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I diritti di libertà

15 Settembre 2019 | Autore:
I diritti di libertà

Cosa dicono in materia i trattati internazionali e la nostra Costituzione a tutela dei cittadini.

«La libertà non è stare sopra un albero, non è neanche avere un’opinione. La libertà non è uno spazio libero: libertà è partecipazione». In questa sua celeberrima canzone, Giorgio Gaber cantava così la sua idea di libertà. Ma che cos’è la libertà? Chi è tenuto a difenderla? E quali sono i diritti di libertà garantiti dalla legge?

Volendo dare una definizione, per così dire, «ufficiale» di libertà, si può dire che si tratta di quella condizione che consente ad un cittadino di decidere di pensare, di esprimersi e di agire senza costrizioni, partendo dalla sua volontà di mettere in atto un’azione e scegliendo liberamente (appunto) gli strumenti e gli scopi utili a realizzarla.

Ovviamente, questo concetto non si traduce in poche parole con la formula «libertà = diritto di fare quello che mi pare». La saggezza popolare sostiene che la libertà di un individuo finisce dove comincia quella dell’altro, per sottolineare il fatto che agire liberamente non comporta il diritto di ledere la libertà degli altri. C’è bisogno, dunque, di mettere dei paletti. Il che non vuol dire limitare la libertà dei cittadini, ma semplicemente regolamentarla. Ci pensano i trattati internazionali e la nostra Costituzione, che contengono i diritti di libertà in diversi articoli. Vediamo quali sono.

I diritti di libertà nei trattati internazionali

A livello internazionale è aumentata la sensibilità verso la tutela dei diritti di libertà dei popoli, sia con nuove definizioni del concetto di libertà sia con l’integrazione (più o meno rispettata) di alcune regole negli ordinamenti interni dei vari Paesi. In particolare, si fa riferimento a trattati internazionali come:

  • la Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo, approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948;
  • il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali;
  • il Patto internazionale sui diritti civili e politici;
  • la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali;
  • la Convenzione dell’Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

I diritti di libertà nella Costituzione

La Costituzione italiana garantisce i diritti di libertà come diritti assoluti ed inviolabili. Assoluti perché possono essere fatti valere verso chiunque, che si tratti di un altro cittadino o delle istituzioni, cioè dello Stato, contro qualsiasi tipo di sopruso o di abuso.

Questo significa che ogni comportamento da parte di un privato o di un’autorità pubblica che possa danneggiare un diritto di libertà sancito dalla Costituzione è da ritenersi illegittimo e, nel caso in cui sia previsto dalla legge, è penalmente punibile. È il caso, ad esempio, della privazione della libertà mediante il reato di sequestro di persona o attraverso la violazione di domicilio. Altri comportamenti, pur non costituendo reato, possono andare incontro a delle sanzioni, come la discriminazione al lavoro per motivi di religione o di pensiero politico.

Il diritto alla libertà personale

Probabilmente il diritto di libertà più importante sancito dalla Costituzione è il diritto alla libertà personale [1]. Tale diritto, inviolabile come tutti gli altri, va inteso in due modi:

  • il diritto alla libertà personale fisica, contro qualsiasi costrizione nei movimenti e nelle azioni;
  • il diritto alla libertà personale morale, contro qualsiasi costrizione nell’autodeterminazione e nell’integrità della coscienza del cittadino.

Tali diritti possono essere limitati soltanto dalla legge, con una norma astratta che vale per tutti (ad esempio, il divieto di accedere ad un determinato luogo o di compiere una determinata azione per motivi di sicurezza) o da un giudice nei confronti di una persona con un atto motivato (contro chi, ad esempio, ha compiuto un reato). In casi eccezionali di necessità e di urgenza indicati dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza, cioè Polizia, Carabinieri, ecc.) può adottare un provvedimento provvisorio come l’arresto o il fermo che, in via precautelare, limitano la libertà personale del cittadino. Tale provvedimento deve essere comunicato entro 48 ore all’autorità giudiziaria per la convalida, senza la quale l’arresto il fermo perdono di ogni effetto.

Ad ogni modo, quando la legge o un giudice limitano la libertà personale di un individuo, la Costituzione stabilisce che non è possibile esercitare nei suoi confronti alcuna forma di violenza fisica o morale. Le pene, inoltre, non possono consistere in un trattamento contrario al principio di umanità.

