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Ricorso gerarchico: ultime sentenze

1 Settembre 2019
Ricorso gerarchico: ultime sentenze

Ricorso gerarchico; integrazione motivazione provvedimento impugnato; contenzioso amministrativo; mancata impugnazione in via gerarchica di atto non definitivo e decorso del relativo termine; esperibilità del ricorso straordinario; ricorso gerarchico improprio; decisione di rigetto; inammissibilità del ricorso giurisdizionale.

Decisione sul ricorso gerarchico e motivazione dell’atto impugnato

In sede di decisione sul ricorso gerarchico, l’organo gerarchicamente sovraordinato può, nel rigettare il ricorso, anche integrare la motivazione del provvedimento impugnato e, quindi, confermare il contenuto anche sulla base di un percorso argomentativo in parte differente rispetto a quello posto alla base del provvedimento originario; l’organo che decide il ricorso gerarchico è titolare, infatti, della stessa competenza dell’organo gerarchicamente subordinato che ha adottato l’atto impugnato e può, pertanto, nell’esercizio di quella competenza, anche rivalutare interamente la fattispecie concreta.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. I, 27/03/2019, n.273

Ricorso gerarchico e domanda di rinnovo del permesso di soggiorno

Qualora sia stato presentato un ricorso gerarchico, il procedimento originariamente avviato con la domanda di rinnovo del permesso di soggiorno deve comunque procedere e, di conseguenza, ai fini della determinazione conclusiva, rilevano anche gli elementi sopravvenuti di cui all’art. 5, co. 5, del D.Lgs. 286/1998.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. II, 11/12/2018, n.1603

Rapporto tra ricorso gerarchico e giurisdizionale

In sede di ricorso giurisdizionale contro una decisione adottata a seguito di ricorso gerarchico sono inammissibili i motivi nuovi di ricorso che non siano stati proposti nella predetta sede contenziosa amministrativa, a meno che il termine a ricorrere contro l’originario provvedimento impugnato non sia ancora decorso.

Tale assunto si basa sulla necessità di evitare che la mancata impugnativa di un atto asseritamente illegittimo attraverso il rimedio giustiziale e la sua successiva impugnativa (per saltum) con il rimedio giurisdizionale possa costituire la via attraverso la quale eludere l’onere di impugnare tempestivamente l’atto nell’ordinario termine decadenziale.

Consiglio di Stato sez. VI, 19/11/2018, n.6491

Impugnazione in via gerarchica di un atto non definitivo 

La mancata impugnazione in via gerarchica di un atto non definitivo non consente in ogni caso di esperire in ordine al medesimo atto l’impugnativa straordinaria al Capo dello Stato, stante il limite posto dall’art. 8 del d.P.R. n. 1199/71; né può ritenersi che tale limite possa essere superato e assorbito dal mero decorrere del termine fissato per esperire il ricorso gerarchico, essendo richiesto, ai fini del sopravvenire del carattere della definitività, il verificarsi di nuove e diverse situazioni costituite o da una valutazione ulteriore da parte dell’organo sovraordinato a quello che ha emesso l’atto impugnato, ovvero dalla formazione del silenzio-rigetto attraverso il decorso del tempo, situazioni che, tuttavia, presuppongono in ogni caso l’iniziativa del soggetto interessato attraverso l’impugnativa gerarchica.

T.A.R. Catania, (Sicilia) sez. III, 21/09/2018, n.1783

Silenzio su ricorso gerarchico

Nel sistema introdotto dal d.P.R. 6 dicembre 1971 n. 1199 il silenzio mantenuto dall’Autorità investita da un ricorso gerarchico non si configura come inadempienza, e dunque non dà luogo all’impugnazione del silenzio come tale, tanto meno all’azione di accertamento dell’obbligo di provvedere ai sensi dell’art. 21- bis l. 6 dicembre 1971 n. 1034 e poi delle corrispondenti disposizioni c.p.a., bensì come mero fatto che abilita il privato interessato a ricorrere al g.a. impugnando non il silenzio dell’Autorità sovraordinata, ma il provvedimento già impugnato inutilmente in via gerarchica.

T.A.R. Catania, (Sicilia) sez. IV, 06/08/2018, n.1674

Ricorso gerarchico e procedimento giustiziale 

Il ricorso gerarchico, anche se dà luogo formalmente ad un procedimento amministrativo, ha natura sostanziale di rimedio giustiziale; infatti, l’art. 10 bis, l. n. 241 del 1990 non trova applicazione in sede di ricorso gerarchico, trattandosi di procedimento giustiziale sottoposto a regole procedurali proprie, le quali garantiscono adeguatamente il contraddittorio e la partecipazione del ricorrente. Per analoghe ragioni, non è dovuta la comunicazione di avvio del procedimento, essendo lo stesso avviato con la proposizione del ricorso.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 22/06/2018, n.7032

Termine assegnato all’Amministrazione per pronunciarsi sul ricorso gerarchico

E’ principio pacifico in giurisprudenza quello secondo cui il termine assegnato all’Amministrazione per pronunciarsi sul ricorso gerarchico non è perentorio, come si deduce dalla disposizione generale in materia di ricorso gerarchico (art. 6,d.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199), sicché il decorso dei novanta giorni previsti dalla norma non estingue il potere di decidere il ricorso amministrativo, ma il soggetto interessato ha la facoltà, alla scadenza di detto termine, di proporre ricorso giurisdizionale o straordinario avverso l’atto originario nei rispettivi termini di decadenza, ovvero di proporre ricorso giurisdizionale avverso il silenzio-rigetto, ovvero ancora di attendere, ai fini della eventuale impugnativa, la decisione tardiva dell’Amministrazione.

