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Lavoro straordinario: va timbrato?

26 Agosto 2019 | Autore:
Lavoro straordinario: va timbrato?

Il datore di lavoro è obbligato a registrare le ore di attività in eccesso rese dal dipendente, rispetto all’orario lavorativo ordinario?

Ad oggi, quasi tutti i lavoratori dipendenti sono obbligati ad effettuare la cosiddetta timbratura del cartellino in entrata e in uscita dall’azienda: di che cosa si tratta? Si tratta dell’obbligo, per il lavoratore, di rilevare, tramite sistemi automatizzati (sistema di timbratura magnetico, cartaceo, elettronico o “virtuale”, ad esempio mediante l’accesso a una piattaforma web), la propria presenza sul luogo di lavoro.

Non tutti i datori di lavoro utilizzano, però, un sistema automatizzato per la rilevazione delle presenze: soprattutto nelle piccole aziende e negli studi professionali, prevale ancora l’utilizzo delle vecchie “giornaliere” cartacee (o riportate su fogli di calcolo, utilizzando ad esempio il software Excel), sulla base della rilevazione diretta e personale delle presenze. Effettivamente, la necessità di verificare in modo automatizzato l’effettiva presenza del dipendente sul luogo di lavoro sorge quando il numero dei lavoratori è elevato, o quando il datore o eventuali responsabili debbano spostarsi frequentemente.

Bisogna fare attenzione, comunque, a non confondere i semplici sistemi di rilevazione dell’orario d’ingresso e di uscita dal luogo di lavoro, con i sistemi di misurazione delle ore di lavoro effettivamente svolte, ed eventualmente eccedenti il normale orario lavorativo.

A questo proposito, in molti si chiedono se il lavoro straordinario va timbrato, cioè se il datore di lavoro sia obbligato a misurare in modo oggettivo non soltanto gli ingressi e le uscite, ma anche le ore di attività, con separata evidenza delle ore lavorate in eccesso rispetto all’orario ordinario.

Proviamo a fare chiarezza ed a capire quali sono gli obblighi del datore di lavoro in merito alla rilevazione delle presenze e delle ore di attività, sulla base della nuova sentenza della corte di Giustizia europea [1].

È importante, inoltre, distinguere non solo i sistemi di rilevazione degli ingressi e delle uscite dai sistemi che rilevano le ore lavorate, ma anche dai sistemi che rilevano gli spostamenti del dipendente all’interno dell’azienda (ad esempio, dalla postazione di lavoro alla mensa). Ma procediamo con ordine.

La timbratura del cartellino è obbligatoria?

Ad oggi, la legge non dispone, per i datori di lavoro, l’obbligo di istituire un sistema di timbratura, cioè un sistema per rilevare le presenze in azienda in modo automatico. La rilevazione automatizzata delle presenze è comunque una possibilità per il datore di lavoro, prevista espressamente dallo Statuto dei lavoratori [3]. In particolare, la registrazione degli accessi e delle presenze è consentita, senza bisogno di autorizzazioni, a patto che sia fornita al lavoratore un’adeguata informazione sulle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli.

Quali lavoratori non sono obbligati a timbrare il cartellino?

Se il datore di lavoro prevede la rilevazione automatica delle presenze, possono comunque essere esclusi dall’obbligo di timbratura i dipendenti per i quali, a causa del tipo di attività esercitata:

  • l’orario di lavoro non può essere predeterminato, come i lavoratori mobili, i telelavoratori ed i lavoratori a domicilio;
  • l’orario di lavoro può essere stabilito dal lavoratore stesso, come i dirigenti.

Il datore di lavoro può comunque servirsi, per monitorare le ore di attività effettiva, degli strumenti utilizzati dal dipendente per rendere la prestazione lavorativa. L’utilizzo degli strumenti di lavoro per monitorare l’attività è difatti consentito, senza bisogno di autorizzazioni, a patto che sia fornita al lavoratore un’adeguata informazione sull’ effettuazione dei controlli e sulle modalità d’uso degli strumenti stessi.

Rilevazione delle presenze e delle ore lavorate

È necessario, a questo proposito, fare attenzione a non confondere la mera rilevazione dell’orario d’ingresso e di uscita del dipendente dall’azienda con la puntuale rilevazione delle ore di attività. Un semplice sistema di rilevazione degli ingressi e delle uscite, in effetti, può risultare non idoneo alla verifica, in modo oggettivo e puntuale, delle ore realmente lavorate.

Sono invece idonei ad una puntuale verifica delle tempistiche dell’attività svolta gli strumenti di lavoro utilizzati dal dipendente.

Sia l’utilizzo degli strumenti di lavoro, che quello dei sistemi di rilevazione degli ingressi e delle uscite, ad ogni modo, non necessitano di autorizzazione, posto l’obbligo di fornire apposita informativa al lavoratore [2].

Al contrario, necessitano di un apposito accordo sindacale, o di un’autorizzazione da parte dell’Ispettorato del lavoro, i sistemi che rilevano non soltanto gli ingressi e le uscite dall’azienda, ma anche gli spostamenti del dipendente all’interno del luogo di lavoro.

La rilevazione dello straordinario è obbligatoria?

Come osservato, in base all’attuale normativa italiana, la rilevazione delle presenze o delle ore di attività non è un obbligo per il datore di lavoro, ma una facoltà.

La situazione, però, cambierà presto: una nuova sentenza della corte di Giustizia europea [1], infatti, dispone che gli Stati membri debbano imporre ai datori di lavoro l’obbligo di istituire un sistema oggettivo, affidabile e accessibile, che consenta la misurazione della durata dell’orario di lavoro giornaliero svolto da ciascun dipendente.

In pratica, a breve sarà obbligatorio, per tutte le aziende, un sistema che registri le ore di lavoro effettivamente svolte, con l’indicazione delle ore di straordinario.

Questa disposizione è conforme alle finalità delle direttive comunitarie sull’organizzazione dell’orario di lavoro [3], ossia perseguire il miglioramento delle condizioni di lavoro, della sicurezza e della salute dei lavoratori.

Alle aziende non basterà, dunque, un semplice sistema di timbratura, cioè rilevazione degli ingressi e delle uscite: sarà invece necessario un sistema in grado di misurare in modo preciso le ore lavorate in eccesso rispetto all’orario normale.

Conoscere esattamente e in modo tracciabile le ore di lavoro, da una parte, migliorerà le condizioni lavorative dei dipendenti e la loro salute, evitando gli abusi; dall’altra parte, determinerà una crescita del contenzioso in materia di orario lavorativo e differenze retributive. Ad oggi, infatti, per il lavoratore è difficile provare di aver eseguito realmente gli straordinari.

note

[1] Corte di Giustizia europea, sent. C55/18 del 14/05/2019.

[2] Art. 4 L.300/1970.

[3] Dir. 89/391/CEE e Dir. 2003/88/CEE.


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