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Mantenimento diretto e indiretto: cosa significa?

11 Settembre 2019 | Autore:
Mantenimento diretto e indiretto: cosa significa?

Quali sono i doveri dei genitori nei confronti dei figli? In cosa consiste il diritto al mantenimento? Cosa succede a seguito della separazione dei genitori?

Secondo la legge, la prole ha diritto ad essere istruita, educata e mantenuta a prescindere dal rapporto che si è instaurato tra i genitori: in altre parole, anche se due persone non si sono sposate e hanno dato alla luce dei figli, questi vantano gli stessi diritti della prole di una coppia unita in matrimonio. Lo stesso accade nel caso in cui i genitori dovessero separarsi: i figli nati dall’unione conserverebbero il diritto ad essere mantenuti, anche se i genitori non erano sposati. Insomma: matrimonio, convivenza o semplice coppia di fatto, se si mettono al mondo dei figli poi bisogna mantenerli. In genere si fa una distinzione tra mantenimento diretto e indiretto: cosa significa?

Chi è il genitore che è tenuto al mantenimento diretto e chi, al contrario, a quello indiretto? In cosa consiste? Se anche tu ti trovi in una situazione del genere, nel senso che hai lasciato il tuo partner e ora occorre prendersi cura della prole, allora prosegui nella lettura: ti spiegherò la differenza tra mantenimento diretto e mantenimento indiretto.

Diritto al mantenimento: cos’è?

Prima di spiegare la differenza tra mantenimento diretto e indiretto è bene vedere, preliminarmente, cosa sia il mantenimento. Il mantenimento è un diritto che spetta alla prole per il solo fatto di essere venuta al mondo: è la legge [1] a stabilire che il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori.

Questo diritto sopravvive alla fine della relazione sentimentale tra i genitori, nel senso che i figli continuano a conservare il diritto al mantenimento anche successivamente alla loro separazione e per un periodo di tempo indeterminato, almeno fino al raggiungimento dell’indipendenza economica.

Il mantenimento a favore del figlio, dunque, è dovuto per il semplice fatto della nascita di quest’ultimo: ciò significa che, a differenza del mantenimento dovuto all’ex coniuge, per il quale occorre che il giudice rispetti una serie di criteri al fine della determinazione (redditi percepiti, assegnazione casa familiare, eventuale responsabilità della fine della relazione, ecc.), il figlio ha sempre diritto al mantenimento.

Non si ha più diritto all’assegno di mantenimento solo quando la prole è divenuta economicamente autosufficiente: ciò significa che il raggiungimento della maggiore età non esonera il genitore non affidatario dal continuare a pagare il mantenimento, né il compimento degli studi universitari.

Tuttavia, se il figlio è colpevolmente privo di lavoro, nel senso che la sua precaria condizione economica deriva da una propria responsabilità, allora il genitore potrà rifiutare il mantenimento e chiederne la revoca al giudice, salvo l’obbligo di continuare a versare gli alimenti, cioè un sussidio economico di minor entità.

Mantenimento dei figli: come funziona?

Il mantenimento si sostanzia nel dovere dei genitori a non far mancare alla prole i mezzi necessari per condurre una vita dignitosa, in riferimento non solo al basilare sostentamento (che corrisponde agli alimenti), bensì a tutto ciò che occorre per poter sviluppare la propria personalità, coltivare i propri interessi e, più in generale, ad essere pronti ad affrontare autonomamente la propria vita.

Al mantenimento si provvede generalmente in due modi: assicurando direttamente alla prole ciò di cui ha bisogno (una casa in cui vivere, i beni comuni per svolgere le attività quotidiane, come il computer o il telefonino, i mezzi per potersi muovere da soli, come il motorino, ecc.), ovvero fornendo alla stessa il denaro necessario per poter far fronte alle proprie esigenze. In quest’ultimo caso, si pensi al figlio studente universitario fuori sede il quale, pur non vivendo più con i genitori, ha comunque bisogno di loro per affrontare le spese.

Mantenimento diretto e indiretto: cos’è?

Siamo, dunque, pronti a capire la differenza tra mantenimento diretto e indiretto: mentre il primo viene assicurato dai genitori provvedendo in prima persona all’acquisto di ciò che serve alla prole o, comunque, fornendo direttamente ad essa ciò di cui ha bisogno (un tetto sopra la testa, ad esempio), il mantenimento indiretto si sostanzia nell’elargizione di una somma di danaro che consenta al figlio di poter acquistare da sé ciò di cui ha più bisogno.

In altre parole, mentre il mantenimento diretto è lasciato all’iniziativa dei genitori, al mantenimento indiretto provvede la prole, ma con i mezzi dei genitori: classico esempio di mantenimento indiretto è l’assegno periodico che un genitore versa al figlio.

Detto ancora diversamente, mentre nel mantenimento diretto vi è un soddisfacimento immediato e diretto da parte del genitore dei bisogni e delle necessità del minore, in quello indiretto consiste essenzialmente nella corresponsione di un assegno periodico destinato a coprire le esigenze ordinarie della prole.

Mantenimento diretto e indiretto dopo la separazione

Le nozioni di mantenimento diretto e indiretto rilevano soprattutto a seguito della separazione dei genitori: a seguito di questo evento, infatti, è possibile che uno dei genitori sia costretto, per via delle modalità d’affidamento della prole, a poter provvedere al solo mantenimento indiretto mediante assegno.

L’assegno di mantenimento è il contributo economico che il genitore deve dare al figlio che, a seguito della separazione dall’altro genitore, non gli sia stato affidato. L’assegno di mantenimento è legato al il tipo di affidamento che il giudice decide:

  • se viene scelto l’affido condiviso (sempre da preferire, quando possibile), non c’è bisogno di versare alcun assegno di mantenimento, in quanto il genitore provvede direttamente alle spese necessarie al mantenimento della prole;
  • se viene concesso l’affido esclusivo, allora il genitore non collocatario dovrà versare all’altro un assegno a titolo di mantenimento per le spese ordinarie per il figlio, al di là dell’equa divisione delle spese straordinarie.

In buona sostanza, dunque, l’affido condiviso della prole favorisce un mantenimento di tipo diretto, in quanto il genitore presso cui si trova il figlio provvede immediatamente a fornirgli ciò di cui ha bisogno; al contrario, l’affido esclusivo costringe il genitore non collocatario a mantenere il figlio nella forma del mantenimento indiretto, cioè mediante assegno.

note

 [1] Art. 315-bis cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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