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Casa mobile: quando e come

29 Agosto 2019
Casa mobile: quando e come

Abusivismo edilizio: nessuna giustificazione per chi, anche se per soddisfare bisogni primari, colloca una casa mobile (anche se non ancorata al suolo) su un terreno privato o pubblico.

Anche se esiste il diritto costituzionale all’abitazione, la realizzazione di un immobile deve essere sempre oggetto di apposite autorizzazioni comunali. Chi edifica una casa senza permesso di costruire o in difformità da esso commette sempre reato. Il reato di abuso edilizio, infatti, scatta anche se si tratta di piccole divergenze dal permesso amministrativo. Cosa succede, però, se si tratta di una casa mobile in legno ancorata al suolo, ma facilmente rimovibile o posizionata su ruote? Non siamo più in presenza di una definitiva alterazione del territorio sebbene si realizzi una superficie coperta e abitabile.

La casetta mobile è stata oggetto di numerose pronunce da parte della giurisprudenza, a dimostrazione di quanta gente, pur di evitare gli ingenti costi dell’acquisto di un’appartamento, non rinunci comunque all’abitazione di proprietà.

Più di recente, la Cassazione [1] è tornata sull’argomento spiegando come e quando si può realizzare una casa mobile: a quali condizioni e permessi bisogna sottostare?

Ecco cosa è stato detto in tale caso.

Case mobili in legno su terreno privato

L’installazione di una casa mobile su di un terreno in proprietà privata necessita sempre il permesso di costruire. È, quindi, necessario il cosiddetto «titolo edilizio» che viene rilasciato dal Comune. In difetto di esso, si commette il reato di abuso edilizio.

Se poi si tratta di zona sismica è necessario anche il preavviso allo sportello unico dell’edilizia.

Attenzione: la licenza edilizia comunale è necessario anche per i piccoli container, quelle casette mobili cioè di appena 40 metri quadri.

Non importa, spiega la Cassazione, che l’opera sia «potenzialmente mobile e precaria» se, da una serie di elementi, si può desumere che il manufatto è destinato ad esigenze abitative per un lungo periodo. Resterebbe, quindi, escluso dalla necessità del titolo edilizio il piccolo box collocato a terra o su ruote in occasione di una fiera, di un evento pubblico o l’ufficio prefabbricato per la vendita di appartamenti posto accanto al cantiere edile. Si tratta, infatti, di manufatti che non sono destinati a restare sul luogo più di pochi giorni o settimane.

Il fatto che la casa mobile sia collocata su un carrello munito di ruote e, come tale, possa essere equiparabile a un camper non comporta alcuna deroga. Ciò che conta è la destinazione della costruzione che, se rivolta a dare un tetto al relativo proprietario, deve essere sempre sottoposta al permesso di costruire.

Il reato di costruzione edilizia abusiva [2] sussiste nell’ipotesi di installazione su un terreno, in assenza di permessi, di strutture mobili «quali camper, roulotte e case mobili, sia pure montate su ruote e non incorporate al suolo, aventi una destinazione duratura al soddisfacimento di esigenze abitative».

Il responsabile non può invocare, in caso di procedimento penale, neanche la causa di giustificazione della «particolare tenuità del fatto», con conseguente archiviazione del processo, «in considerazione del tipo e delle dimensioni del manufatto».

Case mobili: quando il permesso non è necessario

La casetta mobile prefabbricata non richiede il permesso di costruire solo quando ricorrano insieme tutti i seguenti requisiti:

  • collocazione all’interno di una struttura ricettiva all’aperto: si tratta cioè degli appositi spazi destinati a ospitare camper, roulotte e casette mobili su ruote;
  • temporaneo ancoraggio al suolo: la collocazione a terra del manufatto non deve cioè essere perpetua ossia inamovibile;
  • conformità alla normativa regionale di settore: le Regioni hanno infatti potere di stabilire ulteriori condizioni all’installazione di una casetta mobile. A tal fine sarà necessario informarsi presso i competenti uffici;
  • destinazione alla sosta ed al soggiorno della casetta mobile;
  • necessariamente occasionali e limitati nel tempo, di turisti: le casette prefabbricate non devono essere destinate a garantire un tetto per tutto l’arco dell’anno ma solo per soddisfare esigenze occasionali.

In mancanza di uno di tali requisiti, è necessario chiedere il permesso di costruire.

Posso installare una casa mobile?