Il diritto alla libertà di domicilio

Ogni cittadino ha il diritto alla libertà di domicilio, inteso come libertà di vivere serenamente e senza intrusioni nel luogo in cui ha deciso di risiedere stabilmente o in cui soggiorna anche temporaneamente (una camera d’albergo, ad esempio). In altre parole, la Costituzione con questo diritto [2] vieta la violazione di domicilio.

È possibile, però, che per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a scopo economico o fiscale, ci possano essere degli accertamenti o ispezioni in un’abitazione. In questo caso, però, tali interventi devono rispondere a leggi speciali.

Il diritto alla libertà di corrispondenza

Tra i diritti di libertà previsti dalla Costituzione troviamo anche quello a tutela della libertà e della segretezza della corrispondenza [3]. Non si parla soltanto del divieto di aprire una busta contenente una lettera indirizzata al vicino di casa o al collega d’ufficio ma anche di leggere o di controllare un’e-mail, un messaggio sms o WhatsApp, ecc.

In questo modo, si cerca di evitare eventuali interferenze sulle comunicazioni ricevute dai cittadini. Anche in questo caso, eventuali limitazioni alla libertà di corrispondenza devono rispondere a quanto disposto dalla legge e devono essere attuate dietro intervento dell’autorità giudiziaria.

Il diritto alla libertà di circolazione e di soggiorno

Ogni cittadino ha la libertà di circolare e di soggiornare in qualsiasi parte del territorio nazionale [4]. Anche se, ovviamente, non si possono ignorare le disposizioni in materia di libera circolazione e di soggiorno dei cittadini stranieri, con le dovute differenze tra cittadini appartenenti all’Unione europea (che godono degli stessi diritti degli italiani) e cittadini extracomunitari (che hanno bisogno di un permesso).

Inoltre, è consentita la libertà di espatriare e di ritornare in Italia quando si ritenga opportuno. Con un vincolo non indifferente, però: per varcare il confine in uscita devono essere assolti gli obblighi previsti dalla legge, come quelli collegati alla giustizia.

La Costituzione prevede, come al solito, che eventuali privazioni o limitazioni di questo diritto siano conformi alla legge ma solo per motivi di sanità pubblica e di sicurezza (ad esempio quando sussiste l’obbligo di dimora o il divieto di soggiorno in un determinato luogo). Mai, comunque, per motivi politici.

Il diritto alla libertà di riunione

I cittadini hanno il diritto alla libertà di riunione pacifica e senza armi [5]. Significa che non si può negare ad una persona di aggregarsi temporaneamente con altre per perseguire uno scopo comune. Si parla, dunque, di riunioni associative, sportive, culturali, ecc.

Ci sono comunque dei limiti che riguardano le riunioni in un luogo pubblico, come può essere una piazza: occorre, in questo caso, che gli organizzatori ne diano comunicazione al questore almeno tre giorni prima dell’evento. La riunione non dipenderà dalla sua autorizzazione, ma l’autorità pubblica potrebbe ritenere necessario disporre un servizio di sicurezza. Pensiamo alle manifestazioni in cui si rivendica qualche tema forte e che possono degenerare in scontri o in proteste sopra le righe.

Nessun vincolo, invece, per le riunioni pacifiche in luoghi privati o aperti al pubblico (un circolo ricreativo, un cinema, ecc.).

Il diritto alla libertà di riunione può essere negato quando l’autorità ritiene che ci siano dei motivi fondati per temere per la sicurezza o per l’incolumità dei cittadini.

Il diritto alla libertà di associazione

Un altro dei diritti di libertà garantiti dalla Costituzione è il diritto all’associazione [6]. Da non confondere con quello appena visto sulla riunione: in questo caso c’è un senso di appartenenza non isolato o casuale ma stabile.

Secondo la Carta costituzionale, ogni cittadino ha il diritto di associarsi liberamente, purché lo scopo perseguito non sia contrario alla legge (se proprio vogliamo citare un esempio, basti pensare a Cosa Nostra). Pertanto, è legittima l’associazione con finalità culturali, religiose, politiche, sindacali, sportive, ecc. non contraria a tutto ciò che la legge vieta ad un cittadino, come un’associazione segreta o a scopo politico che si avvalgono di un’organizzazione militare.

Il diritto di libertà associativa viene negato anche a chi persegue la riorganizzazione in qualsiasi modo e con qualsiasi strumento del partito fascista.

