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Cartella di pagamento: prova della notifica

28 Agosto 2019
Cartella di pagamento: prova della notifica

Come annullare le cartelle esattoriali e i pignoramenti con la contestazione di avvenuta notifica sollevata con ricorso. Come deve essere fornita la prova contraria da Agenzia Entrate Riscossione. 

Quando si tratta di contestare una cartella di pagamento, il primo controllo che si fa è sulla regolarità delle notifiche. La riscossione, infatti, è solo l’ultimo atto di un procedimento amministrativo che inizia, a monte, con un atto di accertamento e segue con l’avviso di pagamento, per poi finire con il pignoramento. Tutti questi atti devono essere portati a conoscenza del destinatario attraverso la notifica (che può avvenire con raccomandata a.r., con messi comunali o, per professionisti e aziende, con posta elettronica certificata).

Se il contribuente non viene messo nelle condizioni di sapere l’esistenza del debito, e quindi di adempiere evitando more e interessi, la cartella è illegittima. Allo stesso modo, un pignoramento è irregolare e può essere impugnato se la cartella non è stata prima consegnata al debitore.

Insomma, il vizio di notifica è un elemento chiave nella difesa del contribuente. Né si deve pensare che si tratti di una questione di pura forma. Difatti, l’impossibilità di conoscere le istanze del Fisco impedisce di difendersi: si tratta, quindi, di un problema di sostanza, tutt’altro che legato alla puntigliosità degli avvocati.

La battaglia processuale si riduce, in sostanza, a un gioco della parti così distribuito: da un lato il contribuente si limita a sollevare l’eccezione di difetto di notifica con il proprio atto di ricorso; dall’altro il Fisco è onerato di fornire la prova contraria, dimostrando cioè che l’atto ha raggiunto il suo destinatario.

Qui di seguito, ci soffermeremo proprio su quest’ultimo punto: la prova della notifica della cartella di pagamento e di tutti gli atti ad essa collegati. Il lettore scoprirà che ci sono diversi modi per vincere la partita contro l’Agenzia delle Entrate o contro l’Agente per la Riscossione Esattoriale, così liberandosi definitivamente dal debito.

Ma procediamo con ordine e vediamo come ci si deve comportare quando si ha il sospetto di non aver mai ricevuto la famigerata raccomandata.

Difetto di notifica: quando?

Quando parliamo di difetto di notifica ci riferiamo a una notifica fatta non correttamente o che non ha raggiunto il suo scopo (scopo che consiste nel fare in modo che l’atto entri in possesso del suo destinatario).

Per comprendere quando è possibile sollevare l’eccezione di difetto di notifica faremo quattro diversi esempi.

Luca riceve una cartella esattoriale per delle multe di cui, però, non ha mai avuto notizia. Per avere la certezza che le raccomandate inviategli dal Comune non siano andate disperse tra le sue carte, presenta anche un’istanza di accesso agli atti presso la polizia municipale per sapere se le notifiche sono andate a buon fine. Non gli viene data risposta e così Luca raggiunge la certezza in merito a ciò che prima era solo un sospetto: le contravvenzioni non gli sono mai state spedite. Così Luca, per liberarsi del debito, può contestare la cartella esattoriale sostenendo il difetto di notifica del cosiddetto «atto prodromico» ossia le singole multe.

Marco non ha pagato l’Irpef dell’anno precedente. Un giorno l’Agenzia delle Entrate se ne accorge e gli invia un accertamento con raccomandata al suo vecchio indirizzo. L’accertamento non viene impugnato (né potrebbe essere diversamente visto che Marco ne ignora l’esistenza). Così diviene definitivo e la pratica passa ad Agenzia Entrate Riscossione per il pignoramento. L’esattore spedisce a Marco una cartella esattoriale intimandogli il pagamento delle imposte entro 60 giorni. Ma, per Marco, questo è il primo atto che gli viene notificato. Così Marco impugna la cartella per difetto di notifica dell’atto precedente, ossia l’accertamento.

Giovanna non ha versato l’imposta sulla spazzatura. Riceve un accertamento e un avviso di pagamento da parte della Regione ma, in quel momento, non ha i soldi per pagare. Così lascia perdere. Dopo circa cinque anni, le arriva un atto di pignoramento dello stipendio da parte dell’Agente della Riscossione locale. Ma Giovanna non ha mai ricevuto la cartella esattoriale con l’intimazione di pagamento entro 60 giorni. Sicché Giovanna fa ricorso contro l’esecuzione forzata e vince la causa.

Enrico non ha pagato il bollo auto. Riceve la cartella esattoriale, ma non paga il dovuto. Dopo qualche mese, si accorge che sull’auto è stato iscritto un fermo. Ma Enrico non ha mai ricevuto il precedente e obbligato preavviso di fermo. Così impugna la misura cautelare e vince il ricorso (il debito però resta).

In tutti questi esempi, abbiamo scoperto come, al contribuente, basta sollevare l’eccezione relativa al vizio di notifica senza dover dimostrare alcunché. Egli vincerà il ricorso se l’amministrazione non fornisce la prova contraria, ossia la dimostrazione che l’atto in contestazione è stato notificato correttamente. Vediamo in cosa consiste tale prova contraria.

