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La prescrizione dei diritti del lavoratore

17 Maggio 2013 | Autore:
La prescrizione dei diritti del lavoratore

Datore di lavoro inadempiente: entro quanto tempo il lavoratore può far valere i propri diritti ed ottenere tutela? 

Per far valere, in un’aula di tribunale, i propri diritti derivanti dal rapporto di lavoro subordinato è necessario che il lavoratore si attivi entro termini predefiniti dalla legge, altrimenti egli non potrà più ottenere tutela. Tali termini sono detti “termini di prescrizione”.

In particolare, il termine di prescrizione per i diritti del lavoratore sono i seguenti:

10 anni [1]: per ottenere il riconoscimento del diritto alla qualifica superiore; per ottenere il risarcimento del danno da omissione contributiva [2], da demansionamento e, in generale, da violazione da parte del datore degli obblighi derivanti dal contratto di lavoro [3].

5 anni [4]: per ottenere il pagamento della retribuzione, dei contributi previdenziali e delle atre indennità che spettano al lavoratore in occasione della cessazione del rapporto di lavoro, quali, ad esempio, il T.F.R., o l’indennità sostitutiva del preavviso.

Con riguardo alla prescrizione dei diritti del lavoratore si parla altresì, in alcuni casi, di prescrizione presuntiva: si presume, cioè, secondo gli usi correnti, che determinati crediti spettanti al lavoratore, decorso un certo periodo di tempo, siano stati pagati. Si presumono quindi soddisfatti in:

3 anni [5]: i crediti relativi alle retribuzioni corrisposte per periodi superiori al mese (ad. esempio la tredicesima e la quattordicesima mensilità, i premi di produzione e le provvigioni);

1 anno [6]: i crediti relativi alle retribuzioni corrisposte per periodi non superiori al mese (ad esempio i compensi per lavoro straordinario, o le maggiorazioni per lavoro notturno).

In pratica, sarà il lavoratore a dover provare il mancato pagamento del proprio credito. Altrimenti, se il datore di lavoro conferma di aver pagato (“eccepisce – si dice – la prescrizione presuntiva”), il lavoratore dovrà rinunciare alla propria pretesa. Nei fatti, però, nelle controversie di lavoro, l’uso di tale eccezione è particolarmente prudente, visto che la contestazione del rapporto da cui il credito deriva è certamente incompatibile con l’eccezione di prescrizione.

In altre parole, se il lavoratore sostiene di aver lavorato 10 ore al giorno e reclama il pagamento di differenze retributive per 2 ore giornaliere, il datore di lavoro, eccependo la prescrizione presuntiva, è, di fatto, costretto ad ammettere che il rapporto di lavoro è intervenuto così come descritto dal lavoratore: le 10 ore di lavoro diventano quindi acclarate e non più contestabili.

La decorrenza della prescrizione dei crediti di lavoro

La prescrizione decorre, di regola, dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere, quindi dal momento in cui il datore non rispetta gli obblighi derivanti dal contratto di lavoro.

Tuttavia, il lavoratore, trovandosi in una condizione di inferiorità rispetto al datore di lavoro, spesso non ha la possibilità di rivendicare liberamente i propri diritti.

L’inizio della decorrenza dei termini di prescrizione relativi ai crediti retributivi deve quindi individuarsi diversamente, in base alla maggiore o minore tutela di cui gode il lavoratore nell’ambito del rapporto di lavoro [7].

In particolare: se il rapporto di lavoro risulta stabile per l’applicazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori o se la stabilità è garantita da altre norme di legge [8] o di contratto, la prescrizione dei crediti retributivi decorre in corso di rapporto. Quindi, per fare qualche esempio, per un lavoratore impiegato presso un’azienda che occupa più di quindici dipendenti, oppure per un dipendente pubblico, i suddetti termini di prescrizione inizieranno a decorrere dal momento in cui si verifica la violazione da parte del datore dei propri obblighi, indipendentemente dal fatto che il rapporto di lavoro sia in corso d’esecuzione o sia cessato.

Ove, al contrario, il rapporto di lavoro non offra le garanzie di stabilità sopra indicate, la prescrizione dei crediti retributivi resta sospesa nel corso del rapporto medesimo ed inizia il suo decorso solo alla sua cessazione. Il lavoratore potrà, in quest’ultimo caso, attendere che il rapporto lavorativo cessi e poi, entro i termini sopra indicati, rivendicare i propri diritti retributivi nei confronti dell’ex datore.

I termini di prescrizione dei diritti non retributivi – quindi di quei diritti diversi dal pagamento della retribuzione e delle altre spettanze dovute al lavoratore quale corrispettivo per la sua prestazione (quali, ad esempio, il diritto al riconoscimento della qualifica superiore, il diritto al risarcimento del danno da demansionamento, da omissione contributiva, il risarcimento del danno derivante da infortunio sul lavoro) decorrono sempre, invece, durante il rapporto di lavoro.


note

[1]: Art. 2946 c.c.: “Salvi i casi in cui la legge dispone diversamente, i diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di dieci anni”.

