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Legge marziale: cos’è?

14 Settembre 2019 | Autore:
Legge marziale: cos’è?

Quali leggi si applicano in tempo di guerra? Cosa succede quando entra in vigore la legge marziale? Cosa dice la Costituzione italiana?

In ogni Stato, esistono leggi che regolano il comune vivere di una società: l’insieme di tutte le norme vigenti all’interno di un territorio assume il nome di ordinamento giuridico. L’ordinamento giuridico, dunque, regola un intero Stato. Possono però ricorrere casi eccezionali in cui le normali leggi devono essere messe da parte per affrontare un’emergenza: è ciò che accade con la legge marziale.

Come ti spiegherò nel corso di questo articolo, la legge marziale è quella che si applica nel caso di guerra: essa non consiste in un unico provvedimento, ma in una serie di norme che entrano in vigore per far fronte ad un episodio bellico. In altre parole, è come se la legge marziale fosse un piccolo ordinamento giuridico che prende il posto di quello normalmente vigente ogni volta che ricorrano determinate condizioni. Se l’argomento ti interessa e ne vuoi sapere di più, ti invito a proseguire nella lettura: vedremo insieme quando si applica e cos’è la legge marziale.

Cos’è la legge marziale?

La legge marziale può essere definita come l’insieme delle norme giuridiche che trova applicazione nel caso di stato di guerra. Detto in altre parole, la legge marziale è una sorta di ordinamento giuridico sostitutivo di quello normalmente in vigore in tempo di pace.

Il nome fa riferimento a Marte, antico dio della guerra: legge marziale, dunque, può essere tradotta come legge di Marte.

Legge marziale: cosa succede?

L’entrata in vigore della legge marziale sospende molte delle norme (non tutte) usualmente vigenti in tempo di pace. Le conseguenze non sono di poco conto: il più delle volte, l’applicazione della legge marziale comporta la sospensione, per motivi di ordine pubblico e di sicurezza nazionale, di alcuni diritti fondamentali, tipo quello alla libera circolazione o alla riservatezza.

In alcuni Stati, l’entrata in vigore della legge marziale comporta addirittura l’inasprimento delle pene previste per i reati e, talvolta, anche l’applicazione della pena di morte.

Dal punto di vista giurisdizionale, poi, i cambiamenti non sono da meno: di regola, i tribunali militari prendono il controllo della normale amministrazione della giustizia, estendendo la loro giurisdizione anche alle materie che, normalmente, spetterebbero alla giurisdizione ordinaria.

Quando si applica la legge marziale?

Abbiamo detto che la legge marziale si applica in caso di conflitto bellico: in poche parole, una Nazione che entra in guerra, per propria scelta oppure perché costrettavi da un attacco esterno, può decidere di far entrare in vigore la legge marziale, con tutte le conseguenze che essa comporta sulla vita dei cittadini.

Tuttavia, la guerra non è l’unica ragione per cui la legge marziale potrebbe essere applicata: più in generale, qualsiasi stato di emergenza può giustificare la sua entrata in vigore. Ad esempio, vi sono Stati in cui la legge marziale è applicata per eccezionali esigenze di ordine pubblico (come ad esempio una catastrofe naturale o un tentativo di rivoluzione), oppure come reazione ad un colpo di Stato interno, cioè ad una sommossa del popolo.

Legge marziale in Italia: cosa dice la Costituzione?

La legge marziale si applica anche in Italia? In teoria sì, ma poiché il territorio italiano non è stata coinvolto da alcun conflitto bellico da quando è in vigore la Costituzione, non se n’è avuta esperienza. Si deve comunque ritenere che l’applicazione della legge marziale in Italia sia solo una lontana eventualità, visto che la Costituzione stabilisce espressamente che la nostra Repubblica ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali [11].

Per quanto riguarda il funzionamento dei tribunali militari, sempre la Costituzione afferma che essi in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge; in tempo di pace, invece, hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate [2].

Altra disposizione prevista dalla Costituzione nell’eventualità di un conflitto armato è quella che stabilisce che la durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra [3].

Qual è la legge marziale italiana?

Se l’Italia dovesse essere coinvolta in un conflitto armato oppure dovesse trovarsi in una situazione di totale emergenza, quale legge marziale si applicherebbe? In altre parole: esiste una legge marziale italiana? Se sì, cosa dispone?

Ebbene, come detto in precedenza, poiché l’Italia repubblicana non è mai stata coinvolta direttamente in un conflitto bellico sul proprio territorio, non è mai stata applicata alcuna legge marziale. In Italia esistono dei codici militari (nello specifico, il Codice penale militare in tempo di guerra e quello in tempo di pace), ma essi riguardano sostanzialmente la responsabilità penale dei militari.

