica – in quanto è volta a garantire l’esecuzione del contratto, venendo incamerata in caso di inadempimento della controparte (sotto tale profilo avvicinandosi alla cauzione); consente, in via di autotutela, di recedere dal contratto senza la necessità di adire il giudice; indica la preventiva e forfettaria liquidazione del danno derivante dal recesso cui la parte è stata costretta a causa dell’inadempimento della controparte.

Va invece escluso che abbia anche funzione probatoria e sanzionatoria, così distinguendosi sia rispetto alla caparra penitenziale, che costituisce il corrispettivo del diritto di recesso, sia dalla clausola penale, diversamente dalla quale non pone un limite al danno risarcibile, sicché la parte non inadempiente ben può recedere senza dover proporre domanda giudiziale o intimare la diffida ad adempiere, e trattenere la caparra ricevuta o esigere il doppio di quella prestata senza dover dimostrare di aver subito un danno effettivo.

Tribunale Cosenza sez. I, 01/05/2019, n.879

Accertamento della legittimità del recesso del contratto con più parti

Il recesso di cui all’art. 1385, comma 2, c.c. costituisce uno speciale strumento di risoluzione di diritto del contratto, collegato alla pattuizione di una caparra confirmatoria, analogo a quelli previsti dagli artt. 1454,1456 e 1457 c.c., che ha in comune con la risoluzione giudiziale non solo i presupposti (l’inadempimento di non scarsa importanza della controparte), ma anche le conseguenze (la caducazione “ex tunc” degli effetti del contratto).

Ne consegue che l’azione finalizzata all’accertamento della legittimità del suddetto recesso da un contratto con più parti deve essere esperita, similmente a quella di risoluzione giudiziale, nei confronti di tutti i contraenti, quali litisconsorti necessari, poiché un contratto unico non può divenire inefficace per alcuni dei soggetti che vi hanno partecipato e rimanere in vita per altri.

Cassazione civile sez. II, 31/01/2019, n.2969

Risoluzione per inadempimento

La disciplina dettata dal secondo comma dell’art. 1385 c.c., in tema di recesso per inadempimento nell’ipotesi in cui sia stata prestata una caparra confirmatoria, non deroga affatto alla disciplina generale della risoluzione per inadempimento, consentendo il recesso di una parte solo quando l’inadempimento della controparte sia colpevole e di non scarsa importanza in relazione all’interesse dell’altro contraente.

Pertanto, nell’ indagine sull’inadempienza contrattuale da compiersi al fine di stabilire se ed a chi spetti il diritto di recesso, i criteri da adottarsi sono quegli stessi che si debbono seguire nel caso di controversia su reciproche istanze di risoluzione, nel senso che occorre in ogni caso una valutazione comparativa del comportamento di entrambi i contraenti in relazione al contratto, in modo da stabilire quale di essi abbia fatto venir meno, con il proprio comportamento, l’interesse dell’altro al mantenimento del negozio.

Cassazione civile sez. I, 10/05/2019, n.12549

Caparra confirmatoria: liquidazione convenzionale del danno da inadempimento

La caparra confirmatoria di cui all’art. 1385 c.c. assume la funzione di liquidazione convenzionale del danno da inadempimento qualora la parte non inadempiente abbia esercitato il potere di recesso conferitole dalla legge e, in tal caso, essa è legittimata a ritenere la caparra ricevuta o ad esigere il doppio di quella versata; qualora, invece, detta parte abbia preferito agire per la risoluzione o l’esecuzione del contratto, il diritto al risarcimento del danno dovrà essere provato nell’an e nel quantum.

Tribunale Terni, 12/10/2018, n.861

Diritto di recesso e trattenimento della caparra

Nell’ipotesi di versamento di una somma di denaro a titolo di caparra confirmatoria, la parte non inadempiente, che abbia agito per l’esecuzione del contratto, può, in sostituzione della originaria pretesa, legittimamente chiedere, nel corso del giudizio, il recesso dal contratto a norma dell’art. 1385, comma 2, c.c. senza incorrere nelle preclusioni derivanti dalla proposizione dei “nova”, poiché tale modificazione dell’originaria istanza costituisce legittimo esercizio di un perdurante diritto di recesso rispetto alla domanda di adempimento.

Cassazione civile sez. II, 16/01/2018, n.882

Ritenzione della caparra e domanda di recesso

Indipendentemente dalle richieste avanzate nell’atto di citazione dalla parte non inadempiente (nella specie: promissario acquirente di terreni di proprietà ella società convenuta) finalizzate a richiedere la risoluzione del contratto e la ritenzione della caparra confirmatoria, emerge la volontà dello stesso di avvalersi del meccanismo automatico del recesso di cui all’articolo 1385 c.c., poiché lo stesso ha formulato espressamente richiesta di ritenzione della caparra e non ha avanzato nessuna domanda di risarcimento danni, quale conseguenza del grave inadempimento posto in essere dalla società venditrice (nella specie: promissaria venditrice che indipendentemente da quanto pattuito nel contratto preliminare non stipulava il contratto definitivo), va da sé che la domanda di recesso, ancorchè non formalmente proposta, può ritenersi avanzata implicitamente in causa dalla parte adempiente, in quanto la declaratoria del diritto alla ritenzione della caparra incamerata è stata individuata quale unica ed esaustiva sanzione risarcitoria della dedotta inadempienza della società convenuta.

