Diritto e Fisco | Articoli

Legittima difesa e provocazione

29 Agosto 2019
Legittima difesa e provocazione

Art. 52 cod. pen.: legge legittima difesa, eccesso di legittima difesa e scriminante della provocazione. Come evitare una condanna per lesioni dopo un litigio.

Reagire a seguito di una provocazione può rientrare nella legittima difesa? Se una persona viene offesa o minacciata e, anziché evitare lo scontro, si scaglia contro il proprio rivale può essere giustificata? In generale, no: la legittima difesa scatta solo quando la vittima di un’offesa ingiusta non ha altro modo che reagire per evitare un danno grave alla propria o altrui persona. In buona sostanza, per usare una metafora, devi trovarti con le “spalle al muro”. Peraltro, se sei stato tu a provocare l’aggressore, avendolo offeso o spintonato, e questi per tutta risposta si avventa su di te, non puoi dopo invocare la legittima difesa se sei costretto a contrastarne le offese.

I rapporti tra legittima difesa e provocazione sono assai complessi perché ogni caso va deciso in base alle circostanze concrete, al grado di colpa che la vittima ha nell’aver acceso la miccia alla lite, nel tipo di offesa scaturita e nella proporzione della reazione.

Una recente sentenza della Cassazione [1] prova a fare il punto sulla questione intervenendo a definire un interessante caso derivante da una lite in tema di incidenti stradali. Ecco allora alcune considerazioni su come funziona la legittima difesa e come comportarsi in caso di aggressione.

Legittima difesa: legge

La norma del codice penale che prevede la legittima difesa stabilisce che «non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa».

Dunque, gli elementi per parlare di legittima difesa sono:

  • la situazione di necessità: chi viene aggredito non deve essere nella condizione di salvarsi se non attraverso l’uso della violenza. «Reagire o subire» deve essere l’alternativa in cui è posto. Non c’è legittima difesa se la vittima ha il tempo di chiamare la polizia, di nascondersi o di andare via perché non inseguita dall’aggressore;
  • la lesione a un diritto e l’offesa ingiusta: l’aggressore deve compiere un gesto vietato dall’ordinamento. Non si può, ad esempio, picchiare l’ufficiale giudiziario che tenta di sfrattare l’inquilino moroso o aggredire un poliziotto che esegue un arresto, trattandosi di comportamenti che non ledono un diritto. La lesione può essere rivolta sia all’incolumità fisica che al patrimonio della vittima (ad esempio una persona che tenta di strappare di mano il portafogli o di aprire una cassaforte): l’importante è che vi sia proporzione tra l’aggressione e la reazione. Per cui non si può sparare al rapinatore in quanto la lesione del patrimonio è meno grave della lesione alla persona;
  • il pericolo attuale: non si può agire in legittima difesa quando ormai lo stato di pericolo è cessato, perché altrimenti si parlerebbe di vendetta. Pensa al caso di un ladro che sta scappando con la refurtiva o a un aggressore che si è allontanato. Non si può, ad esempio, invocare la legittima difesa se una persona, a cui è stata sottratta la bicicletta, tenta di riprendersela con “le maniere forti”;
  • la proporzione tra offesa e difesa: non si può ledere un diritto dell’aggressore più importante di quello da quest’ultimo leso. Ad esempio non si può uccidere una persona solo perché questa ha tirato un pugno in faccia a un’altra. In una scala di importanza dei diritti c’è prima la vita, poi l’integrità fisica, poi l’onore e la reputazione, poi il patrimonio. Se, mettendo sulla bilancia il diritto della vittima e quello dell’aggressore, quest’ultimo è più importante non si può più parlare di legittima difesa;
  • la non volontarietà del pericolo: il pericolo non deve essere stato determinato dal comportamento della vittima. Quest’ultima non può quindi reagire se essa stessa ha provocato l’aggressione ai propri danni. Allo stesso modo, nella rissa non si può invocare la legittima difesa. Non si può parlare di legittima difesa per chi accetta una sfida o attui una spedizione punitiva, oppure reagisce a una situazione di pericolo determinata da lui stesso o alla quale ha concorso malgrado la possibilità di allontanarsi dal luogo «senza pregiudizio e senza disonore».

Leggi anche Come funziona la legittima difesa.

