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Prostitute: ancora alte possibilità di contrarre l’Aids

28 Agosto 2019
Prostitute: ancora alte possibilità di contrarre l’Aids

Una escort su cinque non sa di essere sieropositiva all’Hiv.

Dal 2017, il personale medico e infermieristico dell’Unità di Malattie infettive dell’Asst di Monza ha avviato una collaborazione con l’associazione Ala Milano Onlus e ha deciso di ‘uscire dall’ospedale’ per intervenire attivamente nel campo della prevenzione e della diagnosi precoce dell’infezione da Hiv. “Nel corso delle diverse uscite – riferisce l’azienda socio-sanitaria territoriale – sono state contattate quasi 200 prostitute in 5 luoghi di prostituzione, di cui oltre la metà ha accettato di partecipare al progetto. Escludendo quelle che riferivano di essere già Hiv-positive, circa il 12% di coloro che si sono sottoposte al test sono risultate positive. Complessivamente, una su 5 prostitute sieropositive” al virus dell’Aids “non era a conoscenza della propria positività e l’ha scoperta solo grazie all’intervento”.

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“La maggior parte di chi ha ricevuto una diagnosi ‘su strada’ è stata ‘agganciata’ al centro e ha iniziato rapidamente (entro 7 giorni dalla diagnosi) la terapia antiretrovirale, bloccando la replicazione virale, prevenendo l’evoluzione in Aids e azzerando il rischio di trasmissione”, prosegue l’Asst.

Il progetto è iniziato nell’estate di 2 anni fa come una survey conoscitiva su comportamenti e conoscenze delle donne transgender che si prostituiscono nell’area di Milano e Monza, parallelamente all’offerta di test rapidi salivari per la diagnosi di Hiv e Hcv (virus dell’epatite C), direttamente nei luoghi di prostituzione notturna e, nel tempo, si è arricchito di nuove offerte.

“Uscire dai confini dell’ospedale per fare prevenzione esprime una corretta interpretazione delle logiche di integrazione ospedale-territorio, che rappresentano un preciso obiettivo del mandato affidato ai direttori generali dalla Regione Lombardia – afferma il Dg dell’Asst Monza, Mario Alparone – costruire percorsi di prevenzione e presa in carico consente di minimizzare, là dove possibile, il ricorso all’assistenza sanitaria e di programmarla in maniera efficiente ed efficace ai fini della cura. Ringrazio i nostri professionisti per lo spirito di servizio e la professionalità che dimostrano quotidianamente”.


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