Possiamo, quindi, concludere dicendo che non esiste ufficialmente una legge marziale da applicare nel caso in cui l’Italia dovesse affrontare un conflitto bellico. In tale eventualità, però, potrebbero essere adottati provvedimenti straordinari che andrebbe a formare una sorta di legge marziale, cioè di insieme di norme da applicarsi in deroga a quelle già vigenti.

Dice la Costituzione, infatti, che le Camere deliberano lo stato di guerra (che viene poi dichiarato formalmente dal Presidente della Repubblica) e conferiscono al Governo i poteri necessari [4]. È possibile immaginare, dunque, che il Governo possa vedere estesi i propri poteri e far un ricorso più ampio ai decreti legge, incidendo profondamente sull’apparato legislativo italiano.

In ambito giurisdizionale, è la stessa Costituzione a prevedere alcune deroghe a principi normalmente garantiti in tempo di pace. Secondo la nostra carta fondamentale, contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in cassazione per violazione di legge; si può tuttavia derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra [5].

È difficile pensare, però, a restrizioni maggiori e diverse da quelli appena enunciate: i principi fondamentali elencati dai primi dodici articoli della Costituzione (tra cui spicca il principio di uguaglianza e il dovere dello Stato di tutelare sempre e comunque i diritti inviolabili dell’uomo) sembrerebbero essere intoccabili, sempre e comunque.

Inoltre, con una modica costituzionale è stata espressamente vietata la pena di morte in ogni tempo [6], derogando alla precedente disposizione che la prevedeva nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.


note

[1] Art. 11 Cost.

[2] Art. 103 Cost.

[3] Art. 60 Cost.

[4] Art. 78 Cost.

[5] Art. 111 Cost.

[6] Art. 27 Cost.

Autore immagine: Pixabay.com


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1 Commento

  1. Grazie per l’interessante articolo. Data l’attuale emergenza del Coronavirus, preme sottolineare il fatto che la Costituzione è già stata messa sotto i piedi nel momento in cui il Decreto Speranza ha attribuito ai sindaci la facoltà di disporre l'”obbligo di dimora domiciliare” per i casi di sospetto contagio, un eufemismo che permette di recludere una famiglia in casa propria per ben 14 giorni.

    La costituzione proibisce di detenere un innocente senza un valido motivo per un tempo superiore a 2 giorni. non rileva il luogo di detenzione.

    La legge non esplicita quale sia l’autorità competente di verificare l’effettivo rispetto del’obbligo di quarantena. In particolare, non rinvia ad alcun regolamento attuativo e non menziona nè la Forza Pubblica nè gli Uffici di Igiene normalmente competenti per le attività di sorveglianza attiva.

    L’avvocatura e la stampa tacciano, mentre quest’ultima lascia intendere che le persone vengono “liberate”, quasi che si trattasse di una misura equiparata agli arresti domiciliari, disposti da un sindaco e attuati dalla sua Polizia Municipale o dai Carabinieri.

    Magari sarà previsto anche l’obbligo quotidiano di firma e l’uso del braccialetto elettronico, in modo tale da minimizzare gli spostamenti dei sanitari e delle forze dell’ordine al domicilio dei reclusi.

    Resta che si sono attribuiti ai sindaci poteri propri della funzione giurisdizionale e la cui durata ordinaria di 14 giorni è ben al di sopra del limite tassativo di 2 giorni previsto dalla Costituzione.

    Vige la presunzione di innocenza e l’ordine politico di reclusione domiciliare non è legittimo finchè non è adeguatamente motivato e comprovato dall’esito di almeno un tampone: qui invece è adottato di urgenza e con effetto immediato, sulla base di sintomi che sono comuni e comunemente confusi con n altre patologie curabili e non mortali.

    Il silenzio stampa non impedisce ai diretti interessati di provare l’analogia con il diritto penale e di ricorrere contro atti amministrativi, che sono tali soltanto dl punto di vista formale e non di quello sostanziale.

    Tale caso sarebbe paragonabile a quello di un Trattamento Sanitario Obbligatorio illegittimo e non medicalmente fondato. Diversamente da questo, il Decreto Speranza non prevede neanche che almeno due ufficiali sanitari debbano controfirmare l’atto politico del sindaco. Inoltre,il TSO ha durata massima di 7 giorni non prorogabili, mentre “l’obbligo di residenza domiciliare con sorveglianza attiva” ha durata ordinaria di 14 giorni..

    Presumo che il giudice naturale competente per tale tipologia di provvedimenti non sia più il TAR, bensì la magistratura stessa che più volte in passato si è pronunciata circa il diritto di accesso a determinate cure piuttosto che per la loro interruzione.

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