[2]: L’omissione contributiva si verifica ogniqualvolta vi sia un ritardato pagamento dei contributi, risultante dalle registrazioni e dalle documentazioni obbligatorie regolarmente denunciate dal datore di lavoro. Nel caso di omesso o insufficiente versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali, spettano al lavoratore due differenti azioni legali: la richiesta di condanna del datore di lavoro al pagamento dei contributi omessi; il risarcimento del danno (art. 2116 co 2 c.c.), qualora dalla inadempienza contributiva sia conseguita la perdita totale o parziale del diritto alla prestazione assicurativa: in questo caso, la determinazione del danno risulta dalla differenza tra quanto percepito dal lavoratore a titolo di pensione e quanto lo stesso avrebbe dovuto percepire se i contributi fossero stati regolarmente versati (in tal senso Cass., sentenza n. 85/5975);

[3]: Casi di cosiddetta “responsabilità contrattuale”.

[4]: Art. 2948 c.c., nn. 4 e 5  c.c.: “Si prescrivono in cinque anni: 4) gli interessi  e,  in  generale,  tutto  ciò  che  deve  pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi; 5) le indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro”.

[5]: Art. 2956 c.c.: “Si prescrive in tre anni il diritto: 1) dei prestatori di lavoro, per le retribuzioni corrisposte a periodi superiori al mese; 2) dei professionisti, per il compenso dell’opera prestata e per il rimborso delle spese correlative; 3) dei notai, per gli atti del loro ministero; 4) degli insegnanti, per la retribuzione delle lezioni impartite a tempi più lungo di un mese”.

[6]: Art. 2955 c.c.: “Si prescrive in un anno il diritto: 1) degli insegnanti, per la retribuzione delle lezioni che impartiscono a mesi o a giorni o a ore; 2) dei prestatori di lavoro, per le retribuzioni corrisposte a periodi non superiori al mese…”.

[7]: Corte Cost., sentenza n. 63 del 10-06-1996 e n. 174 del 12-12-1972.

[8]: Ad esempio nel pubblico impiego.


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6 Commenti

  1. questa è una legge fallocca creata da chi dalle parrucche del tavolino del salotto bi piazza italia da eliminare con un clic

  2. questti diritti di lavoratore valgono anche per le badante che lavorano giorno e notte ?vorei soltanto sapere grazie.

  3. per una sospensione lavorativa a causa di furto, quali sono i termini esatti di impugnazione per non susseguire perdita lavoro? causa con esito positvo perchè fatto non sussiste.
    12 giorni sospensione di lavoro in chiusura contratto stagionale determinato, si ha diritto al rimborso di tfr, pagamento fine contratto giorni sospensivi e reintegro al lavoro?

    1. Per ottenere la risposta alla vostra richiesta di consulenza è necessario che clicchiate sul banner “richiedi una consulenza” posto sopra questo spazio. Come da condizioni contrattuali riceverete una risposta scritta o telefonica da un professionista del nostro studio entro 3 giorni.

  4. Mi sono accorta da poco di non aver mai ricevuto il pagamento di un tfr di un contratto relativo all’anno 2008-2009, la prima cosa che ho fatto è stata chiamare la scuola presso la quale ho prestato servizio; quest’ultima infatti non aveva mai inviato la pratica all’inps, dopo la mia sollecitazione l’ha inviata subito,ma l’inps ha annullato la pratica poiché caduta in prescrizione.non si può fare più nulla per recuperarli?non si può nemmeno fare niente verso la scuola che non ha eseguito i propri doveri?grazie

  5. scusi ho lavorato nel settore rifiuti dal 2004 al 2010 con reiterati brevissimi peridi di tempo con tre mansioni diverse addetta sondaggi centralinista n verde proteste reclami e tarsfertista fisso con contr di due mesi e emzzo. ora ultimo contratto del 2010 inquadram ccnl federambiente come operaia 2 livello laureata in economia e commercio con tarsferte doppie giornaliere contratto prevedeva sede fissa come operatore ecologico… buste paga sbagliate per trafsrte rimborso di 700 km mese febbr soli 127 euro non le posso impugnare tarscorsi 5 anni. posso fare causa all’azienda per dolo contrattuale raggiro resposab contrattuale demansionam: svolgevo lavoro con pc semplice ripetitivo ma pazzesco con anagrafiche comuni di tutti i residenti per consegfna sacchetti rifiuti mobilità su tutto territorio del veneto orient automezzo proprio…non ho mai fatt causa all’azienda per speranza di rientravi…sopruso datore di lavoro?’ ho subito anche mobbing non dimostrabile… dequalificazione solo per contratti a tempo indeterminato?i 10 anni di prescizione qdo valgono??
    la legge difende gli stronzi???nn ho fatto verificare buste paga nn ho fatto causa per pochi soldi nel miio patrimonio per prendermi un legale e a causa dei mei stupidi di genitori.
    Dott.ssa Rossella Daneluzzi coaudiutrice in tabaccheria att familiare senza degne occupazioni….mobbizzata e snobbata da tutti…
    Mi dia per favore un consiglio se può.
    grazie fin da ora per la lettura della presente e il tempo perso per una Sua gentile risposta in merito alla presente.
    grazie Avvocato

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