T.A.R. Ancona, (Marche) sez. I, 19/06/2018, n.435

Decorso del termine di 90 giorni

Il decorso del termine di novanta giorni previsto dall’art. 6, d.P.R. 24 novembre 1971 n. 1199, entro il quale il ricorso gerarchico deve essere deciso dall’Autorità amministrativa, non ha effetti sostanziali ma soltanto processuali nel senso che l’inerzia dell’autorità adita mediante ricorso gerarchico, alla scadenza dello “spatium deliberandi” di 90 giorni, non genera un atto di contenuto negativo, presunto “ex lege”, ma costituisce un limite di legge oltre il quale, al dichiarato fine acceleratorio dei procedimenti, l’interessato non è tenuto ad attendere l’esito del ricorso amministrativo da lui stesso promosso e può senz’altro adire il giudice per tutelarsi in sede di legittimità contro l’atto amministrativo reputato lesivo.

Ne consegue che, una volta formatosi il silenzio, l’Amministrazione non perde la facoltà di decidere e il privato può scegliere tra l’immediato ricorso in sede giurisdizionale (o straordinaria) contro il provvedimento di base, entro i termini di decadenza, e il successivo ricorso giurisdizionale contro l’eventuale decisione gerarchica tardiva, ove lesiva.

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. I, 13/06/2018, n.1353

Impugnazione della decisione di rigetto di un ricorso gerarchico improprio 

Rispetto alla decisione di rigetto di un ricorso gerarchico improprio, l’impugnativa deve essere sempre e comunque rivolta sia contro la PA che ha respinto il ricorso amministrativo sia contro l’amministrazione che ha adottato l’atto non definitivo, in quanto entrambe autorità emananti.

E ciò perché, tanto l’atto di primo livello quanto la decisione gerarchica ad effetto confermativo, concorrono a realizzare la fattispecie provvedimentale attraverso una duplice e progressiva definizione della medesima, allo stesso modo di un atto complesso, così che l’impugnativa giurisdizionale dovrà confutare sia i contenuti dell’atto originario sia quelli afferenti alla decisione di rigetto che ha respinto il gravame gerarchico, con un onere processuale esteso ad avversare entrambi i provvedimenti in questione.

T.A.R. Bolzano, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 09/06/2018, n.195

Ricorso avverso la decisione del ricorso gerarchico 

Giustizia amministrativa – Ricorso giurisdizionale – Avverso decisione di ricorso gerarchico – Motivi nuovi – Inammissibilità – Limite – Ratio.
In sede di ricorso giurisdizionale proposto contro una decisione adottata a seguito di ricorso gerarchico sono inammissibili i motivi nuovi di ricorso che non siano stati proposti nella predetta sede contenziosa amministrativa, a meno che il termine a ricorrere contro l’originario provvedimento impugnato non sia ancora decorso, e ciò al fine di evitare che la mancata impugnativa di un atto asseritamente illegittimo attraverso il rimedio giustiziale e la sua successiva impugnativa (per saltum) con il rimedio giurisdizionale possa costituire la via attraverso la quale eludere l’onere di impugnare tempestivamente l’atto nell’ordinario termine decadenziale

Consiglio di Stato sez. III, 17/04/2018, n.2286

Silenzio su ricorso gerarchico: ha natura di silenzio inadempimento?

Il silenzio su ricorso gerarchico non è ascrivibile ad un’ipotesi di silenzio inadempimento azionabile ai sensi dell’art. 117 c.p.a.; ed infatti, nel sistema introdotto dal d.P.R. 6 dicembre 1971, n. 1199, il silenzio mantenuto dall’Autorità investita da un ricorso gerarchico non si configura come inadempienza e, dunque, non dà luogo all’impugnazione del silenzio come tale, tanto meno all’azione di accertamento dell’obbligo di provvedere ai sensi dell’art. 21 bis, l. 6 dicembre 1971 n. 1034 e poi delle corrispondenti disposizioni del c.p.a, bensì come mero fatto che abilita il privato interessato a ricorrere al Giudice amministrativo, impugnando non il silenzio dell’Autorità sovraordinata, ma il provvedimento già impugnato inutilmente in via gerarchica .

T.A.R. Pescara, (Abruzzo) sez. I, 15/03/2018, n.99



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