Fermo restando che l’installazione di una casa mobile su terreno pubblico è sempre vietata, non potendosi autorizzare l’occupazione del suolo della collettività (sia esso statale, regionale, provinciale o comunale), invece la realizzazione su un terreno privato richiede sempre l’autorizzazione del Comune. Bisognerà, quindi, pagare il relativo contributo comunale presentando i progetti dell’opera e le dimensioni. Se si ottiene il nulla osta è possibile posizionare la casa mobile anche per tempo indeterminato, senza che essa corrisponda ad esigenze turistiche o temporanee.

Costi casa mobile  

Oltre al prezzo della casa mobile, è necessario sostenere le seguenti spese:

  • il compenso del tecnico che redige la richiesta;
  • la marca da bollo da applicare sulla domanda;
  • il contributo di costruzione (artt. 16 e 19 del D.P.R. 06.06.2001, n. 380)
  • il pagamento dei diritti di segreteria.

Casa mobile: ultime sentenze

In passato, l’orientamento la giurisprudenza ha operato una distinzione tra interventi di nuova costruzione e roulotte, case mobili, camper e imbarcazioni con ancoraggio al suolo nell’ambito di strutture ricettive.

Secondo la Corte Costituzionale [3] e il Consiglio di Stato [4] non si possono demolire le serre mobili stagionali senza opere murarie rilevanti; del resto, questa tipologia è stata compresa nel glossario delle opere di edilizia libera [5].

Va, invece, demolito il box per l’allevamento di cani che, benché costruiti con materiali amovibili, hanno le caratteristiche di soddisfare esigenze non temporanee [6]. Non c’è bisogno di permessi per gazebo e pergotende anche ancorate al suolo quando il loro utilizzo sia di “mero riparo” [7].

Approfondimenti

Per maggiori informazioni, leggi i seguenti approfondimenti:


note

[1] Cass. sent. n. n. 36481/19 del 28.08.2019.

[2] Art. 44, co. 1, lett. b, Dpr 6 giugno 2001, n. 380.

[3] C. Cost. sent. n. 109/2015

[4] Cons. Stato sent. n. 1912/2017.

[5] Dm 2 marzo 2018

[6] Cons. Stato sent. n. 795/2017

[7] Cons. Stato sent. n. 306/2017.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 12 giugno – 28 agosto 2019, n. 36481

Presidente Aceto – Relatore Corbetta

Ritenuto in fatto

1. Con l’impugnata sentenza, la Corte di Appello di Palermo confermava la pronuncia resa dal Tribunale di Agrigento e appellata dall’imputata, che aveva condannato P.M. alla pena di giustizia, condizionalmente sospesa, perché ritenuta responsabile dei seguenti reati, uniti nel vincolo della continuazione: art. 110 c.p., D.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, lett. b) perché, in concorso con ignoti, in qualità di committente e proprietaria, eseguiva lavori di collocazione di una casa mobile modulare di circa 42 mq su un terreno di 1.200 mq sito nel Comune di (omissis) (capo a); D.P.R. n. 380 del 2001, art. 95 perché, in relazione alle opere descritte nel capo a), ricadenti in zona sismica, ometteva di fornire il prescritto preavviso allo sportello unico per l’edilizia (capo b).

2. Avverso l’indicata sentenza, l’imputata, per il tramite del difensore di fiducia, propone ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

2.1. Con il primo motivo si eccepisce violazione dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b) ed e), per inosservanza ed erronea applicazione della legge penale, in riferimento all’art. 131-bis c.p. e relativo vizio motivazionale. Assume la ricorrente che la Corte territoriale, pur avendo rilevato che le caratteristiche strutturali della casa mobile non consentono di ricondurre la stessa al concetto di costruzione edilizia, avrebbe contraddittoriamente escluso la particolare tenuità del danno, senza considerare che le opere realizzate, per un verso, sono di dimensioni ridotte e di tipo provvisorio e, quindi, non comporterebbero una modificazione significativa del territorio, e, per altro verso, sono funzionali a soddisfare bisogni primari, di talché anche l’elemento psicologico sarebbe caratterizzato da particolare tenuità.