Il diritto alla libertà di culto

I cittadini hanno il diritto alla libertà di culto, a professare liberamente la propria religione e a farne propaganda in pubblico e in privato [7]. Purché, però – si legge nella Costituzione – non vengano praticati dei riti contrari al buon costume.

Naturalmente, i cittadini sono liberi anche di non professare alcuna religione e di non partecipare ad alcun tipo di culto.

Il diritto alla libertà di culto del singolo o il carattere ecclesiastico ed il fine religioso di un’associazione o istituzione non possono essere causa di limitazioni legislative. Non ci possono essere nemmeno dei particolari carichi fiscali per la costituzione di queste associazioni, per la loro capacità giuridica o per ogni forma di attività legata a questa sfera.

Il diritto alla libertà di manifestazione del pensiero

Questo è forse uno dei diritti su cui bisognare stare particolarmente attenti. La Costituzione garantisce il diritto alla libertà di manifestazione del pensiero [8], ma questo non vuol dire che (come spesso accade) si può dire quello che si vuole e ciò che si pensa a discapito della dignità e dell’onorabilità degli altri. Ci sono delle regole da rispettare.

Questo diritto contempla la possibilità di comunicare il proprio pensiero in forma orale o scritta ed anche attraverso dei mezzi di comunicazione come il cinema, il giornale, la radio, la televisione, la musica o il teatro. A questo proposito, la legge ha fissato tre pilastri, cioè:

  • il divieto di sottoporre la stampa ad autorizzazioni o censure;
  • il divieto di sottoporre la stampa a sequestro se non nel caso in cui venga commesso un delitto a mezzo stampa o in caso di violazione delle norme prescritte dalla legge per l’indicazione dei responsabili. Se l’intervento dell’autorità giudiziaria si rende urgente, il sequestro può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria che devono fare denuncia all’autorità entro e non oltre 24 ore, pena la revoca del sequestro;
  • la possibilità di imporre alle imprese editrici della stampa periodica l’obbligo di rendere noto i loro mezzi di finanziamento.

Capitolo a parte per chi vuole esercitare il diritto di esprimere il proprio pensiero attraverso il cinema, il teatro o la tv: nell’ambito dello spettacolo, una forma di censura preventiva esiste grazie ad una legge che prevede il controllo delle opere cinematografiche da parte di un’apposita commissione ministeriale prima di essere presentata al pubblico [9]. Tra i poteri di questa commissione ci sono quelli di non rilasciare il nulla osta per la proiezione dell’opera o di imporre il divieto di visione al di sotto di una certa età. Il tutto sulla base del rispetto del buon costume.

Lo stesso vale per le opere a soggetto e per i film prodotti dalla televisione, regolamentati dalla legge [10].

Particolare attenzione va posta sul modo in cui si manifesta il proprio pensiero sui nuovi media e, in particolare sui social. Diffondere un messaggio offensivo su Facebook o su YouTube può far scattare il reato di diffamazione aggravata, poiché tale post può raggiungere un numero indeterminato di persone e perché la bacheca su cui è stato pubblicato racchiude un numero apprezzabile di utenti.

Il diritto di libertà di iniziativa economica privata

Tra gli articoli contenuti nella nostra Costituzione sui rapporti economici, c’è quello che stabilisce il diritto di libertà di iniziativa economica privata [11]. In pratica, vengono sanciti:

  • il diritto di proprietà, cioè di godere in forma esclusiva di un determinato bene, di cederlo o di venderlo liberamente e di ricavarne tutte le utilità;
  • la libertà di iniziativa economica, vale a dire di creare e di organizzare ogni mezzo per produrre beni e servizi da collocare sul mercato e trarne beneficio.

Tale libertà, comunque, va esercitata entro i limiti stabiliti dalle normative in vigore e, in particolare, dalla legge antitrust che vieta la posizione dominante sul mercato a tutela della leale concorrenza.


note

[1] Art. 13 Costituzione italiana.

[2] Art. 14 Costituzione italiana.

[3] Art. 15 Costituzione italiana.

[4] Art. 16 Costituzione italiana.

[5] Art. 17 Costituzione italiana.

[6] Art. 18 Costituzione italiana.

[7] Artt. 19 e 20 Costituzione italiana.

[8] Art. 21 Costituzione italiana.

[9] Legge n. 161/1962.

[10] Legge n. 203/1995.

[11] Art. 41 Costituzione italiana.


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