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No studi di settore a chi non paga il mutuo: la crisi economica è una prova sufficiente

12 Dicembre 2013
No studi di settore a chi non paga il mutuo: la crisi economica è una prova sufficiente

Se in sede di contraddittorio con il fisco, il contribuente riesce a dimostrare che lo scostamento del reddito dagli standard è giustificato dalla crisi finanziaria, l’accertamento fiscale è nullo.

È illegittimo l’accertamento fiscale nei confronti dell’impresa se quest’ultima riesce a dimostrare, in sede di contraddittorio, che è stata travolta dalla crisi economica tanto da non riuscire a pagare neanche le rate del mutuo.

È quanto di recente stabilito dalla Cassazione [1].

La Suprema Corte ha ricordato che, il solo fatto che il reddito dichiarato dall’imprenditore si scosti dagli studi di settore non può far scattare automaticamente l’accertamento fiscale. Ciò in quanto tale sistema di verifica si basa su presunzioni che sono “semplici”, ossia devono garantire sempre, al contribuente, la possibilità di una prova contraria.

Pertanto, è necessario e obbligatorio attivare un contraddittorio tra l’amministrazione finanziaria e il cittadino, nel corso del quale quest’ultimo ha l’onere di produrre elementi a propria difesa. Se manca tale contraddittorio, l’accertamento è illegittimo.

Ebbene, solo se questa prova non viene fornita, e l’amministrazione ritiene che vi siano elementi “gravi, precisi e concordanti” che suffraghino quanto evidenziato dagli studi di settore, allora l’accertamento è legittimo.

Così ricordata la procedura, la Cassazione ha ritenuto che se, in sede di contraddittorio, l’imprenditore dimostri che l’azienda è stata “collassata” dalla crisi economica, tanto da non riuscire più a pagare neanche il mutuo con la banca, allora sussistono valide ragioni a confortare la tesi del contribuente e, quindi, a giustificare lo scostamento dagli studi di settore.

Con la conseguenza che l’accertamento fiscale deve essere annullato.


note

[1] Cass. sent. n. 27166 del 4.12.2013.

Autore immagine: 123rf.com


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