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Governo: come sarà la Legge di Bilancio?

28 Agosto 2019 | Autore:
Governo: come sarà la Legge di Bilancio?

Probabile un intervento per recuperare l’Iva pagata in più per colpa dell’aumento dell’imposta. Ma la manovra potrebbe farci perdere benefici fiscali.

Pd e M5S lavorano su diversi fronti. Priorità assoluta: bloccare l’aumento dell’Iva per evitare la stangata di Capodanno agli italiani. Ma sul tavolo ci sono anche dei provvedimenti su cui occorrerà trovare delle risorse: il taglio del cuneo fiscale, il rilancio delle imprese e le misure per le fasce meno abbienti, in contrasto con la flat tax che la Lega ipotizzava a beneficio dei redditi più alti. Insomma, sarà una manovra all’ultimo centesimo. Mentre si discute sulla composizione e sui programmi di un futuro probabile Governo che levi di torno lo spauracchio delle elezioni, si può già ipotizzare come sarà la Legge di Bilancio 2020. Ipotizzare, appunto: perché non ci sono certezze assolute né sulle entrate né sulle uscite. In entrambi i casi, bisognerà vedere chi siederà a Palazzo Chigi e con il sostegno di chi.

Proviamo, però, a fare qualche valutazione sulla base sia dei numeri certi sia delle previsioni.

Il capitolo uscite ruota quasi tutto sulle risorse necessarie per evitare il famigerato aumento dell’Iva. L’imposta ordinaria rischia di passare dal 22% al 25,2%, mentre quella ridotta salirebbe dal 10% al 13%. Il tutto dal 1° gennaio 2020, cioè praticamente se non domani sì dopodomani. Per abortire questa eventualità, ci vogliono 23,1 miliardi di euro. Prima di lasciare le loro poltrone per fare spazio al nuovo Governo, i tecnici del ministero dell’Economia, capitanati dal responsabile del dicastero Giovanni Tria, stanno valutando la possibilità di introdurre un rimborso della differenza dell’aliquota a partire dal 2021 per chi utilizzerà carta di credito o Bancomat. In sostanza, chi dal 1° gennaio effettua dei pagamenti tracciabili potrebbe avere indietro l’anno successivo la differenza tra l’attuale 22% ed il futuro 25,2%, o tra il 10% ed il 13% nel caso dell’Iva ridotta. Lo ha spiegato in questi termini al quotidiano Italia Oggi il viceministro Massimo Garavaglia, anche lui, come gli altri, con la valigia pronta per lasciare l’ufficio. Con la particolarità che trattandosi di un viceministro in quota Lega, in quell’ufficio difficilmente ci tornerà a breve nel sempre più probabile caso di un Governo M5S-Pd.

Quello che Garavaglia si sente di dire, da come stanno le cose ad oggi, è che l’aumento dell’Iva sarà inevitabile ma che verrà fatto all’insegna della lotta all’evasione fiscale. In altre parole: chi farà dei pagamenti tracciabili, potrà recuperare l’Iva sborsata in più. Chi pagherà in contanti, anche un chilo di mele al supermercato, lo farà versando l’aliquota maggiorata.

Ma chi potrebbe recuperare la differenza tra la vecchia e la nuova imposta, nel caso in cui questa ipotesi venisse attuata? Lo potrebbero fare sia l’esercente sia il consumatore. Il primo, attraverso un credito d’imposta, mentre per il secondo è tutto da vedere. E come sarebbe possibile? Secondo Garavaglia, attraverso i pagamenti tracciabili si potrebbero recuperare 20 miliardi di euro.

Non c’è solo Iva nella Legge di Bilancio 2020, però. Ci sono anche le spese indifferibili, che possono variare tra i 4 e i 5 miliardi di euro. In questo modo, siamo già a circa 28 miliardi di uscite.

A questi soldi bisogna aggiungere quelli per i provvedimenti che intenderà approvare il Governo. E la differenza la può fare l’ingresso nell’Esecutivo della compagine del Pd oppure il ritorno della Lega (o, meglio, la riconferma: in realtà, nessun leghista è andato via da Palazzo Chigi perché nessuno di loro si è dimesso).

Un Governo M5S-Pd potrebbe proporre, come accennato, il taglio del cuneo fiscale. Al piano già proposto dai 5 Stelle alle parti sociali, il Pd vorrebbe proporre come alternativa la possibilità di offrire una mensilità in più a chi guadagna fino a 55mila euro all’anno. Il problema è che ci vorrebbero 15 miliardi che oggi per le casse dello Stato sono un sogno. Più facile che ci si debba accontentare di un taglio del cuneo fiscale di un punto ogni anno per cinque anni.

Allo studio anche delle misure per venire incontro alle famiglie in difficoltà, smarcandosi dalle proposte leghiste per dare una nuova impronta all’Esecutivo ma restando su temi graditi al M5S. Così, già si parla della possibilità di un piano famiglia con un assegno unico che metta insieme le varie agevolazioni di cui dispone oggi il contribuente. Ad esempio, allargare il bonus di 80 euro ai redditi fino a 8mila euro ed un assegno che aumenta con il decrescere del reddito. Non convince, invece, l’idea proposta dall’attuale ministro dell’Economia Giovanni Tria di convertire il bonus Renzi in detrazioni: il contribuente non avrebbe più la sensazione di avere qualche soldo in più al mese. Appare più complicato il taglio della prima aliquota Irpef, perché troppo costoso e perché sarebbe a beneficio anche dei redditi più alti.

Per quanto riguarda le aziende, si pensa a rafforzare la cassa integrazione straordinaria mentre sul salario minimo è tutto ancora da stabilire, nel timore che venga scavalcata la contrattazione collettiva.

E le entrate? Qui sarà importante, per non dire decisivo, fare l’occhiolino all’Unione europea e sperare nella flessibilità che Bruxelles potrebbe concedere all’Italia sul versante del deficit. Le ipotesi parlano di una forbice tra lo 0,4% e lo 0,8% del Pil, il che si tradurrebbe in 6,8-8,5 miliardi di euro. Altri 3 miliardi (da destinare ad interventi contro il dissesto idrogeologico e alla ricostruzione del ponte Morandi di Genova) potrebbero entrare da un’ulteriore 0,18% del Pil. Facendo due conti veloci, arriviamo tra i 9,8 e gli 11,5 miliardi. Ancora troppo poco.

Senza la Lega al Governo, c’è chi pensa di poter mettere mano alle risorse destinate alla Quota 100, che sono circa 8 miliardi e così ci avviciniamo ai 20 miliardi. Ma non si esclude un ritocco anche al reddito di cittadinanza, così caro ai grillini. L’ipotesi è quella di restringere il numero dei beneficiari in entrambi i casi. Mancherebbero, però, ancora dei soldi per coprire le spese obbligate. Una parte, secondo le previsioni dello staff del ministro Tria, pioverebbe dai minori interessi sul debito e dalle maggiori entrate fiscali anche grazie alla fatturazione elettronica, che potrebbe essere potenziata. Poi, via con la spending review e la revisione della tax expenditure, cioè delle detrazioni e delle deduzioni di cui oggi godono i contribuenti. Va da sé, quindi, che per fare entrare più soldi nelle casse dello Stato, dovremo recuperare di meno noi.



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