Litigi e provocazioni: c’è legittima difesa?

Quando due persone ricorrono alle mani e si feriscono a vicenda non si può parlare di legittima difesa se entrambi abbiano concorso contemporaneamente alla reciproca aggressione. Non c’è provocazione per chiunque accetti o proponga una sfida per risolvere un litigio, in quanto entrambi i soggetti coinvolti sono consapevoli dell’illiceità del loro comportamento.

Chi provoca l’aggressore, offendendolo o facendogli paventare il ricorso alla violenza, non può poi trincerarsi dietro la legittima difesa. Non è, infatti, giustificato il comportamento di chi si pone volontariamente in una situazione di inevitabile pericolo per la propria incolumità.

Prendere l’iniziativa di aggredire prima che il contendente inizi a colpire non consente di parlare di legittima difesa. Ai fini dell’integrazione di quest’ultima, poi, non rileva la condizione psicologica alterata dal comportamento provocatorio tenuto dalla persona offesa del reato [2].

Sfidare una persona per dar sfogo a un proprio risentimento legittimo – si pensi a una persona che è stata investita – impedisce l’applicazione dell’attenuante della provocazione e, quindi, della legittima difesa. E ciò perché il comportamento di sfida si considera illecito per quando determinato da un comportamento illegittimo dell’avversario [3].

Marco è un ciclista. Un giorno, nel bel mezzo di una passeggiata sulla sua bici, viene affiancato da un’auto che, con una manovra imprudente, lo fa cadere. I due si fermano e Marco inveisce contro il conducente, spingendolo. Per tutta risposta il conducente reagisce verbalmente, ma Marco rincara la dose e fa il gesto di scagliargli la bicicletta contro. L’automobilista strappa la bici dalle mani di Marco e gliela tira addosso, facendolo cadere e procurandogli lesioni ancora più serie. Nessuno dei due potrà invocare la legittima difesa perché si è trattato di una rissa che poteva essere evitata da ambo le parti.

Quando la provocazione genera una reazione imprevista

Alla rigidità di questi principi, bisogna comunque accompagnare un’analisi del caso concreto. Ad esempio, secondo la Cassazione, chi cerca lo scontro o non si sottrae ad esso può ugualmente invocare la legittima difesa se il suo aggressore compie un’azione imprevedibile e sproporzionata rispetto alle “premesse” iniziali.

Giovanni attraversa la strada insieme alla moglie. Senonché Matteo, alla guida della propria auto, non si avvede di loro e quasi li investe. Solo una frenata all’ultimo secondo evita lo scontro. Matteo esce dalla macchina e viene aggredito verbalmente e fisicamente da Giovanni. Matteo allora apre il portabagagli ed estrae una mazza da baseball che teneva lì dietro nascosta. Con questa picchia ripetutamente Giovanni e la moglie, ferendoli. Giovanni, con un gesto di scatto, si impossessa della mazza dalle mani di Matteo e lo colpisce alla testa sino a provocarne un grave trauma cranico. Matteo viene incriminato per lesioni personali, ma riesce a scampare la condanna invocando la legittima difesa. È vero, infatti, che è stato lui stesso a innescare la lite fisica e a sfidare l’avversario, ma è anche vero che nulla poteva far presagire all’inizio del diverbio che questi possedesse un’arma in auto e la usasse contro di lui.

Dunque, se è vero che la legittima difesa non può essere applicata nei confronti di chi «ha contribuito volontariamente alla creazione di una situazione di pericolo alla quale volontariamente si espone», sicché non c’è la “necessità” della difesa prevista dal Codice penale, tuttavia non si deve tenere conto solo dell’aggressione iniziale ma bisogna anche considerare gli sviluppi imprevedibili successivi dell’azione.

Per la Cassazione, la legittima difesa deve essere riconosciuta quando, in presenza di tutti gli altri requisiti di legge, «vi sia stata un’azione assolutamente imprevedibile e sproporzionata, ossia un’offesa che, per essere diversa e più grave di quella accettata, si presenti del tutto nuova, autonoma ed in tal senso ingiusta».

note

[1] Cass. sent. n. 36143/2019.

[2] Ufficio indagini preliminari di Pescara, sent. n. 648/2012.

[3] Cass. sent. n. 16123/2012.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube