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Trasferimento ex coniuge e affidamento figli: ultime sentenze

28 Agosto 2019
Trasferimento ex coniuge e affidamento figli: ultime sentenze

Se l’ex coniuge trasferisce la propria residenza, con chi vanno a stare i figli? A chi vengono affidati?

In caso di coppia separata o divorziata e successivo trasferimento di residenza della madre, quali conseguenze questa scelta può sulle modalità di affidamento del figlio? Lo scopriremo insieme dalla lettura delle ultime sentenze pubblicate dalla giurisprudenza.

Sì affidamento all’ex coniuge che si trasferisce

Il coniuge separato che intende trasferire la residenza lontano da quella dell’altro coniuge non perde l’idoneità ad avere in affidamento, o in prevalente collocazione presso di sé, i figli minori, sicché il giudice deve esclusivamente valutare se sia più funzionale all’interesse della prole il collocamento presso l’uno o l’altro dei genitori, per quanto ciò ineluttabilmente incida in negativo sulla quotidianità dei rapporti con il genitore non affidatario.

Corte di cassazione, sezione I civile, ordinanza 18 luglio 2019 n. 119455 

Condizioni per il nulla osta al trasferimento del figlio minore in altra città di residenza

Il trasferimento del figlio minore in altra città può essere disposto a condizione che la madre, presso cui il figlio abbia residenza prevalente, stipuli un contratto di locazione di appartamento che il padre potrà e dovrà occupare nei periodi in cui starà con il figlio.

Corte appello Venezia sez. III, 28/07/2018, n.147

Preferenza affidamento madre anche se si allontana

In un affidamento congiunto i figli restano collocati presso la madre anche se questa, vinto il concorso in magistratura, sceglie una sede lontanissima. Per la Cassazione la decisione di trasferirsi non può essere condizionata e resta al giudice valutare l’interesse del minore. Nel caso esaminato il giudice respinge la tesi del padre sui danni dall’eccessivo pendolarismo e sulle ripercussioni negative nel rapporto con il genitore lontano.

Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 14 maggio 2016 n. 18087 

Il trasferimento è un diritto

Posto che ciascun coniuge separato ha il diritto, di rango costituzionale, di trasferire liberamente la propria residenza e luogo lavorativo, anche lontano da quella dell’altro coniuge, senza che ciò ne comporti di per sé l’inidoneità all’affidamento e al collocamento dei figli minori, il giudice provvede su tale collocamento tenendo solo conto dell’interesse dei figli medesimi, prescindendo dall’incidenza negativa della decisione sulla quotidianità dei rapporti con il genitore non affidatario/collocatario (sulla base di tale principio la Suprema corte ha confermato la decisione di merito che aveva collocato in via prevalente due minori, ancora in tenera età, presso la madre, modificando le condizioni di separazione consensuale, che prevedevano una ripartizione paritaria dei tempi di permanenza presso i genitori, in ragione del trasferimento della donna, per ragioni di lavoro, in una città molto distante da quella originaria di residenza, e tenuto conto che il criterio ordinariamente seguito è appunto quello di collocare in via prevalente i bambini in età più tenera presso la madre, se idonea).

Pertanto il trasferimento del coniuge separato non comporta di per sé l’inidoneità all’affidamento dei figli minori.

Il coniuge separato che intenda trasferire la sua residenza lontano da quella dell’altro coniuge non perde l’idoneità ad avere in affidamento i figli minori o a esserne collocatario poiché stabilimento e trasferimento della propria residenza e sede lavorativa costituiscono oggetto di libera e non conculcabile opzione dell’individuo, espressione di diritti fondamentali di rango costituzionale. Sulla scorta di tali principi il giudice deve esclusivamente valutare se sia più funzionale all’interesse della prole il collocamento presso l’uno o l’altro dei genitori, per quanto ciò ineluttabilmente incida in negativo sulla quotidianità dei rapporti con il genitore non affidatario.

Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 14 maggio 2016 n. 18087 

Di fronte alle scelte insindacabili sulla propria residenza compiute dai coniugi separati, i quali non perdono, per il solo fatto che intendono trasferire la propria residenza lontano da quella dell’altro coniuge, l’idoneità a essere collocatari dei figli minori, il giudice ha esclusivamente il dovere di valutare se sia più funzionale al preminente interesse della prole il collocamento presso l’uno o l’altro dei genitori, per quanto ciò incida negativamente sulla quotidianità dei rapporti con il genitore non collocatario: conseguenza, questa, comunque ineluttabile, sia nel caso di collocamento presso il genitore che si trasferisce, sia nel caso di collocamento presso il genitore che resta.

Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 12 maggio 2015 n. 9633

Conflitto genitoriale e residenza del minore

Allorché sussista conflitto genitoriale e il giudice sia chiamato a stabilire il luogo in cui i minori debbano fissare la propria residenza, deve in particolare tenersi conto del tempo trascorso dall’eventuale avvenuto trasferimento, dell’acquisito delle nuove abitudini di vita, di cui è sconsigliabile il repentino mutamento, a maggior ragione se questo debba comportare un distacco dall’uno dei genitori con cui sia pregressa la convivenza stabile.

Tribunale Milano sez. IX, 19/10/2016

Trasferimento di residenza della madre e affidamento del minore a settimane alterne

Nel caso in cui la madre si trasferisca in un comune diverso da quello in cui si trova la casa familiare — presso la quale il figlio minore ha sempre vissuto, nei cui pressi frequenta la scuola, le sue amicizie e si dedica allo sport — l’affidamento a settimane alterne a ciascun genitore potrebbe non rivelarsi la soluzione più conforme all’interesse del minore stesso, là dove detta modalità di affidamento dovesse avere come conseguenza tempi di spostamento troppo lunghi per frequentare la scuola e difficoltà nella pratica dello sport da parte di quest’ultimo, pratica che, se gradita, deve essere incentivata, per i suoi effetti positivi sulla stato di salute e sull’interazione sociale del minorenne che la conduce.

Tribunale Civitavecchia, 09/04/2018

Collocazione dei figli e criterio della maternal preference

Il trasferimento della residenza costituisce oggetto di libera e non coercibile opzione dell’individuo, espressione di diritti fondamentali di rango costituzionale. Il coniuge separato che intenda trasferire la sua residenza lontano da quella dell’altro coniuge non perde perciò l’idoneità ad avere in affidamento i figli minori o ad esserne collocatario, sicchè il giudice, ove il primo aspetto non sia in discussione, deve esclusivamente valutare se sia più funzionale all’interesse della prole il collocamento presso l’uno o l’altro dei genitori, per quanto ciò ineluttabilmente incida in negativo sulla quotidianità dei rapporti con il genitore non affidatario.Ai fini della decisione il giudice può fare riferimento al criterio della c.d. maternal preference, specie in mancanza di contestazioni sulla valenza scientifica di esso.

Cassazione civile sez. I, 14/09/2016, n.18087

Separazione tra coniugi di nazionalità diversa e affidamento del minore trasferito all’estero: riparto di giurisdizione

In caso di matrimonio celebrato in Italia tra un cittadino italiano e uno britannico con successivo trasferimento della moglie con il figlio in Inghilterra, per le questioni legate alla separazione personale è competente il giudice ordinario, mentre per le questioni che concernono l’affidamento e il mantenimento del figlio minorenne sussiste difetto di giurisdizione del giudice italiano. A dichiararlo sono le sezioni Unite che interpretano così il Regolamento Ce 2201/2003.

Cassazione civile sez. un., 07/09/2016, n.17676


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