La prova della notifica della cartella o dell’accertamento fiscale

Come detto, spetta all’amministrazione dimostrare di aver notificato l’atto in contestazione. La prova sarà diversa a seconda delle modalità impiegato per la notifica; per cui:

  • se la notifica è avvenuta con posta elettronica certificata (pec), la prova consiste nelle due email di conferma inviate dal gestore del servizio e rilasciate al mittente, a prescindere dal fatto che il destinatario abbia letto o meno il contenuto del messaggio o abbia semplicemente aperto l’email;
  • se la notifica è avvenuta con consegna a mani dell’atto, tramite il servizio del messo comunale, la prova consiste nella relata di notifica da questi redatta che non deve contenere la firma del ricevente. Le dichiarazioni del pubblico ufficiale fanno piena prova;
  • se la notifica è avvenuta con raccomandata a.r., la prova deve consistere necessariamente nella cartolina di ricevimento che conferma l’avvenuta consegna della busta.

Prova della notifica della raccomandata a.r.

Una serie di sentenze hanno chiarito alcuni aspetti molto importanti circa la notifica della cartella o dell’accertamento fiscale a mezzo di raccomandata a.r.. Eccoli qui di seguito.

La cartolina deve essere in originale

Il Fisco deve produrre l’originale della cartolina con l’avviso di ricevimento oppure la copia autenticata da un pubblico ufficiale. Non bastano le semplici fotocopie che, nel processo civile e tributario, non hanno alcun valore.

La cartolina di ricevimento da sola non basta

La sola produzione delle cartoline di ricevimento di una raccomandata postale contenente l’atto esattoriale notificato al contribuente non è sufficiente a dimostrare che il plico contenesse effettivamente quell’atto. Occorre, a tal fine, che l’ufficio riesca a dimostrare un collegamento certo tra la documentazione postale e il contenuto della busta inviata [2]. In pratica, dal numero di serie della cartolina deve riuscirsi ad evincere che essa corrisponde solo e unicamente a quella cartella.

Al contribuente, quindi, dinanzi a un avviso di ricevimento, basta eccepire che non vi è reale prova che a questi siano stati notificati proprio gli atti depositati dall’amministrazione fiscale.

Limiti di tempo

L’amministrazione deve essere in grado di dare la prova di avvenuta notifica dell’atto in qualsiasi momento, senza cioè limiti di tempo. Non esiste, infatti, un termine massimo di conservazione delle cartoline a/r. L’unico termine è di 5 anni per rispondere alla richiesta di accesso agli atti amministrativi, fatta dal privato, con cui chiede una copia della relata di notifica o dell’avviso di ricevimento. Ma se tale prova deve essere esibita in causa, va fornita anche a distanza di numerosi anni.


note

[1] Cass. sent. n. 5077/2017.

[2] Cass. sent n. 2625/2015, n. 18252/2013; Cass. S.U. sent.. n. 16412/2007.

[3] CTP Frosinone sent. n. 346/02/2019.

CTP Frosinone sent. n. 346/02/2019.

(…) L’esito della controversia ruota principalmente attorno alla prova della notifica degli avvisi di accertamento presupposti all’ingiunzione impugnata. La mancata notifica degli atti accertativi prodromici all’atto di riscossione, invalida quest’ultimo e l’intera pretesa tributaria: si tratta di un «vizio procedurale» che, incidendo sulla sequenza procedimentale stabilita dalla legge a garanzia del contribuente, determina l’illegittimità dell’intero processo di formazione della pretesa tributaria, la cui correttezza è assicurata mediante il rispetto dell’ordinato progredire delle notificazioni degli atti, destinati, con diversa e specifica funzione, a portare quella pretesa nella sfera di conoscenza del contribuente e a rendere possibile per quest’ultimo un efficace esercizio del diritto di difesa… (Cass. Ss.uu. n. 16412/2007).

La concessionaria della riscossione sostiene di aver notificato a mezzo posta tali atti prodromici e produce allo scopo copia conforme degli stessi, nonché delle cartoline di ritorno attestanti le loro notifiche. La società, tuttavia, ritiene che a quelle date avrebbe ricevuto soltanto delle buste chiuse contenenti dei bollettini di pagamento e, del resto, evidenzia la mancanza di collegamento tra le cartoline di ritorno depositate e gli atti che si asseriscono notificati con esse. In siffatto modo, in effetti, non può dirsi raggiunta la prova della notificazione degli avvisi di accertamento, poiché non è dato riscontrare un collegamento tra i documenti postali allegati e gli atti medesimi, così da poter ritenere che gli uni si riferiscano agli altri. Prova che incombe sull’amministrazione, anche in relazione al contenuto delle buste chiuse, di cui il contribuente contesta il contenuto.(…)

L’orientamento dei collegi di merito è conforme ai principi dettati dalla Corte di cassazione, allorquando si tratti di dimostrare il contenuto di una busta chiusa inviata con raccomandata postale: «nel caso di notifica della cartella di pagamento mediante l’invio diretto di una busta chiusa raccomandata postale, è onere del mittente del plico raccomandato fornire la dimostrazione del suo esatto contenuto, allorché risulti solo la cartolina di ricevimento e il destinatario contesti il contenuto della busta medesima» (Cass. n. 2625 del 2015, Cass. n. 18252 del 2013).

Sulla scorta dei suindicati principi, il ricorso della società contribuente merita accoglimento (…).


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