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Precetto su sentenza emessa con dolo del giudice: come difendersi

14 Settembre 2019
Precetto su sentenza emessa con dolo del giudice: come difendersi

Ho ricevuto un atto di precetto basato su una sentenza che ritengo illegittima in quanto emessa in violazione della legge e falsificando l’intera verità processuale che ne stava alla base e per la quale ho già sporto querela nei confronti del giudice e del consulente tecnico d’ufficio. Posso oppormi?

Dalla descrizione della vicenda giudiziaria, sembra che l’atto di precetto sia fondato su una sentenza che non è mai stata appellata e che è, dunque, divenuta definitiva per omessa impugnazione nei termini di legge. A prescindere, infatti, dalla querela sporta nei confronti del giudice e dei professionisti, occorre tener presente che il nostro ordinamento processuale prevede determinati strumenti, da utilizzare entro precisi termini perentori, per contestare le eventuali violazioni di legge, gli errori di diritto e gli errori di fatto commessi dal giudice di primo grado.

In particolare, la sentenza emessa dal Tribunale può essere impugnata dinanzi alla Corte d’Appello entro il termine perentorio di 30 giorni dalla sua notifica o di sei mesi dalla sua pubblicazione, nel caso in cui essa non sia stata notificata.

La mancata impugnazione nei termini suddetti fa sì che la sentenza divenga definitiva; tecnicamente si dice che la sentenza “passa in giudicato”. Più precisamente, si intende passata in giudicato «la sentenza che non è più soggetta né a regolamento di competenza, né ad appello, né a ricorso per cassazione, né a revocazione».

L’effetto del giudicato è sancito dalla legge (art. 2909 cod. civ.) secondo cui l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato a ogni effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa. La sentenza definitiva attribuisce alla parte vittoriosa il diritto di agire esecutivamente nei confronti della parte soccombente, senza che quest’ultima possa più contestare il merito della decisione del giudice. L’unica sede in cui è possibile contestare i vizi della sentenza è, infatti l’appello.

In via eccezionale, il legislatore prevede la possibilità di impugnare la sentenza con lo strumento della revocazione straordinaria, anche quando siano ormai decorsi i termini dell’appello, nelle seguenti ipotesi:

  1. la sentenza è l’effetto del dolo di una delle parti in danno dell’altra;
  2. se si è giudicato in base a prove riconosciute o comunque dichiarate false dopo la sentenza oppure che la parte soccombente ignorava essere state riconosciute o dichiarate tali prima della sentenza;
  3. se dopo la sentenza sono stati trovati uno o più documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario;
  4. se la sentenza è effetto del dolo del giudice, accertato con sentenza passata in giudicato.

Affinché la revocazione sia possibile nonostante il passaggio in giudicato della sentenza per omesso appello nei termini, occorre tuttavia che la scoperta del dolo o della falsità o il recupero dei documenti o la pronuncia della sentenza che accerti il dolo del giudice siano avvenuti dopo la scadenza del termine per appellare.

Ebbene, nel caso descritto, la lettrice ha perso la possibilità di contestare i vizi della sentenza con appello nei termini di legge, il che legittima controparte ad agire con precetto e poi esecuzione forzata.

Alla lettrice resta la possibilità di adottare lo strumento della revocazione straordinaria per contestare la falsità delle prove solo se questa è stata scoperta dopo la scadenza del termine per appellare, oppure per contestare il dolo del giudice se attualmente è in corso il processo penale nei confronti del giudice stesso.

La lettrice conserva, in ogni caso, il diritto di opporsi al precetto, ma con l’opposizione non è possibile contestare i vizi che avrebbe dovuto dedurre con l’appello mai proposto. Per legge, infatti, attualmente il titolo (sentenza) è valido ed efficace, fino a quando non interverrà una pronuncia definitiva di condanna del giudice per dolo nell’emissione della sentenza e conseguentemente una sentenza, a seguito di revocazione, di annullamento della pronuncia dolosa.

In sede di opposizione a precetto, l’unica richiesta che si potrà porre al giudice competente sarà quella di sospendere l’esecutività della sentenza in attesa di definizione del procedimento penale di accertamento del dolo del giudice e di eventuali altri soggetti coinvolti.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone



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