2.2. Con il secondo motivo si deduce, ex art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b), il vizio di violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 380 del 2001, art. 3, lett. e). Osserva la ricorrente che, contrariamente da quanto previsto dal D.P.R. n. 380 del 2001, art. 3 – secondo cui per interventi di nuova costruzione si intendono quelli di trasformazione edilizia ed urbanistica del territorio destinati ad essere utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, depositi, ecc. che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee – la casa mobile non sarebbe stata destinata ad uso abitativo, ma solo a deposito o magazzino, in quanto non dotata di corrente elettrica e gas, nè di sistema fognario ed allaccio idrico e provvista di ruote e gancio da traino, elementi che attesterebbero inequivocabilmente l’uso temporaneo della costruzione. Inoltre, sostiene la ricorrente, a prescindere dalla natura dell’opera, troverebbe applicazione la L.R. n. 37 del 1985, art. 5 secondo cui “L’autorizzazione del sindaco sostituisce la concessione per (…) l’impianto di prefabbricati ad una sola elevazione non adibiti ad uso abitativo”; di conseguenza, ad avviso della ricorrente, ai sensi della L.R. citata, la sosta o il parcheggio di una casa mobile non richiederebbe alcuna concessione, ma, semmai, un’autorizzazione. Si assume inoltre che i casi in cui si richiede il permesso a costruire, ai fini dell’applicazione del D.P.R. n. 380 del 2001, art. 44 che sanziona i lavori eseguiti in assenza di permesso, dovrebbero essere individuati da una norma specifica integrativa che, per la regione Sicilia, è rappresentata dalle L.R. n. 37 del 1985 e L.R. n. 71 del 1978. Conclude la ricorrente che la previsione del rilascio di autorizzazione, ai sensi della L.R. n. 37 del 1985, art. 5 comporterebbe l’inesistenza del reato di cui al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 44 che circoscrive la contravvenzione al solo caso di difformità totale o in assenza del permesso di costruire.

2.3. Con il terzo motivo, si eccepisce violazione e falsa applicazione della legge penale in riferimento all’art. 133 c.p. Si duole la ricorrente dell’entità della pena irrogata che, rapportata alla consistenza del fatto contestato, appare sproporzionata e particolarmente afflittiva.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è inammissibile perché meramente riproduttivo delle medesime doglianze già rigettate dalla Corte territoriale con motivazione immune da vizi logici e giuridici.

2. Per dare un ordine logico alla trattazione dei motivi di ricorso, occorre prendere le mosse dal secondo, con cui la ricorrente contesta la sussistenza dei reati.

Il motivo è manifestamente infondato perché diretto a una diversa valutazione dei dati probatori, non consentita in sede di legittimità.

2.1. Secondo quanto accertato dai giudici di merito, con doppia valutazione conforme, sul terreno di proprietà dell’imputata era stato posizionato un prefabbricato modulare di 42 mq., in parte poggiato su carrello, in parte su pali telescopici, articolato in due unità abitative arredate, con ingressi distinti, dotate la prima di cucina, bagno e una camera da letto e la seconda di una cucina, due camere da letto e un vano adibito a bagno; all’esterno, il manufatto presenta una terrazza con parapetti in metalli a protezione e un’area pavimentata con mattoni autobloccanti.

2.2. Ciò posto, con apprezzamento fattuale logicamente motivato, la Corte territoriale ha ribadito che il manufatto era adibito ad uso abitativo, il che esclude in radice l’invocata applicazione della disciplina regionale, la quale si riferisce a impianti prefabbricati a uso non abitativo.

La Corte territoriale, inoltre, ha ribadito la sussistenza del reato, facendo corretta applicazione del principio secondo cui è configurabile il reato di costruzione edilizia abusiva (D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 44, comma 1, lett. b)) nell’ipotesi di installazione su un terreno, senza permesso di costruire, di strutture mobili quali camper, roulotte e case mobili, sia pure montate su ruote e non incorporate al suolo, aventi una destinazione duratura al soddisfacimento di esigenze abitative (Sez. 3, n. 25015 del 23/03/2011 – dep. 22/06/2011, Di Rocco, Rv. 250601: nella specie si trattava di case prefabbricate munite di ruote gommate). Si è parimenti precisato che integra il reato di costruzione edilizia abusiva la collocazione su un’area di una “casa mobile” con stabile destinazione abitativa, in assenza di permesso di costruire, perché quest’ultimo non è necessario, ai sensi dell’art. 3 citato D.P.R. (come modificato dalla L. 3 agosto 2013, n. 98 e dalla L. 23 maggio 2014, n. 80), per i soli interventi in cui ricorrono contestualmente i requisiti di cui al comma 1, lett. e 5), del predetto art. 3 (collocazione all’interno di una struttura ricettiva all’aperto, temporaneo ancoraggio al suolo, conformità alla normativa regionale di settore, destinazione alla sosta ed al soggiorno, necessariamente occasionali e limitati nel tempo, di turisti). (Sez. 3, n. 41067 del 15/09/2015 – dep. 13/10/2015, P. , Rv. 264840).

2.3. Nel caso in esame, come anticipato, i giudici di merito hanno accertato che l’opera, seppur potenzialmente mobile e precaria, era fissata al terreno attraverso tubi telescopi posizionati alla base del terreno ed era corredata, nella parte esterna, da una terrazza con parapetti e una pavimentazione in mattino, da ciò logicamente desumendo che era destinata a soddisfare esigenze abitative di carattere duraturo, come tra l’altro dimostrato dal fatto che dal momento dell’installazione de fabbricatol (settembre 2014) fino al giugno 2015 la casa mobile era rimasta in maniera stabile e perdurante sul fondo dell’imputata.

3. Il primo motivo è manifestamente infondato.

3.1. La speciale causa di non punibilità prevista dall’art. 131 bis c.p. applicabile, ai sensi del comma 1, ai soli reati per i quali è prevista una pena detentiva non superiore, nel massimo, a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta – è configurabile in presenza di una duplice condizione, essendo congiuntamente richieste la particolare tenuità dell’offesa e la non abitualità del comportamento. Il primo dei due requisiti richiede, a sua volta, la specifica valutazione della modalità della condotta e dell’esiguità del danno o del pericolo, da valutarsi sulla base dei criteri indicati dall’art. 133 c.p., cui segue, in caso di vaglio positivo – e dunque nella sola ipotesi in cui si sia ritenuta la speciale tenuità dell’offesa -, la verifica della non abitualità del comportamento, che il legislatore esclude nel caso in cui l’autore del reato sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza, ovvero abbia commesso più reati della stessa indole, anche se ciascun fatto, isolatamente considerato sia di particolare tenuità, nonché nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate.

3.2. Con riferimento, in particolare, alla speciale tenuità dell’offesa, come affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte, il giudizio sulla tenuità del fatto richiede una valutazione complessa che prenda in esame tutte le peculiarità della fattispecie concreta riferite alla condotta in termini di possibile disvalore e non solo di quelle che attengono all’entità dell’aggressione del bene giuridico protetto, che comunque ricorre senza distinzione tra reati di danni e reati di pericolo (Sez. U, n. 13681 del 25/02/2016 – dep. 06/04/2016, Tushaj, Rv. 266590).

3.3. Nel caso in esame, la Corte territoriale, con apprezzamento fattuale logicamente motivato, ha correttamente negato la sussistenza dei presupposti integranti la causa di non punibilità in esame, per l’assorbente ragione che è stata esclusa la “speciale tenuità” dell’offesa in considerazione del tipo e delle dimensioni del manufatto, come sopra descritto.

4. Il terzo motivo è manifestamente infondato.

4.1. Va osservato che la graduazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, che la esercita in aderenza ai principi enunciati negli artt. 132 e 133 c.p.; non è perciò consentita la censura che, nel giudizio di cassazione, miri ad una nuova valutazione della congruità della pena la cui determinazione non sia frutto di mero arbitrio o di ragionamento illogico e sia sorretta da sufficiente motivazione. Peraltro, l’impegno motivazionale da parte del giudice è direttamente proporzionale all’entità della pena inflitta: quanto più il giudice intenda discostarsi dal minimo edittale, tanto più ha il dovere di dare ragione del corretto esercizio del proprio potere discrezionale, indicando specificamente, fra i criteri oggettivi e soggettivi enunciati dall’art. 133 c.p., quelli ritenuti rilevanti ai fini di tale giudizio. (Sez. 6, n. 35346 del 12/06/2008 – dep. 15/09/2008, Bonarrigo e altri, Rv. 241189). Di conseguenza, nell’ipotesi in cui la determinazione della pena non si discosti eccessivamente dai minimi edittali, il giudice ottempera all’obbligo motivazionale di cui all’art. 125 c.p.p., comma 3, anche ove adoperi espressioni come “pena congrua”, “pena equa”, “congruo aumento”, ovvero si richiami alla gravità del reato o alla personalità del reo (Sez. 3, n. 33773 del 29/05/2007 – dep. 03/09/2007, Ruggieri, Rv. 237402).

4.2. Nel caso in esame, la Corte territoriale si è attenuta ai principi ora evocati, ribadendo il giudizio in ordine alla congruità della pena, peraltro inflitta in misura prossima al minimo edittale, con ciò dimostrando di aver valutato i criteri di cui all’art. 133 c.p..

5. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell’art. 616 c.p.p., non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13/06/2000), alla condanna della ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura, ritenuta equa, indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.


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