Tribunale Teramo, 28/11/2018, n.817

Caparra confirmatoria ed esercizio del diritto di recesso

La caparra confirmatoria, ex articolo 1385 del Cc, mira a liquidare convenzionalmente il danno da inadempimento in favore della parte non inadempiente che intenda esercitare il potere di recesso conferitole ex lege. Ne deriva che, qualora ciò non avvenga, la parte non inadempiente è legittimata a ritenere la caparra ricevuta ovvero ad esigere il doppio di quella versata; qualora, invece, detta parte preferisca agire per la risoluzione ovvero l’esecuzione del contratto, il diritto al risarcimento del danno va provato nell’an e nel quantum.

Nel caso di specie, i promittenti venditori non avevano esercitato il recesso ai sensi dell’art. 1385 del Cc, circostanza che li avrebbe abilitati a trattenere la caparra dalla parte inadempiente, bensì avevano preferito domandare, avendone la facoltà, la risoluzione del contratto per inadempimento del promittente acquirente, con la conseguenza che il risarcimento del danno era regolato dalle norme generali.

Corte appello Roma sez. II, 05/02/2018, n.697

Contratto preliminare e caparra confirmatoria

In tema di contratto preliminare cui acceda il versamento di una caparra confirmatoria, la parte adempiente che si sia avvalsa della facoltà di provocarne la risoluzione mediante diffida ad adempiere, ai sensi dell’art. 1454 c.c., può agire in giudizio esercitando il diritto di recesso ex art. 1385, comma 2, c.c., e in tal caso, ove abbia ricevuto la caparra, ha diritto di ritenerla definitivamente mentre, ove l’abbia versata, ha diritto di ricevere la restituzione del doppio di essa, con esclusione del diritto al risarcimento del danno cagionato dall’inadempimento che ha giustificato il recesso.

Cassazione civile sez. II, 03/11/2017, n.26206

Appropriazione indebita dell’importo corrisposto a titolo di deposito cauzionale

Integra il delitto di appropriazione indebita la condotta del promissario venditore che, in esecuzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare, si impossessa dell’importo corrisposto a titolo di “deposito cauzionale infruttifero” e non come acconto sul prezzo o come caparra confirmatoria. (In applicazione del principio la S.C. ha ritenuto immune da vizi la sentenza impugnata con la quale i giudici di merito avevano configurato il reato in questione, valorizzando il fatto che il contratto preliminare prevedeva che l’importo versato all’alienante sarebbe stato imputato a titolo di corrispettivo della vendita solo in sede di rogito, per cui, fino a quel momento, il denaro non era entrato nel patrimonio

Cassazione penale sez. II, 16/11/2017, n.54945

Condanna alla restituzione del doppio della caparra

Riguardo alla caparra confirmatoria, regolata dall’art. 1385 c.c., una domanda di recesso, ancorché non formalmente proposta, può ritenersi egualmente, anche se implicitamente, avanzata in causa dalla parte adempiente, quando la stessa abbia richiesto la condanna della controparte, la cui inadempienza sia stata dedotta come ragione legittimante la pronunzia di risoluzione del contratto, alla restituzione del doppio della caparra a suo tempo corrisposta quale unica ed esaustiva sanzione risarcitoria di tale inadempienza.

Cassazione civile sez. II, 27/09/2017, n.22657

Domanda risolutoria proposta in caso di prestazione di caparra confirmatoria

In tema di contratto preliminare, va qualificata in termini di declaratoria di risoluzione per inadempimento – soggetta, pertanto, alla relativa disciplina generale – e non quale esercizio del diritto di recesso, la domanda con cui la parte non inadempiente, che abbia conseguito il versamento della caparra, chieda, oltre alla risoluzione del contratto, la condanna della controparte al risarcimento di ulteriori danni; in tal caso, dunque, essa non può incamerare la caparra, che perde la sua funzione di limitazione forfetaria e predeterminata della pretesa risarcitoria e la cui restituzione è ricollegabile agli effetti propri della risoluzione negoziale, ma solo trattenerla a garanzia della pretesa risarcitoria o in acconto su quanto le spetta, a titolo di anticipo dei danni che saranno in seguito accertati e liquidati.

Cassazione civile sez. II, 08/09/2017, n.20957

Recesso per inadempimento del promissario acquirente

La somma di denaro che, all’atto della conclusione di un contratto preliminare di compravendita, il promissario acquirente consegna al promittente venditore a titolo di caparra confirmatoria, assolve la funzione, in caso di successiva risoluzione del contratto per inadempimento, di preventiva liquidazione del danno per il mancato pagamento del prezzo, mentre il danno da illegittima occupazione dell’immobile, frattanto consegnato al promissario, discendendo da un distinto fatto illecito, costituito dal mancato rilascio del bene dopo il recesso dal contratto del promittente, legittima quest’ultimo a richiedere un autonomo risarcimento.

Ne consegue che il promittente venditore ha diritto non solo a recedere dal contratto ed ad incamerare la caparra, ma anche ad ottenere dal promissario acquirente inadempiente il pagamento dell’indennità di occupazione dalla data di immissione dello stesso nella detenzione del bene sino al momento della restituzione, attesa l’efficacia retroattiva del recesso tra le parti.

Cassazione civile sez. III, 30/09/2016, n.19403



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