Diritto e Fisco | Articoli

Detenzione droga: quando non è punibile?

28 Agosto 2019 | Autore:
Detenzione droga: quando non è punibile?

Non punibilità per particolare tenuità del fatto: quando è applicabile alla detenzione di cannabis? Qual è il limite quantitativo di droga che si può possedere?

In Italia non è reato fare uso di droga; lo è, invece, cederla a terzi, anche gratuitamente. In altre parole, la legge punisce penalmente lo spaccio di sostanze stupefacenti, non il consumo personale. L’intento è quello di fermare a monte la diffusione della droga, colpendo coloro che della cessione ne ha fatto un vero e proprio mestiere: non ha caso, gli spacciatori sono definiti “mercanti di morte”. Al fine di distinguere tra detenzione di droga per uso personale (non punibile penalmente) e detenzione ai fini dello spaccio, la legge ha individuato un limite quantitativo: in pratica, superata questa soglia, scatta il reato. Ma non sempre: è di pochi giorni fa la sentenza della Corte di Cassazione secondo cui non è punibile chi sia trovato in possesso di una quantità di cannabis di poso superiore al tetto dell’uso personale. Ci si pone dunque la domanda: quando non è punibile la detenzione di droga?

La Suprema Corte ha ritenuto applicabile la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto alla detenzione di sostanze stupefacenti la cui quantità supero di poco la soglia consentita. Una novità di non poco conto, che favorisce un’interpretazione elastica del limite consentito. Se ne vuoi sapere di più su questo argomento, prosegui nella lettura: vedremo insieme quando la detenzione di droga non è punibile per particolare tenuità.

Particolare tenuità del fatto: cos’è?

Secondo il codice penale [1], nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale.

La particolare tenuità del fatto è istituto giuridico volto ad escludere la punibilità del colpevole per fatti che, sebbene astrattamente costituiscano reato, risultano espressione di un grado di offensività particolarmente tenue: si pensi a chi ruba una mela oppure a chi, con un pugno, abbia provocato alla vittima solamente una minuscola ecchimosi.

Sempre secondo il codice penale, la non punibilità per particolare tenuità del fatto non può applicarsi quando l’autore ha agito per motivi abietti o futili, o con crudeltà, anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all’età della stessa ovvero quando la condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona.

Detenzione di droga per uso personale: quando?

Per comprendere l’applicabilità della particolare tenuità al possesso di droga bisogna comprendere qual è la soglia entro la quale la sostanza di stupefacente che si detiene si presume destinata all’uso personale e non allo spaccio.

Poiché, come abbiamo detto, la detenzione di droga per uso personale non è punibile penalmente, si è posto il problema di stabilire il quantitativo di sostanza stupefacente che una persona può tenere con sé senza correre il rischio di essere accusato di spaccio.

Secondo le Tabelle Ministeriali [2], la quantità massima (in termini di principio attivo) detenibile per evitare di incorrere in responsabilità penale è pari a:

  • 250 mg di principio attivo nel caso di eroina (circa dieci dosi);
  • 750 mg di principio attivo nel caso di cocaina (pari a circa cinque dosi);
  • 500 mg di principio attivo nel caso di cannabis, marijuana, hashish (equivalenti all’incirca a 35 – 40 spinelli confezionati);
  • 750 mg di principio attivo per MDMA (circa cinque pasticche di ecstasy);
  • 500 mg di principio attivo nel caso di Amfetamina (cinque pasticche);
  • 0,150 mg di principio attivo nel caso di LSD (circa tre quadratini o “francobolli”).

In pratica, chi viene trovato con tali quantità di droga (espressa in principio attivo, si ricordi), non può essere accusato del reato di spaccio di sostanze stupefacenti [3] poiché si tratta di dosi ritenute idonee all’uso personale.

Questa presunzione, tuttavia, può essere superata nel momento in cui il soggetto venga sorpreso in circostanza che, nonostante il modesto quantitativo, facciano presumere che, al contrario, la droga era destinata alla cessione: si pensi a colui che abbia già precedenti per spaccio, oppure a chi venga trovato in possesso dei classici strumenti che accompagnano la cessione, tipo il bilancino, il coltellino, la carta stagnola, ecc.

Quando la detenzione di droga non è punibile per particolare tenuità?

Secondo la Corte di Cassazione [4], è possibile applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto se la quantità di cannabis detenuta supera di pochissimo il tetto dell’uso personale. Secondo la Suprema Corte, se esistono le condizioni per valutare come particolarmente tenue la condotta della persona indagata/imputata, in riferimento ad esempio all’occasionalità della condotta e all’esigua quantità di cannabis che superadi poco il limite concesso per l’uso personale, allora è possibile escludere la punibilità.

Questa sentenza si pone nel solco i quell’orientamento secondo cui, così come bisogna tenere conto delle altre circostanze per poter stabilire se il quantitativo di droga, seppur inferiore al limite, sia destinato o meno allo spaccio, alla stessa maniera bisogna considerare le circostanze per cui, anche se la soglia massima sia superata, la sostanza stupefacente non è evidentemente destinata alla cessione.

Così, per esempio, se il superamento della soglia è modesto, prima di presumere lo spaccio è indispensabile valutare l’eventuale stato di tossicodipendenza  o anche solo l’uso abituale di droga: in casi del genere, è molto probabile che la detenzione sia per uso personale.

In buona sostanza, dunque, il mero superamento del cosiddetto  peso soglia non è idoneo di per sé a integrare la condanna ad una pena per spaccio, ben potendo il giudice riconoscere la finalità personale e, quindi, l’irrilevanza penale del fatto.

note

[1] Art. 131-bis cod. pen.

[2] D.M. dell’11 aprile 2006.

[3] Art. 73, D.P.R. n. 309/90.

[4] Cass., sent. n. 36447 del 27 agosto 2019.

Autore immagine: Pixabay.com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA