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Cos’è lo Statuto dei lavoratori

14 Settembre 2019
Cos’è lo Statuto dei lavoratori

L’ordinamento giuridico italiano offre una particolare tutela ai lavoratori ed alle lavoratrici.

Basta leggere il primo articolo della nostra Costituzione per capire immediatamente che, nel nostro Paese, il lavoro viene considerato un vero e proprio pilastro della società. In effetti la legge italiana, al pari della maggior parte dei paesi europei, prevede tutta una serie di diritti e di tutele per la classe lavoratrice. Il principio su cui si fonda questo sistema di protezione è semplice: nel contratto di lavoro il lavoratore è debole rispetto al datore di lavoro e questo squilibrio deve essere colmato dalla legge, attribuendo ai dipendenti dei diritti che, senza una specifica norma di legge, non sarebbe possibile conquistarsi nel contratto.

In particolare, esiste un corpo di norme che prevede numerosi diritti a favore dei lavoratori: lo Statuto dei lavoratori. Ma cos’è lo Statuto dei lavoratori? La legge si intitola “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”. Secondo alcuni, è quasi una super legge, una sorta di legge potenziata che ha quasi la forza giuridica della stessa Costituzione. Quel che è certo è che, nonostante siano passati oltre 40 anni dalla sua approvazione, è ancora un punto di riferimento normativo fondamentale nella tutela dei lavoratori.

I diritti dei lavoratori nella Costituzione

La Costituzione italiana viene spesso definita una Costituzione lavorista. Ciò in quanto, già a partire dall’articolo 1, viene affermato con chiarezza che il lavoro è il fondamento dell’intera Repubblica.

La Costituzione si muove dal presupposto che il lavoro è quell’attività umana che consente al singolo di elevare la propria personalità, di affermarsi nella società, di avere le risorse necessarie a vivere con dignità e, da un punto di vista pubblico, il lavoro del singolo contribuisce anche al progresso dell’intera nazione.

Pertanto, la Costituzione prevede una serie di diritti a tutela dei lavoratori tra cui:

  • diritto al lavoro [1]: ogni cittadino ha il diritto di lavorare ed il dovere di lavorare. Diritto al lavoro non significa che si possa pretendere che lo Stato ti trovi un posto di lavoro ma va interpretato nel senso che le istituzioni devono promuovere delle politiche pubbliche volte al pieno impiego dei cittadini;
  • tutela del lavoro in ogni forma ed espressione [2];
  • diritto ad una giusta retribuzione [3]: il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità ed alla qualità del lavoro svolto e, comunque, sufficiente a garantire a sé ed alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa;
  • tutela della donna lavoratrice e del lavoro minorile [4]: in particolare si prevede che minori e donne non possono ricevere un trattamento peggiorativo rispetto ai lavoratori uomini;
  • diritto alla previdenza sociale [5]: il lavoratore ha diritto ad essere sostenuto economicamente dallo Stato se, per un fatto della vita che lo rende incapace di lavorare, perde la capacità di lavoro come nel caso della malattia, dell’infortunio, della inabilità al lavoro, delle vecchiaia, della disoccupazione involontaria;
  • libertà sindacale [6]: ogni lavoratore ha diritto ad aderire ad una organizzazione sindacale e a fare propaganda. Parimenti, ogni dipendente ha diritto a non aderire ad alcuna sigla sindacale;
  • diritto di sciopero [7]: viene riconosciuto come diritto del lavoratore quello che, fino a pochi anni prima, era addirittua un reato, ossia, lo sciopero che consiste nell’astensione dal lavoro come atto di protesta verso il datore di lavoro o come atto politico.

La Costituzione fissa un chiaro indirizzo al quale devono attenersi tutte le istituzioni statali: la tutela del lavoro e dei lavoratori. Ne deriva una legislazione che ha attuato la gran parte delle norme costituzionali in materia di lavoro tra cui spicca lo Statuto dei lavoratori.

Cos’è lo Statuto dei lavoratori?

Sono moltissime le leggi che, nel nostro ordinamento, si occupano di lavoro e di lavoratori ma solo una si è meritata il nome di “Statuto”: lo Statuto dei lavoratori [8].

Secondo alcuni commentatori, infatti, questa legge avrebbe addirittura una sorta di efficacia rafforzata e non sarebbe, dunque, modificabile da un’altra legge ordinaria. Si tratta di una ricostruzione suggestiva ma non realistica. Le stesse modifiche apportate nel tempo allo Statuto dei lavoratori dimostrano che, nonostante il nome, si tratta di una legge ordinaria modificabile da altre leggi ordinarie secondo le consuete regole relative alla gerarchia tra le fonti del diritto.

Di certo, il valore dello Statuto dei lavoratori è quello di racchiudere in un solo testo legislativo un corpo molto ricco di diritti fondamentali del lavoratore che sono diretta espressione delle norme costituzionali che abbiamo visto sopra.

Lo Statuto dei lavoratori si compone di sei parti:

  1. il titolo 1 contiene norme relative alla libertà e dignità del lavoratore;
  2. il titolo 2 contiene norme relative alla libertà sindacale;
  3. il titolo 3 contiene norme relative all’attività sindacale;
  4. il titolo 4 contiene norme varie e generali;
  5. il titolo 5 contiene norme relative al collocamento;
  6. il titolo 6 contiene norme penali e norme finali.

Ancora oggi, nonostante siano passati molti anni dalla sua approvazione, lo Statuto dei lavoratori è la legge chiave in molte materie come il licenziamento nelle aziende maggiori, i diritti sindacali, la normativa sui controlli a distanza dei dipendenti e molto altro.

Statuto dei lavoratori: i principali diritti

Vediamo ora quali sono i principali diritti che lo Statuto dei lavoratori attribuisce ai lavoratori e alle lavoratrici:

  • libertà di opinione: i lavoratori, senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di fede religiosa, hanno diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera, di manifestare liberamente il proprio pensiero, nel rispetto dei principi della Costituzione e delle norme dello Statuto stesso;
  • diritto a non essere controllati nello svolgimento del proprio lavoro dalle guardie giurate, le quali possono essere impiegate dal datore di lavoro solo per tutelare il patrimonio aziendale;
  • diritto a non subire controlli a distanza per il tramite di impianti audiovisivi e altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. Questi strumenti possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e previo accordo con le rappresentanze sindacali interne o autorizzazione dell’Ispettorato territoriale del lavoro;
  • diritto a non subire accertamenti sanitari da parte del datore di lavoro sulla idoneità e sulla infermità per malattia o infortunio;
  • diritto a non subire visite personali di controllo con l’eccezione di quelle disposte per finalità di tutela del patrimonio aziendale;
  • diritto a non subire provvedimenti disciplinari senza essere stati ascoltati a propria difesa nell’ambito del procedimento disciplinare previsto nello Statuto stesso;
  • divieto per il datore di lavoro di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore, sia ai fini dell’assunzione sia nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro;
  • diritto dei lavoratori, mediante loro rappresentanze, di controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica;
  • diritto a turni di lavoro agevolati ed a permessi speciali per i lavoratori studenti;
  • diritto del lavoratore ad essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione. Questo diritto è stato parzialmente modificato dal Jobs Act e oggi l’azienda può adibire il lavoratore non solo alle mansioni per le quali è stato assunto ma anche a mansioni riconducibili allo stesso livello e categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente svolte. Inoltre, in caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali che incide sulla posizione del lavoratore, lo stesso può essere assegnato a mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore purché rientranti nella medesima categoria legale;
  • diritto di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale nei luoghi di lavoro. Questo diritto costituisce una diretta applicazione del principio di libertà sindacale sancito dalla Carta Costituzionale;
  • diritto ad ottenere le tutele previste dall’articolo 18 dello Statuto per i lavoratori che abbiano subito un licenziamento illegittimo e che operano presso aziende con più di quindici dipendenti. Per i dipendenti di società con meno di quindici dipendenti si applica una diversa normativa [10]. Per gli assunti dopo il 7 marzo 2015, anche se in imprese con più di quindici dipendenti, le tutele previste per i lavoratori che abbiano subito un licenziamento illegittimo non sono quelle dell’articolo 18 dello Statuto ma quelle del Jobs Act [9];
  • diritto dei sindacati a costituire rappresentanze sindacali aziendali (rsa);
  • diritti sindacali (assemblea, referendum, bacheca aziendale, permessi retribuiti per i dirigenti sindacali, divieto di trasferimento del dirigente sindacale, locali aziendali delle rsa);
  • tutela del sindacato in caso di condotta antisindacale da parte del datore di lavoro;
  • diritto all’aspettativa per i lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive o a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali;
  • diritto ai permessi per i lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive;
  • norme penali in base alle quali la violazione di alcuni dei diritti dei lavoratori previsti nello Statuto costituisce reato.

note

[1] Art. 4 Cost.

[2] Art. 35 Cost.

[3] Art. 36 Cost.

[4] Art. 37 Cost.

[5] Art. 38 Cost.

[6] Art. 39 Cost.

[7] Art. 40 Cost.

[8] L. n. 300 del 20.05.1970.

[10] Art. 8 L. n. 604/1966.

[11] Artt. 2 e 3 D.Lgs. n. 23/2015.


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